Qual è il senso dell’umorismo ?
Nella sala d’attesa semivuota, la luce del neon tremolante rende tutto l’ambiente irreale, bloccato nel tempo. Marco e Giulia tengono ancora il badge da neoassunti appeso al collo, un tesserino che sembra gridare al mondo la loro inesperienza, si sono accasciati sulle sedie dopo un turno intenso.
“Non ce la faccio più” sbuffa Marco, massaggiandosi il collo. “Una signora mi ha detto che assomiglio al suo gatto. Il suo gatto Giulia! Poi si è messa a ridere da sola.”
La ragazza gli fa un sorriso mentre apre una confezione di cracker. “Beh, almeno eri un gatto carino?”
“A detta sua, sì. A detta del resto dei cittadini del mondo… non saprei.”
Si guardano come due soldati reduci da una battaglia che non sapevano di dover combattere, sono entrambi spettinati. In quelle ore di stanchezza, ogni cosa sembra più leggera.
Giulia si appoggia allo schienale. “Sai, durante il turno, nei momenti in cui ero sola coi pazienti dormienti mi sono fatta una domanda profonda… qual è il senso dell’umorismo?”
Marco alza il sopracciglio “Serve per sopravvivere ai turni in ospedale?!”
“Anche! È strano se ci pensi ma gli animali non si raccontano una battuta per tirarsi su.”
Marco lascia cadere la testa all’indietro. “Mah… forse è un modo per non impazzire. Tipo… quando succede qualcosa che ci spaventa, o che non capiamo, ridiamo per far finta che non sia un vero problema.”
Giulia riflette un attimo. “Io penso che sia un codice, una specie di linguaggio parallelo. Ridere insieme è come dirsi: vedo quello che vedi tu, e non siamo soli nel vortice caotico di tutte le assurde circostanze che formano la nostra vita.”
“Quindi affermi che il senso dell’umorismo serve per sentirci sulla stessa barca anche qui in ospedale?” chiede Marco.
Lei annuisce. “Soprattutto in ospedale. Qui ogni giorno assistiamo alle fragilità, al dolore, succedoo cose che dovresti vedere solo una volta nella vita… noi le gestiamo dieci volte, tutti i giorni. L’umorismo è come… un’ancora, una presa d’aria!”
Marco la guarda, serio. “Quindi quando la signora mi ha detto che sembro il suo gatto… mi stava regalando un’ancora?!”
A Giulia esce una risata. “Hahaha! Noooo, quella era solo confusa, o pazza da legare!”
Anche Marco inizia a ridere, un po’ più forte del necessario. In quel momento capiscono entrambi che quella risata li sta salvando, giusto per qualche secondo, dalla stanchezza, dal peso delle responsabilità, dal mondo intero.
“Allora” dice Giulia alzandosi “Continuiamo a fare il giro del reparto?”
“Andiamo!” risponde Marco; tirandosi su dalla sedia incontra per caso lo sguardo dell’infermiera e ne rimane infatuato. Quegli occhi azzurri, buoni, innocenti, profondi.
“Ecco! Questo è il senso dell’umorismo: serve per ricordarci di essere umani, anche quando tutti ci chiedono di essere perfetti!”
Marco continua a pensare che oltre ad essere una bella persona è anche intelligente; poi quei lisci capelli biondi con i colpi di sole le stanno proprio a pennello, così rimane a fissarla.
“Dai su! Che ti è successo? Non restare lì come uno stoccafisso!”
“Ti ci metti anche tu a paragonarmi agli animali?!”
Marco non ha ancora finito la frase quando un suono tagliente squarcia l’aria: un allarme rapido, insistente, che rimbalza lungo il corridoio, una luce rossa lampeggia ad intermittenza.
I due ragazzi si voltano. Entrambi sanno cosa significa, anche se non riescono a prendere l’iniziativa.
La porta automatica si spalanca, un letto a rotelle viene spinto dentro con violenza, due barellieri corrono veloci. Il ragazzo sopra la lettiga ha la faccia pallida come un lenzuolo, sul petto hanno posizionato una coperta termica argentata che riflette le luci intermittenti del corridoio.
Accanto a lui, una ragazza giovane piange senza riuscire a prendere fiato, poi lacrime scivolano da sole sul suo volto senza nemmeno un singhiozzo. Ha la mano appoggiata sul braccio del ragazzo:
“Luca… amore… ti prego, svegliati…” non ottiene risposta e continua a correre accanto alla barella.
Dietro di loro il dottor Santori, la massima autorità nel campo della cardiochirurgia, avanza con passo veloce e sguardo di ghiaccio. Quando vede Marco e Giulia immobili a metà corridoio, li punta come fari nel buio.
“Voi due!” la sua voce risuona dura, “Ho bisogno di supporto immediato! Venite subito ad aiutare la preparazione della sala operatoria tre. Ha una contusione miocardica severa con rottura dei muscoli papillari o del setto interventricolare. Serve un trapianto il più presto possibile!
Giulia sbianca, Marco sente lo stomaco contrarsi, entrambi annuiscono all’unisono e si mettono in moto.
Al ragazzo serve un cuore nuovo, chi sarà il donatore ? A te la scelta!
- Il cuore donato appartiene al cardiochirurgo, il Dottor Santori. (0%)
- Il cuore donato apparteneva ad un uomo, Obinna. (100%)
- Il cuore donato apparteneva ad una ragazza, Linda. (0%)

12/08/2026 at 07:54
Ciao, Edo.
Qualcuno dice che chiudere una storia con il risveglio da un sogno non sia una buona idea. Il lettore si sente tradito e cose così. Io penso che dipende molto da come la storia è stata scritta, dal messaggio che porta e da come l’autore riesce a costruire una trama intrigante che possa far riflettere. Io dico che la tua storia è una bella storia, ci sono frasi memorabili per cui ti ho fatto i complimenti; il sogno, in qualche modo, spiega alcune ingenuità del racconto, arriva come un deus ex machina, ma solo un po’.
Mi spiace di non essere riuscita a votare ma sei stato troppo veloce. Forse hai una nuova idea in testa che spinge per venire alla luce?
Alla prossima!
p.s. spero presto con una nuova storia.
2ndo p.s. che fine hanno fatto Marco e Giulia? 😉
11/08/2026 at 22:44
Il plot twist nel finale non me lo aspettavo! 😮
Devo pensarci un po’ prima di dare una valutazione finale al racconto perché se il finale in sé non è brutto, ai miei occhi ha reso inutile tutta la storia!
Ciao 🙂
10/08/2026 at 22:58
A mio parere horror e comico stanno benissimo insieme. Non vedo l’ora di scoprire il risultato!
11/08/2026 at 17:39
Mi fa piacere che la pensi come me su horror e comico ma andando a vedere le votazioni mi viene proprio da ridere! E oltre a ridere mi viene in mente anche una vecchia frase “Quando i critici sono in disaccordo, l’artista è in accordo con se stesso” (tratto dalla prefazione de “Il ritratto di Dorian Gray”), ma io non sono per niente in accordo con me stesso al momento!
10/08/2026 at 22:47
“Io sto dalla parte degli infermieri”. Wow, hai racchiuso tutta l’essenza del nostro lavoro in sei parole. Ti ringrazio per come, volontariamente o no, stai descrivendo la nostra categoria: vediamo veramente quasi ogni giorno le eccezioni alla statistica, tanto che ti viene voglia di non crederci più. E complimenti, la storia è davvero molto bella e scritta benissimo!
11/08/2026 at 17:33
Grazie mille per i complimenti! Nella scrittura si può sempre migliorare, questo è il bello, non si arriva mai! Ma dobbiamo scrivere di quello che ci piace. Ho amici, zii e parenti infermieri, oltre a conoscere qualche medico! Penso proprio che userò Marco e Giulia come personaggi del prossimo racconto.
Grazie mille per essere passata,
a rileggerci!
09/08/2026 at 20:35
Dopo un periodo di latitanza mi sono rimesso in pari. Mi piace molto come scrivi, e mi sembra uno stile perfetto per una storia come questa, molto originale e ricca di emozioni.
Unica cosa: non ho capito molto bene le ultime scelte che i lettori dovevano fare, forse perché non ho letto i commenti.
08/08/2026 at 14:08
Cuao. La mia idea è che comico e horror da soli in scrittura funzionino poco. Mescolarli d’altra parte, è difficile, e molto difficile è rendere “visivo” il tutto. Tuttavia se non sperimentiamo, su the incipit che ci stiamo a fare?
Buttati, e poi semmai correggi il tiro. Potresti scoprire un tuo personale “talento” e metterlo a frutto. Auguri.
In quanto alla storia meglio lasciarla così com’è, non sentirti obbligato a proseguirla senza un vero scopo.
Ci hai portato atmosfere intime e momenti di riflessione, hai fatto tanto, e non rischiare di rovinare tutto.
Ciaoooo
🙋♂️
08/08/2026 at 12:33
So che molti diranno che horror e comico stanno bene insieme ma a me l’humor nero ha sempre fatto schifo.
Potresti però provare a fare una parodia: metti gli stilemi dell’horror e li ribalti e dissacri! Molto difficile! Molto appagante! In alternativa lasci perdere i nostri suggerimenti e vai di ispirazione 🙂
Ciao! Tornando alla storia, l’incontro tra Marta e Yasmine dà quel tocco di freschezza che mancava alla storia di Luca. Ora bisogna chiudere la storia e hai due fili narrativi da concludere ed un solo capitolo 🙂
Ciao 🙂
07/08/2026 at 22:38
Ciao, premesso che scelgo il comico, posso dire che mi piace la “svolta” che hai imposto alla storia.
Luca è Luca, e tra gli affanni e il tragico della sua condizione di uomo con due “anime” da raccordare anche semplicemente per non impazzire, finalmente intravede una strada.
Luca o Cobinna? Chissà, forse Luca anche se l’altro popolerà forse per sempre le sue notti insonni, ne sono certo.
Ottimo lavoro, bravo!
Ciaoooo
🙋♂️