Dove eravamo rimasti?
Quesito
Vidi Adriana dirigersi con passo deciso verso un portone in legno finemente intagliato che non avevo mai visto durante tutta la permanenza in quel luogo. La porta si aprì quando lei fu in prossimità della soglia e, dalla mia posizione, udii un vociare e un profumo noti.
I bellissimi ricci di Adriana sparirono in una luce naturale. Venne accolta da figure sfuocate, appena riconoscibili: una donna la abbracciò, un gattino scuro le si strofinò sulla caviglia e un uomo alto, con gli occhiali scuri e un bastone, chiuse il portone alle sue spalle.
Adriana aveva lasciato la Locanda in fondo alla via. O forse, per meglio dire, Adriana era stata accolta dalla Locanda in fondo alla via ed io ne ero stato escluso.
«E questo, dottore, è quello che mi aveva chiesto di scrivere»
Lo psicologo chiuse gli occhi e rimase qualche istante in silenzio, massaggiando la folta barba.
«Crede che io sia pazzo, non è così?»
L’uomo aprì gli occhi e fissò negli occhi il paziente: «Niente affatto»
«E allora perchè ho questi ricordi di una persona morta, di femmes fatali, gatti neri, stregoni e di luoghi che non esistono?»
«Lei è rimasto a lungo in coma dopo l’incidente»
«Mi dica qualcosa che non so»
L’uomo barbuto accennò un sorriso: «Lei ritiene che il coma sia uno stato di totale incoscienza, vero?»
«Non sono un medico ma direi che se un paziente in coma fosse in grado di reagire agli stimoli esterni, non ci sarebbe alcun bisogno di tenerlo intubato in un letto di ospedale»
Il dottore si alzò dalla sedia in pelle e si avvicinò alla finestra da cui comparivano i primi raggi di sole di una giornata grigia: «non ho parlato di risposta a stimoli esterni ma di coscienza. Lei era in condizioni critiche, non avrebbe potuto nemmeno respirare senza l’aiuto delle macchine ma, come accaduto in altri casi simili, i medici hanno registrato una intensa attività cerebrale»
«Le ho già detto che non sono un medico quindi parli chiaro: cosa dovrebbe significare tutto ciò?»
«Forse questo la farà arrabbiare più di quanto non lo sia già ma ho il dovere professionale di essere del tutto sincero con lei» rispose l’uomo mettendosi a sedere.
«Non chiedo altro»
«Secondo la mia diagnosi lei non è, e non è mai stato, affetto da amnesia» disse l’uomo poggiando i gomiti del tavolo e il viso sulle mani giunte.
«Si spieghi: io continuo a non avere memoria di quel che è realmente accaduto. Ricordo solo questi strambi personaggi e un luogo che non esiste. Se non è amnesia, di cosa si tratta?»
L’uomo si schiarì la voce: «non voglio tediarla con tecnicismi. Le dirò ciò che penso in modo diretto: il suo cervello ha continuato a lavorare per tutto il tempo. Come reazione agli eventi accaduti, ha creato la Locanda in fondo alla via. Con il gatto parlante, il vecchio senza lingua, la donna dai capelli rossi e l’uomo cieco che lanciava i dadi»
«Converrà con me che non è una cosa tanto normale»
«È meno anomalo di quel che crede. Il cervello umano è una spugna. Assorbe stimoli anche incosciamente e, in momenti particolari come i sogni, li rielabora. Lei potrebbe provare una certa attrazione per una donna dai capelli rossi e il suo incoscio ha riversato questo desiderio su Morgana. Nox potrebbe essere nato dal luogo comune che un gatto nero sia segno di sventura e magari lei in metro la mattina incontra un mendicante cieco»
«Tiresia sembrava più l’incarnazione del destino. Ad ogni modo, se era un sogno non mi spiego come mai io ricordi più il sogno che i fatti reali»
Lo psicologo sembrò riflettere sul punto: «ho una teoria su questo»
«A questo punto mi dica, non mi lasci sulle spine»
L’uomo respirò profondamente: «a mio avviso, il suo cervello ha creato questi sogni, se così vuole chiamarli, o finti ricordi con un duplice scopo: quello più immediato mi pare sia preparla ad affrontare la perdita di Adriana»
«Non ci è riuscito molto bene»
L’altro annuì con espressione grave: «non è mai facile, per nessuno. Sa che le sono vicino e mi dispiace molto per la sua perdita»
«Grazie. Ha detto che c’era un duplice scopo nella creazione di questi finti ricordi?»
«E lei vuole davvero sapere la mia teoria su quale sia il secondo?» chiese lo psicologo in tono serio.
«Certo. Perché mi fa questa domanda?»
«Perchè se c’è una cosa che questo mestiere mi ha insegnato è che disseppellire quello che il nostro incoscio ha deciso di non farci sapere non è quasi mai piacevole»
«Sono pronto a correre il rischio»
Lo psicologo si grattò il mento. «Molto bene» disse infine, «ma dopo che le avrò detto la mia idea sarà lei a dover rispondere a un mio quesito» concluse. Solo dopo aver ricevuto un cenno di assenso dal paziente riprese la parola: «come le ho detto, lo scopo più immediato era prepararla all’elaborazione del lutto ma, a mio avviso, la funzione principale era quella di nascondere sotto un velo i suoi veri ricordi di quanto accaduto nelle ore precedenti all’incidente».
«Che cosa? Sta dicendo che incosciamente mi rifiuto di ricordare?»
L’uomo sospirò e annuì.
Nessuno fiato per alcuni interminabili secondi.
«E la sua domanda?»
«Perché?»

09/09/2025 at 09:47
Ciao NomeaCaso!
Nell’immediato, la domanda “Perché” dello psicologo, rappresenta un gancio per un eventuale seguito della storia oppure è uno strapiombo che taglia di netto il flusso della storia. Interessanti entrambe le opzioni anche se sceglierei la prima.
Nel complesso la tua storia mi è garbata parecchio e mi ha restituito diverse emozioni, motivo per cui sarebbe interessante avere un prosieguo per cercare una conclusione o un’espansione della stessa.
Alla prossima.
09/09/2025 at 23:35
Ciao, volevo troncare visto che è stato l’ultimo episodio. Anche volendo, da quando mi sono rimesso a scrivere con una certa costanza ho troppe idee (alcune che per una questione di semplicemente di caratteri non posso portare su The Incipit ma magari chissà su qualche altra piattaform) e una nuova idea per un raccontino che ben si adatta al formato di The Incipit su cui ho già iniziato a ragionare. A breve spero proprio di partire
05/09/2025 at 23:43
Il “Perché?” finale dà uno strano senso a tutta la storia.
Quindi Morgana, Tiresia e Nox erano frutto solo della sua immaginazione (o così pare). Sinceramente avrei preferito qualcosa che lasciava il dubbio se era reale o meno. Ma mi accontento del “Perché?”.
Ciao 🙂
PS: ci leggiamo alla prossima storia
09/09/2025 at 23:32
Ciao Red, i finali sono la cosa che dividono di più in assoluto. Volevo evitare di spiegare troppo ma anche di lasciare proprio tutto troppo aperto. Mi avrebbe invogliato prima o poi a tornare su questa storia invece credo che i progetti che nascono su The Incipit in fondo è bene che nascano e muoiano qui
04/09/2025 at 13:31
Ciao NomeaCaso. Con lo svolgersi della storia mi ero fatto un’idea circa quello che poteva essere successo alla coppia e questi ultimi due capitoli me ne hanno dato la conferma.
Per quanto riguarda il finale credo che tutte le opzioni siano valide, dipende dal tono che vuoi dare al capitolo. Quindi ti lascio scelta libera e ci leggiamo al capitolo finale
09/09/2025 at 23:29
Ciao, grazie di essere passato.