Il principio di tutte le cose

Dove eravamo rimasti?

Cosa vi incuriosisce di più? La fine (100%)

Sacrificio

Apro gli occhi. Respiro. Sono viva.

L’aria è pesante, satura di morte e putrefazione. Il cielo sopra di me è di un grigio uniforme, immobile, ma c’è qualcosa di diverso. Non capisco subito cosa, ma sento che il mondo si è mosso.

Elisa è accanto a me. Il viso pallido, gli occhi spalancati. Sta cercando di parlare, ma nessuna parola le esce dalle labbra. Alberto è poco più in là, in piedi, le spalle rigide. Non guarda me, non guarda lei. Guarda il vuoto.

I tre gatti si avvicinano a grandi balzi, come bambini felici. Flex salta in braccio ad Alberto, lui lo prende al volo. Elisa è in lacrime, già in ginocchio che accarezza Micy. Ciccio si struscia contro le mie caviglie, fa le fusa, gli occhi gialli brillano.

“Siamo vivi…” mormoro, quasi temendo di rompere quel silenzio.”Ci siamo riusciti?” Nessuno mi risponde. Prendo Ciccio in braccio, il suo calore mi fa piangere.

Attorno a noi il paesaggio sembra identico a prima: rovine, carcasse di auto arrugginite, mucchi di detriti. Ma mentre lo guardo, noto i dettagli. Una crepa in un muro si chiude lentamente, come un serpente che si ritira. Una macchia di sangue sul terreno sbiadisce, fino a sparire del tutto. I resti di una casa crollata si rialzano, ma non tornano com’erano. I muri sono storti, le finestre sembrano occhiaie vuote.

Il mondo non sta guarendo. Si sta rimodellando, ma in qualcosa di sbagliato, di corrotto. Gli edifici ricostruiti sembrano piegati su loro stessi, come se stessero soffocando. Dalle crepe delle strade non spuntano fiori, ma ombre dense, simili a radici nere che si attorcigliano al suolo.

Poi vedo i bambini, non sono più scheletrici. Le tre figure si stagliano tra le rovine, gli occhi neri brillano di una consapevolezza feroce. Non si muovono, ma il mondo si piega attorno a loro. Non ci guardano. Non hanno bisogno di farlo.

“Non è giusto,” dice Alberto. La sua voce è bassa, ma sento il gelo che porta con sé. “Non abbiamo spezzato niente.”

Elisa trema accanto a me. “Il mondo… si sta riavvolgendo?”

Mi aggrappo a Ciccio, al suo calore. Lui mi guarda per un attimo, poi svanisce dalle mie braccia. Mi resta in mano un pugno di fuliggine che subito vola via. Non ho la forza di urlare. Flex e Micy svaniscono quasi allo stesso momento. Elisa piange forte.

Alberto si avvicina, il corpo rigido. Lo chiamo, ma non si ferma. Sento il suo respiro spezzarsi mentre si avvicina troppo. Poi si ferma di colpo. Si volta verso di noi, l’espressione inorridita. Un secondo dopo, il suo corpo si dissolve in polvere, cenere, dispersa dal vento.

“No!” urlo, mi getto verso Elisa afferrandola per un braccio.

Lei mi guarda, terrorizzata. “Siamo solo ricordi,” sussurra. “Non siamo mai stati noi.”

La sua mano svanisce nella mia. Prima che io possa reagire, si disfa come Alberto. Solo un attimo, e non c’è più nulla.

Resto sola. Non urlo, non piango. Non so se ne sarei capace. Il silenzio mi stringe come un sudario, ogni respiro è un peso insopportabile. Guardo il mondo cambiare: le rovine si rialzano, le macerie si ricompongono, ma non tornano com’erano. Ogni muro, ogni strada, ogni dettaglio sembra piegarsi a un ordine innaturale, un’armonia sbagliata che soffoca tutto.

L’ultima cosa che sento è loro. Una presenza calda, familiare, che mi avvolge come un abbraccio senza parole. Vorrei restare lì, tenerli con me, ma si spegne. Un soffio. Un vuoto gelido. Mi ritrovo nel silenzio, ma è un silenzio che urla. Non riesco nemmeno a ricordare il suono delle loro voci o i dettagli dei loro volti. È come se non fossero mai esistiti. Ma io so che c’erano. Lo sento nel petto, un dolore sordo che mi stringe le viscere.

Mi sto sbriciolando, il terreno sotto di me sembra dissolversi. 

Cado in ginocchio.

—

Lo sportello stride come unghie sulla lavagna. Sono sfinita. Lo strapperei via a mani nude.

Puzza di morto, come tutto il resto. Prendo l’unica cosa nel frigo e chiudo. Se soffocassi qui, non mi troverebbe nessuno. 

La lattina è umida e fredda, mi fa rizzare i peli sul braccio. È scaduta da un anno. Stringo le dita, ma sfugge. Rompe il silenzio con un colpo secco sulla pietra sudicia del pavimento. Il gatto schizza sulla mensola. Un fiotto di schiuma all’arancia mi gela i piedi. 

Brava Paola!

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44 Commenti

  • La storia è conclusa, come promesso.
    Che non è una storia da 50000 caratteri è evidente, ma questa esperienza mi è servita per portarla fino in fondo.
    C’è tanto da migliorare, ma ora che non ho vincoli posso lavorarci e farla evolvere.

    Grazie infinite a quelli che mi hanno sostenuto in questo viaggio.
    Vi auguro le cose migliori.

    Ciao 🙋‍♂️

  • Ciao, voto la mamma, perché il cap è ansiogeno, come quello prima e solo la mamma può portare un minimo di pace.
    La storia è curata, ben scritta ma paradossalmente nella ricchezza della sua complessità diventa debole; debole, non fraintendermi, vuol dire solo che troppa ansia può ingenerare nel lettore un sentimento di intima resistenza che come un freno troppo tirato surriscalda e stacca, perde il contatto.
    Suggerimento, (se vuoi ): ogni tanto una battuta ironica, uno scherzo, una cosa per tirare il fiato. Nelle storie ad alta tensione funziona, da sempre.
    Con questo ti saluto, bravo, ciaooo🙋‍♂️

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