La famiglia Vidal
Suonai il campanello e mi girai per guardarmi intorno: un enorme giardino, che sembrava non finire mai. Mi voltai; un ragazzo era appoggiato allo stipite della porta: “Ti serve un po’ più di tempo o ti muovi?”. Lo guardai con disprezzo e gli tesi la mano: “Grace. Piacere di conoscerti”. Me la strinse: “Miles”. Si scostò e mi fece entrare, sbuffando.
Non ci feci tanto caso, perché una signora sui sessant’anni mi stava guardando sorridendo: “Vieni, ti mostro la tua camera”. Miles mi aiutò a portare la valigia su per le scale, dopodiché mi seguì nella stanza dove la badante mi aveva portato.
Ci lasciò da soli. Posai la valigia sul letto e, quando mi girai, sobbalzai: Miles era dietro di me e mi osservava quasi infastidito. “Te ne andrai via come le altre dopo i primi tre giorni”. Inclinai la testa di lato, non capendo: “Perché dovrei?”. Fece qualche passo verso di me annullando la distanza tra di noi; con la mano iniziò a giocherellare con una ciocca dei miei capelli: “Ne riparliamo tra tre giorni, quando sarai al cancello a urlare per uscire”.
Detto questo si allontanò, lasciandomi sola. Sistemai le mie cose nell’armadio. “Se iniziamo così, allora fantastico”, mi dissi. Andai a farmi un bagno caldo per distrarmi un po’: perché dovrei andarmene?
Quando uscii , mi vestii e, senza asciugarmi i capelli, scesi le scale dove Mary, la badante, mi condusse al salotto. Lì Miles teneva in braccio una bambina di più o meno sei anni, che mi venne incontro, e mi prese la mano: “Vieni, ti faccio vedere la mia camera!”. La seguii, quasi inciampando nei miei stessi piedi.
“Kate, dove vai?”, chiese Miles seguendoci con calma. Mi portò in una stanza color corallo, piena di bambole e pupazzi, mi lasciò la mano e mi guardò, mi fece cenno di abbassarmi e si avvicinò al mio orecchio ” Secondo me te e mio fratello stareste bene insieme” mi allontanai e iniziai a farle in solletico mentre lei tra una risata e l’altra mi implorava di smetterla, Quando mi alzai Miles era ancora li, stava sorridendo ” Non si comporta mai così con nessuno a parte me” lo guardai sorridendo ” Si vede che non sei poi così speciale come credi ” Mi lanciò un occhiataccia, anche se lo scorsi sorridere, mi girai per guardare Kate, che stava ridacchiando.
” Andiamo giù dai”
Kate nel frattempo mi mostrò tutta la casa, era enorme, Miles ci stava dietro, ogni tanto ridacchiando perché inciampavo nei miei piedi.
La giornata passò più veloce del previsto, e quando mi misi a letto dopo qualche minuto Miles bussò alla porta e senza darmi il tempo di rispondere entrò in camera.
Si sedette sul bordo del letto, e mi disse :
” Qualsiasi cosa tu veda, senta stanotte, non dargli importanza dormi chiudi gl’occhi e basta.” lo guardai confusa e mi disse, mi lasciò un bacio sulla guancia e uscii dalla stanza.
Che cosa intendeva Miles? Perché dovrei ignorare ciò che vede e che sento?
Che cosa intendeva Miles? Perché dovrei ignorare ciò che vede e che sento?
- Sente passi nel corridoio, e un ticchettio nella parete attira la sua attenzione. Si alza e va a cantrollare. (100%)
- Grace sente, rumori, passi nel corridorio che la svegliano di notte, ma specialmente un ticchettio proveniente dal muro, ma lo ignora. (0%)
- La notte continua tranquilla, senza interruzioni, la mattina dopo Grace, prova a parlare con Miles, anche se è deciso a ignorarla. (0%)

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