Dove eravamo rimasti?
Le Clorofilladinie
Rimasi a lungo alla finestra a guardare il punto in cui il sentiero piega verso gli argini del Secchia e si sperde. Il fiume scorreva lento. Avrei dovuto scrivere tutto nel diario, tutto quello che successe quella mattina di gennaio del duemilaeventisei. Ma non so perché rimandai e quelle note non le scrissi mai.
Continuavo a sentire l’odore di terra bagnata. E soprattutto continuavo a pensare alla parola.
La parola segreta.
Me l’aveva affidata poco prima di andarsene. L’aveva pronunciata con una voce più bassa, diversa. «Leggera e opaca… Ricordatela così», aveva detto, poi me l’aveva sussurrata all’orecchio.
Era una parola semplice, già esistente nella nostra lingua. Eppure, detta da lei, aveva un altro peso.
Per ore cercai di non pensarci. Più tentavo di scacciarla, più tornava.
Nel pomeriggio uscii a camminare lungo il fiume. Volevo tornare nel punto in cui l’avevo vista sparire. L’argine era quasi deserto: un pescatore seduto lontano e una donna con un cane. Mi appoggiai alla ringhiera del piccolo ponte di legno e guardai l’acqua torbida.
Non so perché lo feci. Forse per distrazione.
Sussurrai la parola, appena un filo di voce, una volta sola.
Subito la superficie del fiume si increspò in più punti, come se qualcosa premesse dal basso. Il pescatore si alzò di scatto. Il cane cominciò ad abbaiare.
Dall’acqua emersero forme sottili e scure. Salivano piegandosi e raddrizzandosi fino ad assumere una fisionomia umana.
Una. Due. Tre.
Decine.
Le Clorofilladinie.
Uscivano dal fiume con naturalezza. Alcune avevano i capelli bagnati, altre tenevano tra le dita fili d’erba, altre camminavano scalze sul terriccio senza lasciare impronte.
Non parlavano. Si guardavano intorno.
Il pescatore lasciò cadere la canna e fuggì. La donna col cane urlò e si allontanò. Dall’altra parte del ponte si udirono voci, portiere che si chiudevano, finestre che si aprivano.
Io rimasi fermo.
Capii subito di aver tradito il patto.
La parola non era un ricordo, ma un richiamo. Un richiamo che loro non potevano ignorare.
Le Clorofilladinie si disposero lungo l’argine in silenzio, osservando il mondo umano. Alcune toccavano i tronchi degli alberi, altre sfioravano l’asfalto della pista ciclabile.
Poi alzarono lo sguardo verso di me.
Non c’era accusa nei loro occhi. C’era riconoscimento.
Mi avevano sentito.
Tra loro la vidi.
La mia Clorofilladinia che era stata nel mio salotto quella mattina. Il suo viso era più trasparente, più verde, come se la vicinanza all’acqua la rendesse meno simile a noi.
Mi fissò a lungo. Poi portò una mano al petto, nel punto del cuore.
Dalla strada arrivarono altre persone. Qualcuno filmava con il telefono. Si sentivano parole spezzate: «ragazze», «setta», «mostri», «allucinazione».
Il mondo umano stava arrivando.
E loro restavano lì, esposte.
Compresi allora il senso di “leggera e opaca”. Non descriveva loro, ma il modo in cui dovevano esistere: senza farsi notare.
Io avevo spezzato quell’equilibrio.
Lei continuava a guardarmi. Nel suo sguardo lessi delusione.
Una dopo l’altra, le Clorofilladinie cominciarono a retrocedere verso il fiume. Si ritiravano con calma.
L’ultima a restare fu lei.
Prima di immergersi, parlò. Non capii le sue parole. Non era più la mia lingua.
Poi scivolò nell’acqua e sparì.
Il fiume tornò come prima.
Restai solo sul ponte, con la parola ancora nella mente.
Capii che da quel giorno le Clorofilladinie non sarebbero più state una leggenda del Secchia, ma un fatto pubblico.
E io ne ero il responsabile.
Come prosegue?
- Le Clorofilladinie non riemergono più, ma la vegetazione lungo il Secchia cresce in modo anomalo (25%)
- La parola comincia a tornargli in sogno ogni notte finché capisce che non è un richiamo ma una chiave (75%)
- La diffusione dei video rende impossibile negare l’esistenza delle Clorofilladinie e il protagonista è braccato da media e scienziati (0%)

26/01/2026 at 16:17
Ciao, voto per la parola chiave.
Sai per caso se le Clorofilliadinie popolano anche il Panaro oltre che il Secchia? O magari ci arrivano 😁
Racconto intrigante comunque.
Bravo
25/01/2026 at 16:10
Qualcosa è mutato sul fiume… saranno guai?
Vedremo…
Ciaooo
🙋♂️
25/01/2026 at 13:58
Viene braccato da media e scienziati ma… voto che la parola segreta sia una chiave perché è quella che, secondo me, dà più possibilità di proseguire la storia 🙂
Molto bella la descrizione della comparsa delle Clorofilladinie 🙂
Ciao 🙂
25/01/2026 at 13:34
Buongiorno, siamo pari e pari ancora non cè una decisa preferenza per nessuna possibilità indicata. Quindi ho scelto quella che si è proposta per prima. ciao
25/01/2026 at 12:52
I sogni gli rivelano che l’incontro era già avvenuto nell’infanzia e che lui è stato scelto da tempo da quelle creature.
Ciao! E Benarrivato su The Incipit! Molto particolare l’inizio di questa storia, dove dici tutto e niente. Proprio in virtù di quello che ha scritto nel diario, secondo me non viola nessun patto. Ma vediamo come prosegue.
Ciao 🙂
25/01/2026 at 13:33
Buongiorno, siamo pari e pari ancora non cè una decisa preferenza per nessuna possibilità indicata. Quindi ho scelto quella che si è proposta per prima. ciao
24/01/2026 at 19:16
Ciao, benvenuto.
Il narratore violerà il patto, troppa è la curiosità, e vediamo che succede.
Molto carina la creatura e anche “attuale” direi fra nostalgia verde e voglia di affabilità.
Bravo, a presto.
Ciao
🙋♂️