Il Detective Kuruma

Dove eravamo rimasti?

Siamo alla fine.Kuruma a questo punto deve decidere cosa vuole fare: Continua a indagare.Non può fermarsi. Qualcuno ha urgente bisogno di lui, e non può permettersi esitazioni quando c’è una vita in pericolo (67%)

La solitudine della giustizia

Kuruma scacciò l’eco dei ricordi, sapendo che rivangare il passato era inutile. L’unica direzione era avanti, nel buio del presente. Caricò il PC e aprì la porta invisibile che conduceva al server centrale della polizia, l’archivio digitale e labirintico di tutti i casi irrisolti e risolti. Inserì con meticolosa attenzione la sua username e la password.

Sapeva con assoluta certezza che nel momento esatto in cui il sistema avesse autenticato l’accesso, ogni cosa sarebbe precipitata. La Comandante Ando non era solo un superiore; era un controllore implacabile. Monitorava gli accessi e i movimenti dei detective con la fredda efficienza di un falco in volo. Era una questione di giorni, forse ore, prima che la sua intrusione venisse scoperta. Era inevitabile, ma a quel punto, fermarsi non era un’opzione contemplabile.

Un click secco e metallico nel silenzio della stanza. Cartella “Casi risolti – 2017”. Un altro click. “Ispettore Hoshino.”

Digitò alcune parole chiave che riteneva cruciali per il caso: hotel, Kuro, liceo. Perfino gli indirizzi correlati agli omicidi delle ultime ore. Il sistema rispose con un’assenza assordante. Nessun collegamento diretto. Apparentemente, il suo caso, l’indagine non autorizzata che gli pesava sull’anima, non aveva radici in quel periodo. Eppure, Kuruma lo sentiva, con l’istinto primordiale di un cacciatore: doveva esserci qualcosa. Il muro tra passato e presente era una facciata sottile, pronta a crollare.

Iniziò un lavoro brutale e logorante: scorrere i fascicoli uno per uno. Non aveva il tempo materiale di analizzarli in profondità; una lettura accurata avrebbe richiesto intere settimane. Poteva solo affidarsi al suo istinto affinato da anni di strada.

Gli occhi correvano rapidi sulle pagine digitali. Cercava discordanze, titoli che stonassero, nomi che tornassero, date che cozzassero con i frammenti sparsi nella sua memoria. Saltava interi paragrafi, soffermandosi solo su dettagli che potevano avere un peso specifico: un indirizzo in un quartiere noto per i bassifondi, un nome femminile che gli pareva sinistramente familiare, un vago riferimento a un albergo o a una scuola. Era una caccia nel buio, fatta di lampi improvvisi, intuizioni fugaci e un setaccio mentale spietato

La ricerca era nervosa, quasi febbrile.

Poi, finalmente, un nome lo fece sussultare, strappandolo alla sua concentrazione ipnotica: Aiko Takamura.

Aiko… una delle nove ragazze del Club delle Unghie Sgargianti. Una di quelle che gli avevano parlato a bassa voce, con le mani strette sulle ginocchia.

Ma cosa poteva centrare il suo nome con i fascicoli archiviati?

Scorrendo le righe, la risposta lo colpì come una mazza. Non era Aiko la protagonista dell’indagine del 2017, ma suo padre: Ryoichi Takamura.

L’accusa era un pozzo di putrefazione: violenza domestica reiterata, lesioni gravi ai danni della moglie, e il capo d’imputazione più ripugnante: favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. Non di estranee, ma della propria famiglia.

Ryoichi era un violento abituale, spesso ubriaco. Aveva costretto la moglie a vendere il corpo per ripagare debiti di gioco e, secondo gli atti, aveva obbligato anche Aiko, all’epoca ancora minorenne, a “prestazioni occasionali” con uomini adulti, presentandola come una diciottenne. Le denunce parlavano di fratture non curate, lividi, ricoveri d’urgenza, notti passate chiusa in bagno per sfuggire alla furia bestiale del padre.

Kuruma si passò una mano sulla fronte, sentendo crescere in gola un disgusto viscerale, amaro come veleno.

Il passato non era svanito; era rimasto nascosto nelle pieghe luride di una famiglia spezzata. Ma il legame con gli eventi attuali?

La risposta arrivò come una lama fredda: l’indirizzo della famiglia Takamura.

Shinagawa-ku, Higashi-Gotanda 2-13-3. Appartamento 313.

Kuruma sobbalzò dalla sedia. Non poteva essere una coincidenza. Non il 313.

Era il primo vero filo d’Arianna, un legame concreto che si intrecciava al labirinto di ossessioni e omicidi.

Tuttavia, le domande restavano fitte come nebbia: il Kuro, la donna morta poche ore dopo averla vista lì, la telefonata anonima, la foto di classe. Chi si stava muovendo nell’ombra? E perché?

Una sola, bruciante certezza: Aiko Takamura.

Doveva raggiungerla. Ma era un rischio incalcolabile. Non aveva un mandato, né una giustificazione plausibile. E Ryoichi era un vulcano pronto a esplodere. Un confronto diretto poteva degenerare.

E poi, c’era Ando. Se la comandante avesse scoperto l’azione non autorizzata, la sua carriera sarebbe finita in cenere.

Kuruma sapeva che non ci sarebbe stato nessun paracadute. Solo lui, il suo nome e la sua condanna. Ma la frase: “Il tempo non aspetta nessuno,” continuava a rimbombargli in testa. Qualcuno aveva bisogno di lui.

Si alzò lentamente, spense il pc. Quando spinse la porta e uscì, l’odore acre dell’asfalto bagnato lo investì.

Alzò un braccio, la decisione cristallizzata.

Un taxi si fermò. Kuruma salì, senza esitazione.

— Shinagawa-ku, Higashi-Gotanda 2-13-3.

La scelta era stata fatta.

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77 Commenti

  • Ciao, eccoci al finale/inizio della prima parte dell’indagine!!! Adesso c’è un flebile nesso con il passato e la prospettiva di un disastro professionale, ma il nostro detective non molla, qualcuno ha bisogno di lui. Perfetto, non vedo l’ora di sapere come proseguirà la stria e quali segreti riporterà a galla!!!
    Alla prossima storia.

  • E così la prima parte finisce con l’inizio della caccia!
    Sono rimasto sorpreso e senza parole: mi sto chiedendo se si tratta di qualcuno che voglia che il detective chiuda il caso una volta per tutte od al contrario una trappola per distruggerlo. O persino entrambe le cose!
    Vediamo cosa ci aspetta nella seconda parte 🙂

    Ciao 🙂

  • E così siamo giunti all’epilogo. Non a quello che risolve il caso – quello è un’altra storia – ma a Kuruma. Questi dieci capitoli nascono per parlare di Takeshi Kuruma, del suo passato e dei tanti perché della sua vita. Soprattutto ci dimostrano che, nonostante tutto, non si ferma, ancora incatenato alle sue convinzioni, a una giustizia che sembra ormai sconosciuta ai più, ma non a lui.

    Un viaggio per certi versi introspettivo che certamente continuerà nei prossimi capitoli, ovvero nella parte 2. Sarebbe stato impossibile condensare tutto in soli dieci capitoli. Il caso andrà avanti e non mancheranno sorprese inaspettate.

    Se Vi fa piacere mettetevi comodi: siamo appena partiti!

  • Ormai siamo quasi alla fine, ma sembra manchi ancora un bel po’, ci sarà una parte 2 della storia? In ogni caso, la vicenda si sta facendo sempre più interessante. Per quanto Kuruma sia un lupo solitario ho votato per il coinvolgimento di Ando, chissà che abbia imparato dagli errori del passato. Alla prossima!🤗🤗

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