I leoni dell’Arsenale

Il doge chiama, Enrico risponde

Venezia, anno del Signore 1719, novembre.

Erano le sei di mattina, ma parevano le tre di notte tanto era buio.

Fuori pioveva, ma non c’era nulla di strano. Lo faceva ormai da tempo, e quel giorno c’era pure l’acqua alta.

Il capitano Enrico Giustinian si strinse ancor più nel tabarro, ingoiando l’ondata di nervosismo che lo attanagliava fin dalla nascita.

Enrico odiava la pioggia.

Assurdo per un uomo di mare, non è vero? E ancora di più per chi, come lui, era nato nella più gloriosa e potente delle Repubbliche marinare.

  • Ehm, signor autore, non voglio disturbarla. Ma sa, io non odio l’acqua in sé e per sé, ma la pioggia.

È vero, il capitano Giustinian odiava la pioggia ma non l’acqua, e per arrivare fino a campo Santo Stefano aveva fatto il giro largo.

Anzi, per non farsi riconoscere, aveva persino evitato i Tragheti da Paràda che attraversavano il Canalazzo.

Il Provveditore Generale da Mar era stato molto chiaro in proposito, nessuno doveva vederlo.

E diciamocelo, essere convocati della Serenissima significava solo due cose: o partire per una missione suicida, o sparire per sempre dalla faccia della terra. La differenza? Nessuna.

Assicurandosi un’ultima volta che nessuno lo avesse seguito, il capitano s’intrufolò nella porticina che portava nel cuore del convento di Santo Stefano.

Un primo spiraglio di luce sferzò il chiostro di sbieco, permettendogli di intravvedere le alte colonne bianche e il pozzo addormentato.

Sospirando, diede un’occhiata agli affreschi che ingentilivano il portico. Ecco il diluvio universale, ça va sans dire.

  • Come vuole lei, signor autore, ma… a forza di sfregarmi le parti intime mi verrà un’orchite, sempre che qualcuno non mi scambi per un maniaco.

Il capitano si trattenne dal fare gesti inconsulti e frugò con gli occhi inquieti nella penombra del chiostro. Nessuno, non c’era nessuno. Uno scherzo dei commilitoni?

«Tochi de mo…»

Una voce tonante e nota lo bloccò all’istante: «Capitano Giustinian, fermatevi. E soprattutto, non parlate.»

Le parole echeggiarono come una minaccia nel silenzio del colonnato ed Enrico si arrestò all’istante, diventando una statua di sale.

  • Statua di sale, sotto la pioggia? Davvero una bella trovata, complimenti vivissimi, signor autore.

“Accidenti, Enrico, sei spacciato” si disperò il capitano.

La Repubblica? Lo avrebbe schiacciato come un granello di sale nel mortaio.

«È per la vostra sicurezza, capitano. Se non vedrete il nostro volto, avrete salva la vita» lo rassicurò la voce.

Il capitano roteò gli occhi al cielo, innervosito.

E dopo uno si chiedeva perché la Serenissima fosse in declino? Era impossibile non riconoscere la voce del doge Alvise Mocenigo.

«Beh, rallegratevi, capitano. È il vostro giorno fortunato» sembrò sorridere la voce. «A breve il Capitano Generale da Mar si ritirerà a vita privata.»

Vita privata? Visti gli ultimi insuccessi del comandante supremo della Marina veneziana, l’esilio forzato era una soluzione più che ovvia.

«Gli succederà l’attuale Provveditore Generale da Mar, che a sua volta sarà sostituito da…»

«Chi?» si lasciò sfuggire Enrico.

Il capitano si morse con violenza le labbra, maledetta linguaccia.

«Abbiamo pensato a voi» spiegò il doge, enigmatico. «Ma prima dovrete fare una cosa per noi.»

Il cuore di Enrico fece una capriola scomposta nel petto.

Il fato aveva guardato finalmente dalla sua parte, ma per ogni cosa bella c’era sempre un prezzo da pagare. Quale sarebbe stato il suo?

«Sarebbe?»

  • Signor autore, siete voi a volermi morto. Ma la prossima volta dirò al Mocenigo che non sono stato io a parlare, ma quello con la penna in mano.

«Da tempo all’Arsenale succedono cose, come possiamo dire? Strane» continuò imperterrita la voce.

Cose strane? “Omicidi efferati, smembramenti, spargimenti di sangue”, c’erano molti vocaboli più adatti per descrivere gli avvenimenti.

Nelle notti di tempesta, infatti, nessuno più passava da quelle parti, tranne i poveretti che abitavano in zona o avevano affari urgenti da sbrigare.

«Sono a conoscenza della cosa, ma che ci posso fare?» sbottò di nuovo il capitano, contravvenendo agli ordini del doge.

«Scusate» aggiunse poi, abbassando gli occhi.

La voce sospirò rassegnata.

«Risolvete il mistero per noi e sarete il nuovo Provveditore Generale da Mar» riprese dopo un po’. «In questo modo potrete sposare Fosca Vianello.»

Come faceva il doge a sapere anche quello?

  • Siamo a Venezia, bello, siamo a Venezia. Qui i muri hanno occhi e orecchie. La prossima volta informati meglio, scribacchino dei miei stivali.

«E va bene, accetto» rispose il capitano strizzando gli occhi. Accidenti, non riusciva a vedere manco la sagoma del doge al di là del colonnato.

«Allora salutate la vostra bella, capitano, e tuffatevi nell’ombra.»

Detto questo, dei passi rapidi e decisi si dissolsero nel cuore del convento e a Enrico? Non restò altro da fare che aspirare l’odore acre della pioggia misto a quello rivoltante delle fogne gorgoglianti.

«Che vita di mer…»

«Capitano Giustinian.»

«Sì?»

«State zitto.»

Quale sarà il piano del capitano Giustinian?

  • Saluto Fosca e comincio con l’interrogare i testimoni. (25%)
    25
  • Saluto Fosca e litighiamo come non mai: mi sta nascondendo qualcosa? (50%)
    50
  • Saluto Fosca e mi apposto all’Arsenale: qualcosa capiterà. (25%)
    25
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143 Commenti

    • Ciao, grazie per essere passata!!! Rivolgersi al lettore? È uno degli “effetti collaterali” di The Incipit. L’ho fatto una volta per scherzo in vecchio racconto e la cosa è così piaciuta che l’ho riproposta in chiave un po’ “comica”, per alleggerire la tensione divertendo.
      Ci vediamo alla tua prossima puntata, buon weekend!!!

  • Wow..che finale c’è proprio la zampata del panterino !!! bravissima Isabella …spero che il Panterino sopravviva ai suoi personaggi e che torni a raccontarci altro … Immaginavo avesse scelto Sibilla …ma ciò non ha reso il finale meno interessante… e poi dai.. lo sai . inconsciamente sono già un fan del panterino …mao 😛 ahahaha
    alla prossima

    • Ciao, grazie!!! E pensare che il panterino era una personaggio inventato al momento e non previsto per dare un pizzico di “scorrettezza” alla storia, proprio come piace a me.
      E lui, visto com’è fatto si è preso tutta la scena… potrei pensare a un ciclo di storie intitolato “Le avventure del panterino”. Vedremo!!! Alla prossima.

  • Ciao Isabella 🙂
    Tia avevo gia’ detto che questa storia andava oltre ogni genere e riusciva ad includerli quasi tutti 🙂
    I capitoli sono stati belli e raffinati e il finale me lo sono goduto proprio 🙂 Lunga vita ai due innamorati 🙂 L’avevo mezzo intuito che il panterino fosse l’autore della storia, ma minacce a parte ha fatto un bellissimo lavoro e ci ha regalato questa bellissima storia 🙂
    Spero tornerai a breve con una nuova storia 🙂
    A presto 🙂

    • Ciao, grazie mille!!! Mi è sempre piaciuto sperimentare, e quando le cose vanno per il meglio, è sempre una gran soddisfazione!!! Eh, nella mia idea iniziale il panterino non era contemplato ma poi, grazie a voi, si è ritagliato un ruolo di peso. A presto, ora vado a leggere la tua nuova storia.

  • Ecco: cosa non si fa per i figli! Spero che Enrico sia felice adesso.
    Hai scritto una storia che vorrei definire soprattutto elegante, forse perché influenzata dal naurale fascino di Venezia. E pure l’arsenale, un angolo di mondo diverso, carico di memoria, che placidamente sta lì come in attesa di un miracolo.
    Grazie Isabella, ti aspetto per una prossima avventura
    🌻🙋‍♂️

    • Ciao, grazie per essere passato e per il commento. Certo Venezia aiuta sempre, e poi con un personaggio/autore come il panterino non si può sbagliare (a parte un “per ” in più alla fine!!!). Eh sì, per la felicità dei figli, i genitori sono disposti a mettere su dei veri “baracconi” di piani.

    • Ciao, grazie. Come ho già detto a Red, molte delle idee me le avete date voi, soprattutto quella del panterino!!! Non so quando scriverò la prossima storia, a questa ci sono arrivata con l’acqua alla gola, lo dimostra l’erroraccio finale!!! Comunque continuerò a leggere le vostre storie, buon inizio settimana!!!

  • CLAP! CLAP! CLAP! CLAP! CLAP! Continuare ad oltranza!

    Mi è piaciuto tantissimo questa storia, così come il panterino che, come immaginavo, aveva un ruolo molto particolare (anche se è stata una sorpresa che fosse proprio l’autore). Ti segnalo solo un “per prendendosi ” quando il panterino fa la sua comparsa come autore. Per il resto, ancora applausi e ci leggiamo alla prossima storia 🙂

    Ciao 🙂

    • Ciao, grazie, grazie, grazie. Devo però condividere i complimenti con voi, strada facendo mi avete dato tante idee, per esempio il panterino, nella mia idea iniziale, non era nemmeno contemplato!!!
      Alla prossima storia, non so ancora quando, ma comunque continuo a leggerti di sicuro!!!

  • Eccoci qui .. le due lettere mi sono davvero piaciute molto …più che una svolta rosa la definerei una svolta “umana”.. hai descritto molto bene attraverso le loro parole questi due personaggi ..già lo avevi fatto nei capitoli precedenti ma così li trovo davvero ma davvero centrati . Bravissima.
    Detto ciò.. dissento sul lieto fine ..a mio avviso sarebbe troppo “scontato”…hai scritto un bellissimo racconto e forse un finale più “drammatico” ,a mio gusto , lo completerebbe meglio …
    aspetto l’esito del sondaggio e sono sicuro che qualunque sia l’opzione vincente saprai “giocartela” molto bene !
    Brava Isabella

  • Ciao Isabella 🙂
    finalmente sono riuscito a recuperare questa storia 🙂 peccato essere solo arrivato al nono capitolo e non averla potuta giocare in corso d’opera 🙂
    ti devo fare i miei complimenti per il fatto che hai creato un’avventura che spazia fra vari generi , c’e’ un po’ di tutto dal giallo al fantasy con i maghi e le streghe , dal romanzo storico a quello futuristico con i viaggi nel tempo e persino una flebile storia d’amore rosa tra Enrico e Sibilla 🙂
    Il fatto che la storia varia e non annoia e’ una bellisiima dote che hai 🙂
    Siccome sono arrivato troppo tardi, chiedo venia e voto con un finale a discrezione del narratore 🙂 mi rimetto nelle tue abili mani 🙂
    Spero di rivederti presto in una nuova storia che potro’ seguire e giocare dall’inizio 🙂
    A presto 🙂

  • Hai la febbre? Che hai mangiato in Puglia?
    La febbre ti si confà ( auguri♥️) perchè il capitolo, molto tenero è un vero messaggio d’amore. Oltre tutto, al di là di tutto c’è sempre l’amore.
    Il lieto fine è annunciato e a questo punto obbligatorio, bravissima come sempre, non ci deluderai.
    Ciao🌻🙋‍♂️

    • Ciao, grazie, in effetti mi sa che la febbre mi ha un po’ ammorbidita, o forse sono sempre così ma sono brava a nasconderlo!!! E vabbè e sia per il lieto fine, ma di sicuro a modo mio, il lupo perde il pelo ma non il vizio!!!
      È vero, qualche peccatuccio di gola l’ho fatto, ma sono stata contagiata a tradimento… magari il panterino ci ha messo la zampa!!! E sì, la Puglia è bella, ma la preferivo quando il turismo non l’aveva ancora snaturata, oggi per goderti una città devi alzarti alle sei di mattina.
      Al gran finale.

  • Lieto. Il per chi ce lo dirà l’autore.

    Le due lettere sono fantastiche. Ed ora hai una bella responsabilità addosso: finirai incenerita od osannata. Oppure ti diranno peste e corna per qualche scherzo che gli farai ma non così cattivo da essere incenerita?

    Al decimo capitolo l’ardua sentenza 🙂

    Ciao 🙂

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