Solo per questo fine settimana

Dove eravamo rimasti?

Le dinamiche iniziano a vacillare, le rimettiamo in equilibrio o le buttiamo giù una volta per tutte? Confessione (Matilde) (40%)

Rottura?

Guidati dal rumore — anche perché chiamarla musica sarebbe stato offensivo — arrivammo davanti a uno chalet lungo circa dieci metri, se contavi anche gli otto di fila all’ingresso.
Uno di quei posti progettati per trenta persone con all’interno duecento cristiani. Tra la spiaggia e il locale c’era tanta di quella gente che iniziai a pensare di essere io l’unico stronzo che rimaneva a casa la domenica.
Non che mi mancassero la maglietta appiccicata alla pelle, le luci intermittenti dentro gli occhi e l’odore che non sapevo più se provenisse dalle alghe o dalla folla.
Matilde si mise in coda, le mani ancorate alla borsetta, mentre con lo sguardo sembrava alla ricerca di un portale che la portasse ovunque lontana da lì.

Forse ero in tempo per rimediare.

— Odio fare il guastafeste — le urlai all’orecchio cercando di sovrastare l’impianto — ma ho bisogno di fare due passi. Mi accompagni? — conclusi, mentendole per la prima volta.
Lei staccò una mano dalla borsetta trascinandomi verso la spiaggia senza neanche provare a nascondere per un istante il sollievo sul suo viso.
Sembrava gracile, eppure tirava come se stessimo scappando da un palazzo in fiamme.
Dopo qualche minuto eravamo abbastanza lontani da sentire solo il rumore delle onde e dei nostri respiri affannati.
— Va meglio… adesso…?
Annuii, anche se non ero sicuro che la domanda fosse per me. Poi mi accasciai sulla riva brontolando qualcosa sulla mia imbarazzante condizione fisica mentre Matilde, riacquisita la spavalderia del Blue Train, si sistemò accanto a me.
— Se stai provando a farti fare la respirazione bocca a bocca, sappi che non attacca.
— Peccato… — azzardai un sorriso, seguito da un interminabile silenzio.

Era una situazione surreale.

Io, in spiaggia a mezzanotte, a scambiarmi frecciatine con l’ex del mio migliore amico. No, non era surreale: era proprio una situazione di merda.
Per fortuna — se fortuna vogliamo chiamarla — Matilde mi strappò via dai sensi di colpa.
— Rob — esordì, mentre disegnava semicerchi sulla sabbia con le dita.
— Non ti ho ancora ringraziato per prima. L’ho capito sai? Non eri tu quello che aveva bisogno di fare due passi.
— Non so di cosa parli. Non avevo previsto il triathlon, ma mi andava di sgranchirmi un po’ le gambe — sorrisi, mentendole per la seconda volta.
— Se lo dici tu.
Matilde però non sembrava intenzionata a mollare la presa.
— Avevo solo paura di metterti in una situazione scomoda. Non fraintendermi, te la saresti cavata benissimo, ma quando ci si mette, Claudio è proprio uno stronzo.
— Chi?
— Il mio ex. Pietro è il suo migliore amico. O pensavi che l’invito alla festa fosse una rimpatriata del liceo? Si mette a fare il porco con la prima che passa e poi torna da me. Lo fa sempre, si diverte a rompermi.
Tirò fuori dalla tasca ciò che rimaneva di una sigaretta e l’accese. La piccola fiamma le illuminò il volto e apparve chiaro che Claudio, a rompere Matilde, fosse parecchio bravo.
Io mi limitai a stringerle la mano.
L’ultima volta che avevo provato a confortare qualcuno era finito a dormire su un tappeto con la sindrome dell’abbandono.
— Che succede? Provi pietà o ci provi e basta? — disse, senza rendersi conto che una battuta del genere più che spezzare la tensione, rischiava di spezzare me.
— Anzi, lascia stare. Preferisco non saperlo.
Meglio così. Ad essere sincero non volevo saperlo neanche io.
Poi mi porse la sigaretta e mi poggiò la testa sulla spalla. Dopo un turno al jazz club e innumerevoli sigarette, i suoi capelli avevano ancora il coraggio di profumare come pesche.
Restammo così per un pezzo: lei appoggiata su di me, io con lo sguardo fisso su un punto dell’acqua che avrebbe smesso di esistere se solo avessi smesso di fissarlo. Ogni tanto mi avvicinava il filtro alle labbra senza nemmeno guardarmi, come se mi avesse già disegnato i confini senza che me ne accorgessi.
Fumammo in silenzio, era più facile gestire il fumo che una conversazione.
Mi strinse un po’ più forte.
— Ti da fastidio? — chiese all’improvviso.
— Cosa?
— Questo. 
Fece un gesto vago che includeva la mia spalla, il fumo, il mare.
Ci pensai un po’.
— No — risposi infine.
Lei sorrise appena. Non che la vedessi in faccia da quella posizione, ma mi piaceva pensarlo.
Finché sentii il suo peso spostarsi di un millimetro, quel tanto che bastava per farmi capire che, se mi fossi mosso anche io, avremmo superato una linea invisibile.
E quella linea aveva il nome di Leonardo.
Rimasi immobile un istante, consapevole che essere incazzato con lui non mi dava il diritto di romperlo.
Non di nuovo.

Matilde buttò la sigaretta nella sabbia sotterrandola con il tacco.

— Dovremmo tornare — disse.
Non avevo capito se fosse una domanda, ma annuii lo stesso.
Anche se nessuno dei due si mosse davvero.

E' il momento per Rob di prendere una decisione

  • Leonardo (100%)
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  • Sceglie l'amico (0%)
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93 Commenti

  • Il 2025 è stato un anno pieno sotto mille punti di vista.
    A inizio anno sono riuscito a essere molto più presente in questa community rispetto a quanto lo sia stato nell’ultimo semestre.
    Ho comunque condiviso molto nelle vostre storie e molti di voi hanno fatto lo stesso con le mie, quindi ci tenevo ad augurare a voi tutti un felice anno nuovo.
    Possa il 2026 essere ricco di nuove storie degne di essere raccontate.
    Scritte o vissute che siano.

    Un abbraccio virtuale a tutti.

    • Ciao Melania, grazie mille per essere passata e per il tuo feedback. Sai cosa penso della tua scrittura, quindi ti lascio immaginare quanto piacere mi faccia il tuo commento. Matilde è entrata per rompere gli equilibri e sono felice che sia stata scelta la confessione, perché è proprio quello che mi serviva a preparare il terreno per la rottura finale.
      A presto!

  • Ciao Mattia 🙂
    Eccoti di nuovo, compagno del club “the later years”.
    Che dire il capitolo fila liscio come il ketchup tra le labbra di Matilde. Rob che ci prova sperando che nessuno se ne accorga (certo Rob credici) ma è un grande avrei fatto lo stesso nella sua posizione xD (povero Leo) . Innanzitutto, aver messo Back to Black all’ inizio, sebbene non detto da te specificamente, mi ha spinto a leggere il capitolo con la canzone in sottofondo e funziona benissimo. Il capitolo è pieno di battute esilaranti e metafore messe nei punti giusti al momento giusto 🙂
    Ero propenso al tradimento, ma questa volta faccio il bravo e voto la confessione di Matilde 😉
    A presto 🙂

    • Momento momento momento.
      Quindi bastava prendersi una pausa per farti smettere di inveire contro Leo? 🤣
      Grazie per essere passato Black, come vedi ho resistito per qualche mese, poi sono ricaduto nella tentazione di abbandonare le storie a sé stesse. Non c’è una gara, ma se ci fosse stata mi avresti battuto 3 a 0. 😁
      Ci rileggiamo (spero) presto!

  • Sai che non lo so? Tiro a caso… roll… roll… 6! Tradimento! Lì in mezzo si trova Leo e tanti saluti…

    Ciao! Finalmente un nuovo capitolo delle (dis)avventure del nostro Rob. Nonostante tutto, Matilde rimane sul pezzo e continua a starmi simpatica. Rob, invece, fa sempre più la figura del cretino (anche se la cosa dei canguri alla fine è servita 😛 ).
    Vediamo come prosegue questa enpasse 🙂

    Ciao 🙂
    PS: la metafora del raccontarsi ad uno sconosciuto perché domani c’è l’apocalisse, mi è piaciuta 🙂

    • Ciao Red, grazie per essere passato.
      Era il momento di incrinare leggermente Matilde. Avevo provato anche nel capitolo precedente ma poi mi sono lasciato ammaliare. A questo giro nessuna pietà 😀
      Nemmeno per Rob ovviamente, non può certo pensare di farla sotto al naso a Leo e uscirsene pure pulito. Giustizia karmica nel pieno delle forma.

      Ci leggiamo presto!

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