Missione Terra 2.0

Dove eravamo rimasti?

Rosso come... Il rubino (56%)

Ogni promessa è debito

Come previsto, Asmodeo incontrò una certa resistenza nel penetrare l’energia mistica del cerchio, e dovette sfoderare gli artigli. Nike rivolse un’occhiata allarmata ad Alex, esortandolo ad affrettarsi, ma era troppo concentrato per notarlo. Non riusciva a capire a che punto dell’incantesimo fosse.

Asmodeo insistette e, alla fine, riuscì a varcare il perimetro del pentacolo. La barriera magica si richiuse dietro di lui, come una ferita che si rimargina all’istante.

Selene stava indietreggiando, ma era troppo lenta. La testa di drago rivolse a Nike uno sguardo esultante prima di scagliarsi contro la ragazza, proprio quando era per metà fuori dal cerchio. Nike non perse tempo e si frappose tra lei e Asmodeo, facendole da scudo con il proprio corpo. L’artigliata destinata a Selene gli penetrò la carne procurandogli una fitta di dolore che lo fese accasciare sulle gambe di lei. L’urlo di Selene gli arrivò attutito dalla barriera mistica che li separava.

«Un demone che si sacrifica per un essere umano» esclamò Asmodeo, in tono disgustato. «Sei una vera delusione. Ma se è questo che vuoi…»

Nike percepì il corpo di Asmodeo incombere su di lui da dietro, era sicuro che stesse per colpirlo di nuovo, e per lui sarebbe stata la fine. Intravide al suo fianco Reebok, che si lanciò in sua difesa contro il nemico, ma questo lo spinse via con un colpo d’ala facendolo schiantare contro la barriera, per poi scivolare a terra, frastornato dal colpo. Nike approfittò di quei pochi istanti per assicurarsi che Selene fosse fuori dal pentacolo e si voltò, pronto ad affrontare il suo destino. Poi chiuse gli occhi, e attese.

Attese…

Sollevò le palpebre e, davanti a lui, al posto di Asmodeo, c’era una capra.

«Ma no!» esclamò il pasticcere, che nel frattempo si era alzato dalla sua postazione. «Ti avevo detto di trasformarlo in un cane, o chessò… in un gatto. Insomma, in qualcosa di domestico».

Selene rientrò nel cerchio, si accovacciò al fianco di Nike e lo strinse al suo petto, ma lui era troppo preso a osservare quella capra dall’aria incazzata. Sapeva che Alex con il suo incantesimo avrebbe dovuto renderlo inoffensivo, ma non pensava che l’avrebbe trasformato in una… capra. L’animale aveva gli occhi iniettati di sangue e sembrava sul punto di attaccarli.

Alex riprese a parlottare tra sé, come era solito fare quando si rivolgeva al Custode. Il corpo della capra iniziò a vorticare sul posto cambiando aspetto a una velocità impressionante, come se qualcuno passasse in rassegna migliaia di forme diverse. Alla fine, la scelta ricadde su quella di un gatto, un bellissimo siamese dagli occhi infuocati. A quel punto, Alex si ritenne soddisfatto.

«Il pentacolo adesso non serve più» disse, e fece un gesto con le mani come a levare una tovaglia da un tavolo invisibile. La barriera si dissolse.

Fu a quel punto che un lampo di luce dipinse di bianco ogni cosa. Quando la stanza riprese i suoi colori, l’Arcangelo era accanto alla bestiola e stava armeggiando con le sue dita affusolate per estrargli qualcosa di rosso dalla bocca. Mentre gli prelevava un grumo dall’aspetto di una pietra grezza, il colore degli occhi del gatto virò verso l’azzurro.

«Ora tocca a voi» disse l’Arcangelo. Nike e Reebok, che nel frattempo si era ripreso dalla botta, si scambiarono uno sguardo d’intesa.

«Non farà male, vero?» chiese Selene a Michele, allontanandosi a malincuore da Nike.

«Sarà come un pizzicotto» sogghignò lui. «Ma prima occupiamoci della bua» disse, e passò la mano libera prima sulla schiena di Nike e poi sulla testa di Reebok, curando ogni ferita. Poi guardò entrambi, rimanendo in attesa, come ad accertarsi che non avessero cambiato idea.

«Procedi» disse Nike, in tono deciso.

«Ogni promessa è debito» aggiunse Reebok.

L’Arcangelo fece uno dei suoi sorrisi sghembi e prese a manipolare la materia che aveva tra le mani, poi l’avvicinò a Nike e a Reebok, ricavando anche dalle loro bocche un po’ della stessa sostanza rossa, che andò a ingrandire la massa.

«E voilà!» proclamò l’Arcangelo, e aprì la mano. Sul suo palmo un bellissimo rubino. 

***

Alex aveva portato un dolce spettacolare, una sua nuova ricetta. Maddi, dopo cena, aveva insistito per giocare a poker, e Michele stava barando alla grande. Nike sentiva le imprecazioni di Reebok provenire dal soggiorno.

«Non hai freddo?» chiese Nike. Adesso che era umano, non era più così resistente, ma non gli importava. Il profumo di lei lo sentiva comunque, anche senza dover ricorrere a un olfatto soprannaturale.

«No, sto benissimo» mugugnò Selene, accoccolandosi tra le sue braccia.

Erano nelle stessa posizione della sera prima dell’evocazione di Asmodeo, e gli si strinse lo stomaco al ricordo.

«Buon Natale» le sussurrò all’orecchio. «Buon Natale a te» rispose lei, languida.

Il siamese dagli occhi azzurri si acciambellò sulle gambe di Selene e si mise a fare le fusa.

«Asmodeo» lo chiamò lei in tono affettuoso.

Il gatto iniziò a fare la pasta sul suo grembo e, nel farlo, fece bella mostra del pendente rosso che portava al collarino.

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126 Commenti

  • Buon Natale da un “demone” e miao dal suo cattivissimo capo. Che finale!, questa nostra piccola Terra, con i limiti dell’umanità che la popola è davvero contagiosa. C’è forse vita nell’universo ma la Terra e noi siamo unici, questo è sicuro!
    Gran bella storia, grazie Laura per averla raccontata.
    🙋‍♂️🌻

  • Ciao Laura. Ora che ho un po’ di tempo per scrivere e leggere ho recuperato Missione Terra e Missione Terra 2.0. Mi è dispiaciuto molto non aver potuto giocare insieme a te con la storia.
    Entrambi i racconti sono volati in un batter d’occhio, tanto era scorrevole e piacevole la lettura.
    Mi piace come crei le situazioni, delinei i personaggi e li fai interagire tra loro.
    Spero in una tua prossima storia a breve.

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