Galeotto fu il libro

Dove eravamo rimasti?

Macchina. Casa. Da lei. (60%)

Chaise longue

Ho ancora in bocca il suo sapore.

Percorrere i 100 metri fino alla mia macchina. Freccia, accosta. Metta la leva su P. Mi guarda, attende. E non si copre.

– Sei stata brava. Vuoi continuare?

Annuisce.

– Andiamo a casa mia?

– Dove abiti? – mi chiede, appoggiando già la mano sulla leva.

– Circa un chilometro fuori dalla tangenziale sud.

– Se vuoi casa mia è più vicina, due minuti.

– A me va bene. Ti seguo?

– Si.

– Bene. Mentre esco dal parcheggio rimetti la giacca. Solo la giacca. Non voglio che tu prenda freddo.

– Si.

Sorrido, e accarezzo la guancia con un il dorso delle dita.

Mentre salgo in macchina vedo che si sta mettendo il giaccone. Poi fa inversione, la raggiungo. Parte ed io dietro.

Due minuti, freccia. Lei parcheggia nel sotterraneo, io davanti. Mi apre la porta dell’androne, saliamo al primo piano. Apre il portone, entra e mi fa passare.

– Accomodati.

Una casa calda ed accogliente, una grande chaise longue in una sala dall’arredamento moderno, metallo e legno nero. Non si può non notare, sulla parete di fondo, una grande libreria.

Come la mia è piena di libri, e tanti altri sono infilati a riempire i vuoti.

Appendo il giaccone accanto alla porta.

Lei è rimasta in piedi accanto a me. Appena mi volto a guardarla porta la mano ai primi bottoni e fa per aprirli.

– Ferma. – Lo fa, mi guarda interrogativa.

– Prima togli le scarpe ed i collant.

Gli angoli della bocca le si piegano appena.

Sulla chaise longue sfila le scarpe, si alza e le sposta di lato. Poi si china per infilare le mani sotto le falde del cappotto, vedo i collant scendere lungo le gambe.

Si siede nuovamente per terminare di toglierli, li lancia sopra le scarpe, si rialza, le braccia lungo il corpo, mi guarda, in attesa.

– Ora puoi aprirlo. – Lei porta le mani al primo bottone, che apre.

– Lentamente. – aggiungo.

Una breve pausa.

Sei. Sono sei in totale. Un meraviglioso stillicidio.

Quando slaccia l’ultimo raddrizza le spalle e lascia nuovamente cadere le braccia. Il movimento fa aprire il cappotto, slip blu notte, macramé. Dei seni solo la curva.

– Lascialo cadere.

Il cappotto si ammucchia dietro le gambe, il corpo libero. I capezzoli sono ancora irriverenti, il respiro le si fa più rapido. La pelle è candida. Vellutata è la definizione che ne darò dopo.

Le guardo il corpo. E’ veramente bello. Appena un accenno di pancia, vita stretta. Le gambe sono più lunghe di quanto credessi. Il seno è pieno, appena pesante, areole grandi e scure, le spalle dritte, strette. Ed un meraviglioso collo lungo.

Noto che attende, e che socchiude le labbra mentre la osservo. Ora ho caldo anch’io. Mi tolgo e lancio il maglione pesante, sotto una maglietta grigia.

E’ alta ma deve sollevare il mento per guardarmi.

Dita sulle labbra. La stessa mano la circonda e la tira a me. Sento il caldo del corpo attraverso il tessuto, il seno preme sul mio stomaco.

Scendo piano sulle sue labbra.

Il primo tocco è delicato, lei risponde quasi timida al bacio. Il secondo è più pieno, più pressione. Il terzo è più intenso, ed appena socchiudo le labbra subito le sue si aprono e la sua lingua scatta, assetata.

Il bacio è come dovrebbe essere un bacio passionale. Bagnato, intenso, forte, come se si potesse respirare solo attraverso la bocca dell’altro.

Quando mi stacco i nostri respiri sono pesanti. Io sento l’erezione che spinge forte contro i pantaloni, e contro il suo ventre. Faccio un passo avanti, lei uno indietro.

La prendo sotto le braccia, la sollevo di peso. Si ritrova in piedi sulla poltrona. Allarga le braccia per tenere l’equilibrio.

Mi allontano di un passo, guardarla così è splendido. Glielo dico.

Apre appena le labbra, poi le richiude.

Mi avvicino nuovamente. – Queste le prendo io – prendo dai lati gli slip e li abbasso, piano. Poi li lascio cadere. La sua figa è lì davanti, liscia, perfetta. Non ha il segno del costume.

Allungo una mano, la passo sul pube liscio. Pelle vellutata. Infilo la mano fra le cosce, lei sposta una gamba per liberarla dallo slip, poi le allarga, per darmi tutto l’accesso che voglio. Non la deludo.

La punta delle dita tocca le labbra, sono più fradice che bagnate, si aprono da sole. Entro con solo la punta di un dito ed alzo lo sguardo su di lei. Respiro affannoso, labbra aperte, sguardo di preghiera.

– Dimmi.

Esita.

– Dimmi!

Sospira e poi – Ti prego!

– Prendi il mio polso.

La sua destra lo prende.

– Ora muovilo tu.

Tira a sé la mano, la penetro, calore intenso.

Allontana la mano, spinge in avanti il bacino e tira, più forte. Le sfugge un gemito.

– Ora lascia.

Esita, ma lascia il mio polso. Ritiro il dito, ricoperto di umori.

Lo pulisco sulla sua pancia. Lascio una scia luminosa.

Mi chino verso di lei e lecco quella scia. Un nuovo gemito.

Prendo lo slip. Faccio per appoggiarlo sul tavolino vicino, noto i tre libri sopra. Quello più in alto è il Delta di Venere.

– Bella lettura. Dove sei arrivata?

– Solo il primo racconto.

– L’ungherese pedofilo.

– Si.

– Andando avanti troverai nuove idee. Le useremo.

Annuisce.

– Ora vieni.

Allungo la mano, la prende, la faccio scendere, la faccio sdraiare.

Chiude gli occhi.

Sulla chaise longue...

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47 Commenti

  • Questo commento serve solo a far sapere all’autore che hanno tolto dalla moderazione i commenti di Morrigan e quindi può leggere i suoi papiri.

    Esistono delle parole che bloccano il post e mandano direttamente in moderazione perché sono spesso usate dai bot. Il problema è che nell’erotico queste parole vengono usate e quindi… 😉

    Ciao 🙂

  • niente.. rinuncio.. non mi pubblica il commento ergo… in breve… approfondisci i due protagonisti ..sono loro il centro e non sono definiti. Puoi quasi confonderli . La storia è buona …quindi metti a fuoco chi deve sostenerla.

    • Ciao.
      Grazie di aver provato di nuovo!
      Forse c’è un limite alla lunghezza dei commenti, anche se non viene scritto…
      Si, non sono definiti. E’ un po’ quella l’idea. Creare questa bolla in cui i due si muovono e, in particolare lei, si trova a far cose che non credeva. Non voglio mettermi a descriverli troppo, ne fisicamente, se non per il sesso, ma nemmeno andare troppo nella vita. Lavoro, hobby, questo, quell’altro? Nah. Cerco di stare al minimo, esplorare solo quella piccola parte di desiderio.

      • No certo, non intendevo descriverceli nelle loro vite.. ma nelle loro “intimità” …in questo intendo si confondono… questo fare cose che lei non avrebbe mai fatto …manca il perchè, cosa la convince a farla.. o il perchè proprio lui ci riesce…manca un pò “l’anima” . Erotico non è solo ciò che fanno .. ma anche ciò che li porta a farlo …poi è solo un consiglio 😉 a prescindere io continuerò a seguirti 🙂

  • Il racconto ha una bella storia come struttura , ma trovo che i personaggi siano un pò “nascosti” fanno cose ma si capisce poco e nulla di loro , anche quando parlano fra di loro …potresti confonderli . Citi Anais Nin … nei suoi libri ( o diari ) riesci a fotografarli perfettamente. sai chi sono , sai le loro pulsioni , le loro intenzioni …erotismo non è solo descrizione dell’atto ..è connessione . E’ più intangibile e soggettivo ..quindi scelgo “libri e parole ” è un assist.. l’erotico è fra i generi più complessi serve tanta attenzione ed empatia per non farlo diventare un porno ( in cui il centro della cosa è persone che fanno cose ) …l’erotico è perchè quelle persone fanno cose ..le cose non sono il centro .

  • Ciao, provo a riassumerti il papiro che non sono riuscito ad inviarti la volta scorsa ,ma solo perchè hai messo in campo un mostro sacro dell’erotismo Anais Nin 😉
    Il genere Erotico è fra tutti ( a mio avviso ) il più complicato perchè nasconde molte insidie … ed il più delle volte viene “confuso” con il Pornografico … l’ Erotico è un concetto più intangibile ed estremamente soggettivo . Più che l’atto è importante il pensiero , l’intenzione o la pulsione che porta all’atto in se.

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