Dove eravamo rimasti?
Ipnosi sottile
Summer
Mi svegliai di prima mattina, cosa che non mi accadeva da molto tempo. La notte precedente era stata davvero emozionante, a tratti stressante, ma soprattutto — molto, molto — soddisfacente. Erano successe cose così inaspettate che probabilmente neanche una persona fantasiosa come me avrebbe potuto immaginare.
Dopo la rivelazione della Damigella mi aspettavo un arresto, un caso chiuso e titoli sui giornali. Niente di tutto questo. Non potevano arrestarla: non avevano prove. In realtà non avevano né prove dei crimini commessi, né del fatto che lei fosse la Damigella. Così dovettero lasciarla andare, quella strana e imponente donna. Io però ero convinto che fosse veramente lei — avevo visto le sue mani, così lunghe, grandi e affusolate, e le avevo riconosciute.
Era una di quelle giornate d’inverno in cui il cielo è limpido ma fa un freddo intenso; tra qualche ora sarebbe tornato il buio, e questo mi emozionava molto. Sono sempre stata una tipa autunnale, invernale: il freddo mi permette di riscaldarmi dentro. Amo i luoghi chiusi. Amo stare sola con me stessa. Amo la solitudine.
La Damigella
era andato tutto come previsto. Un’uscita pubblica: tutti a fotografarmi, tutti convinti di avermi presa in trappola. Ma la parte migliore del piano era ancora da venire. Provavo un gusto particolare nel vedere la polizia lì davanti, impotente. Impotente come tutte quelle persone che avevo ferito nelle settimane precedenti. Impotenti sarebbero state anche le mie prossime vittime — che questa volta, per la prima volta, non sarebbero state uomini.
Ero riuscito a introdurmi nel capannone dove si registrava un importante talk show, condotto da una persona così sporca e inaffidabile da non meritare nemmeno il nome di giornalista. Avevo studiato tutto per giorni. Sapevo che, essendo una grande stanza chiusa, l’aria veniva ricircolata costantemente — ed è proprio lì che avrei agito io. Un piano sottile, calibrato, senza tracce materiali: non servivano strumenti, né sostanze. Avrei sfruttato le crepe della mente, non i circuiti dell’impianto.
Seduta nell’ombra, osservo tutto. Il conduttore sistema la cravatta, impettito, convinto di dominare la scena. L’ospite parla, voce ferma, parole pesanti come piombo. Racconta dolore, morte, addii che nessuno dovrebbe mai pronunciare davanti a un pubblico. E io lo ascolto, come si osserva un esperimento in laboratorio.
So dove colpire. So quale punto debole esploderà se sfiorato. Non servono bombe, non servono sostanze. Basta una sequenza precisa di suoni e parole — un suggerimento lanciato al momento giusto, un sussurro che si insinua come un vento. Ho studiato i ritmi, le pause, il respiro del conduttore; conosco la sua crepa: una risata nervosa che si precipita fuori solo nelle circostanze più assurde.
Glielo invio. Silenzioso. Una richiesta apparentemente innocua in cuffia, un richiamo a un ricordo banale che, nel suo caso, si piega come un cuneo. Le cinque parole non lasciano segno, ma restano conficcate nella mente giusta.
Succede come previsto. La prima risata è piccola, strozzata. Poi cresce, si fa incontrollabile, fragorosa. Il conduttore ride a crepa pelle mentre l’ospite continua, ignaro, a parlare di una storia drammatica. Tutto si scompone attorno a lui: ritmo, tono, equilibrio. Il pubblico non sa se ridere o preoccuparsi. Io, invece, so esattamente cosa ho fatto. E sorrido, con calma.
Il trucco funziona solo su di lui. Solo sul bersaglio giusto. L’ospite non percepisce nulla, rimane sospeso nella sua tragedia. Il conduttore, invece, cade nel vortice che ho tessuto, ignaro, fragile, divertito e umiliato nello stesso tempo.
Chiudo gli occhi per un attimo, assaporando il risultato. Non ho toccato niente, non ho lasciato tracce. Ho solo parlato, osservato, suggerito. E il mondo si è piegato esattamente come volevo.
Quando la regia perde il controllo e la diretta precipita in un caos goffo, sento la soddisfazione lenta e fredda scorrermi sotto la pelle. Dietro le quinte, i tecnici urlano e si affannano; fuori, i telefoni squillano. Io rimango immobile, la mia mano sfiora il vetro freddo della finestra, e penso a come tutto si rimetta sempre in moto dopo una crepa: le persone parlano, i giornali scrivono, il giorno dopo la memoria si affievolisce e la colpa si disperde in mille parole inutili.
Non è la violenza che mi interessa ora — è il controllo, l’umiliazione sottile. Vedere la maschera cadere, anche se solo per un momento ridicolo, è già una vittoria. E se qualcuno dovesse cercare un colpevole, troverà fantasmi. Io lascio la stanza come un’ombra che si allunga, con il gusto dell’assenza sulle labbra.
Mi faccio strada per le scale, lento, sicuro. Fuori c’è il freddo che aspettavo, tagliente e pulito. Cammino nel gelo, sola, con una risata che non è la mia ancora che rimbomba nelle orecchie. Il buio mi abbraccia, e io lo ricambio.
Cosa accadrà dopo?
- Summer scoprirà il perché del nome La Damigella (0%)
- Summer scoprirà l'identità della Damigella leggendo un libro (100%)
- La Damigella torturerà il padre di una ragazza disabile (0%)

16/08/2025 at 12:25
Sono già rapita dalla trama, sono curiosissima di leggere il proseguo! La Damigella mi ricorda un po’ la protagonista di 1Q84 di Murakami, una affascinante killer di uomini che hanno ucciso le mogli.
13/08/2025 at 11:54
Scusate ma dove si clicca per proseguire il racconto???
05/08/2025 at 18:46
Ciao Marco, Incipit molto interessante, e molto originale l’idea di un reality sul crime e la vincitrice che finisce a collaborare con la polizia. Voto per la Damigella intenzionata a rivelare l’identità dopo 30 giorni
12/08/2025 at 12:22
Grazie del commento. Presto pubblicherò la seconda parte!
01/08/2025 at 15:20
Due voci femminili, due lati dello stesso specchio rotto. La Damigella è disturbante, sensuale e glaciale; Summer, fragile, brillante e segretamente arrabbiata. Il contrasto funziona: una punisce, l’altra cerca di capire. Il tono ironico e spezzato di Summer aggiunge una tensione emotiva sottile. Un thriller psicologico che promette giochi mentali più che inseguimenti. E funziona.
la mia scelta è: La Damigella ha lasciato un foglio dove ha scritto che vuole parlare direttamente con Summer.
12/08/2025 at 12:21
Sono contento che hai apprezzato il mio incipit, vedrai che la storia si svilupperà in modi imprevedibili!