Il Detective Kuruma

Il ritorno di kuruma

Il fumo delle sigarette si mescolava all’odore pungente di alcool in uno squallido bar ai margini di Tokyo. Il locale era nascosto tra i vicoli della periferia, il tipo di posto dove la luce fioca e le pareti ammuffite erano l’unica costante. Le sedie di legno, scheggiate e traballanti, raccontavano il passare degli anni, e il bancone appiccicoso tradiva troppi bicchieri serviti in fretta.

L’aria era densa, quasi sospesa.

Kuruma sedeva da solo al bancone, come ogni sera. Le spalle larghe ma curve sotto il peso di una carriera spesa inseguendo la giustizia in un mondo che l’aveva svenduta da tempo. Davanti a lui, un bicchiere quasi vuoto. Aveva perso il conto dei precedenti. Ogni sorso gli regalava una tregua, breve e illusoria, dai pensieri che lo rosicchiavano dentro.

Il viso era segnato da rughe profonde. I capelli corti, ormai grigi. Indossava una camicia stropicciata e un cappotto logoro con i bordi consunti. Non si curava più dell’aspetto: non c’era nessuno da impressionare.

Il barista gli riempì il bicchiere senza che dovesse chiederlo. Sapeva chi era. E sapeva anche che certi uomini non parlano.

Kuruma sollevò il bicchiere, osservò il liquido ambrato scivolare contro il vetro. Poi lo finì in un solo sorso. Il calore del whisky gli bruciò la gola, ma lo fece sentire solo più pesante.

Si alzò lentamente, lasciando qualche moneta sul bancone. Non salutò. Nessuno lì meritava un saluto.

Fuori, la notte era tagliata da una pioggia sottile, quasi invisibile. Le insegne al neon coloravano le pozzanghere, proiettando ombre violacee e verdi sui marciapiedi lucidi. Kuruma camminava a testa bassa, il colletto del cappotto alzato contro il freddo umido. Le scarpe affondavano nell’acqua, ma non ci badava.

Viveva a pochi isolati dal bar. Ogni sera ripeteva quel tragitto, come un fantasma intrappolato nel suo stesso passato.

Quando raggiunse il suo edificio — un palazzo grigio e anonimo — si fermò un attimo sotto il portico per scrollarsi la pioggia dal cappotto. La porta si aprì con un cigolio, e salì lentamente i tre piani. L’ascensore era fuori uso da mesi. Non importava.

Il suo appartamento era una stanza sola, spoglia, impersonale. Solo qualche libro dimenticato e una scrivania ingombra di ritagli di giornale e vecchie carte di casi irrisolti. Ricordi ingialliti, come la sua memoria. Le pareti, segnate dall’umidità, sembravano respirare.

Sfilò il cappotto e lo buttò su una sedia. Si accasciò sul letto. Le mani tremavano appena. Accese una sigaretta. Il fumo si arricciava nell’aria stantia, disegnando ombre sulle pareti. Fissava il soffitto, cercando di svuotare la mente. Ma il silenzio della notte era più rumoroso di qualunque pensiero.

Tokyo viveva oltre le finestre sporche. Ma per Kuruma era solo un ronzio lontano. Un’eco sorda.

Chiuse gli occhi. Forse venti minuti. O forse due ore. Il tempo, ormai, aveva smesso di avere senso.

Poi il cellulare vibrò.

Non era quello personale, ma il secondo telefono, quello che usava solo per lavoro. Un numero conosciuto esclusivamente dai colleghi di lavoro e dalla centrale operativa.

Uno squillo secco, isolato.

03:13, diceva lo schermo.

Numero sconosciuto. Nessun prefisso. Nessuna provenienza.

Avrebbe potuto ignorarla. Avrebbe dovuto.

Rispose.

«Detective Kuruma.»

Silenzio. Solo un respiro. Lento.

Poi una voce. Maschile. Distorta.

«Stanza 313. Hotel Kuro. Ci sono risposte che aspettano solo te.»

Click.

Kuruma rimase a fissare lo schermo ancora acceso. Nessuna eco. Nessuna minaccia teatrale. Solo un invito. Un sussurro.

L’Hotel Kuro. Sapeva dov’era.

Quattro piani. Nascosto tra le vene marce di Shinjuku. Un posto per incontri senza domani, traffici di basso profilo e gente che non voleva essere trovata.

Perfetto per un appuntamento con l’ignoto.

Kuruma aggrottò la fronte. Perché quel nome gli suonava così familiare? Frugò nella memoria, tra indagini dimenticate e conversazioni svanite nel tempo. Poi affiorò un ricordo sfocato, un frammento sepolto sotto anni di fascicoli impolverati e rapporti d’archivio.

Non era una sua indagine. Risaliva a un pomeriggio qualunque, forse sette anni prima, mentre seguiva una banale truffa assicurativa nei sobborghi. Durante una pausa, l’ispettore Hoshino — meticoloso fino all’ossessione — gli aveva chiesto un parere:

«Hai mai sentito parlare del Kuro? Un mio informatore giura di aver visto uscire una donna da lì, con un lungo abito nero da sera. Troppo elegante per un posto del genere.»

Gli aveva mostrato una foto stampata in fretta: l’esterno dell’edificio, squallido e annerito.

Kuruma non ci aveva badato più di tanto. Il caso non era suo, e Hoshino non lo menzionò più.

Eppure ora, quel dettaglio riemergeva all’improvviso. Insieme a una strana, soffocante inquietudine.

Cosa dovrebbe fare Kuruma adesso?

  • Apre il cassetto della scrivania e tira fuori un vecchio dossier su un caso mai risolto che gli ricordava qualcosa. (33%)
    33
  • Esce nel cuore della notte per seguire il suo istinto e osservare l’Hotel Kuro da lontano. Non si fida. Vuole vedere chi entra, chi esce.. (17%)
    17
  • Si dirige subito verso l’Hotel Kuro. Non sa chi lo stia cercando, ma sente di dover intervenire.Vuole scoprire cosa si cela nella stanza 313 (50%)
    50
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77 Commenti

  • Ciao, eccoci al finale/inizio della prima parte dell’indagine!!! Adesso c’è un flebile nesso con il passato e la prospettiva di un disastro professionale, ma il nostro detective non molla, qualcuno ha bisogno di lui. Perfetto, non vedo l’ora di sapere come proseguirà la stria e quali segreti riporterà a galla!!!
    Alla prossima storia.

  • E così la prima parte finisce con l’inizio della caccia!
    Sono rimasto sorpreso e senza parole: mi sto chiedendo se si tratta di qualcuno che voglia che il detective chiuda il caso una volta per tutte od al contrario una trappola per distruggerlo. O persino entrambe le cose!
    Vediamo cosa ci aspetta nella seconda parte 🙂

    Ciao 🙂

  • E così siamo giunti all’epilogo. Non a quello che risolve il caso – quello è un’altra storia – ma a Kuruma. Questi dieci capitoli nascono per parlare di Takeshi Kuruma, del suo passato e dei tanti perché della sua vita. Soprattutto ci dimostrano che, nonostante tutto, non si ferma, ancora incatenato alle sue convinzioni, a una giustizia che sembra ormai sconosciuta ai più, ma non a lui.

    Un viaggio per certi versi introspettivo che certamente continuerà nei prossimi capitoli, ovvero nella parte 2. Sarebbe stato impossibile condensare tutto in soli dieci capitoli. Il caso andrà avanti e non mancheranno sorprese inaspettate.

    Se Vi fa piacere mettetevi comodi: siamo appena partiti!

  • Ormai siamo quasi alla fine, ma sembra manchi ancora un bel po’, ci sarà una parte 2 della storia? In ogni caso, la vicenda si sta facendo sempre più interessante. Per quanto Kuruma sia un lupo solitario ho votato per il coinvolgimento di Ando, chissà che abbia imparato dagli errori del passato. Alla prossima!🤗🤗

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