Dove eravamo rimasti?
La resa dei conti
Un silenzio assordante. Dentro la mia casa. Accendo la luce come se questa potesse rendermi meno solo. Non mi abituerò di certo a stare senza i miei marmocchietti. E senza Erica. Sento già la loro mancanza. Flash improvvisi nella testa. Parole dure. Inevitabili. “Andiamo a stare per qualche giorno dalla nonna. Papà ha bisogno di stare da solo”. Mi ritrovo a girare mezzo nudo per la casa. Senza sapere cosa fare. Dove andare. Mi dirigo in cucina, mobili vuoti. Passo per la cameretta dei bimbi. C’è un ordine da far ribrezzo. Letti, giochi, libri, tutto perfettamente al suo posto. Mi infastidisce il blu cobalto delle pareti. Cammino verso la mia, nostra, mia camera da letto. Nemmeno la riconosco. Osservo i comodini ai lati del letto a cassettone. Sopra quello di destra la lettera di licenziamento. Mi arriva potente il magone. Vado in bagno. Provo a fare una doccia.
La porta in legno stride sul pavimento sconnesso. Emette un fastidioso rumore. Scuoto la testa cercando di liberarmi dall’eco nelle orecchie di quel suono. Apro la cabina doccia e lascio arrivare l’acqua calda. Bollente. Il vapore invade ben presto il bagno. Lo riempie. Sopra il lavandino lo specchio è completamente appannato. Afferro un asciugamani dal termoarredo. Lo strofino con moto circolare per far emergere il mio volto riflesso. Ma accade tutt’altro. Mi prende un colpo quando sullo specchio vedo proiettare la faccia di Melissa ricoperta di sangue. Poi sua mamma Rachele. Urla. Disperata. Sparisce. Mi pesto forte il volto. Cerco di scuotere via dalla testa le immagini che vedo proiettate sullo specchio. Arriva Osama. Con le sue lacrime. Poi sorride mentre mette in ordine la cancelleria. Cammina felice verso un lounge bar dal quale però ritorna nuovamente intristita.
Avvolgo le mie mani intorno alle mascelle tipo urlo di Munch. Il cuore a momenti mi salta fuori dal petto. Sudo. Con un balzo felino tento di andare fuori dal bagno. Scivolo e finisco a terra. Mi tiro su. Respiro a fondo per diversi minuti. Mi calmo. Recupero tutto il coraggio di cui sono capace. Guardo la porta spalancata del bagno. Entro nuovamente. Passo lento. Titubante. Raggiungo lo specchio. Sospiro di sollievo. Dentro ci sono io. O meglio. Vedo riflessa la peggior versione di me stesso. Eppure si, sono io. Mio malgrado.
Noto subito le occhiaie. Barba incolta. Trascurata. Ad occhio e croce da almeno un mese cresce indisturbata. Sporco. Pieno di lividi ed escoriazioni sulla fronte e sulle braccia. Sopra il naso un solco netto. Un taglio. Delimitato da crosticine di sangue. Quanto in basso sono arrivato. Come mi sono ridotto. E mentre osservo tutto il mio decadimento fisico, sparisco dallo specchio. Ricomincia il film. Il cortometraggio. Appaiono al rallentatore, una dopo l’altra, le diapositive degli ultimi tre anni della mia vita.
Torna Melissa che con una lunga rincorsa vola da dieci metri.
La psicoterapeuta che mi aspetta nel suo studio…
Io sono beatamente al pub a bere tutto quanto trovo di liquido.
Annamaria. Sempre al mio fianco a leccarmi le ferite.
Non le ho mai chiesto veramente: “tu come stai”?
Ed ora piango. A dirotto. Leandro ed Elsa giocano soli dentro casa. Chiedono di me alla mamma. Vengo travolto da un turbinio di violenza. Dolore. Mi trapassa il petto e arriva dritto al cuore.
Scorrono momenti felici con Erica. Cene romantiche. Sorprese. Scherzi. Risate. Dio quante risate!
Poi si piega sulle ginocchia. Al buio. Con la testa tra le mani. Il ritratto dell’impotenza.
Prima dei titoli di coda arriva lei. Osama. Una persona meravigliosa che non meritava di incontrarmi.
Rifletto. L’ho usata. Senza volere.
Io. Proprio io. Accecato non dal dolore ma dalla paura di attraversarlo. Capisco adesso di aver riempito i silenzi di Osama proiettando in lei tutto il dolore che avevo in corpo. Da anni. Pur di non guardare in faccia i fantasmi del passato. Ho disintegrato le sue certezze. La sua solarità. La sua tranquillità. La sua gioia di vivere. Quella che io non riuscivo più a provare. Ma come posso essere arrivato a questo punto?
Non ho salvato Melissa. Non sono stato presente per Annamaria. Ho trascurato Erica ed i bimbi. Ho distrutto una ragazza di ventotto anni che senza saperlo ha riaperto una ferita mai sanata. Sbattendo quella maledetta porta nel sottoscala. Insulti. Sfuriate. Sensi di colpa. Disprezzo. No. Non lo meritava!
Mi lascio cadere sul pavimento. Sconsolato. Torno ad essere un uomo solo. Mi immagino con quella pistola in mano. Come la copertina del libro. Mi tiro nuovamente in piedi. Davanti allo specchio. Braccia tese davanti a me. Impugno una pistola immaginaria.
La metto giù. Ho sparato nel vuoto per anni. E’ tempo di smettere. Di non scappare ma restare.
ULTIMA TIMBRATURA
Osama si dirige per l’ultima volta al marcatempo. Il suo contratto di supplenza è finito. E’ tempo di tornare a casa. Dai suoi genitori. Dagli amici. Da chi le vuole bene. Davvero. Cuffie nelle orecchie pompano musica k-pop. Passo svelto. Via che si va!

21/04/2026 at 13:19
Ciao Giuliano.
Ho letto la tua storia in soluzione unica.
Nonostante non sia il mio genere il racconto mi ha incuriosito e l’ho portato a termine. Secondo me si tratta di uno psico-dramma che in più punti ha avuto la possibilità di trasformarsi in giallo o thriller. Ci speravo, ma in ogni caso il racconto ci ha accompagnato in questo viaggio dentro le paure e le amarezze di Luciano. Quello che ci resta è il focus sul problema – non gestito – del bullismo e le difficoltà del trattamento post-traumatico del protagonista. Aggiungo che la figura di Osama aveva un grosso potenziale per portarci in vari territori.
In ogni caso complimenti per la tua storia.
25/01/2026 at 13:14
Ciao Giuliano, essendomi iscritto da poco ho scoperto questa storia tardi e ho partecipato solo sul finale, ma sono contento di averla letta, una bella sorpresa e una buona scrittura!
Ti auguro il meglio per le tue prossime storie!
25/01/2026 at 15:31
Grazie mille Van_Damme.
Mi fa molto piacere tu abbia letto e partecipato, seppur in parte.
Ciao!
24/01/2026 at 13:08
Ciao Red.
Ti ringrazio ancora una volta per aver dedicato del tempo alla mia storia.
Un po’ mi dispiace che non ti abbia lasciato nulla. Comprendo e rispetto le tue impressioni. E di certo mi aiuterà per il futuro.
Non mi dilungo in spiegazioni che oltre a non essere giuste sarebbero in ogni caso superflue. Ognuno elabora a suo modo ciò che legge, come è giusto che sia. Dico solo che Il punto di vista della storia chiaramente è dentro l’emotività di Luciano. Quello che un banale incontro sul posto di lavoro è capace di risvegliare in lui. Fino alla distruzione di sé stesso. Esternamente avviene ciò che è inevitabile come conseguenza di quanto avviene dentro di lui.
In ogni caso, come ho detto più volte, ritengo utili le critiche. Anche quelle “feroci” come le hai definite tu stesso. Perché mi piacerebbe migliorare. La scrittura è un hobby che ho sempre avuto ma ora vorrei coltivarla con un po’ più di criterio. Quindi non posso che ringraziarti ancora una volta per aver letto tutto. Commentato. E contribuito molto in questo senso.
E spero tu lo faccia ancora.
Ciao!
24/01/2026 at 14:29
Probabilmente sono poco adatto ai viaggi introspettivi ^_^
E come detto, ci leggiamo alla prossima storia 🙂
Ciao 🙂
23/01/2026 at 23:38
Letto! Sono rimasto perplesso, non dal finale, ma dallo sviluppo. La storia non porta a niente, pur cambiando lo status quo delle persone. Sembra quasi una “fermata” di Osama, ma Osama non era la protagonista. Non so…
Io comunque provo a seguirti nella prossima storia e vediamo se sblocco un giudizio diverso 🙂
Ciao 🙂
20/01/2026 at 21:57
Ciao, sono nuovissimo sul sito! Sto iniziando a leggere le storie attualmente in corso per poter partecipare con le domande finali ed entrare nel vivo del gioco.
Intanto complimenti, scrivi benissimo, considerando poi i pochi spazi permessi, davvero grande!
21/01/2026 at 08:33
Ciao!
Grazie mille intanto per aver dedicato del tempo al mio racconto. Siamo nuovissimi entrambi allora.
In bocca al lupo per quando comincerai la tua avventura.
22/01/2026 at 00:20
Grazie mille per tutto, io appena iniziato, vediamo dove mi porta!
17/01/2026 at 00:54
Indeciso tra scriverà una lettera ed inizierà psicoterapia per davvero, ho fatto scegliere alla sorte: pari o dispari. È uscito dispari: inizierà la psicoterapia per davvero.
Credo (e spero) che ormai abbia toccato il fondo. È ora di risalire. Anche se la scalinata sarà lunga e difficile.
Commenti finali al capitolo finale, ma sta attento: mi hanno detto che so essere feroce!
Ciao 🙂
21/01/2026 at 08:30
Aria
Va bene, accetterò qualunque commento. Anche feroce
Sto imparando…ho anche messo la “P” di principiante 😁
Ciao, a presto
16/01/2026 at 15:41
…non vedo il lieto fine, questa è una storia amara di gente che vuole solo essere dimenticata.
Voto Luciano perderà tutto, Osama resterà un’altra ferita aperta
E lasciamo al futuro decidere del loro destino.
Ciaooo
🙋♂️
16/01/2026 at 15:49
Non vedo il tuo voto. Ma a parte questo.
Non vedi il lieto fine nelle possibili scelte o non vedi il lieto fine nella storia?
Intanto grazie per essere arrivato al capitolo 9 🙂
Ammiro pazienza e coraggio 😁
17/01/2026 at 00:38
Non vedo un lieto fine possibile🥴