Luna piena
La luna piena permise alle tre figure a cavallo di continuare il viaggio fino a mezzanotte. In prossimità di un rudere poco lontano dalla strada Maestra, il tizio biondo con la cicatrice sulla faccia decise di fermarsi. Viola aveva intuito da subito fosse lui al comando.
Non c’era granché lì intorno, solo campagna e il profilo nero delle alture in lontananza. L’edificio crollato doveva essere stato una capella per il culto degli antenati, ma ora non aveva più il tetto e solo una parete era del tutto integra. Un grosso salice piangente sembrava vegliare sulla struttura e, forse, sugli spiriti che ancora si trovavano lì.
Il secondo uomo scese da cavallo e afferrò Viola per un braccio, rischiando di farla cadere.
“Fai attenzione, non sono un sacco di patate.” Sibilò lei con un’occhiataccia. Il tipo dai capelli lunghi e una palandrana consumata, gli rispose con un ghigno a cui mancava un paio di denti. “Sarà bene che ti abitui principessa, Stanley sarà ancora meno gentile di me.” Scoppiò in una risata catarrosa, subito interrotta dal tono perentorio del compare.
“Piantala Jeff. Dobbiamo consegnare la ragazza in perfetto stato, niente strane idee.”
“Perché, solo il capo può divertirsi?” Il tipo sdentato prese il mento di Viola tra le mani. “È un pezzo che non mi capita carne giovane.”
Il biondo stese una stuoia sul terreno a ridosso del rudere. “Da Madame Sophie puoi trovare pure delle bambine, ma lei è la figlia di Dora. Toccala e Stanley ti farà a pezzi più piccoli di un mignolo.”
Jeff sputò per terra e si allontanò da Viola. “Lui e le sue ossessioni. Può prendersi tutte le femmine della capitale, eppure continua a pensare a quella.”
Il compare non gli rispose. “Cerchiamo della legna e dormiamo qualche ora. Farò io il primo turno.” Si voltò verso Viola e tirò fuori un coltello. “Ti libero giusto per farti mangiare.”
Un leggero sibilo e le corde caddero a terra. Lei si massaggiò i polsi e prese il sacchetto che l’uomo le allungava. “Ti dovrai accontentare di gallette e carne secca.”
Un pipistrello volò basso sopra di loro e, non molto lontano, un gufo iniziò a bubolare. Viola sentiva che Caleb e Cedric non erano molto lontani e stavano pensando a un piano per liberarla. L’aria della notte era fredda, ma sulla sua pelle aveva l’effetto di una carezza affettuosa. Non era in pericolo, almeno per il momento. Non sapeva perché, ma doveva arrivare a Stanley. Finì di mangiare e si lasciò di nuovo legare, poi si sdraiò dando le spalle al fuoco. Chiuse gli occhi e affidò il suo messaggio al vento. Non sapeva in che modo, ma era certa di poter comunicare con i due ragazzi. Loro dovevano continuare il viaggio verso le montagne, unirsi ai ribelli e trovare gli altri Prescelti. Anche loro erano vicini, ne era sicura.
Ripensò all’ultima frase pronunciata da Gea. “Tua madre non si è sacrificata invano, voleva un futuro per i suoi figli.” C’era qualcosa di sbagliato in quelle parole. In quel momento sentì più che mai la mancanza di suo padre e Lylia. Anche loro la stavano pensando?
L’alba la trovò addormentata. Qualcuno la stava scuotendo su un fianco. “Avanti principessa, è l’ora di muoverci.”
Viola si alzò a fatica, con il mal di testa, il corpo indolenzito e immagini di un sogno che sbiadivano nella mente. Era sua madre la donna con i capelli chiari che le sorrideva da un letto con un neonato in braccio? Oppure era sua sorella?
Il biondo era vicino al fuoco con una tazza, il profumo di caffè riempiva l’aria. Sollevò il braccio nella sua direzione. “Ne vuoi un po’?”
Lei era abituata a bere quello di cicoria, certi prodotti erano inaccessibili anche per la famiglia di un capovillaggio. Non avrebbe voluto, ma accettò la proposta. Il biondo sorrise impercettibilmente, mentre la guardava ingoiare il primo sorso a occhi chiusi.
Stavolta fu lui a caricarla sul suo cavallo, un bellissimo animale dal manto nero. Il pensiero di lei andò a Nube e una fitta le attraversò il cuore. Fu quasi tentata di chiedere notizie all’uomo, ma il timore di scoprire qualcosa di brutto la spinse a rimanere in silenzio.
Erano in viaggio da quasi un’ora, quando all’altezza di un ponte incontrarono una pattuglia di Guardie. L’uomo in testa al gruppo non indossava la divisa, aveva la barba corta leggermente brizzolata, occhi azzurri e una spilla di smeraldi a chiudergli il mantello rosso.
“Vedo che la caccia ha dato i suoi frutti.” Commentò lo sconosciuto senza salutare. “Lei chi è?”
Il biondo glissò. “Una vecchia conoscenza di Stanley.”
“E l’obiettivo principale?”
“Tempo al tempo. Voi avete trovato qualcosa?”
Il tipo con la barba annuì. “Il cavallo con cui è scappato. Ha fatto in modo che seguissimo le tracce degli zoccoli per potersi allontanare a piedi su un’altra strada.”
Il biondo sembrò colpito. “È in gamba il ragazzo.”
Le labbra dell’altro accennarono un sorriso. “L’ho cresciuto io.”
“Tre Guardie ammazzate. L’orfanello sta mettendo a frutto i tuoi insegnamenti.” Jeff ghignò. “Fossi in te mi guarderei le spalle, Mc Gregor.”
Viola sussultò. Quello era il padre di Cedric.
Su chi sarà il prossimo episodio?
- Sui due Prescelti che ancora non conosciamo (33%)
- Sul passato di Cedric (50%)
- Su Viola e la sua famiglia (17%)

14/03/2026 at 01:50
Ciao Melania, ho votato Viola cadrà in un sonno simile alla morte. Può essere un sonno rivelatore.
Sono curiosa che fine ha fatto la madre. A presto