La damigella
La Damigella
Stavo per premere il grilletto, e questo mi eccitava moltissimo.
Sì, avevo anche paura, nonostante mi fossi allenata per mesi.
Vedere la disperazione nei suoi occhi mi provocava emozioni ancora più forti.
L’avevo letto bene, e lui, all’inizio, era favorevole. Era stato lui a chiedermi di stringere forte le lenzuola, in modo da non potersi più muovere dal letto. Era stato lui a chiedermi di imbavagliarlo.
Aveva guardato il mio corpo con desiderio fino a qualche minuto prima. Ma appena estrassi la pistola dalla borsetta, tutto cambiò.
Aveva paura di morire. E aveva ragione.
Quella donna attraente che aveva abbordato in un locale di lusso… era una pazza furiosa?
Non sapeva che dietro c’era un piano ben preciso.
Poi, quell’odore.
Si dice che gli animali fiutino l’odore della paura.
Io, in quel momento, ne ero inebriata come da un’essenza afrodisiaca.
E il dolore che gli avrei provocato sarebbe stato persino maggiore di quello che temeva.
No, non avrei mai trovato il coraggio per ucciderlo.
Ma sicuramente quello per fargli molto, ma molto male, sì.
Mirai con cura alle sue gambe.
Chiusi gli occhi, facendo attenzione a non spostare la mira nemmeno di un millimetro.
E poi… esplosi il colpo.
Summer
Era sempre stato difficile per me andare a mangiare in un fast food.
Ero molto schizzinosa: odiavo i cibi pesanti, elaborati, grassi e, soprattutto, i derivati del latte.
Tuttavia, era la soluzione più comoda, considerando che la pausa pranzo era davvero breve, e il fast food si trovava a pochi passi dal commissariato di polizia.
I cinque mesi trascorsi da quando avevo iniziato a collaborare con la polizia erano stati, per lo più, deludenti.
Tranne l’ultimo.
Da quando la Damigella aveva iniziato la sua serie di crimini, tutto era cambiato.
Dovrei vergognarmene, ma da quando lei era salita alla ribalta, avevo trovato una ragione per cui lavorare… e forse anche una per cui vivere.
Ne stavo parlando col mio nuovo collega, giovane e inesperto.
Sembravamo usciti da un film di serie B: lui, il principiante con tanta voglia di imparare; io, il classico “genio” che collabora con la polizia pur non avendo alcun titolo per farlo.
Erano tre giorni che lavoravamo insieme, ma era il primo pranzo che condividevamo.
«Ora puoi spiegarmi tutto? Perché ti hanno assunta? Non sei una poliziotta, né una criminologa», mi chiese.
Sorrisi, mostrando i miei incisivi storti.
«Sono stata assunta solo per il successo che ho ottenuto in un programma televisivo. E questo è, quantomeno, paradossale.»
Sono cresciuta con mia nonna, una donna che adorava gialli e thriller.
Passava ore davanti alla TV, a guardare serie poliziesche e film a sfondo criminale.
Fu lei a iscrivermi ad America’s Investigation, un programma televisivo in cui un gruppo di dilettanti doveva risolvere un finto delitto, ricostruito in modo impeccabile da esperti del settore.
Risolsi il caso così rapidamente che persino qualcuno dell’FBI rimase colpito.
Dopo appena un mese dalla fine del programma, venni avvicinata da un tipo che mi invitò a sostenere un colloquio con il capo della polizia di Chicago.
Da lì, mi sottoposero a un assessment completo, durante il quale dovetti compilare ben 23 test di personalità.
Purtroppo, da quei test emersero i miei problemi psicologici.
«Avrebbero dovuto scartarmi.»
«Ma?»
«Mica vorrai che ti racconti tutto oggi! Nei prossimi pranzi, di cosa parleremmo poi?»
Elusi la domanda con stile, spero.
Proprio in quel momento mi squillò lo smartphone: la Damigella aveva colpito ancora.
Aveva colpito ancora. Che frase da film!
Mi piace dirla! Anche se mi sentivo sempre inadeguata quando la dicevo. Anche ora che la dico a voi.
Non giudicatemi, per favore!
Mascheravo la mia timidezza e il mio senso di inadeguatezza dietro un’aria leggera e spensierata.
Come tutti.
Anzi, come tutte le persone timide.
Ero banale.
Dicevo cose banali.
Per piacere.
Per piacere a tutti.
Ma poi il mio cellulare non squillava mai, se non per lavoro.
Quella persona cordiale e gentile, però, nel profondo era arrabbiata e cattiva.
Quante volte avevo augurato le cose peggiori a chi mi contraddiceva.
O a chi mi rifiutava.
Portavo rancore.
E spesso… odiavo gli altri.
Cosa verrà rivelato a Summer durante la telefonata?
- La Damigella ha lasciato scritto che rivelerà la sua identità 30 giorni dopo (25%)
- La Damigella ha mutilato un suo caro amico (0%)
- La Damigella ha lasciato un foglio dove ha scritto che vuole parlare direttamente con Summer (75%)

16/08/2025 at 12:25
Sono già rapita dalla trama, sono curiosissima di leggere il proseguo! La Damigella mi ricorda un po’ la protagonista di 1Q84 di Murakami, una affascinante killer di uomini che hanno ucciso le mogli.
13/08/2025 at 11:54
Scusate ma dove si clicca per proseguire il racconto???
05/08/2025 at 18:46
Ciao Marco, Incipit molto interessante, e molto originale l’idea di un reality sul crime e la vincitrice che finisce a collaborare con la polizia. Voto per la Damigella intenzionata a rivelare l’identità dopo 30 giorni
12/08/2025 at 12:22
Grazie del commento. Presto pubblicherò la seconda parte!
01/08/2025 at 15:20
Due voci femminili, due lati dello stesso specchio rotto. La Damigella è disturbante, sensuale e glaciale; Summer, fragile, brillante e segretamente arrabbiata. Il contrasto funziona: una punisce, l’altra cerca di capire. Il tono ironico e spezzato di Summer aggiunge una tensione emotiva sottile. Un thriller psicologico che promette giochi mentali più che inseguimenti. E funziona.
la mia scelta è: La Damigella ha lasciato un foglio dove ha scritto che vuole parlare direttamente con Summer.
12/08/2025 at 12:21
Sono contento che hai apprezzato il mio incipit, vedrai che la storia si svilupperà in modi imprevedibili!