Il codice
Un pub che si chiama Cisza è l’unico posto dove Franciszka riesce a sedersi senza sentire il bisogno di controllare ogni uscita, senza il peso della città addosso. Le pareti sono coperte di fotografie in bianco e nero: cantieri pieni, donne con foulard stretti sotto il mento, bambini immobili davanti a palazzi che oggi non esistono più. Nessun nome sotto le immagini. Franciszka tiene il bicchiere tra le mani senza bere, seguendo con le dita la condensa sul vetro, percorrendo linee invisibili come mappe di un tempo che non torna. Dietro di lei, un gruppo di ragazze discute animatamente dei lanci di nuovi prodotti cosmetici, confrontando palette di ombretti, smalti e recensioni Instagram, ridendo con entusiasmo. Più in là, due uomini con giacche sportive si lamentano a bassa voce della critica situazione del Legia Varsavia in campionato, sbuffando. In un angolo un uomo racconta di aver fatto fortuna a inizio millennio. Ride troppo forte. Nessuno gli chiede come.
Il telefono di Franciszka vibra sul tavolo. Mazur. Risponde senza salutare. «Dimmi.» C’è vento dalla parte opposta, una sirena lontana. «Capannone abbandonato a Wawer. Corpo maschile. Devi vederlo.» Non è mai una richiesta. Franciszka chiude la chiamata e rimane seduta un istante. Il pub è caldo, protettivo. Fuori no. Mette i soldi sotto il bicchiere intatto ed esce nel gelo. L’aria le punge il viso e il corpo reagisce prima della mente: spalle dritte, respiro controllato, muscoli pronti. Come prima di un incontro. Infila le mani nelle tasche. Non combatte più. Qualche anno prima, durante un inseguimento, ha dovuto affrontare a mani nude un uomo ed è stata sospesa per sei mesi per condotta troppo violenta. Da allora si è imposta una regola: non userà mai la forza e agirà con forza solo in caso di difesa personale.
Quel capannone è un blocco scuro sotto il cielo basso. Le luci blu delle volanti si riflettono sulle lamiere arrugginite. Dentro, l’odore arriva prima della vista: umidità, odore di urina e chissà quanta gente ormai lo utilizza come luogo di sosta. Il capannone amplifica ogni passo, gli stivali di Franciszka che devono evitare pozzanghere nel migliore dei casi, preservativi usati nel peggiore oltre a siringhe. Il corpo è al centro, esposto come se qualcuno avesse voluto che fosse trovato. Un uomo sulla cinquantina, cappotto costoso, scarpe anche, nudo sotto la vita. La testa inclinata in modo innaturale. Franciszka non guarda subito la ferita al cranio. Guarda le mani pulite. Nessuna difesa. «Sorpreso» dice Mazur alle sue spalle. Lei si accovaccia. Le ferite alla testa sono nette, precise. Non c’è frenesia. Non può non far caso ai genitali strappati dal corpo come da rabbia cieca, decisione. Sente le dita chiudersi in pugni e le riapre lentamente. La violenza è una lingua che conosce troppo bene, ed è proprio per questo che ha scelto di non parlarla.
«Identificato?» chiede. «Marek Dąbrowski. Imprenditore. Legami con l’Est. Tanti affari opachi.» Opachi. Franciszka si alza e osserva intorno. Nessuna colluttazione, nessun segno di fuga disordinata. Chi uccide entra, fa e scappa. Qualcosa luccica accanto al cappotto. Si inginocchia di nuovo. Una targhetta metallica, consumata ai bordi. Un numero inciso. Nient’altro. Nessun nome. Solo un numero.
Per un attimo le tornano in mente le fotografie nel pub. Volti senza didascalia. Negli anni post-comunismo, in certi locali, i nomi erano un rischio. I numeri no. Un numero è più facile da vendere e più facile da cancellare. «Mettila tra i reperti» dice, rimanendo a fissarla un secondo di troppo. Mazur la studia. «Cosa ti dice?» Franciszka solleva lo sguardo verso le finestre rotte del piano superiore. Fuori, la città continua a muoversi, ignara. Dentro, invece, tutto parla di attesa. Questo non è un gesto impulsivo, non è un regolamento di conti nato stanotte. È qualcosa che ha sedimentato per anni, come ruggine sotto la vernice. «Mi dice che non è iniziato adesso» risponde. «È qualcosa di covato da tempo?» Franciszka pensa al numero inciso nel metallo, alla precisione delle ferite, alla calma necessaria per rimanere fino alla fine. Poi incrocia lo sguardo vuoto di Dąbrowski. «Non strappi le palle a qualcuno perché vuoi giocare a pingpong. Era un debito.» E qualcuno ha appena cominciato a riscuoterlo.
Il silenzio si allunga. Franciszka nota un dettaglio che prima aveva ignorato: vicino alla targhetta, quasi nascosto dalla polvere, un piccolo foglietto piegato. Lo prende con i guanti. Sopra c’è scritto a mano un codice alfanumerico: X7P-Q4L-8M2. Non c’è firma, nessun nome, nessuna indicazione. Solo un enigma, imperativo. Franciszka lo osserva a lungo. L’aria è gelida, il capannone vuoto sembra respirare insieme a lei. Chi l’ha messo lì e perché? Il numero inciso e il codice sul foglietto. Due misteri, due pezzi di qualcosa di più grande. Franciszka non sa se la risposta arriverà stanotte o tra anni. Sa solo che questo caso non è un semplice omicidio: è un gioco silenzioso e a lei piace mettersi in gioco.
Cosa farà Franciszka adesso?
- Torna al pub per un drink e si accorge all’uscita di essere pedinata. (0%)
- Scopre che la vittima era socio occulto di un club privato chiuso dopo un’indagine mai chiarita. (25%)
- In archivi digitali cancellati trova un elenco di ragazze identificate solo con numeri… e uno coincide con la targhetta. (75%)

08/04/2026 at 22:01
Bell’inizio! Una scrittura asciutta e diretta, che mi è piaciuta molto, e un mistero decisamente intrigante🤗
Ti seguo volentieri.
Al prossimo capitolo!
08/03/2026 at 12:31
Ciao, benvenuta!!! Davvero bell’incipit, il seguito del racconto sembra portarci davvero in un mare di guai… se l’inizio comincia con quel genere di “strappo” il futuro è nero!!!
Scrivi davvero bene, ma posso darti un consiglio? Va a capo un po’ più spesso, i lettori hanno bisogno di rifiatare un po’ tra un periodo e l’altro. Fallo soprattutto quando i protagonisti parlano, così sottolineerai meglio ciò che dicono. Al contrario, se metti i dialoghi di seguito, è difficile capire chi sta parlando.
Ho votato per gli archivi digitali, mi sembra la più logica!!! Buona domenica e alla prossima.
07/03/2026 at 21:47
Ciao e benvenuta.🤗 Scena del crimine interessante e Franciszka ha attirato la mia attenzione.
Ho scelto gli archivi digitali cancellati. Alla prossima.