La stanza accanto

Dove eravamo rimasti?

Urge un nuovo protagonista per i prossimi episodi. Chi sarà al centro del prossimo mistero? Katia, la domestica di una donna morente. (67%)

Una nuova storia

La signora Paganini dormiva poco, e male.
Katia era stata avvisata dall’unica figlia dell’anziana ottantenne.
Ogni notte, alle tre in punto, la donna cominciava a parlare nel sonno.
Frasi sconnesse, mezze preghiere, nomi che non appartenevano a nessuno dei conoscenti o familiari.
A volte rideva. Altre piangeva.
Da quando era entrata a servizio in quella casa antica, Katia non aveva più conosciuto una notte intera di riposo.
Il palazzo era grande, ma l’aria vi ristagnava come acqua ferma. I soffitti troppo alti, le pareti tappezzate di ritratti familiari che parevano seguirla con lo sguardo.
Aveva tentato di aprire qualche finestra, ma molte erano sigillate, e la signora Paganini si era infuriata.
«Ci sono correnti cattive,» aveva detto con un filo di voce, «non bisogna farle entrare.»
Quella notte, tuttavia, l’aria era più densa del solito.
Katia scese in cucina, accese la piccola lampada a petrolio e riempì un bicchiere d’acqua.
I rubinetti gemevano come se la casa stesse respirando.
Un colpo secco, sopra la sua testa, la fece trasalire. Proveniva dal corridoio del piano superiore, quello dove si trovava la stanza della padrona.
Salì lentamente. Ogni gradino cigolava, ricordandole che non era sola.
Il corridoio era immerso nella penombra.
Da sotto la porta della signora filtrava una luce giallastra, pulsante.
Katia si avvicinò e poggiò l’orecchio.
«Signora? Tutto bene?»
Nessuna risposta. Solo un suono sordo, ritmico, come unghie che grattavano sul legno.
Inspirò e spinse la porta.
La stanza era vuota.
Il letto disfatto, le lenzuola fredde come se fossero rimaste appese fuori durante una bufera di neve.
La finestra, chiusa.
Eppure, l’aria si muoveva. Come se qualcuno fosse appena passato.
Katia fece per accendere la lampada sul comodino, ma la fiamma tremò e si spense.
Fu allora che la vide: una linea verticale sul muro, accanto all’armadio.
Non c’era mai stata prima.
Sembrava una crepa, ma guardandola meglio, Katia si accorse che aveva contorni troppo regolari.
Era una fessura, larga quanto il profilo di una porta.
Katia sfiorò il muro con le dita.
Freddo. Liscio.
Poi, un battito.
Proprio sotto la superficie, come un cuore che batteva dietro la parete.
Un brivido le percorse la schiena.
Si ritrasse, ma la fessura sembrò allargarsi, lentamente, respirando.
Dalla fenditura uscì un soffio d’aria calda, accompagnato da un odore dolciastro, simile al profumo che la signora usava: un’essenza antica, di lavanda e cera.
«Signora Paganini?» sussurrò la domestica, anche se sapeva che la voce non sarebbe dovuta provenire da lì.
Un gemito rispose.
Non dall’altra parte della stanza, ma da dentro il muro.
La crepa pulsò ancora.
Si udì un clic, come di un chiavistello che si libera.
E la linea tracciò da sé la forma perfetta di una porta.
Katia fece un passo indietro.
Il battito dietro il muro si era fermato, ma ora c’era un altro suono, regolare, più profondo: un respiro che proveniva da dietro quella nuova soglia.
Non esisteva un’altra stanza, lo sapeva bene: aveva pulito ogni metro di quella casa.
Eppure, ora la porta era lì.
Solida. Vera.
Una maniglia di ottone lucido brillava nel buio.
Il respiro cessò.
Solo il ticchettio dell’orologio da parete, lento, misurato, come un conto alla rovescia.
Katia allungò la mano verso la maniglia, esitò.
Nel silenzio, la casa trattenne il fiato.

Katia cosa troverà al di là della porta?

  • Una stanza vuota, con soltanto un pianoforte al centro, dai tasti maledetti. (0%)
    0
  • La sua casa d’infanzia in Russia. (100%)
    100
  • Una stanza identica, con la signora Paganini distesa nel letto — uccisa da un’entità. (0%)
    0
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25 Commenti

  • Rimaniamo in tema horror: è la stanza di un manicomio.
    Avevo “intuito” che il padre fosse una sorta di “figura chiave” per la Magda del futuro, connesso ovviamente a ciò che è accorto alla “Magda del passato”.
    È sempre complesso quando una figura che hai sempre visto come un “sostegno”, idealizzandola quasi, si rivela poi nella sua vera natura, purtroppo quello che è successo è Magda non è “raro” in questo senso.
    Ci vediamo!
    A presto!
    Ross

    • Ciao Rossella, quindi opti per la follia. Questo scenario stravolgerebbe tutto nella seconda parte della storia. Questa che hai scelto è anche la mia opzione preferita, perché mi permettere di lasciare la casa. Ma anche una stanza identica alla sua partirebbe un bel trip. Presumo di scrivere domani pomeriggio il capitolo nuovo, e se riesco pubblicarlo entro sera.
      A presto!

  • Ciao Giuseppe! Ho recuperato i tre capitoli della tua storia e li ho trovato molto scorrevoli. La situazione in sè è assurda ed è questo che la rende così inquietante. Mi sta piacendo molto. Per i quarto ho votato “Un ritratto del padre, che la sta soffocando”, perchè vorrei scoprire qualcosa in più sul loro rapporto.
    A presto!🤗🤗

    • Ciao!
      Lieto di averti tra i lettori.
      L’opzione del padre mi costringerà ad affrontare la questione, finora l’ho semplicemente sfiorata. La mia preferita è quella delle bambine. Però capisco che giunti quasi a metà racconto, prima di aprire la stanza accanto, bisogna scoprire di più sulla figura paterna.

  • Ciao!
    L’opzione delle due bambine che si tengono per mano mi ha fatto pensare alle gemelle del film “shining” e sarebbe stato bello approfondire questo nel successivo capitolo, ma dato che la “figura” del padre ha fatto più volta comparsa credo che sia opportuno delinearne meglio i contorni e il “rapporto-non-rapporto” con Magda.
    Se non ho letto male tra le righe, è intorno a ciò che “gira “ il tutto.
    Bello il dialogo intercorso tra le “due Magda”.
    Mi permetto di darti un solo suggerimento (che poi fu dato a me ormai tanti anni fa, quando ero anche alle “prime armi” con questa piattaforma): 10 capitoli sembrano sufficienti, ma non sempre bastano per la stesura dell’intera storia, quindi forse capitoli più lunghi potrebbe aiutare a “prevenire” di arrivare alla fine dei capitoli disponibili senza aver completato il racconto (a meno che tu non abbia già in mente una seconda parte).
    Ps: ho visto adesso il follow, ho ricambiato con piacere.
    A presto!
    Ross

    • Ciao!
      Io sono uno dei pochi che non ha apprezzato Shining. In generale King non mi ispira, nonostante io ami l’horror alla follia. Però capisco bene il tuo riferimento delle due gemelle all’Overlook Hotel.
      I capitoli corti per me sono una necessità, dovendo consegnare un romanzo entro una data stabilita al mio editore, cimentarmi in qualcosa di elaborato e più lungo qui impiegherei più tempo e tra un episodio e l’altro trascorrerebbero più giorni d’attesa. Questo spiega perché la storia finora è confinato a un solo personaggio, con l’ombra del padre scomparso, che si svolge in pochissimi metri quadrati.
      Apprezzo il tuo consiglio, libera di darmene altri ogni volta che vorrai farlo.
      In passato ero qui, se la memoria non mi inganna prima della pandemia, e facevo fatica a rientrare nel limite dei 5 mila caratteri. Ora l’opposto.
      Ne approfitto per augurarti buona domenica, io ritorno al file word che devo cominciare il capitolo 24.

  • Ciao Giuseppe!
    Riconfermo quando scritto in precedenza: il tuo modo “cinematografico” di scrivere emerge prepotentemente anche il questo secondo episodio.
    In merito alle tre opzioni, invece, non so davvero quale scegliere: tutte e tre attirano, per motivi diversi, la mia attenzione e credo che ognuna darebbe il giusto “tocco horror” alla storia; nonostante ciò, visto che tutto parla della “Magda del passato” è su quest’ultima che è ricaduta la mia scelta: avrà forse qualche “scheletro nell’armadio” che uscirà a breve?
    A presto!
    Ross

    • Ciao Rosella!
      Lieto di averti qui!
      Come ho scritto a Mirco, io avrei aperto subito la porta, ma avete preferito indagare sul messaggio. Beh devo dire col senno di poi che è stata un’ottima scelta, mi ha aperto una bella porticina (per restare in tema) nella mia fantasia.
      Sono sincero, io come voi, non so cosa ci sia nella stanza accanto e muoio dalla curiosità di scoprirlo.
      Magda, lo ammetto, sembra ambigua. Non si disfa degli oggetti del passato, forse questo può suggerirci qualcosa a livello psicologico.
      Così come questa storia, così come nei miei romanzi, io scopro le cose non appena mi siedo davanti la scrivania e sfioro la tastiera. Tu mi dicevi che hai un approccio simile, anche tu quando crei non sai mai dove ti condurrà la fantasia? Io lo scopro sempre all’ultimo.

      • Ciao e scusa per il ritardo nella risposta.
        Sì, assolutamente.
        Anche io quando scrivo, non so mai dove mi condurranno i miei personaggi; lo stesso sta accadendo proprio adesso con la storia che sto portando avanti qui : non ho ancora idea di quale cammino vorrà percorrere la mia protagonista, né quali incontri o scelte la attendano.
        Ma, d’altronde, è proprio questo il bello della scrittura: quel mistero che si svela un passo alla volta, come se fossimo noi stessi lettori della storia che stiamo creando, e questo rende tutto più vivo, più autentico… e, forse, anche un po’ magico. ✨

        • Finora ho parlato con pochi scrittori, tutti dicono che pensano alla trama, si scervellano, creano schede dei personaggi. Si fanno una scaletta capitolo per capitolo. Pensavo di essere anormale io che mi lascio guidare dalla fantasia, scrivo di getto, che spesso mi porta all’opposto di ciò che mi aspetto. Quindi mi fa piacere sapere che un’altra persona vive la scrittura allo stesso modo.
          ps ho trovato il tuo account su instagram, ho messo il segui.

    • Ciao Mirko! Grazie! Anche tu preferisci prima conoscere il mittente, soltanto io avrei spalancato quella porta… ma da autore… da personaggio non sarei così spavaldo! ahah!
      Tra poche ore pubblicherò la seconda parte, ho abbozzato il nuovo episodio. Chissà cosa succederà a Magda…

  • Risponde al messaggio.
    Ciao!
    Ho trovato questo capitolo molto scorrevole, quasi cinematografico — leggendolo, mi è sembrato di vedere le scene di un film.
    Mi è piaciuto anche l’equilibrio tra l’elemento horror e la misura con cui è stato trattato: funziona molto bene come incipit.
    Ti seguirò con interesse!
    A presto!
    Ross

    • Ciao Rossella,
      ti ringrazio per gli apprezzamenti riguardo la storia e il modo in cui è scritta.
      “Cinematografico” è una parola che ricorre quando ricevo le recensioni sul mio romanzo horror “L’enigma paranormale”.
      Le mie storie nascono come film nella mente e io ho solo il compito di trascrivere queste scene su un file word.
      Grazie per l’interesse!
      A presto!

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