Scriverò di te

PRELUDIO

Gli ultimi cinque anni non erano stati affatto facili, anzi, diciamo gli ultimi dieci.
Anzi, diciamo gli ultimi quindici.

Quando ottenni il nuovo lavoro presso Logistica s.r.l., nel Febbraio 2025, ero un uomo -un ragazzo: ho trentaquattro anni ma una vita di sport e alimentazione sana mi fanno sembrare un po’ più giovane- quasi totalmente annientato dalla vita, da me stesso e da chi mi circondava.
Venivo da un anno di lavoro stressante e massacrante in un altro magazzino, da dieci giorni di clinica psichiatrica, da sette mesi di sedute al Serd e da un cupo buio dell’anima che veniva a tratti soleggiato da sprazzi di momenti gioiosi all’insegna del surplus di endorfine date da droghe, donne, vacanze, sport, videogiochi.
Sono nato nel 1991, e ho cominciato a lottare già dal momento della nascita. A causa di un errore medico, mia madre venne fatta partorire con un mese abbondante di ritardo e io rischiai di morire o di nascere invalido. Ebbi fortuna, o forse furono le preghiere di mia madre, ma comunque nacqui sano e pure cicciottello.
Negli anni successivi ebbi comunque diverse problematiche fisiche: una violenta nefrite a cinque anni, gli orecchioni a sette, a nove  anni, mentre giocavo a fare lo spericolato dondolandomi su una panchina insieme a una mia compagna di classe, caddi a faccia avanti con tutto il peso del corpo (da piccolo ero sovrappeso) contro il muretto di sassi dietro la panchina, senza nemmeno avere il tempo di pararmi con le mani.
Mi portarono d’urgenza all’ospedale; mia madre successivamente mi raccontò che sulla fronte, nel punto d’impatto col sasso appuntito si intravedeva il bianco dell’osso.
A dodici anni, una mattina di primo Maggio, mentre giocavo a pallone in un prato insieme ai miei amici, provai a scavalcare la recinzione di fil di ferro che delimitava il prato nell’intento di raccogliere la palla, ma essendo goffo non ci riuscii e mi squarciai una caviglia col ferro arruginito. Non dissi nulla a nessuno, non diedi importanza alla ferita ma nelle settimane successive questa si infettò, portando un principio di cancrena che poi venne curato con settimane di dolorose punture di cortisone. Da piccolo ho sofferto molto il bullismo a causa del mio sovrappeso infantile, e nei miei primi dieci anni di vita vissi appieno la forte depressione post-partum che colpì mia madre dopo la nascita di mia sorella  nel 94, quando avevo tre anni. Vissi il suo disagio, il suo dolore, i problemi tra lei e mio padre, l’austerità che si lanciavano addosso come una palla avvelenata. Vissi i loro violenti litigi , le mancanze di rispetto, il disprezzo che provavano l’uno per l’altra, le minacce, gli urli, i pianti, i raggiri psicologici, gli insulti e le mani addosso.
Nonostante ciò, come dicevo prima, a me e mia sorella non è  mancato nulla, anzi, abbiamo avuto tanto, molto più di tanti altri bambini dell’epoca nostri coetanei o giu’/sù di lì. Mio padre è un geometra e mia madre una maestra, e la cosa per cui più li ringrazio è averci insegnato rispettivamente: lo sport, il culto per la vita sana e attiva, l’allenamento e la passione per la letteratura, i film, l’arte.
Intorno ai tredici anni iniziò la pubertà. Nel giro di un anno mi alzai di dieci centimetri e persi una quindicina di chili. Col fatto che avevo già alle spalle diversi anni di nuoto, bicicletta e calcio divenni molto avvenente e popolare tra le ragazze.
La mia adolescenza fu tumultuosa e movimentata ma tuttavia felice, spensierata, nonostante tutto. Di quegli anni conservo i ricordi più belli. A diciassette anni cominciai a soffrire di ansia sociale, attacchi di panico con sudorazione profusa e tachicardia: problemi che mi sono sembrati da sempre come giganteschi muri invalicabili che mi hanno penalizzato molto nella vita lavorativa, sociale e familiare, e per far fronte ai quali scelsi quasi da subito di ricorrere a droghe, alcool, donne, vita risoluta. Problemi che tutt’oggi mi porto dietro come uno zaino pieno di sassi e che mi hanno portato di ovvia conseguenza a non riuscire a tenermi un lavoro stabile e delle relazioni durature. Problemi che, alla fine, dopo trentatrè anni e dopo la ”ciliegina sulla torta” (nel 2023 un’ex ragazza gelosa e fuori di testa mi fece un grave revenge porn con delle mie foto private che avevamo solo lei ed io) mi portarono a depressione, tossicodipendenza cronica e pensieri suicidiari.
Questo quindi mi portò di rimando ad essere ricoverato una settimana in clinica e a frequentare regolarmente, per quasi un anno, gli incontri al Serd con la psicologa e i medici delle dipendenze; tutto questo mentre percepivo i bonifici della NASPI poichè il contratto non mi era stato rinnovato e avevo perso il lavoro al magazzino.

Poi, a Febbraio 2025, dopo aver sfruttato la NASPI per nove mesi ed essermi nel frattempo curato e disintossicato, decisi di trovare un nuovo lavoro e dopo qualche domanda di lavoro su Indeed venni contattato da Logistica s.r.l…

 

Chi incontrerò?

  • l'onesta, la risoluta, Cinzia Vigilanti (0%)
    0
  • la dolce, l'amorevole, Claudia Rossi (0%)
    0
  • La padrona, la signora, Chiara Conti (100%)
    100
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5 Commenti

  • Ciao, benvenuto.
    Tutta una vita in sintesi; sembra una autobiografia, dato che il protagonista non ha un nome; ma questo poco importa, si sa che l’autore comunque mette un po’ di sé in tutto ciò che scrive.
    Tutto molto chiaro e coinvolgente, bravo.
    Due piccole note: “avvenente” che mal si concilia con la figura di un maschio, trattandosi di un termine vicino a grazioso o leggiadro…
    E poi “vita risoluta”, forse un refuso di vita dissoluta.
    Voto la padrona e ti saluto. Ciaooo
    🙋‍♂️

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