Dove eravamo rimasti?
Hai ancora la possibilità di cambiare il finale
Yasmine, per la prima volta da quando Luca si era risvegliato, ha la sensazione che il destino l’abbia portata in quella conversazione. Dobbiamo superare certe situazioni come, nella vita, siamo già sopravvissuti alle interrogazioni di matematica. Aveva appena iniziato a pretendere risposte.
«Allora dimmi, Ifeany, se davvero tutto era già scritto, perché siamo arrivati fin qui?»
«Forse perché non esiste un modo diverso di arrivarci.»
«Non mi piace per niente questa risposta.»
«Lo so.»
«E Luca?»
Ifeany abbassa lo sguardo.
«Luca è ancora qui con te.»
Yasmine si scosta la frangia dagli occhi, per la prima volta dopo giorni sente qualcosa sciogliersi dentro di lei. Afferra con la mano la sua stessa camicetta a fiori, stringendo sul petto, dalla parte del cuore.
«Allora posso ancora parlargli.»
«Devi svegliarti.»
La sua voce cambia tono e timbro, non è più quella lontana di Ifeany dentro all’altoparlante dello smartphone, è un suono molto più vicino.
«Yasmine, mi senti?»
Lei aggrotta la fronte.
«Luca?»
«No Yasmine, sono il Dottor Santori. Mi stai sentendo, devi svegliarti.»
In quel momento apre gli occhi. Per qualche secondo vede soltanto una luce bianca, le fanno male gli occhi: poi compaiono un soffitto a pannelli quadrati, una lampada come quella della Pixar, un volto stanco coperto dalla mascherina; capisce che qualcosa non va.
«Dov’è Luca?»
Il medico rimane immobile.
Dietro di lui, sua madre piange in silenzio. Suo padre tiene entrambe le mani appoggiate al vetro della porta, come se avesse paura di entrare.
«Dov’è Luca?» ripete.
Il Dott. Santori si toglie lentamente la mascherina.
«Yasmine, l’incidente è avvenuto dodici giorni fa.»
Lei lo fissa senza comprendere.
«No, io ero con lui, gli avete fatto il trapianto di cuore, sono stata un sacco di ore nella sala d’attesa ad aspettare»
Il medico fa un respiro profondo.
«Ci siamo salvati.»
Santori abbassa lo sguardo.
«Si, tu ti sei salvata.»
Quelle parole per lei sono state più violente di qualsiasi sirena, più dolorose di qualsiasi schianto.
Yasmine scuote la testa.
«Non è possibile, abbiamo parlato! Io e Luca abbiamo parlato!» inizia ad urlare.
«Lo so, era nei tuoi ricordi, nelle tue speranze. Anche se eri incosciente»
«Luca era quiiii!»
La madre scoppia a piangere, il padre entra finalmente nella stanza e si avvicina al letto per abbracciarla.
«Ti abbiamo parlato per giorni, ti dicevamo di svegliarti. Ti dicevamo che Luca stava peggiorando. Volevamo che potessi salutarlo. È venuta Marta e tutti gli altri vostri amici»
Yasmine sente il cuore fermarsi.
«È morto?»
Nessuno è stato capace di rispondere perché i loro occhi lucidi dicevano più di mille parole.
Chiude gli occhi.
Per dodici giorni aveva vissuto con Luca. Aveva parlato con lui, ricordato, litigato, sorriso. Aveva incontrato Ifeany e aveva cercato una spiegazione al destino. Aveva persino avuto il tempo di innamorarsi di nuovo dell’uomo che stava perdendo. Era stato tutto vero, solo che era successo dall’altra parte delle realtà.
«Avrei preferito morire anch’io.»
Sua madre le stringe la mano.
«Non dire così.»
Yasmine apre di nuovo gli occhi e guarda il soffitto.
«Lui non avrebbe dovuto morire da solo.»
Passarono giorni prima che Yasmine riuscisse a pronunciare ancora il suo nome.
Poi passarono mesi.
Infine anni.
Il dolore si attenuò ma non se ne andò mai del tutto.
[Dieci anni dopo.]
«Quando guidate, pensate che gli incidente capitino sempre agli altri.»
Davanti a Yasmine sedevano centinaia di studenti. Alcuni ascoltavano attentamente, altri abbassavano gli occhi sul telefono o chiacchieravano.
Lei si fa più seria e alza il tono della voce.
«Anch’io lo pensavo.»
Sul grande schermo compare una fotografia dell’incrocio dove era avvenuto l’incidente, le lamiere dell’auto erano ancora sparse qua e là sull’asfalto assieme ai vetri rotti.
«Avevo qualche anno in più di voi. Avevo progetti, paure, una persona che amavo e la convinzione assurda che avrei passato con lui tutto il tempo del mondo.»
La sala era diventata silenziosa in un attimo, alcune ragazze rimettono i telefoni in tasca.
«Quel giorno Luca è morto, io sono sopravvissuta.»
Fa una pausa guardando tutti negli occhi.
«Per anni ho pensato che sopravvivere fosse la parte fortunata della storia. Poi ho capito che non è così semplice.»
Altri in prima fila alzano lo sguardo.
«Sopravvivere significa anche portare con sé chi non ce l’ha fatta. Significa ricordare per due, ridere per due qualche volta. Significa continuare a vivere anche quando una parte di te vorrebbe soltanto tornare indietro con il rimpianto di non averlo salutato per l’ultima volta, volevo dirgli addio come si deve.»
Sullo schermo appare una vecchia fotografia di Luca. Yasmine la guarda, per un istante le sembra di sentire ancora la voce.
Allora dimmi, Ifeany. Se davvero tutto era già scritto, perché siamo arrivati fin qui?
«Non so se il destino esiste, non so se avremmo potuto evitare quell’incidente ma una cosa la so.»
Si volta verso la platea di studenti.
«Voi avete ancora la possibilità di cambiare il finale.»

12/08/2026 at 07:54
Ciao, Edo.
Qualcuno dice che chiudere una storia con il risveglio da un sogno non sia una buona idea. Il lettore si sente tradito e cose così. Io penso che dipende molto da come la storia è stata scritta, dal messaggio che porta e da come l’autore riesce a costruire una trama intrigante che possa far riflettere. Io dico che la tua storia è una bella storia, ci sono frasi memorabili per cui ti ho fatto i complimenti; il sogno, in qualche modo, spiega alcune ingenuità del racconto, arriva come un deus ex machina, ma solo un po’.
Mi spiace di non essere riuscita a votare ma sei stato troppo veloce. Forse hai una nuova idea in testa che spinge per venire alla luce?
Alla prossima!
p.s. spero presto con una nuova storia.
2ndo p.s. che fine hanno fatto Marco e Giulia? 😉
11/08/2026 at 22:44
Il plot twist nel finale non me lo aspettavo! 😮
Devo pensarci un po’ prima di dare una valutazione finale al racconto perché se il finale in sé non è brutto, ai miei occhi ha reso inutile tutta la storia!
Ciao 🙂
10/08/2026 at 22:58
A mio parere horror e comico stanno benissimo insieme. Non vedo l’ora di scoprire il risultato!
11/08/2026 at 17:39
Mi fa piacere che la pensi come me su horror e comico ma andando a vedere le votazioni mi viene proprio da ridere! E oltre a ridere mi viene in mente anche una vecchia frase “Quando i critici sono in disaccordo, l’artista è in accordo con se stesso” (tratto dalla prefazione de “Il ritratto di Dorian Gray”), ma io non sono per niente in accordo con me stesso al momento!
10/08/2026 at 22:47
“Io sto dalla parte degli infermieri”. Wow, hai racchiuso tutta l’essenza del nostro lavoro in sei parole. Ti ringrazio per come, volontariamente o no, stai descrivendo la nostra categoria: vediamo veramente quasi ogni giorno le eccezioni alla statistica, tanto che ti viene voglia di non crederci più. E complimenti, la storia è davvero molto bella e scritta benissimo!
11/08/2026 at 17:33
Grazie mille per i complimenti! Nella scrittura si può sempre migliorare, questo è il bello, non si arriva mai! Ma dobbiamo scrivere di quello che ci piace. Ho amici, zii e parenti infermieri, oltre a conoscere qualche medico! Penso proprio che userò Marco e Giulia come personaggi del prossimo racconto.
Grazie mille per essere passata,
a rileggerci!
09/08/2026 at 20:35
Dopo un periodo di latitanza mi sono rimesso in pari. Mi piace molto come scrivi, e mi sembra uno stile perfetto per una storia come questa, molto originale e ricca di emozioni.
Unica cosa: non ho capito molto bene le ultime scelte che i lettori dovevano fare, forse perché non ho letto i commenti.
08/08/2026 at 14:08
Cuao. La mia idea è che comico e horror da soli in scrittura funzionino poco. Mescolarli d’altra parte, è difficile, e molto difficile è rendere “visivo” il tutto. Tuttavia se non sperimentiamo, su the incipit che ci stiamo a fare?
Buttati, e poi semmai correggi il tiro. Potresti scoprire un tuo personale “talento” e metterlo a frutto. Auguri.
In quanto alla storia meglio lasciarla così com’è, non sentirti obbligato a proseguirla senza un vero scopo.
Ci hai portato atmosfere intime e momenti di riflessione, hai fatto tanto, e non rischiare di rovinare tutto.
Ciaoooo
🙋♂️
08/08/2026 at 12:33
So che molti diranno che horror e comico stanno bene insieme ma a me l’humor nero ha sempre fatto schifo.
Potresti però provare a fare una parodia: metti gli stilemi dell’horror e li ribalti e dissacri! Molto difficile! Molto appagante! In alternativa lasci perdere i nostri suggerimenti e vai di ispirazione 🙂
Ciao! Tornando alla storia, l’incontro tra Marta e Yasmine dà quel tocco di freschezza che mancava alla storia di Luca. Ora bisogna chiudere la storia e hai due fili narrativi da concludere ed un solo capitolo 🙂
Ciao 🙂
07/08/2026 at 22:38
Ciao, premesso che scelgo il comico, posso dire che mi piace la “svolta” che hai imposto alla storia.
Luca è Luca, e tra gli affanni e il tragico della sua condizione di uomo con due “anime” da raccordare anche semplicemente per non impazzire, finalmente intravede una strada.
Luca o Cobinna? Chissà, forse Luca anche se l’altro popolerà forse per sempre le sue notti insonni, ne sono certo.
Ottimo lavoro, bravo!
Ciaoooo
🙋♂️