Tuttogiusto

Tuttogiusto

Nella città di Tuttogiusto nessuno sbagliava mai. 

Nessun compleanno veniva dimenticato, nessun “Marco” chiamato “Paolo”, nessun regalo brutto impacchettato e nessun tre per tre faceva mai dieci. 

Nessuno cambiava lavoro. Perché avrebbero dovuto? Nella città di Tuttogiusto non accadeva mai che qualcuno scegliesse la professione sbagliata. 

Non esistevano né avvocati, né tribunali né prigioni. A cosa sarebbero serviti? Nella città di Tuttogiusto non esistevano sbagli da punire. 

Non esisteva il divorzio. A cosa sarebbe servito? Nella città di Tuttogiusto ogni abitante si innamorava una sola volta e della persona giusta, chiaramente. 

Non esistevano automobilisti arrabbiati perché nessuno sbagliava mai le precedenze. 

Non esistevano parolacce né sproloqui perché, non servendo, nessuno le aveva mai inventate. 

Ordine ed armonia regnavano indisturbate da così tanto tempo che molti degli abitanti ignoravano perfino cosa fosse, un errore. 

Chi mai avrebbe potuto insegnarglielo? Nella città di Tuttogiusto nessuno sbagliava mai. 

Nessuno, tranne Nara. 

Erano le undici e quarantadue della cinquecento-miliardesima mattina dalla fondazione di Tuttogiusto.

I coniugi Correttini sedevano davanti alla scrivania della Preside Giusti fissando il foglio che lei gli aveva fatto scivolare davanti, immobili ed in completo silenzio da almeno quattro minuti. 

Le loro sopracciglia erano così corrugate che sembrava che qualcuno gliele avesse disegnate per dispetto con un pennarello. 

Nara sedeva in mezzo ai suoi genitori dondolando i piedi sotto la sedia. 

La fitta frangetta nera che le divideva la fronte aveva iniziato a farle il solletico ma l’unica cosa viva  in quella stanza sembrava essere l’orologio a cucù appeso alle spalle della preside e Nara avrebbe potuto giurare che da un momento all’altro perfino quello si sarebbe fermato per rispetto della tensione.

Non le sembrava proprio il caso, quindi, di grattarsi la fronte. 

«Cos- cosa significa?» chiese suo padre quasi allo scoccare del sesto minuto di silenzio. 

Nara tirò un sospiro di sollievo e finalmente spostò i capelli. 

La preside tirò un lungo sospiro e senza muovere di un millimetro l’incurvatura preoccupata delle sue sopracciglia rispose «quello che sembra, purtroppo.»

In basso a destra, sul foglio protagonista di tutta quell’attenzione, rosso e cerchiato ben tre volte stava scritto il numero “9”. 

«Non è possibile» continuò suo padre scuotendo appena la testa. 

«Qui» iniziò la preside indicato con la penna un punto preciso «alla domanda “qual è il risultato di sette per tre”, Nara ha risposto venti.»

La mano di Nara si sollevò dalle sue ginocchia e come lanciata da una catapulta le arrivò alla fronte. Il rumore costrinse tutti a guardarla. 

«Il pollice» esclamò «per fare ventuno servono quattro mani e un pollice, devo aver dimenticato un pollice» continuò ripetendo il conto con le dita. 

«Cosa accadrà adesso?» 

Il tono con cui sua madre fece quella domanda spaventò Nara che guardandola si accorse di quanto fossero diventati lucidi i suoi occhi e del labbro che le tremolava. 

«La pratica è già stata inoltrata al ministero, mi dispiace» rispose la preside, riprendendo la verifica e riponendola a faccia in giù nella sua cartella di pelle marrone. 

«Ma è solo una bambina!» 

Il padre di Nara batté forte i pugni sulla cattedra mentre sua madre, con le guance che le brillavano per le lacrime si sporgeva verso la preside. 

«Lei lo sa! Ha appena dimostrato che lo sa!» continuava a ripetere. 

Nara non aveva idea di cosa stesse capitando. Come spesso accade ai bambini, però, pur non capendo niente capiva perfettamente. 

L’empatia è più semplice quando non ti fai domande sulle ragioni di un sentimento, perché puoi sentirlo e basta. 

E allora, Nara, fece l’unica cosa che sapeva avrebbe funzionato contro tutta quella preoccupazione. Scese dalla sedia e dopo averle avvolto le braccia attorno alle spalle poggiò la testa contro quella della sua mamma. 

Sua nonna le aveva confessato che quando poggiamo la nostra testa contro quella di qualcuno che amiamo molto, se i guerrieri felici che ci abitano i pensieri sentono che dall’altra parte i brutti ricordi stanno prendendo il sopravvento, corrono da una testa all’altra per andarli a sconfiggere. 

«Sono addolorata ma non potevamo agire diversamente. Abbiamo fatto ciò che è giusto» li liquidò la preside. 

Durante tutto il viaggio in macchina la mamma di Nara non fece che stringersela al petto, piangendo. 

Nara immaginò di legare con delle corde al sole tutti i pensieri tristi che riempivano la testa dei suoi genitori così che quello, scivolando verso un’altra parte di mondo, potesse strapparglieli via. 

Quando il sole tramontò entrarono in casa, cenarono, misero il pigiama, lavarono i denti e poi Nara si infilò sotto le coperte calde ed ascoltando la sua fiaba preferita, si addormentò. 

Quando la mattina dopo aprì gli occhi, Nara non era più a casa sua. 

Al suo risveglio Nara non si trova più a casa sua. E quindi, dove si trova?

  • In un bosco spaventoso, con la caviglia legata ad un tronco (29%)
    29
  • Su un vagone merci in compagnia di un passeggero (71%)
    71
  • Da sola in un vicolo buio (0%)
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12 Commenti

  • Siamo al capitolo 2: è presto sia per sapere la paura sia per sapere dove, quindi scopriamo il perché 🙂

    Ciao! Questa cosa che si intuisce cosa succede fuori ma non si capisce mi garba molto. Interessante la questione delle parole anche se non ho ancora capito come farebbero ad averle (ma non è una cosa che ci serve sapere ora) 🙂

    Ciao 🙂

  • Ciao, mi era piaciuto moltissimo il primo capitolo che ho dovuto rileggere prima di recuperare questo secondo. La storia prosegue bene, lentamente ma “rapida” come susseguirsi degli eventi. In due soli capitoli abbiamo già un sacco di informazioni perfettamente calate nella storia. Mi piace molto questo modo di costruire l’ambientazione e i personaggi.

  • H>o appena letto i due capitoli: l’idea iniziale è molto interessante, e il personaggio della bambina funziona subito, fin dal suo primo apparire.
    Io farei irrompere nel vagone un funzionario di Tuttogiusto, addetto alle espulsioni o qualcosa di simile, in modo che Pierre sia obbligato a schierarsi e prendere una decisione.
    Ti seguo.

  • Un altro espulso!

    Ciao! Due anni e per fortuna un capitolo solo o non saprei dove stiamo andando a parare 😀
    Avrei voluto suggerire qualcosa, ma abbiamo ancora troppi pochi elementi per farlo e quindi mi limito ad un altro espulso perché il controllore mi sembra troppo classico.

    Sperando di non dover aspettare altri due anni per il prossimo capitolo, continuo a seguirti ^_^

    Ciao 🙂

  • Ciao, storia davvero graziosa con un che di inquietante che si intuisce dietro a tutto questo… giusto.
    Io avrei omesso la virgola prima di “errore” (ma magari è solo gusto personale) e ti segnalo che hai usato “tirò un sospiro” una volta di troppo. Per il resto, brava!
    Molto carina la frase: “Nara immaginò di legare con delle corde al sole tutti i pensieri tristi che riempivano la testa dei suoi genitori…”
    Voto il treno merci in compagnia di un passeggero che magari ci darà qualche spiegazione sulla destinazione della piccola Nara.
    Alla prossima 🙂

  • In un bosco spaventoso, con la caviglia legata ad un tronco. Perché: a) mi sembra più una fiaba, b) Tuttogiusto a quanto pare nasconde qualcosa di profondamente sbagliato…

    Ciao! Non mi è arrivata la notifica della tua storia (e credo di essermene perso anche altre) ma eccomi qui! Come detto sopra, a Tuttogiusto non ci sono prigioni, tribunali, eccetera, eccetera perché nessuno sbaglia… ma quando uno sbaglia… beh, pratica inviata al Ministero, la rabbia dei genitori perché è solo una bambina… mi sa che c’è qualcosa di profondamente sbagliato in questo Tuttogiusto… e quindi spingiamo sull’acceleratore e facciamo che vengono abbandonati in un bosco, legati, solo per aver sbagliato una domanda di una verifica!

    Ciao 🙂

  • Vada per il vagone merci. Che legata ad un tronco mi sembra fin troppo esagerato.
    Primo capitolo niente male. Mi è piaciuta la parte dove domandi “a che sarebbe servito?”.
    L’unica che posso dire è che più che una storia d’avventura mi sembra da Humor. Ma va bene così. Forse poi la “non tuttogiusta” Mara vivrà un avventura più avanti.

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