Visto da qui

Dove eravamo rimasti?

Chi la spunterà? Io, Cesare, chi altri?! (50%)

Io sono piccolo

Tema: Cesare ultimo atto.
Svolgimento:
Io sono in camera con Drusilla; lei ha gli occhi un poco lucidi, forse ha dormito poco, o le manca già la scuola… Non sarà mica matta, siamo finalmente liberi, cosa c’è di meglio? Decido di scuoterla ma non reagisce, non sembra aver voglia di parlare né di far niente. Mi chiedo: “Ce l’ha con me? Che ho fatto?”
– Visto da qui, da questa cameretta, il mondo è una cosa complessa disegnata dai grandi, per i grandi. Non ti pare? – butto là a casaccio.
Drusilla: – Eh? Cosa? Che hai detto? – Non mi guarda, gioca con una collana, apre un libro, cerca qualcosa che non le serve.
– Comunque è vero. – ammette – Ma anche giusto. Noi grandi abbiamo delle responsabilità; voi piccoli invece passate il tempo a scaccolarvi e a rompere le scatole. Ci rubate il tempo e lo spazio, siete ingombranti, siete come le zanzare al campeggio.
Io penso che finalmente si è svegliata, anche se non nel migliore dei modi.
– Ah! – dico – dunque tu saresti grande, miss senza tette, brufolina gambe storte?
– Io sono grande, non sai quanto; sicuramente più di te. Ti potrei schiacciare col mio peso se volessi; potrei, ma evito; ti lascio vivere, ti sopporto; anche se non ti stimo.
– …Stimo? Che significa, è una parolaccia?
– Lo vedi, sei piccolo e ignorante, dovresti dormire nel pollaio, non qui con me. E adesso lasciami stare.
– Uhm… esageri. Non mi vuoi più bene?
– No, io ti voglio bene, ma ripeto: non ti stimo.
– Uhm, c’è scritto sul tablet quello che significa?
– Uff! Non lo so. Te lo spiego io: non ti stimo significa che non credo in te, nella tua buona fede, che non ti ritengo una persona per bene.
– Ah, tutto qui? Credevo peggio. Fai bene a non …stimarmi; io sono come Giulio, e sono moolto cattivo.
– Scemo, io dico sul serio. Dai, lascia perdere.
– Però hai detto che mi vuoi bene. O sei già pentita?
– No, io no. Dai, vieni qui, abbracciami. Vieni che ti insegno a giocare a tris.

Più tardi, in cucina,
– Ciao mamma, Drusi mi ha imparato a…
– Si dice insegnato, non imparato.
– …Drusilla mi ha insegnato a…
– Ah dunque s’è svegliata. Me la puoi chiamare che ho da dirle giusto due cosette?
– Potrei, ma che ha combinato?
– Niente, cose da grandi; tu vai a giocare, ma non ti sporcare; e lascia in pace le galline e il cane del vicino, che prima o poi ci farai correre.
– Ok mami, vado; ma la colazione? E poi tu non mi ascolti. Come puoi pretendere che io, io e lei ascoltiamo te?
– Ti ascolto, ti ascolto; ma dopo. Adesso vai, lasciami due minuti con lei.
– Uhm, perché non sei andata al lavoro?
– Perché, perché! Che ti interessa, sei piccolo, che vuoi sapere? Vuoi una bugia? Se la vuoi la invento, uffa! Chiama tua sorella, anzi no, vado io da lei. Tu sparisci.
– Uh, ok; vado. Ha ragione il papi. Dice sempre che hai un caratteraccio… Drusii, Drusillaa, che hai combinato?

Ecco, amici, la breve cronaca di una mattina senza scuola e lavoro, quando i piccoli mondi di casa nostra si scontrano nel poco spazio che c’è, e sempre qualcuno ci rimette. Ora mi tocca spiare quelle due per capire cosa bolle in pentola.
Drusi non esce dalla camera. Deve averla combinata grossa se ha paura perfino della mamma. Eccola, ed ecco la mamma che arriva… non mi vede, io sono una brava spia.
Sento la voce ma non capisco. Devo vedere meglio, devo strisciare… sono un cobra… ecco: Drusi mi da le spalle, mami le mostra qualcosa. È un panno bianco, piccolo… lei sembra tesa ma non arrabbiata. Tende il braccio, la mano. Drusilla non si muove. Ora la mamma si avvicina a lei. Ancora quel panno… caspita, sembrano mutande! Eh, eh. Ma è impazzita? Certo che sì, perché adesso l’abbraccia, si commuove. Cavolo, come vorrei essere lì. Non ci capisco nulla. Ha ragione Drusi: sono cose da grandi, forse. Meglio andare a giocare fuori, a inseguire le galline.
*
Sono contento. Ho appena saputo che zio Tito è tornato dal suo viaggio e che dunque zia Appia e il superciccio neonato Costantino se ne tornano a casa loro.
Domani faremo una grande festa. Siamo tutti felici; loro, e anche noi. Io soprattutto perché riavrò la mia camera; e anche Drusi perché si libera di me. Da quel mattino delle mutande è nervosa, come spersa in una nebbia (non lo dico io, lo dice il papi, e mamma dice che è “normale”); sembra aver bisogno di abbracci, ma fugge e non fugge, e si nasconde come una piccola volpe beccata vicino al pollaio.
Non la capisco. Io non capisco, ma ho la fortuna di essere piccolo, al momento nessuno si preoccupa più di me, sembro invisibile. Drusi però non me la conta giusta, anche se un giorno mi dirà tutto, ne sono sicuro. Per intanto mi godo l’armistizio, mi faccio i fatti miei, osservo e basta.
Al pranzo di saluto reciterò una poesia. Nessuno me lo ha chiesto; ma lo farò, voglio ringraziare Drusi di avermi ospitato, e di avermi reso testimone di un qualcosa che “sta cambiando la sua vita” (anche questo lo dice il papi).
Dirò: – Sorellina ti voglio bene, ti lascio il tuo spazio, ma se avrai paura chiama pure; io se avrò tempo e voglia verrò; e giocheremo a tris.

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118 Commenti

  • Ciao Cesare 🙂
    Grazie per averci tenuto compagnia con la cara Drusi 🙂
    Non prenderterla a male , la poveretta avra’ altre cose da pensare per un bel poooooo’ di tempo e una volta al mese da ora in poi 🙂 goditi l’infanzia che e’ molto breve ed e’ il periodo piu’ bello della vita 🙂 (dopo i vent’anni, quelli sono sacri 😉 )
    Complimenti Ottaviano, un’altra bellissima favola dei giorni nostri che tratta con il giusto sarcasmo scorci veri di vita vissuta 🙂 Non c’e’ bisogno di una morale 🙂 Ognuno di noi la conosce gia’ 🙂
    A presto 🙂

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