Inizio dalla fine

Bisogni

Avevo bisogno che stesse male, che soffrisse almeno un po’, almeno adesso. Era una prova, l’ultima prova d’amore.

Se l’avesse superata, mi avrebbe dimostrato che avevo torto. Me ne sono andata perché sono convinta che non mi abbia mai amata davvero. Volevo che mi amasse, almeno nella perdita. Ho sempre e solo voluto quello: essere amata da lui. Troppo ostinata per chiedermi se valesse la pena quella lotta continua, mi sono persa dentro il tentativo. Mi sono messa in discussione ogni giorno, ho cambiato forma, ho preso sulle spalle le nostre due vite intere, sperando che finalmente vedesse quanto meritavo quell’amore che gli chiedevo con il fiato sospeso.

Ma non era amore.

Come può essere amore qualcosa che ti spinge a non amarti più? A ignorare i brividi, a giustificare mancanze, silenzi, a trattenere ogni parola pur di non disturbare, pur di non essere etichettata come “quella giudicante”, “quella pesante”.

In questi cinque anni ho fatto di tutto.

Ho impacchettato la mia vita per seguire un sogno che era il suo. Ho accettato la solitudine più profonda pur di sostenerlo. Ho perdonato, ho riscritto le mie aspettative fino a cancellarle, ho ignorato quasi tutto ciò che volevo io. Mi sono rimpicciolita piano piano, fino a diventare quasi invisibile. E ogni volta che lui aveva un giorno buono per fingere, io accoglievo quella briciola come fosse oro colato, fingendo a mia volta, di non vedere il deserto intorno.

Ero un criceto nella ruota, correndo disperatamente, sudando, ansimando, convinta che bastasse girare più veloce, essere più brava, più comprensiva, più piccola, per meritarmi finalmente un po’ di vero amore.

Che storia poco originale.

La solita donna che si annulla per un uomo che non la vede. La solita fine annunciata che, quando arriva, fa male lo stesso, come se fosse la prima volta al mondo.

Me ne sono andata io, dopo l’ennesima volta in cui ha provato a dirmi che non mi amava.

Con il cuore in tasca e l’orgoglio sotto ai piedi, ho preso l’essenziale e ho chiuso la porta senza sbatterla, senza scenate. Gli ho raccontato un’ultima bugia dolce: che non eravamo compatibili, che ci eravamo tanto amati, ma che la vita a volte va così. Ho protetto il suo fragile ego ancora una volta, un ultimo atto d’amore silenzioso.

Quella sera pioveva fitto, come in tutti i film quando ci si lascia. L’ho preso come un segno.

D’improvviso non c’era più niente.

Solo il rumore della pioggia sul parabrezza, il respiro corto e il peso enorme di cinque anni che finivano in una sera di febbraio, senza clamore, senza dramma, senza niente di cinematografico. Solo io, la valigia sul sedile posteriore e la certezza spaventosa che, forse, aveva ragione lui: non era mai stato amore.

Avevo solo bisogno che soffrisse almeno un po’.

Che sentisse un po’ il vuoto che io trascinavo da anni.

Invece, lui è già passato ad altro. Un altro sogno, un altro paese, un’ altra donna. Forse altre.

Come se io fossi solo una cosa guasta, da sostituire.

Mi resta questo paese che ho scelto per lui, e che mi è piaciuto più lui. Mi resta lasciare che il dolore faccia il suo lavoro e mi mostri cosa è successo davvero, quanto mi sono persa.

Dove andiamo nel prossimo capitolo?

  • Torniamo al passato (33%)
    33
  • Andiamo da lui (67%)
    67
  • Restiamo con lei (0%)
    0
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3 Commenti

  • Ciao Eva!

    Voto per andare da lui.
    Credo sarà interessante scoprire se lui è già distratto, come lo immagina lei, o se questa sua analisi sia frutto del dolore e del risentimento.
    E non solo per questioni narrative. Servirà a capire quanto, nel corso della storia, potremo fidarci della voce narrante. Quello che scriverai di lui definirà anche lei, come personaggio.
    E’ un compito importante.

    Se non lo hai mai visto, ti consiglio “C’eravamo tanto amati” di Ettore Scola.
    Il personaggio di Elide vive dei tormenti amorosi simili a quelli della tua protagonista. Credo che il film potrebbe darti degli spunti emotivi interessanti per la scrittura e la riscrittura della tua storia.

    Al prossimo capitolo
    A-

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