CAPITOLO 1 - Una giovinezza tormentata
Don Zunino Livio nacque in un giorno tranquillo di primavera. L’aria faceva muovere appena le foglie dell’uliveto a lui poco distante.
Era l’aprile dell’anno 1807 quando ciò avvenne, e una nuova creatura s’apprestava ad affrontare il mondo e le sue insidie. Livio nacque in una piccola abitazione da genitori ricchi e agiati. Non era l’unico presente all’interno della famiglia oltre i suoi genitori, dal momento che tale parentela era composta anche da cinque sorelle tutte più grandi.
Livio Zunino si ritrovò dunque in un ambiente amorevole solo all’apparenza, poiché il padre del giovane fanciullo cambiò drasticamente nel corso degli anni. Infatti il buon padre, un tempo amorevole e spensierato, cominciò di volta in volta a peggiorare con l’età. Diventò più avaro nonché triste e chiuso in sé stesso. Ma prima di approfondire quegli anni complessi dell’infanzia dal futuro prete occorre senza dubbio descrivere il contesto in cui nacque il fanciullo.
Stando a contatto con le cinque sorelle, il giovane ebbe modo di trovare volti amici e capaci di accoglierlo. Ma, essendo l’ultimo nato all’interno dell’ampia famiglia, dovette subire le pressioni delle stesse che, come accade in qualsivoglia contesto familiare, restarono ampiamente demotivate, poiché ingelosite da un maschio che, in effetti, aveva preso il sopravvento cambiando drasticamente tutto il contesto parentale. Nella mente del Zunino maturò dunque la convinzione di essere sbagliato, di essere un peso all’interno non solo della sua famiglia ma anche dell’intera società.
Perciò capitava che litigasse con le proprie sorelle che, pur essendo più grandi di lui, restarono davvero ingelosite e non riuscirono a donargli l’amore che effettivamente provavano. Zunino imparò sin da subito a leggere e a scrivere, e proprio nell’istante in cui gli venne messo uno stilo nella mano destra egli, in modo quasi istantaneo, decise di cambiare mano con cui cominciare a combinare le prime letterine. Tuttavia, dopo qualche anno, egli subì la correzione che gli consentì di scrivere bene anche con le destra. Gli anni passavano, e Livio sembrava un sempre di più un ragazzo isolato e schivo, incapace di tessere dei rapporti sociali o semplici amicizie tra consanguinei e suoi coetanei.
Dové sin da subito affrontare un mondo crudele ricco di insidie e tradimenti, come del resto tradimenti provenienti dalla sua sfera genitoriale in merito al padre.
Come ribadito in precedenza, infatti, il padre subì un drastico cambiamento nel corso degli anni. All’apparenza un uomo docile e spensierato, si indebitò presto a causa della grande voglia opprimente di giocare d’azzardo, con l’intento di crearsi da vivere.
Il padre del giovane Livio, pur disponendo di ingenti terreni disseminati a casaccio in tutta la Liguria, scelse nel tempo di accumulare sempre di più, non badando tuttavia a ciò che soleva spendere: ingenti somme di danaro. Sicché cadde nel tempo in impervio disastro finanziario, che fece impoverire altamente la famiglia Zunino. Ma non fu l’unico cambiamento che si verificò. Del resto cambiò anche il suo carattere.
Cambiò il mondo in cui questi soleva porsi di fronte a tutta la sua famiglia, in specie di fronte all’ultimo arrivato: Livio.
Cosicché Livio venne picchiato, e il suo dolore venne giustificato poiché si pensò che fosse dovuto alla semplice volontà paterna di vedere un figlio cresciuto e maturato.
Ma ben presto Livio Zunino diventò tutt’altro che figlio cresciuto e maturato anzi, il dolore divenne timidezza e tristezza improvvisa. Con ciò non voglio sminuire l’importanza della “dirompenza genitoriale”, ma capitò che Zunino non avesse strumenti per capire le volontà o quanto meno i pensieri paterni. E ciò lo fece stare male.
E si ritrovò difatti come un semplice bambino che subì violenza nella sua mente senza alcun motivo. Non mancarono di certo periodi difficili, in cui il futuro prete dové dare sfogo alle sue ingenti emozioni. Dunque, sviluppò negli anni un disturbo ossessivo che gli garantì presto ossessioni e semplici cose da cui egli non poteva separarsi. Ciò contribuì oltretutto a farlo stare male ed a plasmare il suo disagio emotivo.
All’indomani di quegli anni bui e tristi, che definirei oltretutto coraggiosi ed emozionanti, il buon Livio imparò presto ad affidarsi alle sue passioni, alle cose che consentivano di farlo stare meglio. E, tra le tante passioni che li videro protagonista, c’erano gli scacchi (appressi da ambedue i genitori in estrema fanciullezza) e la scrittura.
Proprio la scrittura diventò la sua arte prediletta.
La preferiva a qualsiasi altra arte anche per una sorta di necessità. Egli doveva scrivere, condividere i suoi pensieri all’ignoto, le sue inquietudini, le sue speranze.
Sicché, anche attraverso una buona dose di studio e lettura il buon Livio Zunino riempì un diario personale, che soleva essere anche un diario in cui il suo scrittore approfondiva temi altamente filosofici e ignoti.
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20/10/2025 at 23:09
Attualmente no: non ho ancora idea di come sia la storia 🙂
Finora ho letto due capitoli descrittivi, molto belli, ma che non mi dicono nulla se la trama mi possa piacere o meno.
Ciao 🙂
19/10/2025 at 12:21
Forse: dipende da come hai intenzione di andare avanti ^_^
Ciao! Uno spaccato della vita del nostro protagonista. Interessante e fa capire subito come sarà il nostro protagonista. Ma non ci dici niente della storia che si svolgerà e quindi se essere interessante per me o meno 🙂
Essendo un Fantasy mi aspetto anche qualcosa fuori dall’ordinario 😉
Ciao 🙂