I CASI DI UGO MUGUGNO – POLVERE DI MARE

CAPITOLO 1 - Il pesce drogato

Ugo Mugugno scendeva verso Sottoripa con Tex che tirava il guinzaglio come se avesse un appuntamento importante col mare. Borbottava qualcosa tra sé, parole spezzate che non chiedevano risposta, come faceva sempre quando non aveva voglia di pensare troppo. Le borse sotto gli occhi sembravano manifesto di una nottata passata male. Probabilmente era stata l’emozione del primo giorno a tenerlo in piedi più del dovuto. Si aggiustò la giacca, guardò l’insegna ancora da lontano e concluse il discorso con se stesso nel modo più onesto possibile: “si comincia”.

L’aria era umida, quella che non bagna ma resta addosso, e Genova stava facendo quello che faceva meglio: fingere di non notarti mentre ti guardava da ogni finestra.

A Milano i marciapiedi erano dritti. Qui no.

Ugo inciampò due volte nello stesso punto e la prese come un segno di benvenuto.

Lo studio era uno scantinato onesto, nel senso che non prometteva nulla. L’insegna, lunga e inutilmente precisa, pendeva leggermente a sinistra:

Studio Investigativo Mugugno & Problemi Altrui.

Ugo non l’aveva mai riletta tutta senza sospirare.

Dentro, Ettore Pallavicini stava sistemando lo studio come se dovesse arrivare un’ispezione che nessuno aveva annunciato. Alto, spigoloso, con i capelli troppo pettinati e gli occhiali tondi che gli scivolavano sul naso, si muoveva con una cura eccessiva per uno scantinato di Sottoripa. La camicia era stirata con devozione, la giacca fuori luogo. Sembrava vestito da qualcun altro. Probabilmente sua madre.

Ugo entrò senza dire nulla, guardandosi in giro.

«Sei il mio assistente» disse infine, «mica la mia domestica.»

Ettore si bloccò di colpo. «Io… pensavo che un ambiente ordinato facesse una buona impressione. Sa, per i clienti.»

«Qui non se la bevono» rispose Ugo.

Ettore annuì subito, come se quella frase fosse un appunto importante da ricordare. «Certo. Ha ragione. Dottore.»

Ugo lo guardò. «Non chiamarmi dottore.»

«Va bene. Investigatore Mugugno.»

«Peggio.»

Tex entrò e si accasciò vicino alla scrivania come un mobile definitivo. Ugo lasciò la giacca sulla sedia, accese una sigaretta rollata e aprì il giornale. Le notizie scorrevano senza entusiasmo. Ettore invece passò la mattinata a cercare potenziali casi: annunci, biglietti, numeri segnati e riscritti. Ogni tanto sospirava, come se il telefono dovesse squillare da un momento all’altro.

Il telefono però non squillava. Mai.

A Milano, invece, era un via vai di chiamate.

Ugo abbassò gli occhi sul giornale e decise che, tutto sommato, il silenzio aveva anche i suoi pregi.
Voltò pagina, mugugnò a un titolo e si chiese quanto tempo ci volesse prima che uno studio appena aperto sembrasse meno una scommessa.

Fu verso metà mattina che la porta si aprì.

Non di colpo. Con educazione.

Entrò una donna anziana, minuta, con una borsa della spesa stretta al petto e lo sguardo di chi chiede permesso anche all’aria.

La donna fece un passo avanti e si schiarì la voce. «Buongiorno, mi chiamo Adelina. Abito qui sopra. Ho sentito dire che ha aperto uno studio di indagini… proprio sotto casa. Lei fa davvero l’investigatore?»

Ugo indicò la sedia con il mento. «Dipende. Da cosa.»

Adelina si sedette solo a metà. «È per il pesce.»

Ugo sospirò. «Signora, questa non è una pescheria.»

Adelina non rispose. Aprì invece la borsa e tirò fuori un involto imballato con cura nella stagnola. Lo appoggiò sulla scrivania e lo aprì con gesti sicuri, da chi aveva cucinato per una vita intera.

Il pesce era tagliato a metà, netto, preciso.

Dentro, sparsa tra le viscere, c’era una polvere bianca.

«Io volevo fare la zuppa per i nipoti,» disse Adelina. Poi abbassò la voce, circospetta. «Ma dentro ho trovato questa roba. E io penso che sia… cocaina.»

Ettore si avvicinò subito, gli occhiali quasi dentro il pesce.
«Da quanto dice che l’ha comprato?»
«Ieri mattina. Al mercato.»

Ugo sospirò. «Mica siamo l’antidroga, signora. Belin, o comunque non è che possiamo metterci a interrogare i pesci. Ci ha scambiato per l’acquario?»

Poi aggrottò la fronte. «E perché non è andata dalla polizia?»

Adelina strinse la borsa. «Ho avuto paura.»

«Paura di cosa?»

«Che pensassero che fosse mia. O dei miei nipoti.»

Ugo alzò un sopracciglio. «Ma lei è la nonna di Al Capone, mi scusi?»

Ettore intervenne subito, arrossendo. «Quello che il dottore vuole dire è che le forze dell’ordine…»

«…potrebbero essere più indicate» concluse Ugo.

Adelina abbassò la voce. «Una volta hanno trovato uno spinello al mio nipote più grande. Niente di che, ma…»

Ugo si passò una mano sul viso. Il mare, da qualche parte lì fuori, fece un rumore come di qualcuno che rideva piano.

«Va bene» disse infine. «Vediamo che pesce è»

Ettore sorrise come se avesse appena ricevuto una promozione. Tex sollevò la testa. Adelina tirò un sospiro che sapeva di sollievo e paura insieme.

Ugo Mugugno guardò la polvere bianca sul pesce.

Non gli piaceva l’odore di pesce.
Non gli piacevano i casi inutili.
E soprattutto non gli piaceva quando qualcosa di piccolo insisteva.

E questo, purtroppo, stava insistendo come una lisca tra i denti.

Cosa dovrebbe fare Ugo Mugugno con un pesce che non sembra solo pesce?

  • Ugo decide di portare il pesce a casa e cucinarlo, deciso a dimostrare che è tutto un malinteso. (10%)
    10
  • Ugo decide di presentarsi al mercato del pesce all’alba, fingendosi un ristoratore di successo interessato a grandi quantità di merce. (80%)
    80
  • Ugo accetta di tenere il pesce nello studio per la notte, convinto che non succederà nulla… sarà sicura Sottoripa dopo il tramonto? (10%)
    10
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32 Commenti

  • Ciao, rieccomi, più veloce della luce. Voto lo spacciatore di basso livello, sono curiosa di conoscere un nuovo personaggio.
    Capitoli piacevoli, con guizzi brillanti che vivacizzano la storia. Nella bustina potrebbe esserci di tutto, è vero, e sono curiosa di sapere cosa contiene, perché potrebbe non essere ciò che pensiamo e che pensano. 😉
    Buona scrittura, attendo il quarto.

    Alla prossima!

  • Ciao, Dado.
    Sono ripassata a leggere un vecchio amico e mi sono imbattuta nella copertina del tuo racconto. Essendo anche io di Genova, ho deciso di fermarmi e leggere il primo episodio. L’ho trovato carino e scorrevole, i dialoghi riusciti. Mi è parso di cogliere qua e là lo zampino (timido) di una qualche I.A., forse mi sbaglio, ma anche fosse non sarebbe un problema. Coi miei tempi che, ahimè, sono lunghi, leggerò il resto e intanto, dalla (seppur meno di altre regioni) stessa calda Genova, ti saluto.

    Alla prossima!

  • Ciao, ben tornata dopo la pausa!!! Be’, dai, almeno in qualche modo il pesce è stato apprezzato. Ora dobbiamo vedere a cosa corrisponde l’indirizzo e cosa diavolo è la polverina bianca!!!
    Ho votato per il chimico forense, almeno lui ha tutti i mezzi per capire veramente di cosa si tratta!!! Buon fine settimana e alla prossima.

  • Chimico Forense Radiato!

    Ciao! Sono mesi che non ti fai vedere, per fortuna la storia è ancora corta e si può ricordare cosa è accaduto. Per ora stanno brancolando nel buio ma forse il chimico forense radiato può aiutare a capire cos’è la polverina. Poi toccherà sapere chi mette biglietti in pancia ai pesci.

    Ciao 🙂
    PS: l’unico che ha festeggiato è stato il cane 😀

  • Manco da un po’ da questo sito e quando ho visto che la tua storia è ambientata a Genova sono subito venuta a leggerla. Ci sono frasi e immagini riuscite che mi hanno fatto sorridere, come il sorriso che non passa la dogana genovese.
    Simpatici i due investigatori, anche se Ugo non mi è sembrato troppo esperto, soprattutto nel raccogliere informazioni senza dare nell’occhio. Si è comportato meglio Ettore che, pare, abbia trovato un indizio interessante. Voto per il foglietto sporco di sangue e ti dico bravo.

    • Un chimico forense oltre a poter in qualche modo illuminarci sulla natura della polverina bianca mi intriga alquanto con la sua storia personale e sul motivo della sua radiazione …chissà ! Altra suspence!
      E poi cosa saranno le due lettere GV E via del soffio?
      Mi ricorda la storia di una leggenda sul vento che soffia in salita arcivescovado a Genova poiché il vento, abbandonato dal suo compagno di passeggio, il diavolo ,che lo aveva lasciato solo, da allora continua a cercarlo soffiando in quel luogo …
      Comunque Dado il tuo silenzio prolungato ha fatto sì che rileggessi ancora i primi due capitoli e ti dico la verità… mi sono piaciuti ancora di più!
      Carina la sorella di Ugo , dagli occhi azzurri e carattere deciso.
      Chissà se la sua presenza non provochi una sferzata di vita e di coraggio al timido e timoroso Ettore…
      Buon viaggio creativo!

      • Grazie mille per questa bellissima iniezione di energia! Mi è piaciuto molto il parallelismo con la leggenda genovese del diavolo e del vento in Salita Arcivescovado. Alice comunque porterà sicuramente un bel terremoto nella vita di Ugo e specialmente di Ettore. Vedremo, intanto lasciamoci trasportare dal vento ancora per un po’. A presto!

  • Ciao Dado
    Oltre alla suspence che inevitabilmente si genera nello scorrimento della storia mi sono piaciute due immagini soprattutto : il mercato che “si sveglia” …. Bello! L ho assaporato nella mia mente e poi da buona milanese quella dogana genovese che respinge lo sguardo professionale d’importazione meneghina, mi ha fatto di nuovo sorridere …
    Non ho ancora messo a fuoco invece la personalità di Ugo a tratti impacciato, un po’ timoroso e a volte nervoso e insofferente.., devo ancora inquadrarlo…,
    Ho votato x il foglietto stropicciato e macchiato di sangue perché mi intriga di più con quella scritta sbiadita … chissà cosa rivelerà….
    Buona settimana

  • Ciao, visto che il pesce ha svenato la società investigativa appena nata, speriamo almeno che sia fresco e buono!!! La descrizione del mercato del pesce mi è piaciuta molto, un solo appunto: potevi stuzzicare un po’ di più l’olfatto del lettore (magari con un po’ più di fastidio olfattivo dei due investigatori)!!!
    Ho votato per il bigliettino, le uova o la polverina mi sembravano un po’ troppo ovvie!!! Buon fine settimana e alla prossima.

  • Mi piace come in poche righe ci si cali nel contesto e si provi già simpatia nei confronti di un personaggio, che non poteva che essere genovese!
    Curiosa di conoscere come proseguirà l’avventura di Ugo. Belin!

  • Ciao! Complimenti!! mi hai fatto sorridere con le note accentate sulle caratteristiche peculiari della cara Genova e dei suoi abitanti, con i loro mugugni, le strade tortuose e le finestre “fintechiuse” …
    Alla fine dietro la scorza coriacea del tipico genovese mugugnone sembra esserci un cuore…anche Ugo decide di vedere che pesce è ! nonostante non ami il suo puzzo e i casi inutili come quello della minuta Adelina! Ah ah ah!!!!
    Prima volta per me da queste parti( letterarie) … sarà una bella avventura seguirti! Grazie

  • Ciao, benvenuto, io adoro i gialli!!! Certo che passare da Milano ai carrugi di Genova deve essere un gran bel cambiamento… e non sappiamo ancora perché il nostro protagonista l’abbia fatto. E allora cominciamo con i guai!!!
    Ho votato per andare al mercato, mi sembra la soluzione più logica e meno “tossica”!!! Buona domenica e alla prossima.

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