L’Ombra del Ridicolo

Dove eravamo rimasti?

Ora che conoscete la storia di Fabio sarete voi a giudicarlo. Votate! Innocente! (40%)

Ciò che Resta di Noi

La porta del bar si richiuse alla sue spalle con un suono sordo, come se il mondo, stanco, si fosse concesso un respiro.

Fabio uscì nella notte e fu accolto da un silenzio irreale. Non il solito silenzio urbano, spezzato da motori in lontananza o cani che abbaiano nel vuoto. Questo era un silenzio vivo, che sembrava ascoltarlo.

Le luci dei lampioni tremolavano lievemente, come candele aggrappate all’aria. Il selciato sotto i piedi era ancora bagnato, ma nessuna pioggia era caduta. Le ombre apparivano sottili, le case meno imponenti, come se tutta la realtà intorno avesse perso peso.

Si guardò attorno. Avvertiva qualcosa di strano, di sfuggente. Un dettaglio fuori posto che non riusciva a cogliere.

Ma non aveva paura.

Anzi, per la prima volta dopo molto tempo, si sentiva… leggero.

Camminò piano lungo la strada, senza una meta precisa. Non c’era più urgenza. Non c’era più stanchezza. Ogni passo sembrava naturale, come se appartenesse ad una coreografia antica.

Poi lo vide.

Era lì, seduto sul bordo del marciapiede, con le ginocchia al petto.

Il Bambino lo osservava senza parlare, come un vecchio amico che ha aspettato il momento giusto per tornare.

Nelle sue mani, la Lettera.

Fabio si fermò, incerto. Il Bambino si alzò in silenzio, gli si avvicinò e gli porse il foglio.

Nessun rimprovero negli occhi. Nessun giudizio. Solo… presenza.

Fabio la prese con delicatezza. Per un istante, pensò che sarebbe svanita come le altre volte, come un’illusione fuggitiva. Ma restava tra le sue dita, reale. Finalmente vera.

La dispiegò lentamente. La carta era ingiallita, l’inchiostro leggermente sbavato. C’erano parole scritte con una calligrafia che conosceva a memoria.

Questa volta, però, le avrebbe lette ad alta voce.

Non ti ho detto tutto, e mi dispiace.

Ti ho spinto via perché non volevo che mi vedessi mentre lentamente mi spegnevo.

Non avresti capito e non volevo che il ricordo di me fosse fatto solo di dolore.

Ma anche quando ci siamo lasciati andare, non ho mai smesso di volerti bene.

Non hai colpa, Fabio. Non hai mai avuto colpa.

La voce di Fabio tramava. Ma non per la vergogna o la paura.

Tremava per la verità.

Quando finì di leggere, il silenzio si distese intorno come una coperta. Fabio si inginocchiò.

Non era il peso della colpa a piegarlo. Ma qualcosa di più grande, più puro: la gratitudine. Per aver amato, per aver vissuto, per aver finalmente capito.

E fu in quel momento che Leo apparve, senza clamore, come se fosse sempre stato lì.

Più grande, sì, ma con lo stesso sguardo. Uno sguardo che aveva visto l’infanzia, il tradimento, la lontananza… e ora il ritorno.

Si fissarono per istanti eterni. Leo sorrise. Un sorriso semplice, disarmante e disarmato, pieno di accettazione.

E bastò. Non servivano parole.

Camminarono insieme, senza fretta, verso il vecchio parco dove avevano giocato da bambini. Fabio notò i colori più saturi, l’erba più verde, il cielo più vicino. Come se il mondo intero stesse cercando di dire qualcosa che non poteva essere detto.

La panchina era ancora lì. Sotto lo stesso albero, storto e familiare. Fabio si sedette. Poi si sdraiò, con le mani dietro la testa.

Chiuse gli occhi.

Il respiro si fece più profondo, poi calmo, poi… nulla.

Non fu un distacco, ma un’unione.

Non fu una fine. Fu un ritorno.

 * * *

La brezza sull’acqua.

Fabio aprì lentamente gli occhi.

Era disteso su un prato tiepido, l’erba lo accarezzava come dita gentili. Il cielo era immenso e limpido, attraversato da nuvole chiare. Un fiume scorreva poco lontano, mormorando piano tra i sassi, mentre cicale e vento componevano una melodia dolce, senza tempo.

Si alzò. Le membra erano leggere, il cuore vuoto da ogni peso.

Vide un ragazzo sulla riva.

Lanciava sassi nell’acqua, uno dopo l’altro, osservando i cerchi che si allargavano.

Fabio gli si avvicinò e quando fu abbastanza vicino, il ragazzo si voltò.

Leo gli sorrise.

«Ci sei dovuto arrivare da solo» disse. La voce era limpida, quieta.

«Ma ce l’hai fatta.»

Fabio si sedette accanto a lui. La corrente continuava a scorrere. I cerchi sull’acqua si allargavano lentamente, poi svanivano.

Non c’era fretta.

Il tempo non era più una gabbia.

E finalmente, non mancava nulla.

* * *

C’è un luogo dove il dolore non pesa più. Dove il tempo non graffia, e il passato smette di urlare.

Ci arriviamo a piedi nudi, attraverso i giorni, inciampando nei rimorsi e imparando a perdonare.

Non è un paradiso, non ha mura né porte. È uno spazio piccolo, ma vero:

quello che resta di noi quando abbiamo finalmente smesso di fuggire.

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202 Commenti

  • Ciao Lilitho, finale bellissimo e toccante, con frasi che vanno dritte al cuore. Ho capito che Fabio era morto solo quando si è sdraiato sulla panchina. Ho letto anche tutti i retroscena della storia e l’ho apprezzata ancora di più, hai decisamente fatto un gran lavoro. E, alla fine, sono contenta che Fabio abbia trovato la pace e di nuovo il suo amico.
    Complimenti davvero e alla prossima storia!

    • Ciao Pocahontas. Come già detto rispondendo ad un commento sotto, avevo un’immagine dei tre possibili scenari in base alla votazione. Devo dire che aver avuto costantemente le tre opzioni molto vicine tra loro mi ha spinto ad immaginare tutte e tre le soluzioni in maniera concreta visto che ognuna di esse sarebbe potuta essere la vincitrice. Tendenzialmente se scrivo qualcosa è perché mi piace il concetto, quindi anche questo finale più poetico è stato voluto ed immaginato. È il mio preferito? Sì e no. Forse le altre scelte avrebbero portato a sensazioni differenti a voi lettori. Forse più forti, forse meno. Ma sono contento del risultato dai.
      Alla prossima storia!!

  • allora, premetto che io ho l’ansia facile, diciamo che ho letto molti dei capitoli di questa storia con la musica jazz di sottofondo, perchè altrimenti… per me l’horror è un genere veramente complesso, perchè la paura è una emozione che personalmente non amo “indagare” ne “gestire” come lettrice e come autrice. Detto ciò mi piacciono molto le immagini dei “personaggi” che incontra il nostro Fabio durante il suo percorso di scoperta interiore. Secondo me sono molto di impatto, soprattutto il voler “lavorare” con il “vuoto” ( primo capitolo) e poi per es. l’immagine del cadavere del protagonsita e del cihrurgo con dei buchi al posto deli occhi… mi piace!
    PRocedo con la lettura 🙂

    Eris

    • Grazie per essere passata e per il commento, nonostante non sia un genere a te “caro”.
      Sulla piattaforma per ora non ho spinto sulla paura vera e propria e sull’horror inteso come “immagine spaventosa che si vede”. Ho sempre cercato di creare qualcosa che dia la sensazione di malessere, una sensazione per cui anche se tutto sembra andare bene c’è ugualmente qualcosa che non va.
      Anche questa storia, vuoi per idee nuove e vuoi per scelte dei lettori, ha subito un cambiamento del senso di “horror”. Quindi fammi sapere se continuerai a leggere, altrimenti ti ringrazio ugualmente per essere passata e per avermi dato comunque una possibilità.
      A presto!

  • Sono rimasto letteralmente incantato dalla prima parte del racconto. Quell’atmosfera dark fantasy che di solito prediligo in altri ambienti come film e videogiochi, è stata rappresentata in maniera spettacolare. Vedevo le marionette, l’aula di tribunale e il chirurgo della verità. Ho letto i 10 capitoli tutti d’un fiato, la seconda parte, quella in cui inizia a parlare di Leo e a ritrovare la verità mi ha preso un po’ meno, ma credo semplicemente per colpa della prima parte che mi ha davvero incantato. Il plot twist finale mi è piaciuto, il tuo modo di scrivere è scorrevole e fa venir voglia di proseguire. Devo ammettere che essendo questo il primo racconto che leggo su questo sito, hai settato uno standard parecchio alto per u prossimi racconti che leggerò. Spero di leggerti nuovamente in qualche storia appena iniziata, voglio partecipare a costruire la prossima storia!

    • Ciao Mattia e grazie per aver accettato il mio invito di venire a leggermi. MI fa piacere essere riuscito a farti immaginare gli ambienti e la storia soltanto scrivendo. Capisco anche il tuo essere meno preso dalla seconda parte, lì c’è stato quasi uno switch di genere e quindi ci sta avere un genere preferito rispetto ad un altro.
      Spero di riuscire a mantenere alti gli standard allora.
      Alla prossima storia!

  • Ciao Lilitho! Ti faccio davvero i complimenti per la storia. Una bella storia con un bell’intreccio e, decisamente, un bel finale. Hai fatto intuire benissimo il suo “trapasso” senza dover specificare nulla e la pace che finalmente trova è palpabile. Anche io come lettirce mi sono sentita svuotata dal peso, anche se non era mio.
    Ti ringrazio ancora per avermi fatto scoprire la tua storia, anche se alle battute finali.
    Ho scoperto per caso questo sito ma mi piace moltissimo: ti permette di superare i blocchi dello scrittore e conoscere tanti punti di vista differenti. E di immedesimarti nelle storie degli altri.
    Dunque alla prossima e grazie per aver condiviso il viaggio di Fabio ^^

    • Ciao anniegif. Ti ringrazio per essere passata e per il commento. Il bello della piattaforma è proprio dare sempre nuovi spunti, nuovi modi di vedere. E questo secondo me rende anche più facile per il lettore immedesimarsi, soprattutto quando il capitolo segue la scelta preferita.
      Io continuerò a leggere la tua storia e spero di ritrovarti sotto le mie storie.

  • Ciao Lilitho, bellissimo finale 🙂
    Mi spiace essere arrivato un po’ troppo tardi per giocare la storia passo per passo ma almeno ho dato una mano a giudicare l innocenza di Fabio 🙂
    Ti dico la verità, inizialmente leggendo la storia (forse un po’ reduce da Persona 5) ho pensato stessi parlando di un metaverso creato dalla cognizione di Fabio (dove in questo caso si sentiva giudicato dal mondo, indi per cui la presenza della giuria) ma avevo intuito fosse morte nel momento dell incontro con Leo, e poi tu me l hai confermato nel tuo commento qua sotto 🙂
    Ora sarei curioso di sapere cosa sarebbe successo se Fabio fosse stato giudicato colpevole, avevi pensato a un finale alternativo? 🙂
    Comunque, il bello the incipit è che la storia non prende mai la strada che noi abbiamo in mente 🙂 si evolve, Cambia e noi autori stessi la seguiamo come spettatori della nostra stessa opera 🙂
    Detto ciò spero di rileggerti presto, dall’ inizio stavolta 🙂
    A presto 🙂

    • Ciao BlackCat0. Come dici tu il bello della piattaforma è l’adattamento. La storia l’avevo immaginata completamente differente e già dal primo capitolo ci sarebbero state 3 percorsi completamente differenti. Avevo pensato a tre finali alternativi, in base alla scelta della giuria.
      Innocente = redenzione. Fabio riesce a perdonare se stesso e si riunisce al vecchio amico
      Colpevole = dannazione. Fabio non vuole perdonarsi ed è costretto al nulla totale, al vuoto.
      Giuria astenuta = Fabio non riesce ancora a perdonarsi. Quindi avrebbe vissuto in una sorta di limbo, aspettando una nuova chiamata al giudizio.
      Queste erano le mie tre idee per i finali. Quando dico che il finale poetico è dato dai lettori intendo proprio questo. Le tre scelte avevano toni e ritmi completamente differenti. Il finale sarebbe potuto essere poetico, così come aggressivo, violento.
      Ma è il bello della piattaforma.
      A presto!

  • Commento per raccontare un po’ di retroscena e aggiungere dettagli in più che magari non sono potuti venire fuori per i caratteri limitati.
    Come detto a red il primo capitolo avrebbe portato a storie completamente diverse, ma questa è la storia che voi avete scelto.

    !!! SE NON HAI ANCORA LETTO IL CAPITOLO FINALE NON LEGGERE !!!

    Iniziamo…

    Fabio è morto. Dall’inizio della storia, in quel bar ha inizio il percorso per giudicare la sua anima (scoprendo dunque le verità che nasconde). La porta è quella del legno, simbolo di qualcosa di semplice, ma allo stesso tempo duraturo. Entrato nella stanza trova un libro, in cui è scritta tutta la sua storia e a cui interno, appunto, ci sono anche le verità che ha tenuto nascoste. Qui per la prima volta troviamo la Lettera e capiamo che lì c’è la cosa più importante che permetterà il giudizio della sua anima, inconsciamente Fabio sa, tanto che chiede scusa, ma poi tornando nella stanza fugge ancora da quella verità, volendo andare avanti con le pagine del libro. Durante il “viaggio”, Fabio subisce torture (il chirurgo letteralmente lo squarcia, indicando quando il suo peccato fosse profondo e quanto quella verità è stata nascosta, sigillata). Il chirurgo per la prima volta lo mette davanti alla realtà, non è lui che ha il controllo, non è lui che sceglie quale pagina del libro aprire. Lui deve essere giudicato. «La verità non si sceglie, Fabio. La si affronta.» gli dice.
    Questo è rimarcato successivamente, quando Fabio cerca di fuggire in una nuova pagina, ma si ritrova ancora al cospetto del chirurgo che, dopo avergli estratto la lettera dall’interno (ancora una volta simboleggia quanto nel profondo Fabio ha voluto nascondere quello che ha fatto) gli dice che non è ancora disposto ad accettare il dolore e pertanto non potrà leggerne il contenuto.
    A questo punto le “indagini” sono terminate. La prova c’è (la lettera ritrovata). Quindi come si procede? Con il processo, ovviamente.
    Il Giudice, con la sua maschera, inespressiva, sorridente. Di chi sa che sta giudicando e dunque si sente superiore.
    La Giuria: marionette con i fili, ma senza burattinaio. Marionette perché sono controllate da qualcosa, voi lettori lettori nel ruolo di giuria eravate controllati da qualcosa. Ma non il burattinaio, bensì le emozioni, la storia di Fabio. Tra di loro alcune sono concentrate, altre “sembravano sul punto di addormentarsi”, prendendo decisioni a sentimento, senza realmente comprendere.
    Il pubblico: esseri deformi che vorrebbero giudicare, ma non è il loro compito. Orecchie spropositate, per ascoltare tutto, ma capire solo quello che a loro conviene, denti come coltelli, affilati, pronti a parlare per far del male, occhi che si muovono indipendenti, per guardare tutti, osservare tutto. Parlano tra loro, spettegolano “come se tutto quello che stava accadendo fosse uno spettacolo comico”. Metafora di alcune persone, sempre pronte a dare giudizio taglienti, ad osservare tutto, ascoltare tutto solo per capire male e spettegolare tra loro, proprio perché sono semplici spettatori delle vite degli altri.
    Poi c’è l’Accusa, ovvero Fabio stesso. Perché Fabio (o meglio una sua copia) accusa se stesso? Perché è lui stesso che si sente in difetto, lui sa inconsciamente di essere in difetto, sa di aver nascosto qualcosa talmente nel profondo che ora neanche lui riesce più a leggere cosa.
    Il Giudice prova a leggere la lettera, ma non riesce a leggerla. Un’anima può essere giudicata, ma spetta a lei voler essere salvata o meno. Deve lei lottare per la salvezza. Dunque solo Fabio può leggere quella lettera. Solo lui può decidere se affrontarla e lottare per la sua anima, o arrendersi al giudizio del tribunale. E lui cerca di lottare. Ma a prima vista la lettera lo mette ancora più di fronte a qualcosa di grave che può aver fatto. La lettera lo avvolge completamente, ed inizia il vero viaggio interiore.
    Rivive il suo passato, i suoi ricordi con Leo. Rivive la sua infanzia, le sue promesse. Il suo peccato.
    Ricorda come il peccato lo abbia sempre perseguitato (sogna un bambino che chiede aiuto, ma non ricorda più chi fosse). Ricorda quando ha trovato la lettera scritta dall’amico, ricorda di quando ha ricordato chi fosse realmente e cosa avesse fatto. “Per la prima volta vede chi è davvero. E cosa ha fatto.”
    Ora il giudizio può essere dato. Siete stati voi la giuria. Avete letto la sua storia, guardato come ha reagito. La lettera è stata aperta e ora la giuria può decidere.
    Il mio è stato un esperimento. La giuria giudicherà Fabio adulto o bambino? Il peccato di Fabio è aver lasciato morire l’amico oppure aver dimenticato? Le emozioni del suo racconto influenzeranno la decisione? O saranno oggettivi?
    Non c’è una risposta giusta. Non una risposta sbagliata. Come detto siete state marionette guidate dai fili dell’emozione. Non esiste una giuria oggettiva, proprio perché il sentimento fa parte della natura umana.
    Voi avete salvato Fabio. Per voi ha meritato la salvezza. È potuto quindi uscire da quel bar, sentirsi leggero e leggere la lettera di Leo. La lettera dunque diventa metafora di peccato. Se quella di Fabio era l’abbandono di Leo, quella dell’amico era il non essere stato sincero con l’amico tanto che lui parla di “quando CI siamo lasciati”. Per la prima volta si sente grato di aver vissuto quelle emozioni con Leo, è grato di essere stato perdonato dall’amico e dunque lui stesso si è perdonato. È così finalmente può andare dove merita, vicino l’amico. Ha finalmente la possibilità di riunirsi a lui.
    “Il respiro si fece più profondo, poi calmo, poi… nulla. Non fu un distacco, ma un’unione. Non fu una fine. Fu un ritorno.”
    «Ci sei dovuto arrivare da solo» gli dice Leo. Proprio perché un’anima sarà sempre giudicata. Ma sta all’anima stessa lottare per la salvezza. Leo gli è sempre stato vicino. Il Bambino era lui, ma Fabio lo vedeva distorto, per paura. Di non essere capito. Di essere definito “colpevole” anche dall’amico. Ma è sempre stato lì. Ma non poteva fare niente. Solo assisterlo. Metterlo davanti la sua lettera. È Fabio che deve innanzitutto perdonare sé stesso, per potere essere perdonato.
    I due amici sono insieme. Non hanno più fretta di fare. Hanno tutta l’eternità davanti. “Il tempo non era più una gabbia.” E alla loro nuova vita non manca più nulla.

    Il finale è un mio piccolo pensiero che ben si adatta alla storia. Fabio non cercava il paradiso, e forse nemmeno è lì. La sua felice eternità si trova in uno spazio senza confini, né ingressi. È lo spazio che ognuno ha quando smette di fuggire dai propri errori, torna in pace con sé stesso e finalmente vive.

    • Commento qui!
      Le tre porte avevo capito che avrebbero portato a tre storie diverse: tipico trucco (lo uso anch’io) quando non si sa quale storia è meglio scrivere. Sono contento di aver votato la porta di legno perché così, nonostante fosse un horror, è riuscito comunque a piacermi (le ghost story sono molto belle).
      Che Fabio fosse morto l’ho capito solo quando è uscito dal bar e non so il perché mentre che la giuria fossimo noi l’ho capito appena l’hai descritta. Sul resto non avevo capito un tubo!
      Personalmente io avevo votato “mi astengo” perché non so giudicare le persone e volevo lasciare la palla a te 🙂 Solo leggendo i commenti successivi ho capito che avrebbe portato ad un limbo ed avrei voluto cambiare il voto. Sono contento che abbia vinto innocente, sia perché a me piacciono le storie a lieto fine, sia perché così è uscito fuori un finale poetico che mi è piaciuto.

      Ciao 🙂

      • Ciao Red.
        Sono contento che qualcosa ti sia arrivata anche senza averla scritta direttamente. Un limite dato dai caratteri e dai capitoli è proprio la difficoltà a lasciare tutti gli indizi.
        Sono ancora più contento quando hai parlato del tuo voto. Ha “dimostrato” quello che intendevo con giuria-marionetta. Le emozioni controllano molto le scelte e quindi il te di un momento ha scelto di votare astenuto e poi. avendo più informazioni e quindi nuove sensazione, saresti andato su innocente.
        Detto questo sono contento che il racconto nel complesso ti sia piaciuto e spero di ritrovarti nelle mie prossime storie (ho già qualche idea in mente).
        A presto!

  • Ciao Lilitho,
    il finale vale da solo vale tutta la storia. Poetico e coinvolgente. Sono contenta che alla fine Fabio sia stato considerato innocente, a parer mio non poteva essere altrimenti, soprattutto perchè in quel luogo senza dolore, come scrivi tu, ci si arriva solo “imparando a perdonare”.
    Bravo 🙂
    Spero tornerai presto con una nuova storia.

    • Grazie mille per essere passata e per il commento. La giuria ha votato innocente e Fabio si è salvato. I merito di questo capitolo viene da voi lettori.
      Ho scritto il commento con la “spiegazione” della storia. In cui racconto le analogie ed i riferimenti che ho fatto. Se lo leggerai fammi sapere che ne pensi e se ti trovi d’accordo con concetti/pensieri.
      Alla prossima!

  • 1) ho pianto per la commozione
    2) è un finale poetico
    3) ci hai fatto penare ma hai tirato fuori il meglio di te in questo capitolo.

    Rimane un unico dubbio: ma chi era il tipo che ha dato inizio a tutta la storia? Un altro se stesso? Il fantasma di Leo? O che?

    Comunque noi ci leggiamo alla prossima storia.

    Ciao 🙂
    PS: in alcuni punti horror, in altri comico, in altri drammatico ed in ultimo poetico: devo dire che ci sai fare!

    • Ciao Red. Grazie per essere passato a commentare il capitolo conclusivo.
      Sono contento che ti sia piaciuto e ti abbia suscitato emozioni intense.
      Per quanto riguarda il tipo all’inizio della storia (credo ti riferisca al Guardiano delle Possibilità) all’inizio era pensato diversamente dato che ogni porta creava tre storie diverse. Nell’universo che voi lettori avete scelto Fabio è un’anima che deve essere giudicata. Tutto il racconto narra il suo giudizio. Nel mezzo ci sono tante allegorie tra personaggi e situazione e mondo reale (anche se messo in secondo piano, anche la forma dei personaggi, del tribunale e del resto hanno una spiegazione e non sono lì tanto per). Quindi il personaggio iniziale era l’input che da il via al giudizio, il Bambino alla fine è Leo stesso che è sempre stato vicino all’amico, ma Fabio lo vedeva deformato e spaventoso proprio per la consapevolezza di quello che aveva fatto (prima inconscia e poi conscia). Solo alla fine, dopo aver accettato il suo passato, ha avuto modo di vedere Leo.
      Il penultimo capitolo è stata la svolta. Dando a voi la scelta finale il risultato sarebbe potuto essere salvezza, dannazione eterna, o un limbo. Il finale poetico è vero che l’ho scritto io, ma parte soprattutto da voi lettori.
      Poi non so, magari se ti interessa fammi sapere e scriverò un commento dettagliato sul perché ho scelto determinate forme dei personaggi, determinate parole (Anche «Ci sei dovuto arrivare da solo» ha un significato).
      Detto questo, ti ringrazio ancora e… alla prossima!

  • Eccoci giunti al finale della storia.
    Ringrazio tutti quelli che mi hanno seguito e supportato fino alla fine dandomi continui feedback e spunti nuovi.
    Inizialmente sarebbe dovuta essere qualcosa di totalmente diverso, ma il bello della piattaforma è proprio l’adattamento che porta a cose completamente nuove.
    C’è tanto da dire su questa storia, se avete curiosità o dubbi chiedete nei commenti e farò del mio meglio per rispondere.
    Aspetto di leggere i vostri feedback (sperando la storia non scompaia) e alla prossima!

  • Ciao Lilitho 🙂
    adoro l’horror e ti devo fare i complimenti 🙂
    purtroppo sono arrivato troppo tardi per interaggire con le opzioni della tua storia ma me la sono letta tutta di filia e posso dire che mi ha dato delle vibes miste tra l’horror , il cartunesco e il dramma.
    Correggimi se sbaglio ma ho trovato in te delle influenze di Lewis Carroll (Alice in Wonderland) nel pezzo del tribunale impossibile, e anche un po’ di Carlo Collodi (Pinocchio) per quanto riguarda i riferimenti ai burattini e alla coscienza.
    Ripeto sono arrivato troppo tardi per seguirti in questo racconto , ma hai attirato la mia curiosita’ e ti seguiro’ se deciderai di portare nuovi racconti sulla piattaforma.
    Per ora posso concludere votando l’innocenza di Fabio (In fin dei conti non e’ stato lui a uccidere Leo, salvo colpi di scena nel gran finale 🙂 ) e rinnovo i complimenti per il racconto.
    A presto 🙂

    • BlackCat0 da quanto tempo. Sei stato tra i primi a commentare la mia prima storia sulla piattaforma (non so se ricordi “L’Oscurità in Me”) dandomi tantissimi suggerimenti e consigli,
      Mi fa tanto piacere ritrovarti sotto la mia nuova storia.
      So che adori il genere e quindi ogni complimento è come se valesse doppio. Nei miei racconti ho tantissime influenze diverse che fanno dai libri, ai manga, ai film e cerco sempre di fare mio quello che assimilo dagli altri.
      Nella scelta finale ho dato completamente ai lettori la scelta circa il destino di Fabio un po’ per “esperimento sociale”. La backstory di Fabio influisce sulle decisioni del lettore? SI giudica Fabio bambino o adulto? Non è stato lui a uccidere fisicamente, ma ha abbandonato l’amico condannandolo di fatto. Ci sono un po’ di soluzioni, tutte giuste nel loro modo.
      Spero ti ritrovarti nel capitolo finale e nelle prossime storie che scriverò. Io attendo il prossimo capitolo di Cavalcando il Fulmine.

  • ho avuto indecisione per questo ho aspettato prima di commetnare e votare e ho riletto i capitoli per capire meglio, forse mi sono immedesimata troppo nella giuria, e alla fine voto per la colpevolezza di Fabio.

  • Un capitolo molto bello, toccante, grazie! 😊
    Hai lasciato emergere l’emotività nel lettore con naturalezza, senza forzare nulla. Mi è piaciuto molto.

    Il bambino è colpevole? Forse. La consapevolezza dell’azione non è secondaria. Il suo punto di vista dell’epoca era limitato. Il Fabio adulto non può riparare in nessun modo, nemmeno “confessando”.
    Un crimine “colposo” che gli ha segnato l’esistenza e con il quale dovrà convivere. Un ergastolo in libertà, sì. Ma il carcere più crudele resta quello della memoria.

    Bravissimo. 😁

    P.S. Curiosità: la terzultima riga al presente, che rompe il flusso, l’hai pensata come uno zoom narrativo? Perché funziona, ma salta fuori dissonante e non so decidere se è un vantaggio o no. 😊

    • Grazie Pietro per essere passato e per il commento. Ho creato questa storia pian piano agli occhi del lettori proprio per farlo entrare in empatia con Fabio, creando in qualche modo un legame. Tutto per arrivare all'”esperimento” di lasciare a voi lettori la sorte del personaggio a cui siete “legati”.
      La tua è un’analisi corretta, ma come ho già detto non esistono risposte giuste e sbagliate, solo le sensazioni e le emozioni che il racconto ha dato al lettore.
      Per quanto riguarda la frase al presente, è messa di proposito. Ho voluto spezzare il flusso per dare al lettore l’idea di presente. Per marcare il focus su Fabio che comprende cosa ha fatto e chi è realmente (un assassino? un bugiardo? un traditore?). La frase al presente l’ho intese come uno stacco per marcare che quello che Fabio ha fatto nel passato, si ripercuote anche sul presente e anzi, forse sono proprio nel presente che le ripercussioni sono più forti.

      Ora sono conscio che ci sarebbero potute essere millemila soluzioni diverse per fare la stessa cosa senza rendere dissonante il testo, ma questa è la soluzione che è venuta a me, anche se non la migliore 😂

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