La Casa del Tempo Sospeso

Dove eravamo rimasti?

Scegliete: M110 (46%)

Epilogo

Era trascorso un mese dall’arresto. Filippo Valsecchi, in barba alla diagnosi di Alzheimer, aveva riacquistato quasi completamente le proprie funzioni cognitive e, venuto a sapere delle numerose tresche di Linda, aveva confidato al fratello Mario tutta la gelosia e la rabbia covate nei confronti della moglie e dei suoi spasimanti. I due fratelli avevano deciso così di vendicarsi. Mario era un po’ più giovane di Filippo ma, nascosti i connotati dietro una folta barba canuta, era riuscito a farsi accogliere nella Casa del Tempo Sospeso. Sotto le mentite spoglie del signor Bosco avrebbe eliminato i contendenti della cognata, per poi uccidere anche Linda. Nonostante la morte accidentale del fratello, Mario aveva deciso lo stesso di farsi carico del piano criminale di Filippo. L’omicidio di Umberto, però, non era stato pianificato, almeno non in quel modo. Avrebbe dovuto sembrare un incidente; invece, Mario si era lasciato sopraffare dalla rabbia. Vai a sapere poi che fine aveva fatto l’arma del delitto.

Caterina non aveva controllato bene i documenti del signor Bosco; era stata negligente e superficiale. Non aveva agito in malafede, ma alla fine di tutta la faccenda aveva deciso di rinunciare al suo incarico. Ludovica aveva rilevato le quote di Caterina e ora dirigeva insieme ad Amelia la Casa del Tempo Sospeso.

Ludo era perfetta: accogliente quanto basta, ma intransigente se necessario, e traboccava di nuove idee sull’intrattenimento degli ospiti. Amelia doveva solo stare attenta a controbilanciare l’irruenza creativa dell’amica con la giusta dose di ragionevolezza.

Amelia non capiva ancora perché Mario avesse cercato di scappare verso l’edificio dei non autosufficienti. Aveva l’impressione di essersi persa qualcosa. Quella mattina si alzò di buon’ora e andò a dare un’altra occhiata al reparto dove era stato ricoverato Filippo. Era in attesa dell’ascensore quando scorse Angelica davanti alla porta semiaperta del sottoscala. La bestiola sollevò la zampetta anteriore, come per chiamarla, e sparì dentro lo stanzino. Amelia stavolta decise di seguirla. Il gatto la stava aspettando all’interno.

Si trattava di un locale inutilizzato, troppo piccolo anche per tenerci degli scaffali. Angelica si sollevò e con le zampe anteriori spinse contro la parete, aprendo un pannello che nascondeva un passaggio. Il gatto miagolò ed entrò. Scesero per una scala a chiocciola. Il percorso si illuminava grazie ai led di presenza che si attivavano al loro passaggio. Si ritrovò in una galleria sotterranea. Non sapeva dell’esistenza di quel posto, nella planimetria dell’edificio non era riportato. Probabilmente era servito come rifugio antiaereo durante la Seconda guerra mondiale. Era sicura che percorrendolo tutto sarebbe sbucata all’esterno. Mario doveva averlo scoperto, e sarebbe riuscito a fuggire per quella galleria se non fosse stato per i gatti.

Angelica, invece di dirigersi all’uscita della galleria, si fermò a metà del percorso e sparì in un anfratto laterale nascosto nella penombra; nessuno lo avrebbe trovato senza sapere cosa cercare.

Seguì il gatto e si ritrovò in quella che sembrava a tutti gli effetti la plancia di un’astronave.

Macchinari complessi di cui non avrebbe saputo spiegare la funzione e schermi sui quali scorreva quello che sembrava codice di programmazione, erano gli unici oggetti che per lei avevano un senso, il resto le era incomprensibile. Angelica si era acciambellata sulla superfice di qualcosa di molto simile alla console del posto di comando.

«Ma che cavolo…»

Amelia notò una specie di dépliant ad anelli, spesso quanto un dizionario ma con i fogli plastificati. Sul frontespizio le parole erano… instabili, cambiavano in continuazione, come alla ricerca della lingua più adatta, quella conosciuta dall’utente. Dopo qualche attimo, si stabilizzarono e composero il seguente testo:

Progetto convergenza evolutiva – Distaccamento terrestre:

Condividiamo con la specie umana un’origine genetica comune e antica, ma la divergenza evolutiva attuale impedisce l’integrazione delle nostre civiltà. Il vostro scopo è quello di guidare l’evoluzione umana verso la convergenza entro i prossimi 200 anni. Sottoporrete un piccolo campione di umani alla riattivazione dei geni silenti attraverso gli enzimi della nostra saliva. È preferibile l’utilizzo di soggetti anziani; non sperimentare su quelli fertili per evitare mutazioni incontrollate. Se l’esperimento avrà successo si procederà ad allargare il campione così da accelerare l’integrazione, salvando entrambe le civiltà dall’estinzione che ci attende.

Federazione Felina di M110 – Galassia di Andromeda.

Amelia sollevò la testa dal documento e si guardò intorno. I gatti pascolavano in giro, come solo i gatti sanno fare, non avevano l’aria di scienziati alieni indaffarati a realizzare un esperimento evoluzionistico di tale portata. In un angolo, vicino all’ingresso, parecchi oggetti e avanzi di cibo erano stati trascinati lì e ammonticchiati. In cima svettava l’osso di una bistecca Tomahawk.

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210 Commenti

  • Molto bello il finale surreale e felino, sorprendente e perfettamente in linea con l’atmosfera sospesa del racconto. Il ritmo è brillante, i dialoghi arguti, e il colpo di scena finale inaspettato.
    Tra i punti forti della prosa spicca una narrazione vivace, dal tono leggero e ironico, capace di alternare umorismo e riflessione con naturalezza, rendendo la lettura scorrevole anche nei momenti più cupi. I personaggi sono ben costruiti, tratteggiati con pochi ma efficaci dettagli visivi che li rendono memorabili (la Contessa, il Bauscia, Ludovica su tutti). L’uso delle metafore è brillante e originale: immagini come “una palla da demolizione ricoperta di strass” o “l’assalto geriatrico in stile testuggine romana” aggiungono colore e ritmo alla narrazione.
    I dialoghi migliori sono quelli tra Amelia e Ludovica: realistici e teatrali al punto giusto, danno vita a una coppia dinamica e credibile, capace di tenere insieme il cuore e l’ironia del racconto.
    Se dovessi fare le pulci, da lettore di serie B quale sono: in alcuni passaggi, soprattutto durante le feste o le scene più corali, la prosa si dilunga un po’ troppo nei dettagli, rallentando il ritmo. Ma è davvero un’inezia. Brava, Laura.

    • Ciao rupert74 🙂
      Grazie del tuo feedback. Hai fatto un’analisi da editor 😀
      Starò più attenta a non dilungarmi troppo nei dettagli nelle prossime storie, è che cerco di dare al lettore più immagini possibili per crearsi mentalmente la scena, ma forse a volte esagero 😛
      Per quanto riguarda Amelia e Ludovica, sono lieta che i dialoghi ti siano piaciuti, probabilmente ero particolarmente ispirata (quelle due mi facevano quell’effetto).
      Spero di ritrovarti alla mia prossima storia 🙂

  • Ciao Laura, io l’aggiunta del paranormale, visto il comportamento felino, un po’ me l’aspettavo. Gli scienziati alieni però no, soprattutto non all’ultimo capitolo così all’improvviso!
    La tua storia, così come il tuo modo di scrivere mi sono piaciuti molto e questo te l’ho già detto. Sono felice di aver partecipato, anche se a metà strada, alla creazione di questo racconto e spero di partecipare dall’inizio alla creazione del prossimo.
    Ci si legge presto, consapevole che leggere una tua storia sarà sicuramente un piacere e anche uno spunto personale per nuove avventure.
    Alla prossima!

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