L’antro
Navigavamo ormai da due settimane su quella barca che non era altro che una zattera. Eravamo in mare aperto. La vedemmo durante una bonaccia. Il mare era una tavola liscia e perfetta, una superficie senza neppure un’increspatura. La vedemmo tutto a un tratto, all’orizzonte. All’inizio ci parve un atollo, con un bosco nero in alto e sotto un antro immenso. Poi qualcosa ci fece ricredere.
«Ehi, ma è una bocca! Sì, una bocca gigantesca!» esclamò Gianni, il marinaio semplice.
«Cosa hai detto?» chiesi.
«Sì, hai ragione: quella è la testa di una donna, e quella sotto è una bocca immensa.»
Mi alzai in piedi e guardai, con una mano a farmi da schermo dal sole. Quello era una faccia. E sotto c’era una bocca immobile, aperta anzi spalancata.
«Presto!» dissi al marinaio e al nostro uomo. Ero l’ufficiale dell’Isabella. Anche se avevamo naufragato, la gerarchia esisteva ancora e potevo comandare. «Presto, usciamo da questo gorgo! Prendete i remi!»
Il marinaio e il Nostromo si chinarono e cominciarono di remare, cercando di deviare dalla direzione in cui veniva trascinata la nostra piccola imbarcazione. Ma non ci fu modo: la corrente era troppo forte. Venivamo trascinati irresistibilmente verso la bocca spalancata della creatura.
Quando arrivammo a qualche centinaio di metri, sentimmo il rumore del gorgo delle acque, come se fossero risucchiate all’interno. Provammo ancora, senza ottenere alcun risultato, finché rinunciammo.
Vedemmo i detriti che galleggiano di solito sul mare, tutti lì, trascinati con noi in quella folle corsa delle acque.
Poi vedemmo la fronte, gli occhi, il naso e la bocca. Gli occhi avevano le pupille immobili e guardavano dritte in avanti, come quelle di un cadavere. Sì, un cadavere che guardava.
Ma quando arrivammo nei pressi della bocca accadde qualcosa che non dimenticherò mai.
Gli occhi.
Gli occhi della donna si mossero.
Solo le pupille, che lentamente si abbassarono, fino a guardarci. Guardavano noi. Guardavano la zattera che stava entrando nella sua bocca.
Poi fummo divorati da quell’antro buio, pieno di frastuono. I detriti, trascinati con noi, finivano più avanti, nella gola del mostro. Evidentemente lì c’era una cascata, proprio in corrispondenza della gola. Ed era da lì che provenivano quei rumori frastornanti.
Continuammo ad avanzare. Non eravamo più noi a muoverci: era l’acqua che decideva per noi. La zattera vibrava sotto i nostri piedi, scossa da correnti invisibili che la tiravano, la strattonavano, la facevano girare lentamente su sé stessa.
L’ombra della bocca ci avvolse all’improvviso. Il sole sparì, come se qualcuno avesse chiuso una porta sopra di noi. Restò solo una luce grigia, riflessa dall’acqua, che rendeva tutto irreale.
L’odore ci colpì per primo. Non era odore di putrefazione, né di alghe. Era un odore antico, umido, di grotta, di pietra bagnata da secoli. Un odore che non apparteneva al mare.
«Non è viva…» mormorò Gianni.
Aveva ragione. Quella bocca non si muoveva. Non si contraeva. Era spalancata e immobile, come scolpita nella roccia.
Le pareti ai lati non erano carne. Erano lisce, scure, striate come basalto. Sembravano roccia levigata dall’acqua. La corrente accelerò, e la zattera prese velocità.
Sentivamo il fragore della cascata sempre più vicino.
Il fragore divenne improvvisamente assordante.
Non era più un rumore lontano: era sopra di noi, sotto di noi, dentro di noi. La zattera prese a vibrare. L’acqua accelerò ancora, e davanti, nel buio, vedemmo la schiuma bianca sollevarsi e sparire nel nulla.
«La cascata!» gridai.
Non c’era più tempo per remare, né per deviare la rotta. In quell’istante capii che l’unica cosa che potevamo fare non era evitare la caduta, ma sopravvivere ad essa.
«Le corde! Presto, legatevi alla zattera!»
Erano lì, arrotolate a poppa, umide di salsedine. Le afferrai con mani che non sentivo più. Gianni capì al volo. Senza parlare, si passò la corda attorno alla vita, poi la fissò a un traverso di legno. Anche il nostro uomo fece lo stesso, con movimenti rapidi, meccanici.
Mi legai per ultimo. Strinsi il nodo così forte che le dita mi fecero male.
Un istante dopo, il fondo sparì.
La zattera precipitò.
Quando riemersi, ansimando e tossendo, vidi che eravamo in un bacino d’acqua scura. La zattera galleggiava ancora. Le corde ci avevano salvati.
«Gianni!» gridai.
«Sono qui!» rispose.
Anche il Nostromo riemerse poco lontano, ancora legato.
Rimanemmo qualche istante a galleggiare, storditi, incapaci di parlare. Sopra di noi, la cascata continuava a precipitare con un rombo continuo, come se il mare stesso si stesse svuotando in quel luogo.
Alzammo gli occhi.
Eravamo finiti in una cavità immensa, illuminata da una luce azzurrastra che filtrava dall’alto, chissà da dove. Le pareti salivano lisce e altissime tutt’intorno come l’interno di una cupola.
E solo allora capimmo.
Eravamo passati oltre la gola.
Eravamo dentro la creatura.
La zattera scivolava lenta su un lago interno. Le pareti attorno salivano altissime, curve, come la volta di una cattedrale.
Chi — o che cosa — è davvero la creatura nel cui interno sono finiti?
- Non è né roccia né creatura: è qualcosa di costruito, un’opera dimenticata di un’epoca o di una civiltà sconosciuta. (67%)
- È il corpo di un’entità gigantesca, immobile da tempo immemorabile, che il mare usa come trappola naturale per tutto ciò che vi si avvicina (33%)
- La creatura non è un essere vivente, ma una formazione antichissima, una sorta di isola minerale modellata nei millenni dalle correnti (0%)

25/01/2026 at 12:48
Non è né roccia né creatura: è qualcosa di costruito, un’opera dimenticata di un’epoca o di una civiltà sconosciuta. Perché a me le civiltà sconosciute attirano.
Ciao! E benarrivato su The Incipit! La tua storia inizia in modo molto particolare, attira subito l’attenzione ma lascia perplessi su alcuni dettagli. Essendo il capitolo 1 va bene così. Vediamo come prosegue 🙂
Ciao 🙂
25/01/2026 at 11:25
Ciao voto l ‘entità.
La storia mi ricorda il ” Viaggio nel corpo umano” di Piero Angela ( nni ’80), vi ritrovo le stesse sensazioni.
Chissà che oltre la paura non ci sveli qualcosa di nuovo sulla misteriosa macchina umana… o qui parliamo di mostri?.. o cosa?
Ciaooo
🙋♂️