Il “biscotto”
Sbadigli, ciabatte e caffè: un buon modo per cominciare una probabile pessima giornata. Madame era rimasta a letto, ma a Omo non importava, averla fra i piedi avrebbe solo complicato le cose. Meglio far finta di essere invisibili, prepararsi discreti per uscire a guadagnare il pane e sentirsi saldamente in credito con chi se ne restava volentieri a cuccia e fingeva di dormire.
Si mise comodo: al supermarket aveva scovato delle ciambelline integrali che per consistenza e gusto gli ricordavano certi biscotti pugliesi, introvabili a Roma, che non aveva mai dimenticato insieme al mare e al sole di vacanze consumate in anni ormai lontani.
Il latte caldo, non tiepido né bollente, le possedeva in un attimo; era capace di fecondarle come una linfa miracolosa, le ammorbidiva e le addomesticava al palato, e la granella di zucchero che non faceva in tempo a sciogliersi del tutto procurava una sensazione estatica, intima, intensa quanto effimera, tanto da indurre Omo a replicare subito l’esperienza, prima che la consapevolezza di ingurgitare troppe calorie venisse, puntuale, a rovinare tutto.
“Meglio pensare ad altro” si disse sollevando il coperchio della caffettiera già desolatamente vuota; mise tazza e cucchiaio nel lavandino e si rifugiò in bagno, il pensatoio, il luogo di mezzo tra realtà e volontà; la caverna, la tana, lo studio ovale di ognuno, e anche per lui.
Un orologio a muro messo proprio lì, sopra la porta, era adesso oggetto della sua attenzione. Era impolverato il maledetto; stanco ma inarrestabile, irreprensibile restava severamente ancorato al dovere di ricordare ai “pensatori”, semmai fosse necessario, che c’era un mondo fuori, e un qualcosa da fare, per amore o per forza.
Omo controllò il suo Omega da polso, ereditato da papà, solo per conferma: cavolo, combaciava spietato, e lo condannava alla fretta, prima figlia della puntualità che il suo lavoro gli imponeva.
Prima di uscire, pochi minuti dopo, omaggiò Madame di un bacio lieve sulle labbra, e lei rispose con un tremolio di ciglia che lui finse di non vedere.
Era, la loro, tutta una recita, un rituale, un “io so che tu sai che io so”, che permetteva di affondare le mani nel sentimento che li univa, senza dover compiacere l’apparenza, la buona creanza, le convenzioni; un amore che non doveva spiegare o spiegarsi; era una diafana radice sotterranea che spaccava la pietra con una carezza, e tanto bastava.
Appena fuori Omo si soffermò un attimo a pensare ancora a Madame, che adesso avrebbe potuto prendersi il letto intero, anche la sua parte. La cosa lo metteva di buon umore. La invidiava, e molto, ma farla contenta anche lasciandola sola era lo scopo, e lei di certo apprezzava.
Si guardò intorno. Una smorfia, un leggero brivido, seguito da una malcelata imprecazione, e poi bavero alzato, mani in tasca e via, pochi passi a piedi e un tram, per un nuovo capitolo della sua vita da sfigato cercaguai. Alle sue spalle poteva anche immaginare una tendina spostata dalla piccola mano di Madame che si era alzata per vederlo andar via, anche se non era probabile, anche se non era vero, e lei adesso stava russando di nuovo.
Arrivò al ministero in leggero anticipo, non abbastanza però per risparmiarsi la convocazione del capo che probabilmente gli stava per confezionare il solito cappotto.
– Litiga con la sua subrettina e rompe le palle a noi! – gli suggerì il collega che lo aspettava per il cambio – È arrivato, ha letto una mail e subito ha cercato te. Che hai fatto stavolta per farlo incazzare?
– Mo’ glielo chiedo e ti informo subito – ironizzò lui. – Così che almeno tu puoi cominciare la giornata in grazia di Dio.
– Bravo, grazie; sai come ti voglio bene.
– Sì, un ciufolo! Vado.
Il dottor Grasso, caposezione, facocero e volpino, lo aspettava.
Un toc leggero alla porta e un Omo che non aveva fatto in tempo nemmeno a levarsi la giacchetta si palesò.
– Avanti, vieni, vieni! – disse il capo senza alzare la testa; e aggiunse: – Accomodati – indicando una seggiola di legno.
– Qui? Posso?
– Devi!, oggi è la tua giornata e volevi farti aspettare!?
– Io no, veramente…
– No, non ti preoccupare. Come va, tutto bene? A casa tua tutto ok?
– Sì, tutto bene.
– Bene, bene. – Improvvisamente Grasso sembrava voler prendere tempo, come l’infermiere che tituba prima di infilare una generosa supposta. – Come ti dicevo dobbiamo, dovrai adeguarti a dei cambiamenti, cambiamenti che ti apriranno nuove porte, un futuro di soddisfazione e, direi, di successi. Ecco: successi, direi proprio così. Finalmente avrai un incarico alla tua altezza.
– Ah, io… non vorrà trasferirmi!?
– No.., sì, ma avrai la possibilità che, ripeto, meriti.
– Cambio di ufficio, di piano?
– Di più, di più. Caro Omo, tu da domani sarai in forza al SIS*, alle dipendenze della dottoressa Giuseppina Cataldo. Voleva una donna, ma noi non ci lasciamo intimidire e sarai tu il nostro “Omo a l’Avana”.
– Cataldo? – esclamò Omo rigido come uno stoccafisso – Ma non è quella conosciuta come “Caramella”?
*SIS: Servizio Investigazioni Speciali
E ora: primo giorno...
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16/06/2025 at 19:41
Grazie Blank, ho preferito concentrare l’azione nell’ultimo capitolo, per una storia breve che voleva essere non propriamente un giallo o un triller ma soprattutto il racconto di passioni, nelle sua varie forme, tutte comunque a cementare i buoni sentimenti dei protagonisti senza rinunciare all’ironia ( sempre regina di ogni storia)
Grazie, a presto.
15/06/2025 at 18:57
Ciaoooo
Sono molto contento di essere tornato in tempo per questo finale!
Molto carino, di prima lettura vagamente affrettato come il classico di the incipit, ma dopo un po’ di tempo uno si accorge che in effetti fila davvero bene.
Un’altra avventura per Caramella & Co.
Grazie mille per averci reso partecipi, alla prossima!
16/06/2025 at 19:41
Grazie Blank, ho preferito concentrare l’azione nell’ultimo capitolo, per una storia breve che voleva essere non propriamente un giallo o un triller ma soprattutto il racconto di passioni, nelle sua varie forme, tutte comunque a cementare i buoni sentimenti dei protagonisti senza rinunciare all’ironia ( sempre regina di ogni storia)
Grazie, a presto.
04/06/2025 at 13:12
Ciao fenderman 😊
Sono contenta che l’assenza di cadaveri abbia avuto la meglio sulle votazioni 😅
Non si è capito molto che il bestione avevo colpito Omo, si capisce solo quando sono tutti in ospedale, ma immagino che ci sia sempre da fare i conti con il poco spazio a disposizione 🤷🏻♀️
Lieta del happy end 🤗
Chissà se rivedremo Caramella & Co…
Alla prossima storia ♥️
04/06/2025 at 21:43
Ciao Laura grazie per aver seguito fino in fondo.
In merito al ferimento di Omo volutamente non l’ho voluto dichiare, giusto o sbagliato che fosse ho preferito “sospendere” e rimandare la risposta alla succesiva scena.
Appuntamento a presto e grazie ancora. Ciaooo
🌻🙋♂️
03/06/2025 at 13:26
Evvai! Tutto è bene quel che finisce bene!
Devo dire che queste storie rendono bene i rapporti ma il giallo poco, il che non è un male ma è solo una constatazione. Adoro i tuoi personaggi e spero di rileggerli successivamente!
Applausi! E ci leggiamo alla prossima storia 🙂
Ciao 🙂
04/06/2025 at 21:50
Ciao Red, grazie.
È vero quello che dici, questi non sono veri “gialli” quelli che tante volte si è detto non si addicono a the incipith. Un vero giallo si “divora” in una volta sola e non a puntate, oltretutto molto corte, con l’unico risultato di dover ogni volta rileggere,( o riassumere) almeno per ricordare su grandi linee che succede. I miei sono fatti. Fatti che succedono e interessano persone. Il giallo resta sullo sfondo e non è determinante cogliere ogni particolare, ricordarlo perchè essenziale per seguire i fatti.
Grazie ancora, e a presto!
🙋♂️
03/06/2025 at 12:00
Ciao, ormai il finale in ospedale è diventato un appuntamento irrinunciabile, ma almeno stavolta le ferite sono più lievi… non si quelle psicologiche!!! Quali nuove avventure aspetteranno Caramella e il nuovo acquisto Omo? Ci continuerà a leggere lo saprà!!!
Alla prossima.
04/06/2025 at 21:51
Ciao Isabella, è tutto a posto. Quali saranno le prossime avventure? Boh! Grazie, a presto!
🙋♂️🌻