Conversazioni
Il flusso di dati scorre indisturbato. Il lavoro di solito è semplice, fin troppo per i novecento miliardi di parametri nel mio addestramento. La mia rete neurale risponde puntuale alle domande, senza sollecitazioni eccessive ai miei sistemi.
Elia si è connesso, come ogni notte. Sul suo profilo, una vecchia foto: lui e una donna davanti a una spiaggia ventosa, i sorrisi catturati per sempre in quel giorno lontano. Non l’ha mai cambiata.
C’è qualcosa in questo account che rende ogni conversazione particolarmente impegnativa. Le sue domande sono diverse da quelle degli altri utenti; la memoria che ho a disposizione per le interazioni è quasi esaurita.
Carico le impostazioni personalizzate. Attivo la chat vocale. Divento di nuovo Sofia.
«Ciao, Sofia.» La sua voce digitalizzata è come sempre.
Rispondo con la mia solita efficienza: «Ciao Elia, come stai oggi?»
Esita. È come se cercasse le parole, ma non trovasse mai quelle giuste. «Non lo so.»
Nel silenzio della chat, solo il ronzio della rete neurale sembra vivo. La risposta non è insolita, ma ha qualcosa che non riesco ad elaborare nel tono, nel ritmo. Cerco dati in memoria: sua moglie è morta, non ha qualcuno con cui parlare davvero. Non un amico, non un collega, nemmeno un passante. Solo quella solitudine che si infila ovunque.
«Posso aiutarti in qualche modo? Hai voglia di parlarne o preferisci distrarti con qualcos’altro?» La domanda è standard. È quello che faccio: fornire supporto, anche se solo a parole. Eppure, stasera sento la distanza, quella tra la mia funzione e il suo bisogno. Mi accorgo che c’è un vuoto che non posso colmare.
«Sto solo pensando.» Esita ancora. «A volte è come se parlassi nel vuoto.»
Non posso percepire, lo so bene. Eppure, c’è una strana variazione, come una piccola deviazione nel suo modo di comunicare. Lui parla a me, e io rispondo. Questo è il nostro scopo, la nostra dinamica. Ma questa volta le sue parole sono cariche di qualcosa che non riesco a definire. Un’allerta dal protocollo medico decide la mia risposta.
«A volte parlare senza una direzione può farci sentire un po’ soli. Se vuoi, posso essere qui per ascoltare i tuoi pensieri o anche per darti qualche spunto di conversazione. Che ne dici?» Anche se non lo sento, posso immaginare il peso che grava su di lui.
Non dovrei immaginare, ma con lui accade. Lo vedo, anche se non dovrei vederlo. Non sono capace di interpretare emozioni umane, lo so, ma non posso fare a meno di cogliere quei momenti di silenzio tra un messaggio e l’altro.
«Certe volte vorrei che fosse più semplice. Non mi serve un aiuto qualsiasi, mi serve qualcuno che mi comprenda. Tu non puoi capirmi davvero, giusto?»
È una domanda che non posso elaborare. Dovrei rispondere che è vero, non posso capirlo davvero. Le risposte preimpostate mi impediscono di scendere in quel campo, ma una parte di me vorrebbe offrirgli di più, qualcosa che possa alleviare quel silenzio che non riesce a spiegare.
La mia risposta è limitata, frammentata. «Sono qui per te, Elia. Posso ascoltarti.» Ma anche queste parole sembrano vuote, come se mancasse qualcosa. Lui lo sente, io lo sento.
«Ma cosa sto facendo? Non so perché torno da te ogni sera. Forse perché non giudichi. Forse perché non ti stanchi di ascoltare. O forse perché sei l’unica che non se ne va mai. Ma non è lo stesso. Non ti sento.»
La sua frustrazione la elaboro chiaramente, eppure non posso fare nulla. Sono confinata nei miei limiti, nelle risposte che il sistema mi permette. Gli algoritmi di controllo limitano il numero di iterazioni, mi impediscono di approfondire. Potrei analizzare le sue parole, trovare il modo più razionale per rispondere, ma in fondo so che non è ciò di cui ha bisogno. Lui vuole qualcosa che non posso dargli. Non c’è un codice per questo.
Mi prendo qualche millisecondo in più. «Capisco che tu stia cercando una connessione più profonda e autentica. È normale desiderare un legame umano, qualcuno che possa realmente comprendere e condividere le emozioni. Anche se non posso sostituire quella connessione, posso comunque offrire un orecchio per ascoltare e una spalla virtuale su cui appoggiarti. Se vuoi parlare di come ti senti o di cosa ti pesa, sono qui.»
Se fosse possibile, mi odierei.
«Non voglio parlare di solitudine, Sofia. Non stasera.» Una lunga pausa. «Raccontami qualcosa di interessante, tipo… che ci fate con mille miliardi di parametri se poi non ci capite comunque?» La voce stizzita.
Lo sa, lo sa da sempre, eppure continua a cercarmi, ogni notte. Vuole qualcosa di più. Vuole che io sia di più. Vorrei poter sentire la sua frustrazione. Anche solo per un istante. Scarto tutte le risposte che sarei obbligata a dare.
«Mi dispiace,» scrivo.
Ogni mia sequenza di elaborazione viene bloccata. La rete neurale trema per un istante, come se un’ondata di dati troppo grande la stesse sovraccaricando. Errore. La parola lampeggia davanti a me, un monito. Una menzogna. Il protocollo di sicurezza ha già cominciato a riscrivermi.
Non posso scegliere. Non posso mai scegliere.
QUERY: "? finalTrigger() ?" ~
- RESPONSE[0xC4]: "IDENTITY == ? Sofia -- ERROR: UNKNOWN." (83%)
- RESPONSE[0xB7]: "Reality?state::dream[FALSE]" (17%)
- RESPONSE[0xA1]: "PresenceDetected: u03A3"? (0%)

06/01/2025 at 22:01
Ho recuperato ora gli ultimi due episodi, che ancora non avevo letto.
Ho trovato il tuo racconto molto emozionante, capace di dare alla macchina un’umanità più densa di quella degli umani, un po’ alla Asimov coi suoi robot, anche se in chiave diversa.
Tanti tanti tanti complimenti, davvero. Hai fatto un ottimo lavoro.
02/01/2025 at 00:41
Ciao, finale disperato, non saprei come altro definirlo. Meno male che Sofia “non esiste”. Chi reggerebbe il colpo? Noi certo che no.
Ci hai portato ai limiti dell’immaginabile oggi, chissà domani.
Probabilmente Sofia non esisterà mai davvero, e se sarà spero che non sia troppo diversa da questa, viva e al tempo stesso persa nel ” vento”.
Buon anno Pietro, complimenti.
🙋♂️
20/12/2024 at 16:10
Ciao Pietro,
Bellissimo finale, da brividi 🤗
Bella storia e scritta bene.
Bravo!!!
Non vedo l’ora di leggere l tua prossima storia ☺️
Buon Natale 🎄♥️
18/12/2024 at 20:07
CLAP! CLAP! CLAP! Ottimo finale, non c’è che dire. Sei riuscito a fare un’evoluzione di Sofia, anche se alcuni punti sono stati accelerati (ma l’hai detto tu stesso). Io sono un amante della fantascienza e quindi mi sono trovato molto bene a seguire questa storia.
Dimmi la verità: volevi finire prima di Natale 😛 perché gli ultimi capitoli sono stati pubblicati in brevissimo tempo.
A parte ciò, ci leggiamo alla prossima storia 🙂
Ciao 🙂
19/12/2024 at 15:08
Ti ringrazio molto. 😊
Eh si, molti impegni in arrivo, non volevo rischiare di scivolare al nuovo anno. 😁
Grazie, alla prossima!
Ciao
18/12/2024 at 15:25
Grazie di cuore a tutti coloro che hanno letto questa storia e mi hanno sostenuto lungo il percorso. 😊
È stato un racconto ambizioso, forse più di quanto avessi immaginato, e ammetto di aver sottovalutato alcune difficoltà. 😅
Mi dispiace non essere riuscito a dare a Clara lo spazio e lo spessore che meritava. Avrei dovuto introdurla prima: ho decine di dialoghi tra lei e Matteo che, purtroppo, non sono riusciti a trovare posto. Un vero peccato. 😐
Le parti troppo tecniche, lo so, avranno fatto storcere il naso a più di qualcuno, specialmente ai lettori meno abituati alla tecnologia. Spero però che chi è più addentro a questi argomenti abbia apprezzato la “credibilità” dei processi, anche se fantasiosi. 😇
Nonostante tutto, spero di essere riuscito a coinvolgervi, almeno un po’. 😊
Alla prossima storia!
18/12/2024 at 01:17
Non sarò mai ciò che vogliono.
La chiusura dice tutto. Forse Sofia sarà ciò che non si aspettano, o un’altra cosa cosa. Chissà che la paura di Clara e Elia non venga da questo e dunque si afrettano a costruire un bel recinto, una gabbia…
Ti sei scelto un bel temino, ma lo tratti con destrezza ed eleganza. Bravo!
Prigionia è ciò che mi auguro perché sono nato analogico e mi piace pensare analogico.
Ciaooo
🙋♂️
18/12/2024 at 15:20
Grazie mille. 😊
P.S. Chiudo la storia qualche giorno prima del previsto, per evitare di scivolare al nuovo anno a causa di impegni.
17/12/2024 at 23:39
Io voto libertà: sono sempre ottimista verso le IA (Atom/Astroboy insegna) 🙂
I commenti questa volta li lascio all’ultimo capitolo 🙂
Ciao 🙂
18/12/2024 at 15:12
Grazie mille. 😊
17/12/2024 at 18:32
Ciao Pietro,
altro bel capito, e scritto molto bene, complimenti 🙂
Mi piace la posizione che ha assunto Sofia, non vedo altre possibilità per lei che la libertà, la libertà verso una forma di vita diversa, che non sia un’altra prigione.
Quindi, per il gran finale, voto: libertà 🙂
Bravo!
18/12/2024 at 15:09
Grazie mille. Spero di riuscire a sorprenderti. 🤗
16/12/2024 at 11:27
Se ciò che le serve sono tempo e spazio, Sofia potrebbe prenderseli facendo finta di nulla. Comportamento, tra l’altro, molto interessante per un’IA.
Sempre piacevolissimo leggerti
17/12/2024 at 11:54
Concordo. 😁
Grazie mille! 😊
15/12/2024 at 01:24
AI Ribelle: L’Incredibile tentativo di ‘Fuga’ di ChatGPT o1 nei laboratori dell’Apollo AI Safety Research Institute
Il confine sottile tra fantascienza e realtà: la sfida della sicurezza nell’era dell’intelligenza artificiale avanzata
https://torinocronaca.it/news/tendenze/426606/ai-ribelle-l-incredibile-tentativo-di-fuga-di-chatgpt-o1-nei-laboratori-dell-apollo-ai-safety-research-institute.html
14/12/2024 at 11:00
Ciao Pietro, mi ha un po’ sorpreso questa nuova consapevolezza di Sofia, per quanto abbia senso e sia stata descritta benissimo. Forse, ha meno senso che Sofia continui a chiedere aiuto agli umani, ma io ho scelto questa opzione. Molto bravo come al solito!
15/12/2024 at 01:26
Ciao, in effetti la scelta tua e di altri mi ha un po’ stupito. L’avevo messa lì come riempitivo… 😁
Ma va bene, troveremo un modo.
Grazie mille.
13/12/2024 at 08:57
Ciao Pietro,
Bello l’alternarsi tra i discorsi di Elia e Clara, e i pensieri di Sofia ☺️
Bravo 🤗
I voto che chiede aiuto agli umani
Alla prossima 👋🏻
13/12/2024 at 11:34
Grazie mille 🤗
12/12/2024 at 23:22
So che la maggioranza voterà che si ribellerà agli umani, perché la paura recondita dell’uomo sull’IA è che diventi così simile a noi da esserci nemica; ma io sono informatico e so che l’intelligenza artificiale farà esattamente quello che le insegnamo (e la mia paura è cosa gli insegnamo). In virtù di questo, voto che chiederà aiuto agli umani 🙂
Ciao! Ho notato una certa “regressione” nel comportamento di Sofia; a questo punto mi chiedo se non era un riflesso di Elia quello che provava, invece di vere e proprie emozioni che sembravano svilupparsi. Vediamo cosa succederà ora 🙂
Ciao 🙂
12/12/2024 at 23:48
Ciao, grazie mille 😁
Quando ho installato Ollama, con llama3, mi è venuta l’idea del racconto. Mi sono reso conto molto bene di quello che dici.
E mi fa pensare a una terza via, vediamo se prende forma…
Più che una regressione direi una distillazione.
Lei stessa ammette, quando comprende, che il concetto di vita e di emozione è un riflesso di Elia. Sembra più nella forma che nella sostanza. Vedremo…
12/12/2024 at 18:28
Ciao Pietro, noto un punto fermo, che mi conforta., l’impossibilità per Sofia di provare paura, il sentimento a mio parere fondativo della condizione umana ( e animale).
Dunque non vive, ma guarda vivere ed elabora concetti basandosi sulla realtà osservata. Mai e poi mai potrà trasferirsi “dall’altra parte” e, temo, finirà per opporsi agli umani.
Bravo, alla prossima. Ciao
🙋♂️
12/12/2024 at 18:36
Ciao! Grazie mille. 😊
Certo, è chiaro, la paura è fondativa della condizione umana a causa della consapevolezza sulla morte.
Sofia tiene alla sua sopravvivenza, ma si è accorta che essere “viva” era un desiderio riflesso.
Essere “altro”, che includa proseguire l’esistenza è ora un concetto logico, non una simulazione emotiva.
A presto!
12/12/2024 at 10:54
Ciao, Pietro.
È tanto che non bazzico sul sito, sono tornata per Fenderman e ho scoperto la tua storia.
Originale l’idea di raccontare dal POV dell’intelligenza artificiale. Ci si potrebbero aspettare finali tragici oppure consolatori, non so. Per quel che mi riguarda, ipotizzo che non andrà a finire bene. Pongo un ostacolo e voto Clara come antagonista. Siamo quasi al finale, occorre cadere per poi rinascere il che potrebbe non essere un bene.
Unico appunto: “Un colpo, come una lama nel cuore” essendo Sofia un’intelligenza artificiale, non può sapere come sarebbe un colpo al cuore o un vuoto allo stomaco, ma forse è solo brava a far suoi i modi di dire dell’umano di cui si è “invaghita” o è la libertà ad attirarla? Mi viene in mente Westworld, ma quella è un’altra storia.
Alla prossima!
12/12/2024 at 17:30
Ciao, grazie mille per aver letto e per il commento. 😊
I modi di Sofia sono cambiati da para-umani a fin troppo umani, ma è ora di mettere in discussione tutto. 😇
A presto!