PROLOGO
Roma, 20 luglio 390 a.C.
Un forte nitrito squarciò il silenzio.
Il fòro romano, in trecentosessantatre anni dalla fondazione della città, non era mai stato così deserto. Le taverne che vi si affacciavano erano serrate con tavole di legno inchiodate all’esterno. I banchi dei mercanti, sempre presenti, quel giorno erano scomparsi. Non c’era anima viva.
L’uomo a cavallo tirò le redini e l’animale scartò a sinistra, levando gli zoccoli da terra. Dietro di lui, un centinaio di cavalieri, scendendo dal colle Quirinale alle sue spalle, lo affiancarono in pochi istanti.
Il primo arrivato era chiaramente il capo. I capelli biondi gli arrivavano alle spalle e decine di tatuaggi bluastri gli costellavano il petto. Portava lunghi baffi, che penzolavano sotto al mento. In testa, un elmo bronzeo: un ciuffo di crini rossicci gli sventolava sopra.
Si girò verso i suoi. «State attenti. Non mi fido.»
In piedi sul cavallo, fissò meglio la parte opposta della grande piazza e rimase sbalordito da quel che vide sul fondo.
Figure umane. Uomini semplicemente seduti ad aspettare.
Fece segno ai cavalieri di seguirlo. «Andiamo.»
Il gruppo scese lentamente verso quegli strani personaggi. A mano a mano che si avvicinavano, si resero conto di trovarsi di fronte ad una scena mai vista.
Quelli seduti erano tutti uomini attempati. Erano circa una trentina, immobili su sedili d’avorio. Indossavano abiti quasi regali.
Il silenzio intorno era assoluto. Solo gli zoccoli dei cavalli battevano nervosamente le lastre di pietra del selciato.
Il capo scese da cavallo. Il soldato dietro di lui, abituato a coprirgli le spalle, fece altrettanto. Mossero qualche passo verso gli uomini seduti sotto gli scalini della Curia Hostilia, la sede del Senato di Roma. Nessuna reazione. Tutti rimanevano fermi fissando il vuoto.
«Virdumàro» ordinò il capo, «vediamo di che pasta sono fatti questi Romani.» Scosse la testa. «Hanno lasciato aperte le porte della città e solo questi vecchi disarmati a proteggerla. Voglio capire.»
Entrambi i barbari sguainarono le spade e raggiunsero la fila degli anziani sui troni d’avorio. Virdumaro camminava su e giù cercando di catturare lo sguardo di qualcuno. Il capo invece si fermò davanti a quello che sedeva alla sua destra. Gli pose la lama sotto la gola, alzandogli di forza il mento. L’uomo che aveva scelto era l’unico a portare i capelli bianchi lunghi fino alle spalle.
«Chi sei?» gli domandò in uno stentato latino.
Il prescelto non rispose. Si limitò a chiudere gli occhi con un profondo sospiro, e poi a riaprirli fissando il barbaro nei suoi: due occhi grigi color dell’acciaio che incrociavano occhi di un blu profondo come il mare del Nord. S’intesero. Forse un re aveva intercettato un altro re.
Il barbaro riprovò. «Che vestiti sono quelli che indossate?»
L’interrogato rifletté un istante e decise di concedere risposta: lui era l’unico a poterlo fare, perché era l’unico straniero ad aver ricevuto l’onore di sedere fra quei trenta Romani.
Tutti gli altri avevano scelto il silenzio. Si dichiaravano sconfitti, ma non rinunciavano all’onore. Non avrebbero aperto bocca per nessun motivo davanti ai nemici.
«Te lo domando un’ultima volta» lo minacciò il capo spingendogli la lama contro il pomo d’Adamo. «Chi sei? E cos’è questa farsa? Dove sono i soldati?»
Lo straniero alzò la mano e spostò la spada del barbaro dalla sua gola. «Mi chiamo Ágide e sono lacedemone di nascita. Sono stato re di Sparta per molti anni. Ora ho lasciato mio figlio sul trono e sono venuto a vivere a Roma.»
Il capo dei barbari aveva sentito parlare di una città chiamata Sparta, un regno di guerrieri. Era un luogo lontano, da qualche parte, forse verso il grande Mare del Sud. Non sapeva dove esattamente… Dopo un attimo d’esitazione scoppiò a ridere voltandosi verso il suo secondo. «Hai sentito Virdumaro? Abbiamo gente importante davanti a noi.»
Virdumaro, continuando a fissare la barba di uno dei seduti, assentì col capo. Il cavallo attaccato alle briglie commentò con un sonoro nitrito.
Che succede ai trenta ex consoli?
- Nascondono armi e uccidono i barbari (25%)
- Riescono a fuggire (0%)
- Vengono massacrati (75%)

05/08/2026 at 18:59
Buon pomeriggio avvocato,
sono contento di leggere il suo testo!
Il brano ha un grande pregio: riesce a trasformare un episodio celebre della tradizione romana in una scena viva, quasi cinematografica. Il silenzio del Foro deserto, i senatori seduti sulle sedie d’avorio e l’ingresso dei Galli costruiscono una tensione che cattura immediatamente il lettore. Si avverte un evidente lavoro di documentazione, tipico di chi affronta la storia con metodo, e questo si riflette nella cura dei dettagli e nella volontà di inserire la vicenda individuale all’interno di un contesto storico più ampio. Da questo punto di vista, la professione dell’autore sembra emergere nel gusto per la ricostruzione ordinata dei fatti e nella ricerca della verosimiglianza. Naturalmente, l’introduzione di un personaggio come Ágide, ex re di Sparta, rappresenta una scelta narrativa che si discosta dalla documentazione e richiede un delicato equilibrio tra finzione e storia. Se questo equilibrio verrà mantenuto lungo il romanzo, il risultato potrà essere quello di un’opera che non si limita a raccontare il passato, ma riesce a farlo rivivere con autorevolezza senza rinunciare al piacere della narrazione.
Ho votato in maniera spietata il continuo della storia.
A rileggerci
25/04/2026 at 11:14
Ciao, benvenuto!!! Strano caso, sto partecipando a un concorso con una storia su un sesterzio che ha vissuto i vari conflitti romani, non potevo non leggere la tua storia!!!
Ho votato per il massacro, atteniamoci alla storia!!! Buon weekend e alla prossima.
15/05/2026 at 06:52
Non amo le “storie vere”,, manca la profondità del l’invenzione. Qui mi hai acceso la curiosità, forse per la sospensione del l’istante prima del massacro.
Aspetto il secondo capitolo.
15/05/2026 at 10:23
Ciao, volevo solo avvisarti di una cosa: hai scritto a me e non all’autore!!! Comunque nulla di grave, ma pensavo volessi far arrivare il messaggio a chi a scritto e non a me!!!
15/05/2026 at 19:28
Si, ho sbagliato il tasto rispondi.
Spero che l’autore legga il commento lo stesso;)