Capitolo 1 – Il ciclo spezzato
Un vagito acuto squarciò il silenzio dell’Ade. Un’eco sinistra, familiare, che ogni notte tornava a lacerare l’oscurità.
Nel profondo del regno sotterraneo, Ecate si contorse sul suo letto di pietra. Un fremito le attraversò il corpo. I suoi lunghi capelli neri, si mossero nell’aria sfiorando la superficie gelida della stanza.
Il parto era imminente. Non un bambino. Non carne né sangue. Ma se stessa.
Ogni notte, il suo corpo si lacerava e si ricomponeva. Un supplizio antico quanto il tempo.
Ecate serrò i denti. Non avrebbe gridato. Non più.
Quando tutto si placò, le sue mani incontrarono un corpo minuscolo, freddo, appena formato. Era lei. Più piccola, più pallida. Le labbra livide, il petto che si sollevava a fatica. I capelli neri fluttuavano nell’aria, mossi da un vento inesistente.
Ecate la sollevò con lentezza, avvolgendola in fasce di seta scura. Il suo corpo tremava. Non per paura, ma per il peso della condanna.
Ogni notte era così. Ogni notte stringeva tra le braccia la propria ombra. Ogni notte la guardava dissolversi all’alba.
«Ade,» sussurrò, la voce spezzata. «Credi che questo supplizio avrà mai fine?».
Silenzio. Nessuna risposta. Le pareti dell’Ade non avevano orecchie per la sua sofferenza.
Accanto a lei, Argo si mosse appena. La sua pelliccia scura si confondeva con l’ombra. Ma i suoi occhi brillavano di un lume antico. Si accucciò ai piedi del letto, emettendo un lamento sommesso.
Ecate chiuse gli occhi. Ancora una volta, Demetra l’aveva abbandonata. L’aveva lasciata spezzarsi, ricomporsi, sopravvivere in un ciclo senza fine.
Una lama sottile di luce lunare filtrava dalla finestra, tracciando un sentiero d’argento sul pavimento.
Poi, un fruscio. L’aria si fece più pesante. Le ombre si allungarono, persero i contorni.
Morfeo era arrivato. La sua figura si staccò dall’ombra con una fluidità irreale.
Il suo manto era un’onda di oscurità in continuo mutamento. Le braccia si allungavano e contraevano, le dita si aprivano come radici d’ombra. Dove avrebbero dovuto esserci lineamenti, si aprivano spirali di nulla.
Ecate lo riconobbe.
«Oh, Morfeo» mormorò, un sorriso appena accennato. «Sei venuto a raccontarmi le tue storie oscure?»
Le ombre attorno a lui si mossero. Il sogno stesso pareva ascoltare.
Ecate si alzò dal letto. La veste fluida si riversò attorno ai suoi piedi come una colata d’ombra. Si avvicinò alla finestra. La luna si rifletteva nei suoi occhi.
«Sono pronta, Avvolgimi nelle tue illusioni».
Una soglia dietro Morfeo si aprì.
Ecate lo attraversò senza esitare.
Capitolo 2 – Sogni cuciti
L’oscurità la avvolse come un sudario liquido, inghiottendola senza peso in una dimensione senza confini.
Qui, nel regno di Morfeo, la realtà perdeva significato, in un susseguirsi di illusioni che sfumavano l’una nell’altra.
Ogni cosa in questo luogo esisteva e non esisteva al tempo stesso: frammenti di una realtà instabile che si ricomponeva a ogni respiro.
Poi, d’improvviso, il vuoto prese forma. Davanti a lei si stagliava una casa di pietra, arroccata su una collina sospesa in un tramonto immobile. L’aria odorava di terra umida e vento d’autunno. Sul portico, una sedia a dondolo cigolava piano.
Seduto lì, con lo sguardo perso all’orizzonte, c’era un uomo. I capelli brizzolati, il volto scavato dal tempo, le mani nodose sulle ginocchia. Perseo.
Il cuore di Ecate perse un battito. L’istinto le urlava che non poteva essere vero. Suo padre era morto da tempo immemore. Ma se i sogni sono ponti tra mondi, anche la morte poteva essere solo un’altra soglia. Un’illusione. Un’eco di un tempo che non esisteva più.
Fece un passo avanti. Le assi del portico scricchiolarono come se fossero reali.
«Padre?»
La voce le uscì esitante, un sussurro annegato nel vento irreale.
Perseo non si mosse. Il suo respiro era lento, regolare, come se il tempo non potesse toccarlo.
Un ringhio basso tagliò l’aria. Argo.
Il cane era al suo fianco, pelo irto, fauci socchiuse in un avvertimento silenzioso. Non si fidava. E aveva ragione.
L’aria si increspò. Il cielo si fece più scuro, il tramonto si contorse in venature d’ombra.
Il sogno stava cambiando. Poi lo vide: dalle profondità del crepuscolo, una figura emerse dal nulla, con passi lenti e misurati.
Un’armatura nera, opaca, che divorava ogni luce. Una spada lunga e sottile, scintillante di un bagliore innaturale. E al posto del volto, solo vuoto. Un’assenza che risucchiava tutto. Si mosse con la sicurezza di chi conosce già l’esito dello scontro: sollevò la spada e tutto crollò con un rumore sordo, disumano.
Si svegliò di colpo: il respiro spezzato, il cuore che martellava nel petto. Le mani strinsero le lenzuola, umide di sudore. Il silenzio della stanza la avvolgeva.
Qualcosa non andava. Tra le pieghe delle lenzuola… Granelli sottili, dorati, di sabbia.
Ecate allungò una mano. Li sfiorò. Sotto il suo tocco il dorato svanì. Al suo posto, un rosso denso, vischioso. Sangue.
Ecate trattenne il respiro.
Cosa farà Ecate?
- Troverà da sola la strada (33%)
- Cercherà Morfeo per chiedere aiuto (0%)
- Cercherà informazioni sul guerriero ad altre divinità (67%)

01/05/2025 at 07:29
Ciao Gaboshere. Anche questo capitolo è interessante. Sembra però un po’ “poco armonico”, nel senso che ogni situazione è racchiusa in una singola frase e forse ci vorrebbe un collegamento “di raccordo”. Nonostante questo il tuo modo di scrivere permette di immaginare la scena, tanto che nella forma più che una prosa sembra di leggere un copione teatrale che dice agli attori cosa fare e dire. E questo è molto interessante.
Il mio voto va alla voce del ricordo.
30/04/2025 at 11:20
Ciao, premetto che in alcuni tratti ho avuto difficoltà a seguire gli eventi, ma mi piace molto l’atmosfera.. è stato un trip! Ti seguo
28/04/2025 at 23:18
La voce del ricordo.
Questo capitolo per me è stato più pesante da leggere. Tutte le frasi spezzate ed il mondo onirico mi hanno reso difficile capire cosa stava davvero succedendo. Interessante che Ade sia furioso perché teme di perderla ma allo stesso tempo sa che non può agire, non ancora, e deve pazientare.
Ciao 🙂
28/04/2025 at 16:44
Premessa tu scrivi davvero bene ed è davvero molto gradevole leggerti .. quindi a prescindere ti seguo …ma non so forse hai messo un pò troppi ingredienti e rischi di farti sfuggire la situazione di mano … il bello delle divinità sono i loro caratteri , le loro storie … loro sono centrali e poi i vari aneddoti gli girano intorno , qui non so , li sto un pò perdendo .. c’è una storia ( bella ) ma fatico a vederci “divinità” .. magari è il tuo scopo eh.. non so di certo un progetto ambizioso ma efficace? .. lo scopriremo solo leggendo il resto di questo racconto … 😛
27/04/2025 at 14:28
Morfeo che l’accoglie nel villaggio!
Narrazione particolare, in cui Ecate si sposta da un posto all’altro senza trovare pace al suo dilemma.
Mi incuriosisce sapere dove vuoi andare a parare: ti seguo 🙂
Ciao 🙂
19/04/2025 at 09:23
Ciao gabishere. Mi piace molto la mitologia in generale e le storie che ne prendono spunto, per questo ho iniziato a leggere con piacere la storia.
La trama è interessante e hai una bella scrittura. Forse ho trovato il secondo capitolo un po’ troppo veloce, sia come situazioni e presentazioni di nuovi personaggi, che come proprio il ritmo che hai dato ai dialoghi, che appaiono molto incalzanti.
Detto questo voto per Morfeo e aspetto il prossimo capitolo.
17/04/2025 at 10:21
Ciao,
Non ci sono un po’ troppe divinità in gioco? E’ vero che le conosciamo dalla mitologia ma mi piacerebbe che fossero più caratterizzate, invece scorrono veloci sulla scena… però è mio gusto personale… 🤷🏻♀️
Morfeo è una divinità intrigante, e voto lui che l’accoglie …
Alla prossima 🤗
17/04/2025 at 21:05
E ce ne saranno delle altre! Quello di Ecate è un viaggio, in cui attraverso i doni degli Dei, che incontrerà man mano insieme a Morfeo e Argo, arriverà a un punto cardine. Loro scorrono veloci perché i loro sono spunti e doni.
16/04/2025 at 19:27
La mitologia mi piace sempre molto …Il bello di quella Greca è che le divinità sono più umane rispetto ad altre ….ti sei presa/o una bella responsabilità a prendere in mano queste storie …quindi anche solo per questo , complimenti …
ho votato perchè cerchi informazioni …( eh si .. do ragione a Laura eviterei “capitolo 2 ” ma forse è stata solo una disattenzione .. 😉 ) ti seguo. alla prossima
16/04/2025 at 21:41
Grazie mille per le tue parole! Sono davvero contenta che ti piaccia la mitologia greca e che tu abbia notato questo aspetto delle divinità. Sarò molto curiosa dei tuoi commenti nei prossimi capitoli, anche se mi mette un po’ di timore perché ci ho “giocato” un po’.
Eviterò di scrivere i capitoli allora, scrivo direttamente il testo!
Grazie per seguirmi e leggermi. Un abbraccio
15/04/2025 at 23:35
Ciao, benvenuta.
Ti dico cosa penso, così mi odi da subito. 😁
Hai una bella scrittura, visiva e controllata. Si vede che sai cosa fai. Lessico ricercato ma non pomposo. Mi piace. 😉
Dalle premesse però, mi aspettavo qualcosa di più crudo, più reale. Per ora è tutto molto “in sicurezza”, quasi reverenziale. Sfiorato… 🤔
Bello? Si. A mio gusto, meritava di andare più a fondo, osare di più. 😁
Ti seguo, sono curioso.
Voto per accorciarsi le maniche e trovare una via da sola. 😉
A presto?
16/04/2025 at 21:43
Cavolo non sei riuscito a farti odiare! Anzi, ti ringrazio di cuore È il primo testo che scrivo, detto sinceramente, quindi non aspiro sia il massimo. Però ho bisogno sicuramente di sapere come migliorare!!
Grazie di esserci
15/04/2025 at 16:47
Ciao gabishere 😀
Benvenuta!
Interessante incipit, che attinge alla mitologia greca 🙂
Bel capitolo 🙂 Solo una cosa: io avrei levato “capitolo 2” (magari ti è sfuggito…) Al massimo, se volevi fare uno stacco avresti potuto usare i *** centrali. Ma comunque è una sciocchezza, eh!
Voto che cercherà informazioni sul guerriero.
Alla prossima 🙂
16/04/2025 at 21:44
Ti ringrazio, eviterò di scrivere i capitoli allora! Grazie di esserci