La stanza accanto

Toc toc toc

Magda non ricordava di aver lasciato la finestra aperta.
I pensieri della sera l’avevano trattenuta a lungo, ma nonostante tutto, verso le due di notte, era riuscita a immergersi nell’oscurità del sonno.
Le tende si gonfiavano come vele, sospinte da un vento gelido che sapeva di terra bagnata e ferraglia.
Si alzò dal letto, ancora stordita.
Erano le 3:17. L’orologio digitale lampeggiava rosso, ritmando il battito del suo cuore.
Il pavimento era freddo — troppo per essere una notte di fine estate.
Mentre attraversava la stanza, sentì qualcosa sotto la pianta del piede: un oggetto minuto, metallico.
Si fece male. La curiosità, però, era più forte del dolore.
Si chinò.
Era una chiave, piccola, antica, annerita dal tempo. Non l’aveva mai vista prima.
Un toc… toc… toc arrivò dalla parete di destra.
Non un colpo secco, ma come un bussare dall’interno: profondo, lento, cadenzato.
Magda rimase immobile, trattenendo il respiro. Il suono cessò. Poi, un sussurro — quasi un respiro:
«Sei sveglia?»
Indietreggiò fino al letto, afferrando il telefono.
Nessun segnale.
Fu allora che notò la foto sulla parete. Un vecchio scatto di famiglia: lei, i genitori, il cane. Ma… qualcosa non tornava.
La bambina nella foto non aveva il suo volto. Era un’altra.
Eppure indossava il suo pigiama di quando aveva cinque anni, quello con gli orsetti blu.
Un altro colpo. Poi due, poi tre. Da dentro la stanza accanto, quella che da anni teneva chiusa.
Magda ricordò che la serratura di quella porta non esisteva più — l’aveva tolta lei stessa, una notte, dopo che suo padre era sparito.
Allora cos’era quella chiave?
La prese.
Fredda come ghiaccio, pesante come un ricordo.
Si avvicinò lentamente alla porta, le dita tremanti sul pomello.
Era tutto diverso da come lo ricordava: anche la qualità del legno non era identica alle altre porte.
Viveva lì da quando era bambina, eppure la realtà, ora, le stava dicendo che la sua memoria era bugiarda.
Dal buio oltre la fessura filtrava un odore dolciastro, nauseante, di fiori marci e plastica bruciata.
E un respiro. Lento. Regolare. Vivo.
Magda deglutì, la chiave stretta nel pugno.
Il bussare riprese, più vicino stavolta.
«Posso uscire, adesso?»
La voce era la sua. Identica.
Il telefono lampeggiò, improvvisamente acceso.
Sul display apparve un messaggio, da un numero sconosciuto: “Non aprire la porta. Non ancora.”

Magda cosa farà?

  • Risponde al messaggio chiedendo chi le ha scritto (100%)
    100
  • Corre in strada cercando aiuto, lasciando il telefono e tutto il resto (0%)
    0
  • Inserisce la chiave nella serratura e apre la porta (0%)
    0
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25 Commenti

  • Rimaniamo in tema horror: è la stanza di un manicomio.
    Avevo “intuito” che il padre fosse una sorta di “figura chiave” per la Magda del futuro, connesso ovviamente a ciò che è accorto alla “Magda del passato”.
    È sempre complesso quando una figura che hai sempre visto come un “sostegno”, idealizzandola quasi, si rivela poi nella sua vera natura, purtroppo quello che è successo è Magda non è “raro” in questo senso.
    Ci vediamo!
    A presto!
    Ross

    • Ciao Rossella, quindi opti per la follia. Questo scenario stravolgerebbe tutto nella seconda parte della storia. Questa che hai scelto è anche la mia opzione preferita, perché mi permettere di lasciare la casa. Ma anche una stanza identica alla sua partirebbe un bel trip. Presumo di scrivere domani pomeriggio il capitolo nuovo, e se riesco pubblicarlo entro sera.
      A presto!

  • Ciao Giuseppe! Ho recuperato i tre capitoli della tua storia e li ho trovato molto scorrevoli. La situazione in sè è assurda ed è questo che la rende così inquietante. Mi sta piacendo molto. Per i quarto ho votato “Un ritratto del padre, che la sta soffocando”, perchè vorrei scoprire qualcosa in più sul loro rapporto.
    A presto!🤗🤗

    • Ciao!
      Lieto di averti tra i lettori.
      L’opzione del padre mi costringerà ad affrontare la questione, finora l’ho semplicemente sfiorata. La mia preferita è quella delle bambine. Però capisco che giunti quasi a metà racconto, prima di aprire la stanza accanto, bisogna scoprire di più sulla figura paterna.

  • Ciao!
    L’opzione delle due bambine che si tengono per mano mi ha fatto pensare alle gemelle del film “shining” e sarebbe stato bello approfondire questo nel successivo capitolo, ma dato che la “figura” del padre ha fatto più volta comparsa credo che sia opportuno delinearne meglio i contorni e il “rapporto-non-rapporto” con Magda.
    Se non ho letto male tra le righe, è intorno a ciò che “gira “ il tutto.
    Bello il dialogo intercorso tra le “due Magda”.
    Mi permetto di darti un solo suggerimento (che poi fu dato a me ormai tanti anni fa, quando ero anche alle “prime armi” con questa piattaforma): 10 capitoli sembrano sufficienti, ma non sempre bastano per la stesura dell’intera storia, quindi forse capitoli più lunghi potrebbe aiutare a “prevenire” di arrivare alla fine dei capitoli disponibili senza aver completato il racconto (a meno che tu non abbia già in mente una seconda parte).
    Ps: ho visto adesso il follow, ho ricambiato con piacere.
    A presto!
    Ross

    • Ciao!
      Io sono uno dei pochi che non ha apprezzato Shining. In generale King non mi ispira, nonostante io ami l’horror alla follia. Però capisco bene il tuo riferimento delle due gemelle all’Overlook Hotel.
      I capitoli corti per me sono una necessità, dovendo consegnare un romanzo entro una data stabilita al mio editore, cimentarmi in qualcosa di elaborato e più lungo qui impiegherei più tempo e tra un episodio e l’altro trascorrerebbero più giorni d’attesa. Questo spiega perché la storia finora è confinato a un solo personaggio, con l’ombra del padre scomparso, che si svolge in pochissimi metri quadrati.
      Apprezzo il tuo consiglio, libera di darmene altri ogni volta che vorrai farlo.
      In passato ero qui, se la memoria non mi inganna prima della pandemia, e facevo fatica a rientrare nel limite dei 5 mila caratteri. Ora l’opposto.
      Ne approfitto per augurarti buona domenica, io ritorno al file word che devo cominciare il capitolo 24.

  • Ciao Giuseppe!
    Riconfermo quando scritto in precedenza: il tuo modo “cinematografico” di scrivere emerge prepotentemente anche il questo secondo episodio.
    In merito alle tre opzioni, invece, non so davvero quale scegliere: tutte e tre attirano, per motivi diversi, la mia attenzione e credo che ognuna darebbe il giusto “tocco horror” alla storia; nonostante ciò, visto che tutto parla della “Magda del passato” è su quest’ultima che è ricaduta la mia scelta: avrà forse qualche “scheletro nell’armadio” che uscirà a breve?
    A presto!
    Ross

    • Ciao Rosella!
      Lieto di averti qui!
      Come ho scritto a Mirco, io avrei aperto subito la porta, ma avete preferito indagare sul messaggio. Beh devo dire col senno di poi che è stata un’ottima scelta, mi ha aperto una bella porticina (per restare in tema) nella mia fantasia.
      Sono sincero, io come voi, non so cosa ci sia nella stanza accanto e muoio dalla curiosità di scoprirlo.
      Magda, lo ammetto, sembra ambigua. Non si disfa degli oggetti del passato, forse questo può suggerirci qualcosa a livello psicologico.
      Così come questa storia, così come nei miei romanzi, io scopro le cose non appena mi siedo davanti la scrivania e sfioro la tastiera. Tu mi dicevi che hai un approccio simile, anche tu quando crei non sai mai dove ti condurrà la fantasia? Io lo scopro sempre all’ultimo.

      • Ciao e scusa per il ritardo nella risposta.
        Sì, assolutamente.
        Anche io quando scrivo, non so mai dove mi condurranno i miei personaggi; lo stesso sta accadendo proprio adesso con la storia che sto portando avanti qui : non ho ancora idea di quale cammino vorrà percorrere la mia protagonista, né quali incontri o scelte la attendano.
        Ma, d’altronde, è proprio questo il bello della scrittura: quel mistero che si svela un passo alla volta, come se fossimo noi stessi lettori della storia che stiamo creando, e questo rende tutto più vivo, più autentico… e, forse, anche un po’ magico. ✨

        • Finora ho parlato con pochi scrittori, tutti dicono che pensano alla trama, si scervellano, creano schede dei personaggi. Si fanno una scaletta capitolo per capitolo. Pensavo di essere anormale io che mi lascio guidare dalla fantasia, scrivo di getto, che spesso mi porta all’opposto di ciò che mi aspetto. Quindi mi fa piacere sapere che un’altra persona vive la scrittura allo stesso modo.
          ps ho trovato il tuo account su instagram, ho messo il segui.

    • Ciao Mirko! Grazie! Anche tu preferisci prima conoscere il mittente, soltanto io avrei spalancato quella porta… ma da autore… da personaggio non sarei così spavaldo! ahah!
      Tra poche ore pubblicherò la seconda parte, ho abbozzato il nuovo episodio. Chissà cosa succederà a Magda…

  • Risponde al messaggio.
    Ciao!
    Ho trovato questo capitolo molto scorrevole, quasi cinematografico — leggendolo, mi è sembrato di vedere le scene di un film.
    Mi è piaciuto anche l’equilibrio tra l’elemento horror e la misura con cui è stato trattato: funziona molto bene come incipit.
    Ti seguirò con interesse!
    A presto!
    Ross

    • Ciao Rossella,
      ti ringrazio per gli apprezzamenti riguardo la storia e il modo in cui è scritta.
      “Cinematografico” è una parola che ricorre quando ricevo le recensioni sul mio romanzo horror “L’enigma paranormale”.
      Le mie storie nascono come film nella mente e io ho solo il compito di trascrivere queste scene su un file word.
      Grazie per l’interesse!
      A presto!

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