La Casa sulla collina

L’invito silenzioso

La pioggia tamburellava sul parabrezza della vecchia station wagon di Tommy mentre percorreva la strada sterrata che si arrampicava verso la collina. Le gocce cadevano con precisione meccanica, monotone e ipnotiche, eppure dentro di lui tutto era un tumulto. Vent’anni erano passati da quando aveva lasciato quella città polverosa con un biglietto di sola andata e una valigia piena di sogni. Ora tornava con una valigia vuota, un passato che lo seguiva e un cuore più pesante di quanto ricordasse.

Il cartello arrugginito che segnava l’ingresso nel paese era ancora lì, inclinato come un vecchio stanco, divorato dal tempo e dall’umidità. «Bentornato, Thomas», sembrava sussurrare la scritta semicancellata, anche se nessuno lo chiamava Thomas. Non più. Quel nome apparteneva a un’altra vita, a un bambino che aveva lasciato quel luogo molto prima di crescere.

Un lampione squarciò il cielo, e per un attimo Tommy vide la sagoma della casa sulla collina. Era identica a come la ricordava: imponente, scura, un grumo d’ombra contro la luce intermittente del temporale. Sentì una fitta al petto, improvvisa e inspiegabile. Non pensava a quel posto da anni, eppure, ora che lo guardava, era come se ogni ricordo dimenticato si fosse infilato nelle pieghe della sua mente, pronto a emergere. Quell’estate. Il calore è insopportabile. E la casa. Sempre la casa.

Il tintinnio arrugginito di una campanella sopra la porta lo accolse con un din apatico e sbiadito. L’odore di caffè bruciato e legno marcio gli invase le narici. L’interno era piccolo, angusto, eppure ogni oggetto sembrava sovraccarico di storie dimenticate. La donna dietro il bancone, una figura anziana con le spalle curve e una pelle segnata dal tempo, lo osservava con occhi cerchiati di rughe profonde.

«Tornato, eh?» disse, la voce bassa e roca, carica di un sottile giudizio.

Tommy annuì, posandosi su uno sgabello scomodo. «Sì. Sono passati anni. Mi chiedo se qualcuno si ricordasse ancora di me.»

La donna inclinò la testa, come un corvo che osserva una preda. «Qualcuno si ricorda di tutti, qui. Soprattutto di chi se ne va. Hai intenzione di restare?»

Lui scrollò le spalle, fingendo disinteresse. «Non lo so. Forse.»

La donna non rispose subito, ma iniziò a versargli del caffè in una tazza screpolata. Poi, quasi parlando tra sé e sé, disse: «La casa ti sta aspettando.»

Tommy si irrigidì, con la tazza a mezz’aria. «Quale casa?»

Lei lo fissò, e per un istante i suoi occhi parvero molto più giovani del resto del viso, come se qualcosa di antico li abitasse. «Quella sulla collina. Sai di quale parlo.»

Il caffè era amaro e sapeva di metallo, ma Tommy lo bevve in silenzio. Cercò di ignorare il modo in cui la donna continuava a osservarlo, come se sapesse qualcosa che lui aveva dimenticato. Dopo un breve scambio di parole inutili, uscì nel temporale, con il cuore che gli martellava nel petto e una domanda che gli rimbombava in testa: Come poteva sapere?

La collina era più ripida di quanto ricordasse, o forse era il peso dei ricordi a rallentarlo. Gli alberi che costeggiavano il sentiero ondeggiavano nel vento, le loro fronde trasformate in braccia scheletriche che sembravano indicarlo, chiamarlo. A metà strada si fermò, con il fiato corto e un’angoscia crescente. Qualcosa lo seguì. Si voltò di scatto, ma non c’era nulla. Solo la strada deserta, coperta di foglie bagnate.

Quando finalmente raggiunse la cima, il temporale era diventato un manto incessante di acqua e vento. La casa era lì, immensa e opprimente, eppure sembrava piegata su se stessa, come un gigante ferito. Le finestre buie erano occhi che lo osservavano senza tregua, accusatori. Il cancello davanti a lui si aprì con un cigolio sinistro quando lo spinse. Sentì un brivido risalire lungo la schiena.

Ora era davanti alla porta. Il pomello arrugginito era a pochi centimetri dalla sua mano. Qualcosa, un istinto primordiale, lo spingeva a girarsi, a fuggire. Ma non lo fece. Non poteva. Non ora.

Poi lo sentì. Un rumore soffocato, appena percettibile sotto la furia del temporale. Bussare. Lento, cadenzato.

Tump. Tump. Tump.

Il suono gli gelò il sangue nelle vene. Si tirò indietro di un passo, con il respiro spezzato, ma il bussare continuava, come un battito che cresceva di intensità. Poi arrivò una voce, bassa, distante, un sussurro che sembrava arrivare direttamente da lui.

«Tommy…»

Rimase immobile, ogni fibra del suo corpo paralizzata dal terrore. Poi, come se la casa lo aveva deciso, la porta si spalancò da sola, rivelando un buio denso, profondo, che sembrava respirare.

Il bussare cessò.

"Cosa c'è dentro la casa?

  • Tommy resta sulla soglia : Immobilizzato dal terrore, vede qualcosa manifestarsi dall'interno, costringendolo a decidere. (60%)
    60
  • Tommy fugge : Torna indietro, ma il bussare lo perseguita nei sogni e nella realtà, obbligandolo a tornare. (20%)
    20
  • Tommy entra nella casa : Avvolto dal buio, scopre un luogo vivo, fatto di ombre e sussurri che lo spingono verso un segreto dimenticato. (20%)
    20
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46 Commenti

  • Ciao, un altro bambino? Wow, le cose si fanno davvero interessanti!!! O è forse il suo riflesso in cui non si è riconosciuto? Ri-wow!!!
    Ah, ti segnalo solo una cosa che non ho capito: il “lampone” di un coltello? Refuso divertente o escamotage rompi pathos?
    Ho votato per l’ombra famigliare, rimescoliamo un po’ le carte!!! Buon weekend e alla prossima.

  • La prossima è la penultima puntata, quindi: Tommy affronta un’ombra familiare : Qualcuno che credeva perso torna a parlargli… ma le sue parole cambiano tutto.

    Ciao! Non è tutto chiaro cosa sia successo quella notte, ma è chiaro che Tommy è stato testimone dell’omicidio della madre. Ma secondo me c’è anche altro perché la casa lo ha chiamato a sé per un motivo…

    Ciao 🙂

  • Ciao, un padre scomparso e ritenuto morto ce rispunta fuori è sempre una bella idea, complimenti!!! Da adesso fino alla prossima puntata non farò che domandarmi se abbia combinato qualcosa di brutto o no!!!
    Solo una cosa. Ogni tanto c’è qualche refuso (o parola in più) che rompe la tensione del racconto, per esempio un “rabbrivididì” ti fa sorridere e il pathos crolla.
    Ho votato per il dettaglio dimenticato, mi sembra la soluzione più ovvia!!! Alla prossima.

  • Ciao, gran brutto ricordo, possibile che lo avesse rimosso? In effetti può succedere, ma deve essere gran brutto ricordarsi tutto all’improvviso!!! Voglio proprio vedere come va a finire!!!
    Ho votato per rivivere la notte della scomparsa, voglio proprio vedere cosa si è scordato!!! Alla prossima.

  • Tommy rivive la notte scomparsa : La verità riemerge, ma non tutto è come ricordava.
    Siamo al capitolo 6: vediamo di iniziare a sbrogliare la matassa 🙂

    Capitolo inquietante ma in cui si inizia ad intravedere qualcosa del passato. Sembra ci sia stato un omicidio ed un bambino scomparso… che potrebbe anche essere Tommy stesso!

    Ciao 🙂

  • Ciao, pensavo che il bambino fosse magari un fratellino dimenticato, invece mi hai fregato!!! Mi è piaciuto il contrasto con questa nuova quiete, ci voleva proprio!!! Ah, mi sa che ti è sfuggito un altro verbo: “si troverà”.
    Se vuoi passare ho cominciato una nuova storia!!!
    Ho votato per l’evento della sua infanzia, è dall’inizio della storia che me lo aspetto!!! Alla prossima.

  • Secondo me un oggetto riemerge perché di solito gli oggetti portano ricordi 🙂

    Il mistero è al massimo livello: abbiamo cinque capitoli per risolverlo 🙂

    Ciao 🙂
    PS: il bimbo che gli chiede perché è tornato e che lo ha dimenticato, più che paura mi ha fatto tenerezza. Non so perché.

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