La valle dimenticata dal sole

Il nuovo dottore

Il carro avanzava lento sulla strada sterrata e fangosa.

«Che posto del diavolo» sussurrò Hans tra sé e sé, incitando l’asino ad andare più veloce.

Era noto che in quella zona le strade erano fragili. Anguste e tortuose, seguivano il corso del torrente Biois e, almeno una volta all’anno, questo se ne mangiava un pezzo, isolando gli abitanti di Sopra Chiusa. Tuttavia era difficile fare diversamente in quella valle così stretta, in cui i pendii delle montagne si accavallavano l’uno sull’altro intrappolando al di fuori la luce del sole.

Hans si soffiò sulle dita indolenzite dal freddo incipiente dell’inverno. Finalmente sentì il rumore del torrente di cui gli avevano parlato all’ospizio di San Pellegrino, e dopo trenta minuti cominciò a scorgere Canale.

Da lontano intravide il campanile e poi la chiesa, un edificio imponente, ma sgraziato, messo insieme in fretta e furia, e che mostrava ancora le tracce di un antico incendio. La piazza era deserta così, sceso dal carro, si addentrò tra le viuzze ghiacciate e pervase dall’odore stantio del bestiame chiuso nelle stalle.

Da una delle case provenivano risate e un gran chiacchiericcio. Hans si avvicinò e bussò.

Dovette insistere più volte, prima che un uomo corpulento e dai grossi baffi scuri venisse ad aprire:

«Salve, mi chiamo Hans Leitner e sono…»

«Il nuovo medico, sì, sì, sì, con quell’accento chi altro potrebbe essere» rispose l’uomo. «Beh, a ‘sto punto entrate e bevete qualcosa, poi andremo a cercare il sindaco».

Hans lo seguì all’interno della casa: al pian terreno vi erano le cantine e un corridoio che portava fino a una rampa di scale che saliva al primo piano. Giunti in cima si ritrovarono in una piccola stua dal pavimento e le pareti di legno.

Un gruppetto di donne, uomini e bambini vestiti con abiti lino usurati, ma puliti, lo guardavano con curiosità e diffidenza, ma ciò che più lo scosse fu il neonato cereo e silenzioso sdraiato al centro della stanza. Indossava una casacchina bianca troppo grande per lui.

«È mio figlio» gli disse l’uomo intercettando il suo sguardo «Un brutto male se lo è portato via a soli tre mesi. Che Dio lo abbia con sé»

«Mi dispiace»

«Già. Qui la gente ha insistito per mesi per trovare un medico che si trasferisse in valle, ma anche quando c’è non mi sembra che le cose migliorino di molto. È un po’ come il nostro Signore laggiù» disse indicando verso la chiesa «Di concreto non fa nulla, a parte dare speranza a chi lo ascolta. Mi capite quando parlo, vero?»

Hans annuì per quanto in realtà diverse parole gli fossero sfuggite.

Fu fatto accomodare in mezzo a un bambino di circa quattro anni e una donna anziana con il viso bruciato dal sole. L’uomo gli porse un bicchiere con un liquido rossiccio. Hans lo assaggiò: caffè d’orzo e vino caldo. Aveva sempre odiato quel miscuglio così sfortunato, ma per non fare torto al padrone di casa lo bevve tutto.

«Periodo di magra, sapete. Di solito c’è qualcosa da mangiare e della musica, ma i tempi sono quelli che sono. E poi come dico sempre, se dovessimo organizzare una grande festa per ogni bimbo morto, passeremmo tutto il tempo a ballare»

Intorno a lui la gente parlava e scherzava come se fosse un giorno di festa e non la veglia funebre di un bambino. E in un certo senso lo era, poiché si credeva che un bambino appena asceso in Cielo diventasse un angelo, facilitando l’ingresso in paradiso anche per la famiglia. Hans lo riteneva un modo come un altro per esorcizzare la morte.

«E… per curiosità cosa è successo al vecchio medico?»

«Sparito, quella canaglia! Da un giorno all’altro per di più. Ha lasciato detto che se ne andava giù per Venezia a cercar fortuna. Meno male che siete arrivato prima dell’inverno, mia moglie starà più tranquilla ora. Venite con me, vi porto dal sindaco»

Lasciata la casa, Hans seguì l’uomo lungo una strada che si inoltrava tra i campi nudi.

Trovarono il sindaco nel cortile, intento a spaccare un grosso ciocco di legno.

«Giovanni!» gridò «È arrivato il nuovo dottore!»

«Sia benedetto il Signore! Ce ne hanno messo di tempo ‘sti austriaci»

Il sindaco accompagnò il dottore e gli mostrò  il suo nuovo alloggio: una semplice stanza sopra la canonica.

«Toglietemi una curiosità dottore, cosa vi ha portati nella valle del Biois?» gli chiese.

«Mia nonna era di qui e ne parlava con così tanta nostalgia che, quando ho visto che c’era un posto vacante per un medico, mi subito proposto.»

Il sindaco aggrottò le sopracciglia.

«Proprio qui a Canale, dite?»

Hans annuì.

«Forse vostra nonna lo aveva descritto in maniera troppo rosea: in questo posto non c’è nulla, a parte fame e miseria, e le montagne naturalmente, ma solo se il tempo lo permette»

«Ne sono al corrente, è solo che…»

«Sentite, noi siamo gente semplice e lavoratrice, le razzie e le guerre degli ultimi anni ci sono bastate. Non vogliamo problemi, quindi vedete di non portarne altri» rispose guardandolo con sospetto.

Hans annuì quasi timoroso. Rimasto solo, tirò un sospiro di sollievo, poi si tolse gli indumenti inzaccherati e mise in ordine i propri bagagli.

Qualcosa attira l'attenzione di Hans Leitner mentre disfa i bagagli. Cosa?

  • Un bigliettino lasciato sotto il cuscino (83%)
    83
  • Un'emergenza medica (0%)
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  • Delle grida provenienti dalla piazza (17%)
    17
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8 Commenti

  • Puntualissimo arriva il mistero, il sassolino nella scarpa che si mette in mezzo a complicare la vita del nuovo arrivato.
    L’allusione a sua madre lo metterà in allarme, e dunque, suppongo, subito cercherà l’autore del biglietto…
    Il prete che gli dà del lei e del voi sembra sincero… mmm… boh, vedremo.
    Brava, a presto!
    🙋‍♂️🌻

  • Ciao Bluemoon e bentornata con una nuova storia 🙂
    Interessante la scelta del romanzo storico, non e’ un genere molto affrontato qua sul sito 🙂
    Ho letto la trama e mi ha incuriosito molto, adoro i misteri dei paesini , quelli che non dovrebbero essere rivelati , ma che i nuovi arrivati malcapitatamente ci finiscono a piedi pari dentro 🙂
    Sono proprio curioso di vedere dove ci porti con Hans 🙂 e ovviamente ti seguo in questa nuova avventura.
    Io dico di andare a passi felpati e cominciare con il bigliettino sotto il cuscino 🙂
    Vediamo cosa ci tiri fuori 🙂
    A presto 🙂

  • Ciao, ogni storia nuova è una bellezza!
    Allora auguri a te e al dottore, divertiti e spaventaci un po’, mi raccomando!
    le premesse ci sono tutte, voto il bigliettino che già sa di mistero, e vediamo.
    A presto, brava, ciaooo
    🌻🙋‍♂️

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