Winston Brock – Sbirro Nanico

Dove eravamo rimasti?

E ora? "Un posto buono solo per i topi e forse qualche nano" (55%)

“Un posto buono solo per i topi, e forse qualche nano.“

-Bexin, Beyker… ah, Beylon, ecco-

L’impiegato mi passò due bussolotti di cuoio mentre gli tenevo la scala.

-Mi raccomando non danneggi i documenti. Coi titolari defunti, non è il caso.-

-Sì.-

Guardò il mio sigaro:

-Sa che non si può fumare in un posto pieno di carta, no?-

Annuii cercando un tavolo.

Il sole filtrava dalle ampie vetrate della Camera di Commercio.

Mi ero sempre chiesto a cosa servisse l’austero palazzo di marmo in Via Tritoni, e ora l’avevo scoperto: a tenere documenti, liste, elenchi e contratti.

Tutte cose di cui non mi interessava un accidente, ma utili al caso.

Il sistema di specchi appeso al soffitto illuminava le scrivanie senza l’uso di candele, per evitare incendi.

Tutto quell’impegno per proteggere libri mastri e atti di gilda, mentre cinque onesti cittadini erano morti carbonizzati: la diceva lunga sulle priorità di Hobbes.

Tirai fuori una serie di atti e note contabili e li disposi sulla scrivania, pronto per un pomeriggio di lettura.

Siberyn Beylon era un armatore, erede di un piccolo impero mercantile. Aveva sposato Tecla Beylon nel fiore degli anni e avevano avuto un’unica figlia, Alma.

Possedevano una flotta di 20 navi, diversi edifici in città e una discreta porzione di quote del Porto. C’erano anche i loro ritratti, totalmente diversi dai visi rinsecchiti e carbonizzati.

Lo stemma, ora che lo vedevo più grande di quello sull’anello, non era niente male: in una campata il Faro, nell’altra tre navi.

Mandai a memoria tutte quelle informazioni e uscii nel torrido mezzogiorno estivo.

Sapevo di più sulle vittime, ma non era un granché. In che guai si erano cacciati? Chi avrebbe voluto far male a un’innocua famiglia del vecchio soldo?

C’era poco da cincischiare, tutti gli indizi puntavano al Porto. Il pensiero di sgomitare in quel marasma di scansafatiche, però, mi rigirò lo stomaco.

Ahimè, mi feci forza.

Qualcuno doveva portare giustizia alla povera Alma.

Diedi uno scellino al vecchio Mo in cambio di un passaggio oltrefiume con la sua chiatta, aggirando il ponte.

Il magazzino di Lambert sembrava un casinò abbandonato, con tanto di insegna che un tempo doveva essere stata magica.

Il nano all’ingresso aveva tutti i segni di un alchimista incallito: fronte arrossata, e occhi gonfi, ma sorprendentemente aveva ancora le sopracciglia.

Vedendo il distintivo e il mio sguardo sentì il peso della giustizia e mi guidò per una lunga serie di casse, scaffali e scansie avvolte da uno spesso strato di polvere, muffa o peggio.

Era un posto buono solo per i topi, e forse qualche nano.

-Ci sono altri accessi?- chiesi al nano, ma si era già defilato.

Sempre impegnati, gli alchimisti, chissà perché.

Cercai da solo.

Le scansie erano piene di barattoli e fiale. La maggior parte, per fortuna, erano di coccio, perché le poche in vetro mostravano orride brodaglie uscite da qualche storia di streghe.

Misi piede in una pozza di fanghiglia dubbia, evitando appena in tempo una persiana che altrimenti mi avrebbe centrato la fronte.

Essere nani, ogni tanto, porta bene: qualche centimetro in più e mi sarei ritrovato un bel bernoccolo.

Era una vecchia finestra, l’unica non sbarrata. Affinai lo sguardo al buio e trovai a terra delle assi spezzate. La puzza di muffa, in quell’angolo, lasciava il posto a un odore simile alle uova marce.

Qualcuno era decisamente entrato nel magazzino, e se Lambert aveva ragione sugli ingredienti mancanti, aveva poi cucinato fuoco alchemico e lo aveva servito per colazione ai Beylon.

Un rumore alle mie spalle mi fece voltare di scatto.

Tirai fuori l’accendino, cercando di vedere oltre le ombre.

-Guardia Cittadina, gridai, fatti vedere!-

Niente.

Le ombre ondeggiavano come ballerine alla corte del Re Cammello.

La puzza si fece più forte, più verde: riuscivo quasi a vederla nell’aria.

Un altro scalpiccio.

Mi voltai immediatamente.

Niente.

Solo il buio, il verde, e altre ombre danzanti.

Come fa una puzza a essere così visibile? Mi chiesi.

Dove l’ho già sentita?

Uno scricchiolio: inciampai voltando sul piede perno e mi cadde l’accendino.

La puzza continuava a brillare.

Non erano più solo le ombre, anche le scansie, le travi: tutto il palazzo danzava vestito di seta verde.

Riflessa su un barattolo, una figura bassa e bionda mi guardava con occhi impauriti e lacrimosi.

Una figura familiare, certamente, ma al contempo così lontana.

D’istinto allungai una mano e accarezzai il barattolo.

-Andrà tutto bene-, dissi.

Era un copione che sapevo a memoria, ma che non ricordavo di aver mai studiato.

La puzza si fece tremenda, lo sguardo appannato.

D’improvviso capii.

Non era Alma, in quel riflesso, non solo.

C’ero anch’io.

Ero stato al posto suo.

Avevo visto il mondo bruciare.

Il mio piccolo e insulso mondo.

Nessuno mi aveva detto che sarebbe andata bene.

Quando poi ricordai quella puzza, il verde si era mescolato al rosso e tutto si era fatto più caldo e più crepitante.

C’era una sola strada per sfuggire a quella danza letale, la stessa strada dell’ultima volta.

Il mio corpo se n’era già accorto e aveva preso la rincorsa.

Atterrai nel Bor appena prima dello scoppio.

E ora?

  • "Il Fondo del Barile" (25%)
    25
  • "Questione di capocce" (50%)
    50
  • "Come fuliggine" (25%)
    25
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74 Commenti

  • Ciao, ho votato il fondo del barile. I mesi passati un po’ si sentono (a mio avviso) un po’ nel cambio di registro però comprendo benissimo che a volte scrivere dieci capitoli della stessa storia possa risultare un po’ pesante e si ha bisogno di una pausa. Come ti hanno detto, l’importante è continuare

  • Ciao, l’importante è proseguire, magari piano, ma proseguire!!! Certo che il nostro anti-eroe si caccia sempre in un sacco di guai, o sono loro a rincorrerlo? Qualunque sia la risposta, avanti tutta!!!
    Ho votato per questione di capocce, mi allineo a chi ha votato prima di me!!! Alla prossima.

  • Questione di capocce!

    Ciao! Nonostante i mesi passati aspettavo con trepidazione il nostro nano, unica della Guardia Cittadina che fa qualcosa.
    Chissà perché ho capito subito che il verde era il gas che avrebbe fatto esplodere tutto. Winston invece no: forse è stato intossicato? O ci sono altre spiegazioni? In ogni caso deve essere vicino alla soluzione (anche se non lo sa), altrimenti perché cercare di assassinarlo?

    Ciao 🙂

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