I CASI DI UGO MUGUGNO – POLVERE DI MARE

Dove eravamo rimasti?

Cosa si nascondeva dentro il pesce? Un foglietto stropicciato, macchiato di sale e sangue, con una scritta sbiadita a penna. (67%)

CAPITOLO 3 - Alice

«Leggi»

Ettore alzò gli occhi dal foglietto. «Io?»

«Hai gli occhi giovani e meno nicotina»

La carta era umida, macchiata di sangue e incrostata di sale. Sembrava avesse passato giorni a mollo in cattive intenzioni. Ettore la distese accanto alle interiora del branzino e la inclinò verso la luce.

«Aspetti… è sbiadito. Via…del Soffio…3…»

Ugo si avvicinò.

«E sotto?»

«GV»

Per qualche secondo rimasero in silenzio.

«Sembra un indirizzo»

«Lo è» rispose Ugo. «E qualcuno ha pensato bene di spedirlo dentro un pesce»

Non era il pesce di Adelina e nemmeno lo stesso banco, ma qualcosa sembrava tirare nella stessa direzione.

«Apriamoli tutti»

Passarono il pomeriggio così. Uno dopo l’altro finirono sul tavolo tutti i pesci del mare mentre lo studio si riempiva di resti e di un odore che aveva smesso da tempo di essere poetico.

Ma non trovarono altro.

Nessun biglietto. Nessuna polvere. Solo pesce e crescente rimorso economico.

Quando il sole sparì dietro i tetti, l’ufficio sembrava il retrobottega di un porto dimenticato.

Ettore si tolse gli occhiali e si massaggiò il naso.

«Vorrei solo capire quale mente disturbata infila indirizzi nei pesci»

Stavano ancora fissando il tavolo devastato, abbastanza fornito da aprire una piccola pescheria abusiva, quando la porta si spalancò con un colpo secco.

«Mugo»

Ettore sobbalzò. Ugo alzò gli occhi con l’espressione di chi era pronto a imprecare contro il mondo.

Sulla soglia c’era una ragazza bionda, capelli raccolti male e occhi azzurri luminosi. Ettore sentì una scossa attraversargli la schiena e rimase immobile, come se qualcuno gli avesse spento e riacceso il cervello.

Tex invece partì subito verso di lei.

«Tex!» rise la ragazza chinandosi ad abbracciarlo. «Tu almeno mi vuoi bene»

Solo allora Ugo si alzò.

«Alice? Che ci fai qui?»

«È così che saluti tua sorella? Mi inviti a cena e poi sparisci»

«Ti aspettavo a casa. Ma che ore…»

«Le sette e mezza. Non rispondevi e ho pensato di cercarti qui»

Poi arricciò il naso.

«Ma cos’è questa puzza?»

«Ettore, metti tutto in un sacchetto. Porto via»

L’assistente scattò subito, raccogliendo i pesci sventrati come prove di un crimine gastronomico.

«Stavamo controllando una cosa» disse Ugo infilando il foglietto nella giacca.

Gli occhi di Alice si illuminarono.

«Avete già un caso?»

«Se proprio vogliamo chiamarlo così»

«Me lo raccontate fuori. Qui dentro si muore»

L’aria della sera sembrò un premio.

Alice osservò l’insegna e poi suo fratello.

«Ti vedo bene, Mugo»

«Non chiamarmi così» brontolò mentre si accendeva una sigaretta.

Lei gli diede una pacca sulla pancia.

«Hai messo su un po’ di…»

«Belin, smettila»

«Sono mesi che non ti vedo. Sei sempre lo stesso»

In quel momento comparve Ettore con un sacco enorme pieno di pesce.

«Ecco… Ugo. I pesci»

«Tu vieni con noi, vero?» disse Alice. «Con tutto questo pesce servono almeno tre stomaci»

«Non so se Ettore aveva…»

«È martedì. Le otto meno dieci. Direi che può cenare»

«C…certo»

Si incamminarono verso casa. Alice guidava la spedizione con Tex al guinzaglio, orgoglioso come se la passeggiata fosse stata organizzata in suo onore.

«Smettila con quel balbettio da cucciolo» mormorò Ugo a Ettore. «È irritante»

«Assolutamente… Ugo»

Il “dottore” rimase bloccato in gola.

Davanti al portone Ugo indicò verso l’alto.

«Quinto piano»

«Senza ascensore?»

«Seleziono così gli ospiti»

Arrivarono in cima senza dignità. Tex li precedeva con la lentezza tragica di chi aveva perso ogni fiducia nel proprio padrone, lanciandogli occhiate esauste e incredule per quella punizione quotidiana fatta di gradini.

Il bilocale era piccolo ma accogliente. Alice si sedette subito al tavolino della cucina mentre Ugo, senza perdere tempo, si mise ai fornelli e cominciò a trafficare con pentole, pesci e imprecazioni a bassa voce.
Ettore rimase qualche secondo alla finestra, osservando il terrazzo tra i comignoli, poi si sedette con cautela, come se la sedia potesse giudicarlo.

La casa aveva l’aria di un trasloco mai concluso: fumetti mezzi aperti sul divano, scatoloni ancora chiusi e una giacca abbandonata su una sedia come se ci vivesse da settimane.

Alice sorrise.

«Non ricordavo avessi una casa così carina. Peccato per il disordine»

Gran parte del pescato finì nella ciotola di Tex, che lo divorò come se non mangiasse da settimane.

«Scommetto che a Milano casa era più ordinata con Mo…»

Ugo si irrigidì e posò i primi piatti.

«Totani e vongole. A breve arriva il tonno pagato come un diamante. Grazie ancora, Ettore»

I due ospiti iniziarono ad assaggiare.

«Sono squisiti!» esclamò Alice.

Per qualche minuto pensarono solo a mangiare. Poi Alice posò la forchetta e guardò suo fratello.

«Ora raccontatemi il caso»

Ugo sbuffò e iniziò: Adelina, la polvere bianca, Bacci, il mercato e infine il biglietto.

Quando ebbe finito, Alice rimase pensierosa.

«Interessante. Però vi basate sul nulla. Quella polvere potrebbe essere qualsiasi cosa»

Ugo tirò fuori la bustina.

«Lo so»

Lei la osservò controluce.

«Forse conosco qualcuno che potrebbe aiutarci»

«Aiutarci?» borbottò Ugo. «Sappi che non ti pagherò»

«Chi pensi... possa aiutarci, Alice?» domandò Ettore, mentre un calore improvviso gli imporporava le guance.

  • Un giornalista fallito dei vicoli genovesi (0%)
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  • Un chimico forense radiato (67%)
    67
  • Uno spacciatore di basso livello (33%)
    33
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32 Commenti

  • Ciao, rieccomi, più veloce della luce. Voto lo spacciatore di basso livello, sono curiosa di conoscere un nuovo personaggio.
    Capitoli piacevoli, con guizzi brillanti che vivacizzano la storia. Nella bustina potrebbe esserci di tutto, è vero, e sono curiosa di sapere cosa contiene, perché potrebbe non essere ciò che pensiamo e che pensano. 😉
    Buona scrittura, attendo il quarto.

    Alla prossima!

  • Ciao, Dado.
    Sono ripassata a leggere un vecchio amico e mi sono imbattuta nella copertina del tuo racconto. Essendo anche io di Genova, ho deciso di fermarmi e leggere il primo episodio. L’ho trovato carino e scorrevole, i dialoghi riusciti. Mi è parso di cogliere qua e là lo zampino (timido) di una qualche I.A., forse mi sbaglio, ma anche fosse non sarebbe un problema. Coi miei tempi che, ahimè, sono lunghi, leggerò il resto e intanto, dalla (seppur meno di altre regioni) stessa calda Genova, ti saluto.

    Alla prossima!

  • Ciao, ben tornata dopo la pausa!!! Be’, dai, almeno in qualche modo il pesce è stato apprezzato. Ora dobbiamo vedere a cosa corrisponde l’indirizzo e cosa diavolo è la polverina bianca!!!
    Ho votato per il chimico forense, almeno lui ha tutti i mezzi per capire veramente di cosa si tratta!!! Buon fine settimana e alla prossima.

  • Chimico Forense Radiato!

    Ciao! Sono mesi che non ti fai vedere, per fortuna la storia è ancora corta e si può ricordare cosa è accaduto. Per ora stanno brancolando nel buio ma forse il chimico forense radiato può aiutare a capire cos’è la polverina. Poi toccherà sapere chi mette biglietti in pancia ai pesci.

    Ciao 🙂
    PS: l’unico che ha festeggiato è stato il cane 😀

  • Manco da un po’ da questo sito e quando ho visto che la tua storia è ambientata a Genova sono subito venuta a leggerla. Ci sono frasi e immagini riuscite che mi hanno fatto sorridere, come il sorriso che non passa la dogana genovese.
    Simpatici i due investigatori, anche se Ugo non mi è sembrato troppo esperto, soprattutto nel raccogliere informazioni senza dare nell’occhio. Si è comportato meglio Ettore che, pare, abbia trovato un indizio interessante. Voto per il foglietto sporco di sangue e ti dico bravo.

    • Un chimico forense oltre a poter in qualche modo illuminarci sulla natura della polverina bianca mi intriga alquanto con la sua storia personale e sul motivo della sua radiazione …chissà ! Altra suspence!
      E poi cosa saranno le due lettere GV E via del soffio?
      Mi ricorda la storia di una leggenda sul vento che soffia in salita arcivescovado a Genova poiché il vento, abbandonato dal suo compagno di passeggio, il diavolo ,che lo aveva lasciato solo, da allora continua a cercarlo soffiando in quel luogo …
      Comunque Dado il tuo silenzio prolungato ha fatto sì che rileggessi ancora i primi due capitoli e ti dico la verità… mi sono piaciuti ancora di più!
      Carina la sorella di Ugo , dagli occhi azzurri e carattere deciso.
      Chissà se la sua presenza non provochi una sferzata di vita e di coraggio al timido e timoroso Ettore…
      Buon viaggio creativo!

      • Grazie mille per questa bellissima iniezione di energia! Mi è piaciuto molto il parallelismo con la leggenda genovese del diavolo e del vento in Salita Arcivescovado. Alice comunque porterà sicuramente un bel terremoto nella vita di Ugo e specialmente di Ettore. Vedremo, intanto lasciamoci trasportare dal vento ancora per un po’. A presto!

  • Ciao Dado
    Oltre alla suspence che inevitabilmente si genera nello scorrimento della storia mi sono piaciute due immagini soprattutto : il mercato che “si sveglia” …. Bello! L ho assaporato nella mia mente e poi da buona milanese quella dogana genovese che respinge lo sguardo professionale d’importazione meneghina, mi ha fatto di nuovo sorridere …
    Non ho ancora messo a fuoco invece la personalità di Ugo a tratti impacciato, un po’ timoroso e a volte nervoso e insofferente.., devo ancora inquadrarlo…,
    Ho votato x il foglietto stropicciato e macchiato di sangue perché mi intriga di più con quella scritta sbiadita … chissà cosa rivelerà….
    Buona settimana

  • Ciao, visto che il pesce ha svenato la società investigativa appena nata, speriamo almeno che sia fresco e buono!!! La descrizione del mercato del pesce mi è piaciuta molto, un solo appunto: potevi stuzzicare un po’ di più l’olfatto del lettore (magari con un po’ più di fastidio olfattivo dei due investigatori)!!!
    Ho votato per il bigliettino, le uova o la polverina mi sembravano un po’ troppo ovvie!!! Buon fine settimana e alla prossima.

  • Mi piace come in poche righe ci si cali nel contesto e si provi già simpatia nei confronti di un personaggio, che non poteva che essere genovese!
    Curiosa di conoscere come proseguirà l’avventura di Ugo. Belin!

  • Ciao! Complimenti!! mi hai fatto sorridere con le note accentate sulle caratteristiche peculiari della cara Genova e dei suoi abitanti, con i loro mugugni, le strade tortuose e le finestre “fintechiuse” …
    Alla fine dietro la scorza coriacea del tipico genovese mugugnone sembra esserci un cuore…anche Ugo decide di vedere che pesce è ! nonostante non ami il suo puzzo e i casi inutili come quello della minuta Adelina! Ah ah ah!!!!
    Prima volta per me da queste parti( letterarie) … sarà una bella avventura seguirti! Grazie

  • Ciao, benvenuto, io adoro i gialli!!! Certo che passare da Milano ai carrugi di Genova deve essere un gran bel cambiamento… e non sappiamo ancora perché il nostro protagonista l’abbia fatto. E allora cominciamo con i guai!!!
    Ho votato per andare al mercato, mi sembra la soluzione più logica e meno “tossica”!!! Buona domenica e alla prossima.

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