Dove eravamo rimasti?
Dinozzo dinosauro goffo
Nel grande museo di storia naturale, tra fossili, scheletri antichi e diorami polverosi, viveva un dinosauro un po’ fuori posto. Si chiamava Dinozzo ed era un gigantesco Tyrannosaurus Rex… o almeno così diceva la targhetta sotto la sua teca. Ma a guardarlo bene, Dinozzo non sembrava per niente minaccioso. Aveva un sorriso un po’ storto, le zampone posteriori sempre in bilico e due braccine così corte che non riusciva mai a grattarsi quando gli prudeva il naso.
A differenza degli altri scheletri, tutti composti, fermi e serissimi, Dinozzo aveva il brutto vizio di… muoversi. Di notte, quando il museo chiudeva e tutto diventava silenzioso, lui prendeva vita. Ma invece di ruggire e far tremare le vetrine, Dinozzo inciampava sui suoi stessi piedi ossuti e faceva cadere i cartelloni informativi. Una volta si impigliò in un cavo dell’allarme e lo fece suonare per tre ore. Un’altra volta finì con la testa infilata in un vecchio casco da astronauta della sala accanto.
Gli altri fossili – un triceratopo impettito, uno stegosauro un po’ snob, e un vecchio plesiosauro che parlava con accento britannico – scuotevano le ossa ogni volta che lo vedevano. “Un T-Rex dovrebbe essere terrificante,” dicevano. “Non un disastro ambulante.”
Ma Dinozzo non voleva rassegnarsi. Desiderava essere ammirato e temuto come un vero re dei dinosauri. Passava le notti a esercitarsi: provava a camminare con passo deciso, a fare rugiti profondi (che però suonavano più come colpi di tosse da scheletro) e a fare sguardi minacciosi, anche se con quelle orbite vuote era un po’ difficile.
Un giorno, sentì dire da un custode che presto ci sarebbe stata la Notte dei Dinosauri, un evento speciale in cui il museo sarebbe rimasto aperto tutta la notte, con luci colorate, musica e bambini in pigiama venuti a vedere gli antichi giganti. Dinozzo capì che quella era la sua occasione per brillare.
Si preparò con cura. Si fece lucidare le ossa con la cera per pavimenti, si sistemò in una posa che gli sembrava molto fiera e praticò il suo “Roooaaar!” per ore (che però suonava ancora come “Reh… rehh… cof cof!”). Ma proprio la sera dell’evento, inciampò nella sua stessa coda mentre cercava di mettersi in posa e finì a rotolare giù dalla sua piattaforma, schiantandosi su un pannello illustrato che spiegava l’estinzione dei dinosauri.
I bambini esplosero in una risata enorme. Alcuni si avvicinarono per aiutarlo, altri gli fecero il solletico sotto le costole, e uno gli mise un cappello da cowboy in testa. Dinozzo rise anche lui, per quanto un T-Rex possa ridere, e iniziò a giocare con loro. Presto tutti i bambini volevano solo stare con lui, e gli altri dinosauri si ritrovarono a guardare da lontano, un po’ gelosi.
Da quella notte in poi, Dinozzo smise di voler essere spaventoso. Scoprì che era molto più bello essere amato per come era, anche se goffo e tutto ossa. Ora, ogni volta che c’è una visita notturna al museo, si può sentire un debole “Reh-cof!” in lontananza, seguito da un tonfo e tante risate.
E da qualche parte, nel buio, Dinozzo si sta probabilmente incastrando di nuovo in un cartellone, felice come non mai.
Ora chi c'è nel museo?
- Un custode (14%)
- Un topo (64%)
- Bambino (21%)

20/08/2025 at 11:35
Ciao Briar!. Ho letto i due capitoli e li ho trovati molto dolci e divertenti. Ho notato che sono articolati nello stesso modo e sarebbe bello vedere la Mummia e Dinozzo, assieme, in azione tra le righe di qualche capitolo. Intanto ho votato per il topo.
13/06/2025 at 08:14
Ciao Briar, un altro personaggio buffo e pasticcione, molto carino e piacevole anche questo episodio.
Scelgo il bambino, brava!
30/05/2025 at 11:24
Divrtnt e riflessivo. Devo dire che mi piace la scrittura che hai e fai ridere nell storie. Custod
29/05/2025 at 09:39
Acnhe questo capitolo è divertente e scritto bene. In ogni museo c’è un topo credo
29/05/2025 at 09:20
Storie da raccontare per la buona notte ai pargoli. Mi piacciono e visto che parlo di pargoli voto bambino