Potevo diventare uno STALKER vol 2

L’Aria strana di un addio

Addio, addio, amici addio

ADDIOOOOOO

( Bear e Luna – Bear nella grande casa blu)

Era incredibile. Non riuscivo a credere che avesse deciso di continuare. Dopo tutto quello che era successo, dopo le sue parole dure e le mie lacrime, pensavo che fosse finita. E invece… c’era ancora qualcosa. O almeno così sembrava.

Ma quella tregua durò poco. Solo qualche giorno. Era chiaro che qualcosa in lei si era spezzato, e per quanto provassi a ripararlo, non bastava. Non poteva bastare. Mi disse che stava organizzando di prendere le sue cose dalla mia casa e poi andarsene. Per sempre. Girarsi e non guardarsi più indietro.

Quelle parole mi bruciavano dentro. Ero disperato. Continuavo a ripetermi che non avevo fatto nulla di irreparabile. Non ero andato fino in fondo, dopotutto. Era stato un errore, sì, ma non meritavo questa punizione. Lei, però, non voleva sentire ragioni.

E così, arrivò il giorno fatidico. Il giorno in cui sarebbe venuta da me per raccogliere i suoi effetti personali. Quando entrò in casa, l’atmosfera era pesante, carica di tensione. Ogni cosa sembrava più fredda, più distante.

Ma poi, all’improvviso, accadde qualcosa che non mi aspettavo. Giulia si fermò, mi guardò negli occhi, e poi… mi abbracciò. Forte. Quasi con disperazione. Non so se fosse per pietà o perché cercava di aggrapparsi a quel poco di amore che ci restava. Ma in quel momento, sentii una scintilla di speranza accendersi dentro di me.

Dopo quell’abbraccio, le proposi di andare dai miei genitori. Un’ultima visita, un modo per salutare anche loro. Lei accettò, forse più per educazione che per vero desiderio. Quando arrivammo, i miei erano sorpresi. Si aspettavano che Giulia restasse per il fine settimana, come sempre. Ma non era così. Lei voleva solo chiudere tutto.

Il viaggio verso casa sua fu… strano. L’aria era densa di silenzi e tensioni. Ogni tanto i nostri sguardi si incrociavano. Qualche carezza, quasi involontaria, rompeva il ghiaccio. Io ero lì, seduto al volante, e nella mia testa c’era solo una domanda: come posso salvarla? Come posso farle cambiare idea?

Alla fine, non ce la feci più. Con una voce tremante, quasi implorante, iniziai a parlare.

“Giulia…” dissi, cercando di guardarla mentre guidavo. “Io… non posso accettare che finisca così. Non posso perderti.”Lei rimase in silenzio, guardando fuori dal finestrino. La sua mano, appoggiata sul suo grembo, tremava leggermente.

“Ti prego,” continuai. “Lo so, ho sbagliato. Ho fatto una cavolata enorme. Ma non sono andato fino in fondo, Giulia. Non ti ho tradita davvero. Non nel modo in cui pensi…”

Lei si voltò verso di me, con uno sguardo duro ma pieno di dolore. “Non importa. Anche solo il pensiero… anche solo il fatto che hai permesso a un’altra di avvicinarsi… è già abbastanza. Mi hai fatto sentire inutile. Sbagliata. E io non lo merito.”

Quelle parole mi colpirono come un pugno nello stomaco. “Hai ragione,” risposi, con un filo di voce. “Non lo meriti. Tu meriti tutto il meglio, e io voglio essere quello che te lo dà. Ti prometto che non succederà mai più. Mai più, Giulia.”

Lei scosse la testa, guardando di nuovo fuori dal finestrino. “Non so se posso fidarmi di nuovo di te. Non so se riesco a guardarti senza pensare a quello che è successo.”

Cercai di mantenere la calma, anche se dentro di me c’era una tempesta. “Giulia, ti prego. Dammi una possibilità. Solo una. Non ti chiedo di dimenticare, so che non puoi. Ma… possiamo provarci. Possiamo andare avanti. Insieme.”

Il silenzio si fece lungo. La strada davanti a noi sembrava infinita. Ogni secondo pesava come un’eternità.

Poi, mentre uscivo dall’autostrada, sentii la sua voce, bassa e quasi tremante. “Va bene.”

Mi girai verso di lei, incredulo. “Va bene?” ripetei, come se avessi bisogno di conferma.

Lei annuì, senza guardarmi. “Ma non sarà facile. E non voglio promesse vuote. Se decido di restare… devi dimostrarmi che posso fidarmi di te. Non solo con le parole.”In quel momento, sentii una scarica di emozioni attraversarmi. Sollievo, speranza, ma anche paura. Perché sapevo che non sarebbe stato facile. Sapevo che avrei dovuto combattere ogni giorno per riconquistarla.

Eppure, in quel momento, tutto ciò che contava era che lei avesse detto sì.

quanto e inutile la domanda a fine capitolo

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