Dove eravamo rimasti?
Ci si riserva il diritto di non servire le persone sgradite
«Sì, va beh, fermo davanti a una cattedrale va bene, ma davanti a una caffettiera l’effetto dovrebbe essere diverso e invece, invece sono entrambi enormi e completamente rosse e tostate dal sole, sparate contro un cielo tutto azzurro, e insomma quei due monoliti di arenaria e tutti gli altri che loro chiamano come sanno fare solo loro – Cathedral Rock e Coffee Pot Rock appunto, ma poi anche Submarine Rock, Sugar Loaf, Steamboat Rock, perfino Snoopy Rock – e che circondano Sedona, quelle cazzo di rocce rosse piantate in mezzo al deserto mi irritano un bel po’, no perché sono appena arrivato da Flagstaff dopo aver viaggiato per quasi 4 ore sul pick-up di un assicuratore in pensione più noioso di un paziente oncologico senza assicurazione. Che poi per fortuna l’ho incontrato, proprio davanti all’ufficio della Alamo, impegnato com’ero a cercare il cellulare per scrivere a Juliette che la mia carta di credito non funzionava».
Lo stesso mattino in cui Killian arrancava verso Sedona, ma quasi 400 chilometri più a sud, Juliette stava guidando verso Lukeville, cioè la frontiera con il Messico, una specie di casello autostradale attraverso cui transitava ogni tipo di automezzo; ai suoi lati decine di negozi, tutti minuscoli e attaccati uno all’altro; più lontano, casupole sparse, collegate da strade sterrate. Insomma, un non luogo. Un po’ come gli aeroporti e i centri commerciali, però a gestione familiare.
Juliette parcheggiò l’auto interrompendo lo starnazzo della radio impegnata a dare il buongiorno al mondo latino e si infilò nel bar più vicino alla linea di frontiera, al di là della quale un paio di cani antidroga stavano annusando il bagagliaio di un’auto, mentre il conducente, sfiduciato, succhiava una sigaretta.
Anche l’umore di Juliette non era dei migliori, e sarebbe potuto cambiare solo con l’arrivo di Killian: era perfino preparata ad ascoltare la storia complicata che senza dubbio avrebbe selezionato fra tutte quelle disponibili nel mondo reale e dintorni.
«Real estate. Quello è un business che tira, continuava a ripetere il mio autista. Io real estate non so neanche bene cosa vuol dire (hai presente quando ti chiedono: Sai cosa vuol dire simbolico? e tu rispondi: Sì, certo. Poi insistono: Cosa vuol dire? e tu biascichi: Ehm, no, lo so, ma non so spiegarlo, ecco, così) ma senz’altro c’entra con la sua nuova casa, che infatti mi descrive per filo e per segno, mentre io tento di concentrarmi su una guida dell’Arizona che, al capitolo su Sedona, invece di spiegare come andarsene alla svelta, si dilunga sulle sue vicende geologiche – e il Mogollon Rim, e il Colorado Plateau – felice di ripetere qua e là, come in un inutile rap colto, parole tipo limestone, mudstone, sandstone, la cui sfumatura specialistica mi sfugge, e che traduco indistintamente con rocciadiqualcosa».
Una volta seduta al tavolino più vicino alla vetrata, Juliette si mise di vedetta, ma sembrava che non fossero in molti a scegliere Lukeville per entrare o uscire dagli States.
Dopo mezz’ora, ecco che dal Messico ne arrivò uno a piedi, con addosso una camicia multicolore e un paio di pantaloni militari; un po’ intontito dal sole, discusse a lungo con una guardia, la quale esaminò con attenzione i suoi documenti prima di farlo passare.
Poco dopo entrò nel bar e, dopo aver ordinato una cola e due mignon di vodka, si sedette al tavolino di fronte a Juliette, offrendole l’occasione di trovarsi di fronte alla faccia più lurida che avesse mai visto; anche il resto non era da meno, perché oltre a puzzare, quel tipo sembrava che avesse un braccio in cancrena, mentre la camicia che indossava con una sorta di disinvoltura disperata aveva le maniche quasi a brandelli e lasciava intravedere un petto spelacchiato e pieno di croste, come se un coyote idrofobo ne avesse approfittato mentre lui dormiva.
Per di più parlava da solo, anche se a tratti sembrava rivolgersi a un immaginario interlocutore, in un gramelot anglo-spagnolo accompagnato da ampi gesti: spesso la lingua gli usciva di bocca per percorrere le labbra screpolate, poi ingurgitava un sorso e, se gli andava, faceva un bel sorriso al nulla, e insomma sembrava sì andato, ma non del tutto sconnesso.
Tanto che a un certo punto si rivolse a Juliette.
– Dentro o fuori?
Lei, che stava leggendo con intenzione un cartello appeso alla cassa che avvertiva “Ci si riserva il diritto di non servire le persone sgradite” lo guardò con astio.
– Cosa vuoi?
Il tipo bevve un altro sorso, fece un cenno alla cameriera mostrandole due dita dalle unghie nere e, senza guardare Juliette, pronunciò la versione lunga.
– Stai uscendo o sei appena entrata?
Lei distolse lo sguardo, lui sorrise.
– Capito. Non ci fidanzeremo mai. E se fosse un colpo e via?
In quel momento la cameriera sbatté sul tavolo altre due mignon di vodka.
– Stai calmo Eddie. Bevi.
Juliette terminò il caffè e si diresse verso la cassa, abbandonando al suo destino lo zombie chiaccherone, anche se aveva la sensazione che non se ne sarebbe liberata facilmente.
Ok, avete conosciuto Eddie e Killian in un colpo solo. E adesso?
- Adesso bisogna scoprire se l'istinto di Juliette aveva ragione riguardo a Eddie. (17%)
- Adesso sarebbe fortemente consigliato seguire le vicende di Killian in quel di Sedona. (0%)
- Adesso è decisamente giunto il momento di conoscere Todd, l'altro cliente del motel "Why not?" (83%)

09/08/2026 at 21:21
Abbiamo visto poco Killian: voto lui.
Ciao! E quindi abbiamo un tipo che a quanto pare ha sciolto Juliette (o l’ha fatta imbestialire nei confronti di Killian, non lo sa nemmeno lei). Mi chiedo tutte queste anime dove andranno a parere nel finale…
Ciao 🙂