Dove eravamo rimasti?
Il filo invisibile
«Perché mi stai facendo questo?» chiese Ecate senza voltarsi. Morfeo non rispose, ma le ombre parlavano per lui.
Ecate chiuse gli occhi. Vide sé stessa in una guerra mai scelta, la magia esplosa dalle sue mani, l’abisso che aveva preso forma nel guerriero senza volto. Paura, rabbia, potere incontrollato. La parte che aveva sempre rifiutato.
Riaprì gli occhi. «Vuoi che affronti la mia ombra. Che smetta di temerla.» Morfeo restava immobile, ma le ombre vibravano. Ecate comprese: era giunto il momento. Non doveva più lottare contro quella parte di sé. Solo integrandola avrebbe spezzato il ciclo.
«Hai voluto che lo vedessi.» Le ombre si mossero. Un impulso, un nome: Ares.
«Vuoi che lo trovi. Che mi rivolga a lui.»
Ares, caos e distruzione, inizio e fine. L’unico che poteva salvarla, perché Morfeo non poteva.
«Portami da lui.»
Morfeo aprì le braccia. Le ombre si schiusero. Ecate attraversò il varco. E non ci fu ritorno.
Per un istante, niente. Poi il dolore. Il corpo piegato, il gelo della pietra sulla schiena, le mani aggrappate al suolo. Il vagito la trafisse. Cadde in ginocchio, immersa in una materia nera che era memoria.
Gridò senza voce. E tra le braccia, apparve la bambina. Non immaginata, ma reale.
I loro occhi si incontrarono. Nessuna paura. Solo riconoscimento.
Lei sei tu, dicevano.
Ecate la sfiorò. La bambina sorrise. E scomparve. Non dissolta, ma fusa.
La stanza era vuota. Il silenzio, pieno. Le mani stringevano l’assenza.
Ogni notte era stata uguale. Ma ora qualcosa si era incrinato.
Il cuore batteva più forte. Se la bambina era reale, se quello sguardo era un messaggio, allora il ciclo non era più chiuso.
Strinse i pugni. Non avrebbe più atteso. Avrebbe trovato Ares. E se per farlo avesse dovuto scendere in guerra, lo avrebbe fatto.
Argo l’attendeva. Le fece un cenno e lei gli fu accanto. Muto, fedele.
Non erano soli.
Tra le ombre, Morfeo.
Emerse come un essere d’altri mondi: corpo cucito di sogni e incubi, lembi di memoria e dolore. Le trecce si muovevano come serpenti, le bocche si contraevano, i tentacoli sfioravano il reale.
Accanto a lui, dissolta come un ricordo, l’eco di Beatrice. Mai visibile. Sempre presente.
Ecate strinse il mantello. Non era gelosia. Era vuoto. Il vuoto di non essere mai stata scelta. Ma non importava. Non più.
Il bosco si apriva davanti a loro: alberi spogli, luce rossastra come braci.
Nel buio, una figura rossa. Non parlava. Non si avvicinava. Ma restava.
Morfeo si tese. Le trecce si sollevarono. Un allarme muto.
Ecate strinse il mantello e fece il primo passo.
Argo avanzava al suo fianco. Morfeo seguiva in silenzio.
La nebbia divenne più fitta. Non nebbia vera, ma peso, silenzio, oblio.
Ecate la attraversò. Ne uscì diversa. Il corpo più leggero. Lo sguardo più pesante.
Davanti a loro, un albero. Alto, scuro. Alla base, la terra crepata. Da lì filtrava una luce rossa: sangue vivo.
Ecate si inginocchiò. Posò la mano sul tronco. Sentì il battito. Il bosco era vivo. Non per i vivi, ma per chi aveva guardato l’inferno e non si era voltato.
Morfeo rimaneva immobile. L’occhio sul petto pulsava.
Ecate si voltò. Vide l’addio nei suoi occhi. Tra le ombre, un movimento: l’assenza di Beatrice.
Non era mai stata scelta. Non importava.
Si rialzò.
Un suono spezzò il silenzio: risate femminili distorte.
La figura rossa si muoveva lungo un sentiero invisibile.
Ecate avanzò.
Argo accanto. Morfeo dietro di lei.
Il viaggio era appena cominciato.
Nelle profondità dell’Oltretomba, Ade osservava.
Ecate era stata sua. Lo era ancora. Lo sarebbe sempre stata.
Non servivano catene. Bastava il filo invisibile intessuto col tempo.
Non aveva scelto davvero di andarsene. Lo sapeva. L’aveva lasciata vagare, illudersi. Ma ora qualcosa era cambiato: Ares.
Le fiamme tremolarono. Il regno trattenne il respiro.
Era stato Morfeo a condurla verso Ares.
Il Dio dei Sogni aveva osato sfidarlo.
Ade ricordò.
Morfeo, davanti a lui, tremante d’ombre.
«Sei venuto per lei», aveva detto Ade. «Vuoi che la lasci andare.»
Ade rise.
«Tu puoi sfiorarla nei sogni. Io la plasmo nella realtà. La sua forza nasce dal buio che le ho donato.»
Morfeo emise un impulso profondo. Non parole.
Ade si avvicinò.
«Sai anche tu che Ares è l’unico che può salvarla. Non tu. Mai tu.»
Morfeo abbassò il capo.
«Non ti permetterò di distruggerla.»
Ade sorrise, freddo.
«Non ne ho bisogno. Il mondo la distruggerà per me.»
Il sogno si frantumò.
Ora Ecate era andata.
Ade chiuse gli occhi. Un ringhio sordo gli salì in gola.
Il suolo tremò. I fiumi di lava ribollirono.
Ma Ade non agì. Non ancora.
Perché l’ombra sa attendere.
Ogni passo di Ecate sarebbe stato un altro passo verso il ritorno.
Il sentiero si biforca. Chi chiama Ecate nel buio?
- La voce del ricordo (100%)
- La voce della fedeltà (0%)
- La voce dell'ombra (0%)

01/05/2025 at 07:29
Ciao Gaboshere. Anche questo capitolo è interessante. Sembra però un po’ “poco armonico”, nel senso che ogni situazione è racchiusa in una singola frase e forse ci vorrebbe un collegamento “di raccordo”. Nonostante questo il tuo modo di scrivere permette di immaginare la scena, tanto che nella forma più che una prosa sembra di leggere un copione teatrale che dice agli attori cosa fare e dire. E questo è molto interessante.
Il mio voto va alla voce del ricordo.
30/04/2025 at 11:20
Ciao, premetto che in alcuni tratti ho avuto difficoltà a seguire gli eventi, ma mi piace molto l’atmosfera.. è stato un trip! Ti seguo
28/04/2025 at 23:18
La voce del ricordo.
Questo capitolo per me è stato più pesante da leggere. Tutte le frasi spezzate ed il mondo onirico mi hanno reso difficile capire cosa stava davvero succedendo. Interessante che Ade sia furioso perché teme di perderla ma allo stesso tempo sa che non può agire, non ancora, e deve pazientare.
Ciao 🙂
28/04/2025 at 16:44
Premessa tu scrivi davvero bene ed è davvero molto gradevole leggerti .. quindi a prescindere ti seguo …ma non so forse hai messo un pò troppi ingredienti e rischi di farti sfuggire la situazione di mano … il bello delle divinità sono i loro caratteri , le loro storie … loro sono centrali e poi i vari aneddoti gli girano intorno , qui non so , li sto un pò perdendo .. c’è una storia ( bella ) ma fatico a vederci “divinità” .. magari è il tuo scopo eh.. non so di certo un progetto ambizioso ma efficace? .. lo scopriremo solo leggendo il resto di questo racconto … 😛
27/04/2025 at 14:28
Morfeo che l’accoglie nel villaggio!
Narrazione particolare, in cui Ecate si sposta da un posto all’altro senza trovare pace al suo dilemma.
Mi incuriosisce sapere dove vuoi andare a parare: ti seguo 🙂
Ciao 🙂
19/04/2025 at 09:23
Ciao gabishere. Mi piace molto la mitologia in generale e le storie che ne prendono spunto, per questo ho iniziato a leggere con piacere la storia.
La trama è interessante e hai una bella scrittura. Forse ho trovato il secondo capitolo un po’ troppo veloce, sia come situazioni e presentazioni di nuovi personaggi, che come proprio il ritmo che hai dato ai dialoghi, che appaiono molto incalzanti.
Detto questo voto per Morfeo e aspetto il prossimo capitolo.
17/04/2025 at 10:21
Ciao,
Non ci sono un po’ troppe divinità in gioco? E’ vero che le conosciamo dalla mitologia ma mi piacerebbe che fossero più caratterizzate, invece scorrono veloci sulla scena… però è mio gusto personale… 🤷🏻♀️
Morfeo è una divinità intrigante, e voto lui che l’accoglie …
Alla prossima 🤗
17/04/2025 at 21:05
E ce ne saranno delle altre! Quello di Ecate è un viaggio, in cui attraverso i doni degli Dei, che incontrerà man mano insieme a Morfeo e Argo, arriverà a un punto cardine. Loro scorrono veloci perché i loro sono spunti e doni.
16/04/2025 at 19:27
La mitologia mi piace sempre molto …Il bello di quella Greca è che le divinità sono più umane rispetto ad altre ….ti sei presa/o una bella responsabilità a prendere in mano queste storie …quindi anche solo per questo , complimenti …
ho votato perchè cerchi informazioni …( eh si .. do ragione a Laura eviterei “capitolo 2 ” ma forse è stata solo una disattenzione .. 😉 ) ti seguo. alla prossima
16/04/2025 at 21:41
Grazie mille per le tue parole! Sono davvero contenta che ti piaccia la mitologia greca e che tu abbia notato questo aspetto delle divinità. Sarò molto curiosa dei tuoi commenti nei prossimi capitoli, anche se mi mette un po’ di timore perché ci ho “giocato” un po’.
Eviterò di scrivere i capitoli allora, scrivo direttamente il testo!
Grazie per seguirmi e leggermi. Un abbraccio
15/04/2025 at 23:35
Ciao, benvenuta.
Ti dico cosa penso, così mi odi da subito. 😁
Hai una bella scrittura, visiva e controllata. Si vede che sai cosa fai. Lessico ricercato ma non pomposo. Mi piace. 😉
Dalle premesse però, mi aspettavo qualcosa di più crudo, più reale. Per ora è tutto molto “in sicurezza”, quasi reverenziale. Sfiorato… 🤔
Bello? Si. A mio gusto, meritava di andare più a fondo, osare di più. 😁
Ti seguo, sono curioso.
Voto per accorciarsi le maniche e trovare una via da sola. 😉
A presto?
16/04/2025 at 21:43
Cavolo non sei riuscito a farti odiare! Anzi, ti ringrazio di cuore È il primo testo che scrivo, detto sinceramente, quindi non aspiro sia il massimo. Però ho bisogno sicuramente di sapere come migliorare!!
Grazie di esserci
15/04/2025 at 16:47
Ciao gabishere 😀
Benvenuta!
Interessante incipit, che attinge alla mitologia greca 🙂
Bel capitolo 🙂 Solo una cosa: io avrei levato “capitolo 2” (magari ti è sfuggito…) Al massimo, se volevi fare uno stacco avresti potuto usare i *** centrali. Ma comunque è una sciocchezza, eh!
Voto che cercherà informazioni sul guerriero.
Alla prossima 🙂
16/04/2025 at 21:44
Ti ringrazio, eviterò di scrivere i capitoli allora! Grazie di esserci