Io sono la notte

Uno

Secondo Beatrice, l’anima non è uguale per tutti. Anzi, tutt’altro! Di anime nel mondo ce ne sono molte, ma nessuna che s’assomigli: una ha la forma di un fiore, un’altra è un gatto e un’altra ancora è un disegno di quando eri piccolo.

Ebbene, secondo Beatrice, la sua anima era fatta di notte. Costituita da stelle e da galassie e da pianeti. Ne era certa. Dopotutto, quel giorno, Beatrice l’aveva avvertita così chiaramente quell’emozione, che lei e la notte fossero una cosa sola.

Quel giorno, o per meglio dire, quella sera, Beatrice aveva tutto pronto: nello zainetto c’erano le cose necessarie, poche cose in realtà, e ora doveva solo aspettare. Nel tempo che la separava dall’inizio della sua missione, Beatrice li limitò a guardare qualche video sul cellulare.

Poi, intorno alle due di notte, decise che era il momento: indossò una giacca pesante con sciarpa, guanti e cappello e, zaino in spalla, aprì la porta finestra nella sua camera stando attenta a non fare troppo rumore.

Beatrice pregò che sua madre non si svegliasse e che non venisse a controllare se sua figlia stesse dormendo: in ogni caso, Beatrice aveva intenzione di restare fuori per un po’.

Scese dal balcone con un balzo, tanto quello era il primo piano, e si ritrovò nel giardino del condominio. Allora andò verso il cancellino, lo aprì e in un attimo era fuori.

Beatrice provava tante sensazioni tutte insieme, ma le più forti erano: un senso di gioia per aver fatto una cosa rischiosa e che voleva fare da tanto tempo, un senso di paura perché a quell’ora, nel suo paese, girava gente strana, e un senso di curiosità.

Per il timore di imbattersi in personaggi poco raccomandabili, Beatrice scelse di non allontanarsi troppo e individuò un albero per appoggiare la schiena. Si stese lì grazie alla copertina che aveva messo nello zaino e guardò il cielo. Certo, non è che ci fosse granché da vedere, per osservare cose come la Via Lattea occorreva appostarsi in luoghi precisi.

In ogni caso, Beatrice era contenta: guardava quelle quattro stelle nel cielo, quei quattro puntini così luminosi, e il suo animo sorrideva.

Faceva freddo, molto freddo, dopotutto era metà novembre, e in effetti a Beatrice battevano i denti. Ma si sentiva così libera, vuota in un certo senso, ed era bellissimo. Ovviamente i suoi pensieri, i suoi mali, i suoi dolori c’erano ancora, quelli non se ne andavano mai, ma per la prima volta Beatrice, solo per un istante, sentì un peso minore sulle sue spalle. Era quella la notte?

Fece un respiro profondo e avvertì la notte entrarle dentro, con tutti i suoi figli: le stelle, i pianeti, gli asteroidi, le comete. Fu allora che capì: Beatrice era la notte, e la notte era Beatrice.

Dallo zainetto tirò fuori un panino con la marmellata e si mise a mangiarlo. Lo mangiava lentamente, ogni pezzetto lo assaporava per bene. In quel momento, Beatrice era innamorata della vita. Di notte, tutto era diverso: ogni cosa parlava a modo suo, parlava grazie al silenzio, e Beatrice poteva sentire quella melodia fatta di fruscii e di movimenti lievi di foglie e di rami.

Non voleva andarsene, ma alle quattro e mezzo non c’erano alternative: Beatrice voleva comunque concedersi un’oretta di sonno prima di andare a scuola.

Tornò a casa e tirò un sospiro di sollievo nel vedere sua madre a letto a dormire come un angioletto: non si era accorta di nulla. Nella sua stanza, Beatrice si mise il pigiama e, una volta sotto le coperte, chiusi gli occhi, si addormentò subito.

Come continua la nostra storia?

  • (Non so cosa mettere, chiedo perdono) (14%)
    14
  • Conosciamo la famiglia di Beatrice (29%)
    29
  • Raccontiamo la giornata di Beatrice a scuola (57%)
    57
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11 Commenti

  • Ciao,
    racconto quasi onirico (contribuisce il fatto che si svolga di notte).
    Beatrice non sembra una bambina come le altre (balza giù dal primo piano, non ha molta paura a girare di notte, e sembra non abbia bisogno di dormire molto…) oppure, essendo il racconto di una bambina raccontato da una bambina, è semplicemente il mondo visto attraverso i suoi occhi, quelli di una bambina, appunto.
    Scelgo (Non so cosa mettere, chiedo perdono), che mi fa simpatia… 🙂
    Vediamo come procede la storia, ti seguo.

  • Ciao, benvenuto/a.
    Aggiungo al commento di Pietro, che condivido, una impressione.
    La ripetizione ritmica del nome, Beatrice, mi è sembrata intenzionale, come a dare un ritmo da racconto per bimbi prima di dormire. E allora come un bambino certo farebbe ti chiederei di continuare l’avventura facendo incontrare alla piccola protagonista qualcuno, qualcuno che per passione o necessità come lei fa parte del popolo della notte.
    Ci rileggiamoo, ciao
    🙋‍♂️

  • Ciao!
    Bella l’idea della anime dalle forme diverse. 😊
    Racconto delicato, affascinante, che cattura bene le sensazioni di Beatrice.
    La notte sembra permetterle di essere se stessa in modo più autentico, mentre di giorno è costretta a indossare una maschera. Forse si può esplorare meglio. 😊
    Un inizio intrigante, ti seguo.
    A presto!

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