Nubi

La chiamata

Giulia se ne stava in silenzio, sulla poltrona nello studio del dottor Lorenzi. Le ginocchia sollevate e strette al petto, le spalle basse e curve, i capelli lunghi e corvini calanti sulla fronte che coprivano i grandi occhi azzurri. Le luci nella stanza erano accoglienti, soffuse; le pareti color beige erano in perfetta armonia con le poltrone rosse. Il ticchettio di un orologio a pendolo sul fondo della stanza, vicino alla porta di ingresso, sembrava quasi perfettamente sincronizzato al ticchettio della pioggia sui vetri. Erano da poco passate le otto di sera e il dottor Lorenzi sedeva di fronte alla ragazza, separato da lei da un tavolino di legno su cui poggiavano due tazze vuote di caffè e un portacenere, e guardava fuori dalla finestra la tempesta che imperversava su quel lato della Sicilia da diverse ore, in attesa che Giulia rispondesse alla sua domanda. Il suo era l’ultimo appuntamento della giornata. Lo teneva sempre come tale, in quanto il caso più complesso e delicato che trattava lì all’università come psicologo. Trascorsero minuti di silenzio interrotti solo da tuoni sempre più frequenti, poi, nuovamente, la fatidica domanda: «Com’è andata la settimana?». Il tono del dottore non tradiva nessuna emozione.

Giulia rifletté su come la settimana fosse effettivamente andata: lo studio era andato bene, così come anche gli allenamenti. Aveva anche stretto amicizia con un ragazzo di nome Andrea, un simpatico riccioluto con gli occhiali. Si erano persino scambiati i numeri e ne era rimasta felice, lì per lì. Fu il giorno dopo, quando Andrea le mandò un messaggio sul cellulare che la ragazza iniziò a provare ansia, angoscia e totale smarrimento. In più, la settimana aveva avuto un andamento oscillante, come un’altalena: ore di serenità, in cui sembrava che la vita stesse andando verso la direzione giusta, verso mete e porti sicuri; altre ore, invece, in cui il mondo le sembrava crollare addosso senza apparente motivo, come se l’anima stesse annegando nel suo stesso corpo. Per questo si trovava lì, seppur, in quel momento, decise di non rivelare niente al dottore. La seduta l’aveva desiderata ardentemente durante quella giornata, ma su quella poltrona, Giulia voleva soltanto andarsene e mettersi sotto una coperta in attesa e nella speranza che l’indomani sarebbe stata una giornata migliore.

«Com’è andata?», rispose infine retoricamente la ragazza, «È andata, dottore. Come tutte le precedenti e tutte quelle verranno».

«Il cinismo è il tuo nuovo approccio alla vita?», domandò il dottore, con un sottile cenno di ironia, come per sdrammatizzare la situazione. La ragazza rispose con una scrollatina di spalle.

«Non c’è stata nessuna novità? Nessuna emozione positiva?», incalzò nuovamente il dottor Lorenzi.

«Non direi, no».

«E con lo studio? Hai fatto progressi?»

«Mi sembra che sia l’unica cosa in cui faccio progressi».

«Non è così. E meglio di me non può dirlo nessuno». Il dottore accennò a un sorriso a cui la ragazza rispose sollevando la testa dalle ginocchia. Poi, la ragazza cominciò finalmente a parlare.

«E’ che tutto mi sembra privo di uno scopo. Che ci faccio io qui? Le mie speranze di lavoro sono pressocché nulle. Vorrei tanto prendere un dottorato, ma so per certo che prenderanno qualcun altro al mio posto. Sì, sono brava a studiare, ma perché la mia vita sociale è a pezzi e non riesco a fare altro che stare sui libri».

«Punto primo, Giulia: non sai se quello che dici accadrà davvero. Non lo sa nessuno. I tuoi obiettivi non sono così irraggiungibili come credi, in più, penso ti sbagli molto sul fatto che una studentessa di Lettere non abbia speranze lavorative».

La ragazza sbuffò facendo sollevare un ciuffo di capelli dalla fronte.

«Non mi va di piangermi addosso, stasera», disse Giulia, tagliando corto.

«Rimandiamo la seduta, allora?».

«E’ meglio».

La ragazza si alzò dalla poltrona e avvicinandosi alla porta dello studio si scusò con il dottor Lorenzi, che comprensivo, salutò la ragazza con una stretta di mano decisa e al contempo delicata.  Era uno dei servizi che il pagare la retta le garantiva. Aveva deciso di trasferirsi lì per continuare gli studi della specialistica con l’ambizione di diventare insegnante. Alle volte però rifletteva che a decidere questa sua professione fosse stato qualcun altro, da quando, al liceo, i suoi compagni le dissero che sarebbe stata una brava insegnante di storia. A distanza di qualche anno, si domandava se avesse intrapreso quella via solo perché, per una volta, qualcuno gli aveva detto che sarebbe stata brava in qualcosa. Le avrebbero potuto dire che sarebbe stata brava come astronauta e si sarebbe iscritta in Fisica astronomica. Appena arrivata alla soglia della sua camera, non ebbe nemmeno tempo di toccare la maniglia. Il telefono cominciò a vibrare: la ragazza rispose. Dall’altro capo della linea la strana voce di sua madre, mista a scariche statiche. 

«Vieni a casa. Abbiamo bisogno di te».

Capitolo 2: l'Arrivo. In città sembra essere successo qualcosa di strano...

  • La città sembra essere disabitata da tantissimo tempo. (14%)
    14
  • Gli abitanti sembrano essere scomparsi improvvisamente. (71%)
    71
  • Gli abitanti sono fuggiti in fretta. (14%)
    14
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7 Commenti

  • Le prime righe mi sono piaciute, viene descritta bene lo studio dello psicologo e l’atteggiamento di Giulia. Anche il flusso di pensieri della ragazza non mi è dispiaciuto, è interessante e lascia intravedere i suoi problemi, magari è una parte un po’ lunga e toglie parecchio spazio alla conversazione con lo psicologo che invece è un po’ ridotta all’osso e si conclude in maniera – forse – fin troppo brusca.
    Le ultime righe mi hanno convinto meno, mi sono sembrate scritte bene, ma un po’ troppo riassuntive.
    Nel complesso comunque mi è piaciuto e mi sembra ci sia il potenziale per un’ottima storia. La chiamata finale lascia in sospeso, voto per gli abitanti scomparsi 🙂

  • Ciao Andrea,
    si prova un’istintiva simpatia per Giulia e i suoi tormenti. Ritengo, ma è la mia umile opinione, che sia poco approfondito il rapporto tra lei e lo psicologo (perchè Giulia ci sta andando? perchè per lo psicologo lei sarebbe un caso complicato?Che rapporto c’è tra loro?), ma capisco che 5000 battute sono sempre poche per dare tutte le informazioni…
    Anche io voto la scomparsa improvvisa degli abitanti.
    Alla prossima 🙂

  • Ciao, allora bentornato e complimenti per il libro!!! La tensione/tormento della protagonista è stato reso in maniera realistica, ottimo!!! Un solo piccolo suggerimento. Premesso che il pathos dell’incipit lo richiedeva, ma al contrario che per i libri, è meglio spezzare di più il periodo con qualche a capo quando i pensieri sono troppo lunghi. In questo modo rimane la tensione ma la lettura è più spigliata.
    Ho votato per la via più soft, la scomparsa improvvisa. Credo sia più plausibile della fuga, perché l’evento biblico avrebbe fatto clamore e un orda di giornalisti sarebbe accorsa sul posto!!! Alla prossima.

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