Nemmeno una goccia
Nel Villaggio dei Castori, l’acqua era una cosa seria. Serissima.
Niente giochi, niente canti, niente sogni. L’acqua doveva stare ferma. Zitta.
Imbottigliata dietro la Diga Perfetta.
Alta, dritta, solida come un muro. Nessuna goccia poteva fuggire.
Nessuna crepa, nessun foro. Neanche uno piccolo come una puntura di zanzara.
E tutti, ma proprio tutti, avevano il compito sacro di controllarla.
«Se l’acqua scappa, succede il disastro!» dicevano i grandi. Sempre con la stessa faccia.
Tobia Testadilegno, però, era nato storto.
Aveva coda a paletta e dentoni come tutti. Ma nella testa gli girava un pensiero che andava a spirale, come i mulinelli.
Un pomeriggio, camminando vicino al ruscello, trovò un ramo buffo.
Era sottile, storto, bucherellato come una corda rosicchiata.
Lo raccolse e lo portò all’orecchio.
«Glu-glu-glu…»
L’acqua passava tra i buchi e faceva un gorgheggio timido. Come una vocina piccola che voleva raccontare qualcosa. Una storia segreta. Una canzone.
«Mamma!» gridò, correndo a casa con il ramo gocciolante tra le zampe. «Questo ramo non ferma l’acqua… la fa cantare!»
Mamma Castora lo guardò con le orecchie dritte e i baffi in allerta. Portava sempre il suo grembiule impermeabile e un metro di stoffa infilato nella tasca, per misurare ogni goccia sospetta.
«Cantare?» ripeté, incerta.
Si lasciò cadere sullo sgabello, gonfiò il salvagente che portava sempre con sé — «per ogni evenienza» — e prese a sventolarsi con una foglia.
«Ramo magico… acqua che canta… Santo Stagno, aiutaci…»
Papà Castoro arrivò dal lavoro con la coda fangosa e l’elmetto da scavo in testa. Sentì la storia, guardò il ramo, poi sospirò.
«Calma. Meglio non agitare le acque.»
E prese a levigare una scaglia di legno con le unghie, come faceva sempre quando era nervoso.
Rigo, il fratello maggiore, spuntò con la solita faccia da primo della diga, quello che sa tutto lui. Tirò fuori il suo «Manuale del Bravo Castoro» – copertina rigida, bordi dorati – e lesse con voce seria:
«Capitolo 3, paragrafo 2: ogni foro è un errore. Ogni suono d’acqua è un pericolo.»
Tobia non disse nulla. Guardò il ramo. Poi uscì.
Fuori, il cielo era grigio chiaro. Il ruscello scivolava piano, come se ascoltasse.
Tobia mise il ramo in una pozzanghera. Galleggiava a modo suo. Non perfetto, ma allegro.
Si chinò e canticchiò a bassa voce, come una formula segreta:
«Ramo storto, ramo bello, fammi usare il cervello…»
Il ramo gorgogliò piano, come se ridesse con lui. Tobia sorrise.
Non sapeva ancora cosa avrebbe fatto, ma una cosa era certa: quell’acqua aveva qualcosa da dire. E lui voleva ascoltarla.
Il giorno dopo, a scuola, la maestra Castoria spiegava i fondamenti della costruzione digale. Sul muro c’era il disegno di una Diga Perfetta a grandezza castoro, con sopra scritto in rosso: «NEMMENO UNA GOCCIA!»
«La prima regola del bravo castoro è semplice,» disse. «Non lasciare passare l’acqua. Nemmeno per sbaglio!»
Tobia si alzò.
«E se, quando piove tanto, lasciassimo passare un pochino d’acqua? Così non scoppia niente…»
La maestra restò in silenzio. Poi sorrise come si sorride a un cucciolo che vuole costruire una diga con le bolle di sapone.
«Tobia, caro, le dighe servono per fermare. Non per lasciar passare.»
Le testine degli altri castorini si scossero piano. Qualcuno sghignazzò. Un altro mormorò:
«Quello del ramo…»
Tobia abbassò lo sguardo. Si sentiva diverso. Ma non nel senso bello. Nel senso che ti fa sentire solo.
Quel pomeriggio Tobia non parlò molto. A casa, rimise il ramo nell’acqua.
«Glu-glu-glu…»
Cantava ancora. Forse solo per lui.
Durante la cena, l’argomento tornò. Mamma Castora sobbalzò così forte che fece traballare il tavolo.
«Far passare l’acqua? Ma sei impazzito? Pensa alle provviste! Ai tappeti! Alle foto delle vacanze!»
Papà masticava lentamente un pezzo di corteccia.
«Forse Tobia ha ragione… ma non è il caso di provare.»
Rigo non perse tempo. Sfogliò il Manuale come fosse la Bibbia dei Castori e lesse solenne:
«Capitolo 5, paragrafo 9: meglio sicuri che bagnati. La perfezione protegge.»
Tobia non rispose.
Per fortuna arrivò Nonna Castora.
Era una di quelle nonne strane che parlano con le piante e ascoltano le pietre. Le sue orecchie erano grandi e morbide, come foglie d’autunno.
Appena vide il ramo, lo prese tra le zampe.
«Ohhh… questo è un ramo curioso. Senti come chiacchiera!»
Mamma Castora alzò gli occhi.
«Tu senti sempre qualcosa…»
«Eh già,» rispose Nonna. «Perché tutto ha qualcosa da dire. Basta avere le orecchie giuste.»
Poi si chinò verso Tobia e gli sussurrò:
«Tienilo quel ramo. Non prova a fermare l’acqua. La accompagna.»
Tobia sentì un brivido. Di quelli belli, che arrivano quando qualcuno capisce al volo.
Quella sera, mentre il villaggio si addormentava, Tobia uscì col ramo sotto il braccio. Lo mise accanto al ruscello, si inginocchiò e cantò piano:
«Ramo storto, ramo bello, fammi usare il cervello…»
E per la prima volta, gli parve che l’acqua rispondesse.
Non con parole. Ma con un piccolo girotondo liquido che luccicava alla luna, come se dicesse:
«Finalmente qualcuno mi ascolta.»
L’acqua ha fatto “glu-glu” nel ramo. Tobia l’ha ascoltata. E tu? Cosa faresti adesso?
- Prendo una corteccia e disegno una diga buffa, con buchi e ruote. Domani la porto a scuola. Vediamo che faccia fa la maestra! (13%)
- Corro a casa e costruisco una mini-diga con fango, foglie e mollette. Poi ci infilo il cucchiaio di legno. Chissà che suono fa! (25%)
- Mi metto dietro un cespuglio, occhio al ramo e orecchio teso. Magari l’acqua canta davvero! (63%)

23/01/2026 at 14:05
Salve, penso che la fiaba sia molto bella e che i castori siano personaggi ben caratterizzati. È veramente una storia molto originale. Complimenti!
07/09/2025 at 09:15
Bellino 🙂 la vita dei castori descritta alla perfezione per una fiaba su di loro. Quando continua?
11/07/2025 at 20:56
Ciao Pietro 🙂
Ma che bell’inizio di favola!
Non so come riuscirai a proseguire per i prossimi 9 capitoli, ma l’incipit mi è piaciuto molto. Tenerissimo il castoro. Mi sono piaciuti anche gli altri personaggi, che risultano ben caratterizzati pur usando pochi elementi per descriverli, compreso il fratello secchione.
Io scelgo: Mi metto dietro un cespuglio, occhio al ramo e orecchio teso. Magari l’acqua canta davvero!
Bravo!
Alla prossima 🙂
10/07/2025 at 14:15
Castorino, credimi, sarà dura; ma sei un poeta, e chi ti fermerà?
10/07/2025 at 12:51
Prendo una corteccia e disegno una diga buffa, con buchi e ruote. Domani la porto a scuola. Vediamo che faccia fa la maestra!
Ciao pietro e bentornato con la nuova storia completamente diversa dalla precedente. Papà castoro mi ricorda un cartone che guardavo anni fa e quindi ti seguo già per quello ahahha
09/07/2025 at 23:55
Corro a casa e costruisco una mini-diga con fango, foglie e mollette. Poi ci infilo il cucchiaio di legno. Chissà che suono fa! Perché è la più divertente!
Ciao! Questa volta vai con una fiaba! L’inizio è ben pensato ed i personaggi ben delineati. Ora bisogna solo sapere cosa fa l’acqua 😛
Ciao 🙂
09/07/2025 at 23:39
Ciao Pietro 🙂
Bentronato con una nuova storia 🙂 Una bella favola rilassante da leggere quando si torna stanchi da lavoro 🙂 Beh i castori non hanno tutti i torti, le dighe sono fatte per bloccare l’acqua non per sentirla cantare 🙂 Ma Tobia sa di aver trovato qualcosa di speciale , qualcosa di magico che gli altri non riescono a capire 🙂 Io voto per nasconderci e stare ad ascoltare, magari l’acqua canta qualcosa per noi 🙂
P.S. quando ho letto papa’ castoro mi e’ venuta voglia di chiedergli di raccontarmi una storia 😛
A presto 🙂
09/07/2025 at 23:57
>P.S. quando ho letto papa’ castoro mi e’ venuta voglia di chiedergli di raccontarmi una storia
Non sono l’unico allora 😀
09/07/2025 at 22:41
Ciao Pietro. Sei tornato con una nuova storia e vedo che anche l’immagine profilo si adatta alla storia.
Leggendo mi sono fatto l’idea di una società rigida in cui l’unico scopo dei castori è quello di creare e mantenere dighe perfette. Come sempre quando la rigidità comanda, c’è sempre il bisogno di andare oltre e trovare un nuovo senso. Ed è qui che troviamo il nostro protagonista che invece cerca di scoprire quello che può fare l’acqua.
Io correrei a casa e costruirei una mini diga per vedere se il rametto produce suoni diversi.