Che Peccato!

Un sorriso nel muro

Mi chiamo Tak e non sono il tipo che si fa troppe domande. Le risposte non mi interessano, almeno finché restano troppo ovvie. Per esempio, la mia condizione esistenziale: vivacchio, sto abbastanza bene, niente di che. Non ho grandi ambizioni, non rincorro sogni irrealizzabili, non mi struggo per trovare un senso più profondo alle cose. La mia filosofia è semplice: se qualcosa funziona quel tanto che basta per non farmi impazzire, allora va bene così. Sul muro, la crepa sembra aver allargato il sorriso durante la notte.

Nessuno mi chiede mai come sto, ma nemmeno mi sforzo troppo per dirlo. Quando succede, rispondo con un diplomatico “tutto normale”, accompagnato da un sorriso che sembra più una smorfia. Perché dovrei dire altro? Il mondo è pieno di persone che vogliono sentirsi rispondere che va tutto bene, per poi vomitarti addosso la loro esistenza. 

Se dicessi la verità – che certe mattine fatico a trovare un motivo valido per alzarmi dal letto, che la noia mi scava dentro come un trapano, che sorrido come quelli nei film che sanno di essere comparse – nessuno saprebbe cosa rispondere. Quindi tanto vale tagliare corto. “Tutto normale.” E mi basta.

Dicono che nella vita bisogna fare delle scelte. Io ho scelto di stare solo, a scrivere racconti in un monolocale che sembra il covo di un serial killer. Montagne di carta, post-it ovunque, fotografie sfocate alle pareti, ritagli di giornale che nessuno leggerà mai. 

Un caos controllato? No. Un archivio di frammenti inutili, che non ha senso nemmeno nella mia testa. 

Certi giorni mi sembra quasi di costruire qualcosa, di dare forma a un’idea, di avvicinarmi a una storia che meriti di esistere. Altri giorni mi sento solo un accumulatore di cianfrusaglie mentali, un rigattiere della mia stessa immaginazione.

Qualche volta mi domando se il pazzo sono io o se è il mondo ad avere l’incredibile capacità di sembrare ogni giorno più assurdo. La gente corre, si affanna, si impegna per affrontare il trend social del giorno con sagacia. Io mi limito a osservare, a prendere appunti mentali, a registrare tutto quel circo dentro la mia testa. Forse è per questo che scrivo. O forse scrivo solo perché non ho niente di meglio.

Alla marea chimica delle soluzioni moderne, ho preferito un rimedio antico: la marijuana. È per questo che il mio portafogli è sempre vuoto, ma la mia testa sempre piena. Di fumo, pensieri e sogni che non vedranno mai la luce.

Poi c’è lei.

Non so quando la crepa sia comparsa. Non ho idea di come sia finita sulla parete. Potrebbe esserci da sempre. Un sorriso nel muro. So solo che è lì, in un angolo della mia stanza, e ogni volta che la guardo, qualcosa si agita dentro di me. A volte mi sembra più marcata, altre quasi impercettibile, come se si adattasse al mio stato d’animo, respirando con me. Ci ho passato ore a fissarla, cercando di capire se fosse solo una crepa o qualcosa di più.

Magari è un segno di follia, ma quando parlo con lei mi sento a mio agio. La voce che esce da quella fessura nel muro è sarcastica, fastidiosa, a volte addirittura offensiva. Ma confortante. Immagino sia una di quelle cose strane che succedono quando hai tanto, troppo, tempo da perdere. 

Sono nel mio solito stato di semicoscienza, gli occhi stanchi ma il cervello a tremila. Dovrei finire un racconto per un blog che nessuno segue. Il fumo sale e mi avvolge mentre cerco di decidere se alzarmi a prendere una birra o restare qui, immerso in un pensiero circolare che mi urla in testa. La gravità del divano mi trattiene, il corpo incastrato nel cuscino.

«Allora, Tak, ti sei rotto anche tu, eh? Facciamo un gioco?»

«Di nuovo? Ho da scrivere, devo trovare una storia. Lasciami perdere.» Non posso giocare, è tardi, ho bisogno di qualcosa da pubblicare. O forse voglio solo scappare.

«Ogni peccato è una storia!» Pausa. La crepa ride. Un suono profondo, inquietante. Poi sussurra: «Vieni con me.»

«Uhm. Cosa hai detto?»

«Sette peccati, sette prove. Chi le affronta, vive. Chi non le affronta, resta dove sta. Scegli.» La voce suona divertita. Come se avesse appena lanciato una palla di fuoco nel mio stomaco.

Forse è la maria, forse è la noia. O forse, per la prima volta da molto tempo, sento un brivido di curiosità. La verità è che una parte di me non sopporta più questa esistenza stagnante. Voglio qualcosa. Qualsiasi cosa.

La crepa cantilena, come se potesse leggermi la mente. «Sei dentro, cuor di leone? Allora, partiamo?»

Mi passo una mano sul viso. Inspiro. 

«Ma sì. Che diavolo. Ci sto.» Lo dico senza pensarci troppo. Come se fosse tutto normale. 

Arrotolo l’erba nella cartina. Sto per intraprendere una follia che non ho nemmeno scelto consapevolmente, eppure mi sento già parte di un meccanismo che si muove da solo.

«Divertiti.» La sua risata riempie la stanza, un suono strano, impossibile da decifrare. E poi una luce dalla crepa inghiotte tutto.

Mi stropiccio gli occhi. L’incandescenza pulsa davanti a me. Nessun appiglio. Solo vertigine.

Stappo una lattina di birra e guardo dentro quella maledetta fessura.

Quale sarà la prima prova per Tak?

  • Gola (43%)
    43
  • Accidia (29%)
    29
  • Superbia (29%)
    29
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87 Commenti

  • Ciao Pietro,
    mi ero persa il finale!
    Mi è piaciuto molto, autentico e graffiante.
    “Cammino.
    A piedi nudi tra i detriti del mio ego.” 🙂 Tak è uscito da questa storia recuperando il sé stesso sepolto sotto un macigno di “like” e pronto a mettersi in gioco.
    Bello!
    Alla prossima storia 🙂

  • …Eh, certo il bambino che c’è in fondo, dentro ognuno di noi è custode dei valori fondamentali, e anche della creatività. Il nostro protagonista ha vinto la sua battaglia, ha ritrovato se stesso e ora è libero. Niente più paure, solo sogni da oggi in poi.
    Ci hai proposto un dramma, difficile e a tratti angosciante, ma hai colto il segno. Bravo, grazie. Appuntamento alla prossima avventura.
    🙋‍♂️

  • Ciao Pietro 🙂
    Capitolo davvero intenso, una spinta ulteriore per il nostro Tak
    Ci mostri la vera natura della perversione insita in quella maledetta crepa, la sete umana di conquistare qualcosa che in cuore suo sa essere proibita 🙂
    Beh adesso che ce l’hai presentata vogliamo a tutti i costi sapere Cos’e’ la crepa 🙂
    A presto 🙂

  • Com’è cambiato Tak lo lasciamo per l’ultimo capitolo. Per il penultimo io scelgo “Cos’è la crepa?”

    Devo dire che sono rimasto senza parole mentre leggevo il capitolo: cinico, veritiero e puntuale come un orologio svizzero. Ho trovato carina l’idea della bella donna che in realtà è “altro”. Un po’ fastidiosa la scena su Youporn, forse perché fine a se stessa.

    Ciao 🙂

  • Un divano, una birra calda, un corpo che si arrende. Poi qualcosa si muove nel muro.
    E Tak scopre che il vuoto, a volte, ha le gambe e il profumo sbagliato.
    Forse il capitolo più duro, che mette a “nudo” la storia.

    Grazie a tutti per i commenti e l’apprezzamento.
    Spero di riuscire a tornare presto.
    Ciao!

  • Ciao Pietro,
    ho letto tutti gli episodi in un colpo solo. Mi unisco ai complimenti che ti hanno riservato tutti i lettori. L’esperienza di lettura è stata caleidoscopica e molto stimolante. Più volte mi è tornata in mente una serie tv di qualche anno fa che si chiamava “Room 143”: episodi da 20/30 minuti e trame tipo “Ai confini della realtà”. La tua scrittura vulcanica, multicolore e piena zeppa di cose, mi ha ricordato anche la copertina di “Stg. Pepper …”. Poi mi è piaciuto particolarmente il secondo episodio, quello dei ricordi. Insomma, giudizio positivo. Complimenti.

  • Cosa c’è sotto?

    Questo capitolo è da trip! A parte che non ho fatto altro che ridere, per chi ci si trova in mezzo deve essere una sorta di veglia allucinogena. Bellissime tutte le reazioni!
    Non so dove hai trovato l’idea del centro Coccolistico ma potrei riciclarlo! Grazie ^_^

    Ciao 🙂

  • Tra il baldacchino e il divano c’è un mondo, flash di emozioni incontrollabili, indecifrabili. Un campo minato d’amore polimorfo da attraversare saltellando a casaccio senza fare bum!
    Bravissimo, complimenti al tuo cellulare.
    Ciao, voto ne ho abbastanza.
    🙋‍♂️

  • Ciao Pietro 🙂
    Un altro capitolo scritto bene con la giusta dose di pazzia in esso cosi’ come ci hai abituato nei precedenti capitoli 🙂
    Ma cosa rappresenta veramente questa crepa? Io un’idea me la sarei gia’ fatta ma vorrei vedere che ruolo tu hai in mente per lei 🙂
    Anche Tak, sembrerebbe un pazzo,ma secondo me non lo e’ 🙂
    Ad ogni modo prima di scopreire tutto nel gran finale, io direi che un ultimo viaggio nella crepa ci vuole 🙂
    A presto 🙂

  • Grazie a tutti per i commenti. Perdonatemi ma non riesco a leggere molto in questo periodo.
    Questo capitolo l’ho scritto tutto sul telefono, quindi perdonate anche eventuali orrori.
    La storia di Tak è arrivata a un punto cruciale. Spero che questo folle capitolo sia di vostro gradimento.
    A presto, spero.
    Un abbraccio a tutti.

  • Ammetto che al dildo dorato ho riso abbastanza ^^’ però tutto il resto del capitolo è stato un bel pugno nello stomaco, in senso positivo!
    Ciao Pietro! Complimenti, bellissimo testo! Ho apprezzato tantissimo questa versione della lussuria.
    Ho votato accidia, in fondo la rabbia l’abbiamo già vista e confrontata. Vediamo però cosa deciderà di fare Tak.
    Alla prossima!

  • …una folla di sentimenti, un delirio. Potente e ossessivo. Non una lettura leggera… il dolore sovrasta ogni cosa, fa male. Quel “come pelle viva” ripetuto brucia.
    Voto avarizia e spero in un cambio di registro ( lo dico per te, non per me ).
    Ciaooo
    🙋‍♂️

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