Tuttogiusto

Dove eravamo rimasti?

Chi è stato ad interrompere Pièrre? Un altro espulso (50%)

Lividi

L’uomo che apparve dietro la porta aveva addosso molti più colori di Pièrre, ma era evidente che ne avesse dentro molti di meno.

«Si può sapere che avete da urlare tanto?» domandò, trascinando i piedi verso di loro.

Pièrre non rispose. Nara imitò il suo silenzio.

Barcollando, l’uomo li raggiunse e senza nemmeno piegare le ginocchia si sedette di fronte a loro. 

«Credevo di essere solo» biascicò chiudendo gli occhi.

Diede qualche colpo di tosse e si portò una mano al fianco, piegandosi in avanti.

Solo allora, Nara si accorse delle macchie violacee che gli coloravano il viso.

Avevano la forma delle pozzanghere ma il colore del mare di notte. Le aveva già viste da qualche parte, ma non riusciva a ricordare dove. Mentre passava al vaglio tutte le pagine dei libri sfogliati nella cantina segreta di suo Nonno, si accorse che Pièrre aveva ricominciato a sbuffare ed era meno teso.

Di conseguenza, si rilassò anche lei.

«Anche io! E invece siamo già un gruppo di tre» rispose, mostrando indice e medio.

Pièrre la guardò.

«Quello è un due – la corresse – mi chiedo come tu abbia fatto a rimanere nelle mura tutto questo tempo» borbottò, scuotendo la testa.

Nara guardò le dita e si accigliò.

«Sarà il trauma, adesso dimenticherò il pollice per sempre» disse, aprendo la bocca così poco che quella frase sembrò solo un groviglio confuso di lettere.

Ma, alle orecchie di Pièrre, la parola “trauma” arrivò pulita e netta come una frustata che costrinse il suo sguardo a saettare sullo sconosciuto, per assicurarsi che lui non l’avesse sentita.

«Come ti chiami?» gli chiese, tentando di distrarlo.

Lui, però, continuò ad osservare Nara con espressione concentrata.

«Sei stata espulsa da molto?»

«Da meno di un’ora» rispose subito lei, mentre la voce di Pièrre, accavallandosi alla sua, disse a gran voce «Da molto»

Nara si voltò ridendo verso di lui «neanche tu sai contare tanto bene» lo canzonò.

«Come conosce quella parola?» chiese l’uomo guardando Pièrre, che si sporse in avanti tornando rigido come un tronco.

«Non so di che parli»

«Come sa cos’è un trauma?»

«L’ha imparata da me»

«Sai quanto pagherebbero per averla? Dicono ci sia un gruppo di ribelli all’interno delle mura, offrono ricompense a chiunque gli porti qualcosa. Se noi dicessimo che-»

«Devono averti picchiato molto forte, stai delirando» lo interruppe Pièrre sperando che bastasse ringhiare.

L’uomo guardò di nuovo Nara che, confusa e preoccupata, si schiacciò contro il sedile.

«Mi chiamo Edgar» si presentò dopo un po’ dissolvendo la tensione.

«Io sono Nara»

Di fronte alla manina tesa di Nara, Edgar tentennò.

Poi, premendosi le costole, allungò la mano e le strinse le dita.

«Allora? Cosa hai fatto per farti espellere?»

«Credo di aver dimenticato un pollice»

L’uomo sorrise. Poi, con un lamento di dolore, portò una mano alle labbra. 

«Che farai adesso?» 

Nara, non avendo risposta a quella domanda, si voltò verso Pièrre.

«Non le hanno spiegato nulla. Si è svegliata qui» rispose lui

«Niente?»

«Niente»

«Sai dove sei?» chiese Edgar voltandosi verso di lei

«su un treno»

«hai ragione, ma sai dove stai andando?»

Lei scosse la testa.

«Quando qualcuno commette un errore il Ministero Supremo di Tuttogiusto si assicura che-»

«Non credo sia necessario spiegarle tutto – lo interruppe Pièrre – piuttosto, perché ti hanno conciato così?»

«Perché? Di solito gli serve una ragione?»

Nara indossò l’espressione più indignata che riuscì a immaginare.

«Questi mascalzoni – iniziò incrociando le braccia al petto – ti hanno coperto di brividi senza neanche un motivo»

Edgar la guardò, troppo stordito dall’incomprensibilità della frase per concentrarsi sulle singole parole.

Lei, scorgendo confusione nei suoi occhi, capì che non era “brividi” la parola che continuava a cercare da quando aveva notato quelle macchie colorate sulla pelle di Edgar.

«È quello che fanno. Il mondo fuori dalle mura è molto diverso da quello a cui sei abituata, Nara. Imparerai a non fidarti di nessuno- le disse, indicando Pièrre con lo sguardo – qui fuori si è disposti a tutto per sopravvivere»

Nara, troppo immersa nei ricordi delle pagine su cui era certa di aver letto cosa fossero quelle strane chiazze, non prestò attenzione alle parole di Edgar.

Cosa che, invece, fece Pièrre.

«Stai attento a quello che dici» lo minacciò. 

«Credi che non ti abbia capito? Vuoi fare tutto da solo per non dividere la ricompensa»

«Lividi! –  urlò Nara interrompendoli, certa di aver finalmente trovato la parola giusta – ti hanno coperto di lividi»

«Lo sapevo» esclamò Edgar, agitandosi. 

Tirò fuori dalla maglia una collana al quale stava appeso un fischietto rosso.

Quando lo portò alle labbra, Pièrre si alzò tirando Nara per il braccio.

Per qualche secondo il fischio colorò il silenzio, poi il treno si riempì di un gran frastuono di sirene e i fanali in cima al vagone iniziarono a lampeggiare.

«Mi dispiace» le disse, poco prima che Pièrre lo colpisse in viso.

«Dobbiamo correre» le ordinò scuotendola per le spalle.

E senza sapere né dove, né perché, Nara iniziò a correre.

Nemmeno io so dove o perchè Nara e Pièrre stiano correndo. Quindi, scopriamo:

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12 Commenti

  • Siamo al capitolo 2: è presto sia per sapere la paura sia per sapere dove, quindi scopriamo il perché 🙂

    Ciao! Questa cosa che si intuisce cosa succede fuori ma non si capisce mi garba molto. Interessante la questione delle parole anche se non ho ancora capito come farebbero ad averle (ma non è una cosa che ci serve sapere ora) 🙂

    Ciao 🙂

  • Ciao, mi era piaciuto moltissimo il primo capitolo che ho dovuto rileggere prima di recuperare questo secondo. La storia prosegue bene, lentamente ma “rapida” come susseguirsi degli eventi. In due soli capitoli abbiamo già un sacco di informazioni perfettamente calate nella storia. Mi piace molto questo modo di costruire l’ambientazione e i personaggi.

  • H>o appena letto i due capitoli: l’idea iniziale è molto interessante, e il personaggio della bambina funziona subito, fin dal suo primo apparire.
    Io farei irrompere nel vagone un funzionario di Tuttogiusto, addetto alle espulsioni o qualcosa di simile, in modo che Pierre sia obbligato a schierarsi e prendere una decisione.
    Ti seguo.

  • Un altro espulso!

    Ciao! Due anni e per fortuna un capitolo solo o non saprei dove stiamo andando a parare 😀
    Avrei voluto suggerire qualcosa, ma abbiamo ancora troppi pochi elementi per farlo e quindi mi limito ad un altro espulso perché il controllore mi sembra troppo classico.

    Sperando di non dover aspettare altri due anni per il prossimo capitolo, continuo a seguirti ^_^

    Ciao 🙂

  • Ciao, storia davvero graziosa con un che di inquietante che si intuisce dietro a tutto questo… giusto.
    Io avrei omesso la virgola prima di “errore” (ma magari è solo gusto personale) e ti segnalo che hai usato “tirò un sospiro” una volta di troppo. Per il resto, brava!
    Molto carina la frase: “Nara immaginò di legare con delle corde al sole tutti i pensieri tristi che riempivano la testa dei suoi genitori…”
    Voto il treno merci in compagnia di un passeggero che magari ci darà qualche spiegazione sulla destinazione della piccola Nara.
    Alla prossima 🙂

  • In un bosco spaventoso, con la caviglia legata ad un tronco. Perché: a) mi sembra più una fiaba, b) Tuttogiusto a quanto pare nasconde qualcosa di profondamente sbagliato…

    Ciao! Non mi è arrivata la notifica della tua storia (e credo di essermene perso anche altre) ma eccomi qui! Come detto sopra, a Tuttogiusto non ci sono prigioni, tribunali, eccetera, eccetera perché nessuno sbaglia… ma quando uno sbaglia… beh, pratica inviata al Ministero, la rabbia dei genitori perché è solo una bambina… mi sa che c’è qualcosa di profondamente sbagliato in questo Tuttogiusto… e quindi spingiamo sull’acceleratore e facciamo che vengono abbandonati in un bosco, legati, solo per aver sbagliato una domanda di una verifica!

    Ciao 🙂

  • Vada per il vagone merci. Che legata ad un tronco mi sembra fin troppo esagerato.
    Primo capitolo niente male. Mi è piaciuta la parte dove domandi “a che sarebbe servito?”.
    L’unica che posso dire è che più che una storia d’avventura mi sembra da Humor. Ma va bene così. Forse poi la “non tuttogiusta” Mara vivrà un avventura più avanti.

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