La rivalità tra uomo e la morte

Dove eravamo rimasti?

Cosa accadrà ad Albert? Troverà il rimedio per l'invecchiamento (100%)

La follia della religione e la morte della razionalità

Il vecchio fu ritrovato la mattina seguente senza vita, rannicchiato sul pavimento ghiacciato, come un bimbo che si butta a terra per richiamare l’attenzione della madre che lo sta trascurando. Che ciò che vedesse fosse orginato da superstizione o malattia non devo neanche discrutervi, ma l’invadere di tale pensiero nel fragile corpo è così umano che non può passare inosservato da un suo simile. Quando una preoccupazione assume delle sembianze così reali da apparire concreta, non solo si infiltra nella mente occupandone ogni pensiero, ma si appresta a diventare la nuova governatrice del nostro agire, influenzando ogni movimento, o diventandone essa stessa padrona. Come ad un ladro a cui si lascia sbadatamente la porta aperta, essa entra senza chiedere alcun permesso, e ottiene tutto ciò che può. Avete mai visto un uomo che perde ogni avere? La stessa disperazione è presente nella mente di chi viene derubato di ogni ricordo, e accetta l’elemosina di un pensiero oscuro come quello della morte perchè non ha più forza di volontà. Un ronzare simile a quello delle zanzare che si ragruppano al giungere del caldo estivo affollava la mente del povero, accerchiato e indebolito dal continuo risucchiare di loro. Un vuoto, senza fine, colmava gli ultimi istanti di lucidità, e una fioca luce che faceva risplendere le pariti ruvide di una grotta senza illuminarne l’interno bruciava nel suo cuore. Ogni tanto le folate di vento facevano divampare quella piccola miccia dandogli la parvenza di essere ancora vivo, ma quando il silenzio tornava e tutto era destinato al tacere, anche lui credeva di essere morto. Ne ho incontrati di uomini come lui, toccano il fondo talmente tante volte che si abituano a questa condizione, e quando tutto va bene, quando sembra che ci sia un senso, scappano impauriti. Non so bene cosa ci sia nel nostro ragionar quando lo spazio è talmente limitato che i pensieri sbattono tra loro mischiandosi e confondendosi reciprocamente, probabilmente il caos. Come uomini ciechi siamo allora? Forse tastando qua e là una via la troviamo, ma chi ci assicura che sia quella giusta? Che sia questo l’assaggio mortale del nulla eterno di cui tanto si parla? Un buio talmente vasto che non solo non si può vedere, ma in cui non si può neanche toccare defininendo con questo senso le barriere del reale e dell’ipotetico? Mi chiedo dunque se quest’uomo, come altri fecero, credesse in una vita dopo la morte. Molti, al temere del buio che ho citato, hanno dovuto prendere delle difese, e costruire grandi palazzi abitati da credenze senza alcun origine, se non quella di uomini costiutiti di carne e ossa quale la loro. Ma chissà per quale motivo si narra di un Dio, che prende nomi diversi a seconda della religione scelta, o per meglio dire, a seconda del luogo scelto alla nascita. É quindi tutto dovuto al caso, che ha voluto che un seme fosse gettato in un continente o nell’altro del grande mondo. E altre divisioni ancora, lotte tra credi diversi, oserei dire lotte tra uomini disperati che hanno ceduto la propria ragione per un desiderio di onnipotenza. Ho capito allora che il pensare ci rende più bestie delle bestie stesse; quest’ultime non trascinano con sé i fardelli di vecchie tradizioni che allontano il progresso e l’osservanza oggettiva del reale . Vivono il presente e creano tutto ciò che è in loro potere in base a quello che il mondo offre, noi invece, giovani ma vecchi fin dalla nascita di eredità passate, non siamo in grado di reagire contro questo meccanismo. Un giorno un uomo si prese briga di dirmi che ero un bestemmiatore al dire che nulla di superiore a noi esistesse , che avevo paura che qualcuno potesse decidere in base alle mie azioni, probabilmente già macchiate di infiniti peccati. Ma io a chi dovevo rendere conto? A costui forse? Un nuovo messaggero sceso in terra che brandiva le armi più potenti che esistano al mondo, le labbra di un simile che diffondono menzogne e invenzioni. Non sprecai tempo, perchè già fin troppo ne spesi per ragionare su fatti così ovvi. La chiamai stupidità, perchè chiunque, secondo una logica che è innaturata in noi, potrebbe accedere alle porte del vero dire. Capisco che l’avvicinarsi dei maturati anni possa indurre a trovare una soluzione per fuggire dall’ignoto che si appresta dinanzi, ma quando questo timore investe l’uomo nel primo sbocciare della tenera età non ne trovo spiegazione. Che i genitori abbiano manomesso le tenere membra quando ancora non erano allineate su saldi perni non lo metto in dubbio, ma che i giovani non abbiano avuto la forza di contrastare le bugie con un sapere apprendibile individualmente, esterniato da ogni influenza, questo non lo tollero. E allora sono spaventato più dai miei coetanei i quali cercano di esordire con salde prove di questa esistenza, che paiono a me più timidi tentativi di autoconvincersi che reali esclamazioni di credenti!

Non ci sono votazioni aperte al momento.
Categorie

Lascia un commento

3 Commenti

  • Ciao Alma,
    gli spunti sono interessanti, ma non vedo la storia. Racconti il tuo punto di vista onnisciente, quello del narratore, ma non ci sono personaggi né trama. Rischi di scrivere un trattato di religione dal tuo punto di vista, e va bene, ma puoi fare lo stesso inserendo le tue idee in testa a un personaggio. L’ambientazione in un ospedale psichiatrico è un ottimo inizio ma questo vecchio sembra vagare in uno spazio vuoto. Niente dialoghi (se non indiretti). Ho avuto l’impressione di ascoltare Alma che parla delle sue opinioni a riguardo, magari anche interessanti e liricheggianti. Probabilmente è il mio gusto personale… ma preferisco lo stile: “Show, don’t tell”
    Non è una critica, però pensaci. I presupposti per una bella storia ci sono. Nei prossimi capitoli, dopo questa digressione, potresti iniziare a “mostrare” qualcosa.
    Ma niente votazione? O è un errore? Spero che tu la continui, io vorrei seguirla 🙂

  • Grazie mille, il testo era partito con l’idea di combinare il tema della morte a quello della critica verso la religione (che qui deve essere ancora accennato). Solitamente mi piace iniziare da un breve racconto inventato per poi fare delle riflessioni sui temi trattati, scrivendo quello che è il mio pensiero. Purtroppo mi viene spontaneo creare periodi molto lunghi, ma mi accorgo che possa risultare pesante, quindi cercherò nei prossimi di sistemare questa cosa 👋

  • Ciao!
    Secondo me il testo ha un sacco di spunti interessanti, ma a tratti rischia di appesantirsi. 😊
    Potresti provare a spezzare i periodi per rendere il ritmo più fluido e, magari, alleggerire le metafore, dando più spazio all’azione rispetto al racconto diretto.
    La prosa alterna momenti molto diretti ad altri quasi troppo poetici, creando un effetto un po’ sbilanciato.
    Però, si vede che hai una grande sensibilità per i temi complessi: con un po’ di lavoro sullo stile, potrebbe davvero fare un salto di qualità. Per essere agli inizi, è una partenza davvero promettente! 😉
    A presto!

  • Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

    Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

    Chiudi