La valle dimenticata dal sole

Dove eravamo rimasti?

Qualcosa attira l'attenzione di Hans Leitner mentre disfa i bagagli. Cosa? Un bigliettino lasciato sotto il cuscino (83%)

Pietre e fango

Hans appese le camicie nell’armadio, insieme ai pantaloni e alle cravatte. Appoggiò il borsone con gli strumenti e i medicinali in un angolo, pronto in caso di emergenza. Poi sfiorò le lenzuola candide con la punta delle dita e vi avvicinò il naso: un intenso odore di sapone e cenere gli invase le narici, chiunque le avesse lavate aveva fatto davvero un buon lavoro.

Prese il cuscino e lo sprimacciò, ma quando fece per posarlo si accorse di un pezzetto di carta giallognolo posato sotto di esso. Le lettere erano grandi e incerte, come di un bambino che stesse imparando a scrivere:

“Fate attenzione alle facce troppo gentili, non tutti sono vostri amici, così come non lo erano di vostra madre”

Si guardò intorno, come se l’autore potesse trovarsi ancora nella stanza. Non era in paese da neanche due ore, eppure qualcuno già sapeva chi era, e cosa lo portava lì. Una sgradevole sensazione lo invase: qualcuno pareva tenerlo sott’occhio ed essere già diversi passi avanti a lui. Una situazione che non gli piaceva e a cui certamente non era abituato.

Che si trattasse del parroco? Ma perché non dirglielo di persona? E poi era troppo giovane per quella vicenda così vecchia.

Uscì dalla stanza e per poco non andò a sbattere proprio contro don Luigi.

«Ma lei è il nuovo medico! Mi dispiace non avervi accolto all’arrivo, purtroppo sono dovuto uscire per un’estrema unzione, ma voi siete più che benvenuto. Spero che la stanza sia di vostro gradimento»

«Certamente, grazie»

«Ho sentito che vostra nonna era di qui. Le voci girano, sa?. Come si chiamava?»

«Caterina Costa»

«Ah i Costa! Quali? I Bap?»

Hans fece sì con la testa, sapeva che davvero una Caterina Costa aveva lasciato Canale per andare in Tirolo, e aveva scelto quel nome apposta, ma sperava che non gli ponesse altre domande, perché molto probabilmente non avrebbe saputo rispondere.

«Sentite» disse Hans interrompendo il fiume di parole di don Luigi «Immagino che qui ci sia una perpetua a tenere la casa»

«Elisabetta, una santa donna come non ce ne sono più al giorno d’oggi»

«E per caso ha l’abitudine di lasciare biglietti in giro per la canonica?»

«Biglietti? Impossibile. Non sa neanche scrivere il proprio nome, la poverina. Perché?»

«Oh niente, solo un dubbio che mi è venuto»

Dopo qualche altro convenevole, Hans riuscì a sgattaiolare via dalla parlantina del prete e scese nella piazza.

Richiudendosi la porta alle spalle, ne testò la serratura e la solidità: delle travi tarlate e un meccanismo arrugginito che non sarebbe riuscito a tenere fuori neanche il più incapace dei ladri. Guardò verso l’alto il cielo che da celeste stava diventando rosato. La campane suonarono i vespri. A breve gli abitanti di quella valle solitaria si sarebbero riuniti in casa per pregare. Ma non Hans. Estrasse un taccuino dalla tasca e seguì le indicazioni che vi erano scritte. Uscì dalla piazza e, superata la canonica, seguì una strada che scendeva verso un’antica parte del paese ormai abbandonata chiamata Forni. Si ritrovò in mezzo a un mucchio di rovine, quasi completamente sepolte dai detriti e dalla vegetazione di quello che una volta era stato il cuore dell’economia della valle. Ma la famigerata alluvione del 1749 aveva messo fine a qualsiasi tentativo di tenere viva un’attività mineraria già in declino. Nella notte tra diciotto e il diciannove agosto, dopo giorni di una pioggia così violenta da rovinare la maggior parte dei raccolti, una frana aveva bloccato il corso di un fiumiciattolo chiamato Liera. Quando questi si era liberato, con una violenza irriconoscibile si era riversato sulla zona dei Forni, smembrando case e trascinando via con sé sedici persone per non restituirle più. Hans rimase deluso da quello spettacolo desolante: sembrava che in settant’anni quella zona non fosse stata toccata, che se ne fossero dimenticati. Ma la vita era così, un continuo costruire per poi vedere tutti i propri sforzi distrutti in una notte, lasciando solo fango, qualche muro diroccato e le assi disarticolate dei tetti. Con cautela cominciò ad avanzare tra le mura. Il crepuscolo stava lasciando spazio alla notte, quando giunse davanti all’edificio che cercava: si vedeva solo parte della facciata principale sulla cui parte superiore c’era una grande croce scolpita nella pietra, proprio come gli era stato raccontato. Guardò verso quello prima doveva essere stato il focolare e immaginò gli abitanti di quella casa riuniti là intorno nelle gelide notti d’inverno. Adesso non era rimasto più nulla.

Il rumore di un rametto spezzato lo fece girare all’improvviso. Prima che avesse il tempo di rendersi conto da dove proveniva il suono, tre ragazzine lo superarono correndo ansiose di tornare a casa prima del buio per evitare le sgridate dei genitori.

Fece per entrare in quel che rimaneva della casa, quando qualcuno gridò il suo nome in lontananza:

«Dottor Leitner! Dottore! Venga! Abbiamo bisogno di lei!»

Hans diede un’ultima occhiata al rudere, prima di incamminarsi in tutta fretta verso le voci agitate che lo stavano chiamando.

Nel prossimo episodio si svelerà qualcosa in più su...

  • L'autore del biglietto (40%)
    40
  • Le motivazioni che hanno portato Hans a Canale (20%)
    20
  • L'alluvione del 1749 (40%)
    40
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8 Commenti

  • Puntualissimo arriva il mistero, il sassolino nella scarpa che si mette in mezzo a complicare la vita del nuovo arrivato.
    L’allusione a sua madre lo metterà in allarme, e dunque, suppongo, subito cercherà l’autore del biglietto…
    Il prete che gli dà del lei e del voi sembra sincero… mmm… boh, vedremo.
    Brava, a presto!
    🙋‍♂️🌻

  • Ciao Bluemoon e bentornata con una nuova storia 🙂
    Interessante la scelta del romanzo storico, non e’ un genere molto affrontato qua sul sito 🙂
    Ho letto la trama e mi ha incuriosito molto, adoro i misteri dei paesini , quelli che non dovrebbero essere rivelati , ma che i nuovi arrivati malcapitatamente ci finiscono a piedi pari dentro 🙂
    Sono proprio curioso di vedere dove ci porti con Hans 🙂 e ovviamente ti seguo in questa nuova avventura.
    Io dico di andare a passi felpati e cominciare con il bigliettino sotto il cuscino 🙂
    Vediamo cosa ci tiri fuori 🙂
    A presto 🙂

  • Ciao, ogni storia nuova è una bellezza!
    Allora auguri a te e al dottore, divertiti e spaventaci un po’, mi raccomando!
    le premesse ci sono tutte, voto il bigliettino che già sa di mistero, e vediamo.
    A presto, brava, ciaooo
    🌻🙋‍♂️

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