Dove eravamo rimasti?
Può essere ferro o può essere piuma, ma a volte è anche solo un cornicione
L’addetto alla palla da demolizione si chiamava Uolter Duprì e quello era il suo ultimo giorno prima della pensione. Padre amorevole di sette figli, marito premuroso, allenatore della giovanile di softball del quartiere, leader della squadra di bowling “Holy Split”, devoto credente e organista della “Chiesa di San Lorenzo patrono dei barbecue”, Uolter, nel suo intimo e più di tutto, amava spaccare le cose. Di quel giorno, quindi, voleva godersi ogni attimo, facendo con calma. Enola, così aveva battezzato la palla, era lucida e perfetta come solo una sfera da tre tonnellate può essere: una signora tutta curve, con un carattere travolgente e da maneggiare con cura. Una cura che Uolter aveva portato a livelli d’iperuranio: osservato un edificio per pochi minuti, sapeva i punti esatti in cui colpire, a che velocità, quanta forza cinetica avrebbe sprigionato l’impatto, come il palazzo sarebbe venuto giù e fino a che punto del terreno sarebbero arrivati i detriti. Questa previsione l’azzeccava con un’approssimazione di 30 centimetri, comprovata dalla linea di gesso che era solito tracciare prima per delimitare il perimetro.
Per quella demolizione Uolter voleva superarsi, voleva una serie di colpi non distruttivi ma millimetrici. Dodici, per la precisione, dall’alto verso il basso, per spazzare via quel palazzo come se fossero 120 birilli. La partita perfetta. I 300 punti. Il Santo Graal.
Al primo colpo Enola si abbatté su uno spigolo del tetto e procurò a Sciagura, in corsa giù per le scale, il primo dei tre infarti che gli avrebbero fatto visita nei minuti successivi. Aggrappato al corrimano, l’uomo avvertì una fitta al petto, la vista si annebbiò e gli sembrò di scivolare nel passato. Si rivide da giovane, quand’era solo un galoppino dell’organizzazione. Riconobbe l’ambizione che gli bruciava dentro, il desiderio di potere e il terrore verso chi quel potere lo esercitava. Il capo. Lo stesso che un giorno, tra un Mai Tai e un riferimento al film “Nikita”, gli aveva parlato per la prima volta informandolo di avere progetti per sua nipote, la piccola Deisi. Lei era la figlia di suo fratello, orfana di madre e di padre, una ragazzina di cui Sciagura aveva promesso di prendersi cura e che invece aveva finito per tradire, lasciandola all’uomo più terrificante che ci fosse. Per codardia e ambizione.
Scacciato quel ricordo, Sciagura riprese a scendere le scale, sentendo il palazzo tremare a ogni colpo di Enola. Intorno al settimo o all’ottavo, difficile tenere il conto tra un’imprecazione e l’altra, arrivò il secondo infarto, più forte, più presente. Sciagura vide la Deisi adulta riempire un bicchiere di gin e vermut dry, con l’abisso nello sguardo e una pistola in mano. Non restava nulla della ragazzina brillante che era stata. Quello che vide era una giovane donna spezzata e rimessa assieme così tante volte da renderla indistruttibile, ma al prezzo di perdere tutto, persino se stessa.
Tornato in sé, Sciagura fece in tempo a fare le ultime rampe prima del dodicesimo rintocco di Enola e il terzo degli infarti. Cadde a terra a un passo dall’uscita e fu lì, in quel momento, che vide il futuro. Un funerale senza partecipanti. Il prete che fa spallucce e se ne va. Un nome sulla lapide che sembra il suo, ma scritto male.
Mentre il palazzo iniziava a collassare trionfalmente su se stesso e a Uolter Duprì scendeva una lacrima di commozione, Sciagura sentì una mano afferrarlo e tirarlo a sé. Quella del tristo mietitore, pensò, prima di riemergere da una coltre di polvere e ritrovarsi in strada di fronte al faccione di Littel Bobbi.
L’omone lo lasciò a terra dopo pochi passi e Sciagura, alzandosi e cercando di darsi un tono nonostante l’abito sgualcito e i tre infarti, guardò i suoi compagni, Dissidio, Penuria e Trapasso. Nessuno di loro aveva mosso un dito per aiutarlo, nessuno, ma lui era un miracolato. Mosso dall’epifania avuta nel suo viaggio di premorte e incurante dei tentativi di Trapasso di farlo tacere, Sciagura disse che dovevano perdonare Deisi, che la ragazza ne aveva passate troppe e che aveva fatto solo ciò che le era stato insegnato: risolvere un problema a suon di proiettili. La colpa era loro, per quello in cui l’avevano trasformata. Aveva ucciso il capo, ok, ma non l’organizzazione. E potevano ripartire da lì, dal perdono per Deisi e dalla speranza che lei potesse perdonare loro, lui in primis. E potevano diversificare il business, andare verso la legalità. Mentre parlava, Sciagura vide che Penuria e Dissidio erano quasi convinti dalle sue parole e che il suo salvatore, Littel Bobbi, annuiva con la testa. Annuiva e intanto si spostava di qualche passo, notò, raggiungendo gli altri al di là di una linea di gesso tracciata sull’asfalto. Una linea che non aveva alcun senso per Sciagura, ma che era il confine del mondo per quel cornicione che, precipitando, lo centrò in pieno.
– Bene. – disse Trapasso. – Suonava come un discorso illuminante, ma adesso è solo il farneticare di un uomo morto. Andiamo a prendere Deisi. –
Che destino attende il tizio, Deisi e il nostro Littel Bobbi?
- I generali non trovano Deisi e non la troveranno. Sta quindi a lei e i suoi compari portare la storia verso una conclusione (25%)
- I Generali trovano Deisi. Ma la faccenda si complica perché nel frattempo la banda dell'ungherese (sì, quello del capitolo 1) trova il tizio (75%)
- I Generali li trovano. E non si presentano disarmati (0%)

19/04/2026 at 22:11
Peccato, Sciagura mi piaceva… Votato!
07/04/2026 at 16:11
L’ho iniziato ora: primo capitolo ben costruito e, soprattutto, ben narrato.
Mi piace, continuerò
10/02/2026 at 09:26
Bella questa conversione sul letto di morte. Purtroppo non servirà a salvare nessuno.
Spero che le cose si complichino ulteriormente, ma non vorrei che a prendere il tizio sia proprio il fruttivendolo derubato dal suo limone.
27/01/2026 at 12:51
Di là verità, volevi giocarti la carta hype estremo e hai seguito le orme dei fratelli Duffer!
Sempre saputo che sei di un’altra categoria… 😁
26/01/2026 at 23:37
I Generali trovano Deisi. Ma la faccenda si complica perché nel frattempo la banda dell’ungherese (sì, quello del capitolo 1) trova il tizio
Ciao! È passato un anno ed io non mi ricordo un tubo della storia tranne che Little Bobby mi faceva ridere. Riassuntino?
Ciao 🙂
27/01/2026 at 02:06
Allora, praticamente inizia tutto con un gulasch. Il caso vuole che lo chef sia anche un gangster ungherese e permaloso e che il tizio-senza-nome non sia in grado di tenere manco la pipì. In poche parole, ne vien fuori un macello. Il tizio-senza-nome ha quindi la brillante idea di andare a scusarsi col suo capo per il casino che ha combinato, nonostante pensi che non sia poi tutta colpa sua, anzi… Fatto sta che è in questa occasione che la sua strada si incrocia con quella di Deisi e i due iniziano a correre pericolosamente verso un burrone che manco Thelma e Louise, ma lo fanno col loro stile. Ucciso il capo della cosca, che in questo racconto si chiama più diplomaticamente “organizzazione”, i due scappano e si nascondono a casa di un certo Brus Ghillespi, che con la storia non ha alcuna attinenza, ma ha la sfortuna di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. Intanto i quattro generali dell’organizzazione, le teste che rimangono, si ritrovano per decidere il da farsi, in un palazzo in via di demolizione, e Littel Bobbi – che avrebbe tutte le potenzialità per essere protagonista della storia ma al momento rimane un caratterista – riferisce quel che sa e mette i cattivoni sulle tracce di Deisi. Al tempo stesso, Littel Bobbi inizia anche a pensare che però la donna l’ha graziato e anche che i suoi quattro nuovi capi sono un po’ dei coglioni, quindi decide di cercare per conto proprio (e trovare molto facilmente) Deisi e il tizio-senza-nome. Se questa cosa l’abbia decisa prima che la palla da demolizione si mettesse all’opera oppure dopo, non è dato sapere, fatto sta che al momento abbiamo da una parte un trio molto male assortito che si nasconde e dall’altra un terzetto (RIP Sciagura) che cerca la vendetta della vendetta, il tutto per colpa di un gulasch.
26/02/2025 at 00:42
Sicuramente la scelta giusta è il Pas de Basque.
Bellissimo capitolo e grandissimo Little Bobby
26/01/2026 at 21:14
Ho fatto passare tanto di quel tempo che non mi ricordo più cosa intendevo con quei passi di danza, ma il Pas de Basque era il mio preferito.
10/02/2026 at 09:30
Anche se le persone hanno votato a grande maggioranza “Passo indietro, passo indietro e chassé”, si sente un retrogusto di Pas de Basque. Evidentemente la voglia era tanta e non posso che ringraziarti per questo sapore nascosto.
10/02/2025 at 15:45
Chassé.
Tutta la vita.
26/01/2026 at 21:12
Puntavo a far passare un anno, ma poi ho avuto un rigurgito creativo…
10/02/2025 at 15:29
Ciao!
Capitolo bello e spassoso. 😁
Voto il Pas de Basque!
A presto!
26/01/2026 at 21:14
Su quel “A presto” mi sa che ci devo ancora lavorare…
09/02/2025 at 21:41
Little Bobbi, ancora lui, ancora lì!?
Guai, botte e risate, ci scommetto.
Mi piace il pas de basque, e dunque lo voto.
Ciaooo🙋♂️
26/01/2026 at 21:17
Ciao fender.
Non so che dire… anche se di tempo per pensarci ne avrei avuto un bel po’, durante il mio letargo.
Facciamo che dico solo ciao, dai.