“La miglior settimana da quando mi sono arruolato”
Con le sue mura ottagonali, Hobbes era come una testa di bullone rotolata giù da Monte Falcetto e incastrata dove il Bor sfociava nella laguna. Trovandosi quindi in una sorta di canyon, gli inverni erano molto ventosi e le estati erano simili a delle primavere. Quella mattina, però, un banco di nebbia calda era salito dal mare e aveva avvolto le mura in una coltre di salsedine appiccicaticcia che mi era rimasta impregnata sui baffi e tra le foglie del sigaro.
-Almeno c’è un po’ di vento-, pensai, strascicando i piedi sul camminamento. Buttando un occhio verso la laguna, un raggio di sole riflesso sul mare mi colpì in piena faccia, costringendomi a chiudere gli occhi.
Quando la vista tornò normale, la spostai verso la città. Quei tetti li vedevo ogni giorno, eppure sembravano sempre avere qualcosa di diverso.
Quel giorno le strade erano un po’ meno affollate. Nella piazza del mercato non c’era neanche metà della gente che c’era di solito. Da molti comignoli non c’era traccia di fumo, specialmente nella zona del porto. Durante quello stramaledetto Festival del Mare la città si svuotava, e chiunque avesse anche solo una zattera partiva per gli isolotti della baia a godersi un po’ di musica e di birra al sovrapprezzo.
La festa era nata come una cosa nobile: una commemorazione degli eroi della città, che cent’anni fa o giù di lì avevano sconfitto il grande Leviatano, scacciandolo dalla laguna. Lo stesso governatore montava su una barca, assieme al gran sacerdote, e la città li seguiva in una specie di messa marittima, al termine della quale si aprivano i festeggiamenti. E poi solo musica, alcolici e giochi per una settimana intera.
Un gran spreco dei soldi del contribuente, dico io.
Visto che la maggior parte degli Hobbesiani si spostavano al Festival, anche il Corpo di Guardia cittadino vi stanziava la maggior parte delle unità. E visto che stavo antipatico a quel bastardo del Capitano Mulligan, quell’anno era toccato a me essere l’unico imbecille del distretto che se ne rimaneva indietro.
Ma poco male, Hobbes era la città perfetta per fare la Guardia: non succedeva mai niente. Specialmente nel mio distretto, dove vivevano solo vecchi bacucchi e famiglie ricche.
Ogni mattina e ogni sera mi sarei fatto due giri di mura, e nel frattempo sarei stato in panciolle in un ufficio vuoto, a godermi il vento che passava da una finestra all’altra creando una corrente. Il tutto senza nessuno a rompermi le palle se avevo il giaco sbottonato, se non portavo l’elmo o se fumavo dentro.
Sarebbe stata la miglior settimana da quando mi ero arruolato.
Neanche feci in tempo a pensarlo, che quello che mi era sembrato solo un comignolo divenne una colonna di fumo abbastanza considerevole.
-Nessun problema,- pensai, -Sarà solo un fuoco di sterpaglie.-
Scrollai le spalle deciso a ignorarlo, ma il fumo si fece nero, e iniziai a sentire puzza di bruciato.
-Che palle,- borbottai, -Anche oggi mi tocca lavorare.-
Una ventina di minuti dopo avevo trascinato il mio ingombrante culo nanico fino alla fonte del fumo. Era la casa piuttosto grossa di una famiglia ricca, all’incrocio tra Via della Porta Nord e Vicolo degli Oleandri. La trovai totalmente avvolta dalle fiamme, con alcuni vicini che tentavano di domarle rovesciando pentole e secchi pieni d’acqua di pozzo dai loro balconi.
Mi paralizzai. Non avevo idea di cosa fare, col cuore che ancora pulsava nelle orecchie per la corsa dalle mura. Non c’era alcun modo in cui potevo aiutare, la gente dentro era probabilmente già morta, e la casa sarebbe crollata. Bisognava evitare che le fiamme si propagassero nel vicinato, aggravando l’incendio.
Ero solo un nano, però, e nemmeno avevo un secchio. Cosa avrei potuto fare contro la potenza delle fiamme dell’Inferno?
Me ne rimasi lì. Le fiamme che filtravano dalle finestre mi ipnotizzavano, incantandomi come un bambino che vede il mare per la prima volta. Quella casa era spacciata, senza dubbio, proprio perché me ne stavo lì a cagarmi sotto invece di fare qualcosa.
Il silenzioso brusio della mia mente fu squarciato da un rumore stridulo, simile a quello che si sente quando una forchetta o un coltello graffiano un piatto di porcellana.
Proveniva dalla villa.
Lì per lì lo accantonai come uno strano soffio di vento, o lo strusciarsi tra loro di alcuni pezzi di metallo, ma poi si ripeté. Sembrava quasi come se la forchetta sul piatto stesse dicendo una parola, ma non era possibile: le forchette non parlano.
Lo stridio si sentì di nuovo, stavolta scandendo chiaramente una parola: “Aiuto”. La strizza mi aveva evidentemente rintontito, era chiaro che non si trattasse di un semplice stridio. Era una voce, straziata dalla paura e spezzata dal fumo.
Qualcuno era ancora vivo, e stava a me aiutarlo.
Di chi è la voce che mi ha chiesto aiuto dalla villa?
- Un'anziana signora (29%)
- Una bambina (57%)
- Una giovane donna (14%)

30/12/2025 at 09:09
Bell inizio anche se all’inizio le descrizioni del paese degli Hobbesiani non sono chiare.
04/09/2025 at 13:45
Bentornato con un nuovo capitolo. Credo che il nano sia l’unico che non possa accorgersi quando un gas infiammabile lo sta avvolgendo. Ma forse il gas lo aveva già intossicato e quindi non era lucido come dovrebbe.
Il mio voto va a Come Fuliggine
02/09/2025 at 23:35
Ciao, ho votato il fondo del barile. I mesi passati un po’ si sentono (a mio avviso) un po’ nel cambio di registro però comprendo benissimo che a volte scrivere dieci capitoli della stessa storia possa risultare un po’ pesante e si ha bisogno di una pausa. Come ti hanno detto, l’importante è continuare
01/09/2025 at 12:10
Ciao, l’importante è proseguire, magari piano, ma proseguire!!! Certo che il nostro anti-eroe si caccia sempre in un sacco di guai, o sono loro a rincorrerlo? Qualunque sia la risposta, avanti tutta!!!
Ho votato per questione di capocce, mi allineo a chi ha votato prima di me!!! Alla prossima.
31/08/2025 at 21:18
Questione di capocce!
Ciao! Nonostante i mesi passati aspettavo con trepidazione il nostro nano, unica della Guardia Cittadina che fa qualcosa.
Chissà perché ho capito subito che il verde era il gas che avrebbe fatto esplodere tutto. Winston invece no: forse è stato intossicato? O ci sono altre spiegazioni? In ogni caso deve essere vicino alla soluzione (anche se non lo sa), altrimenti perché cercare di assassinarlo?
Ciao 🙂