Dove eravamo rimasti?
Mi piace viaggiare leggero
«No lo ammetto, ho qualche problema di lucidità, ma l’assicuratore mi ha appena mollato all’incrocio con Main Road e sto arrancando verso Uptown – così dice il cartello – cercando un motel.
Mi sento abbandonato ma sono tranquillo, be’, insomma, tranquillo come si può essere quando si cammina con un asciugacapelli acceso al massimo della potenza a dieci centimetri dal viso, perché nel deserto il caldo è sempre fenomenale. No, ma anche di notte, tipo che ogni sera penso a che fine ha fatto la merdosa escursione termica fra giorno e notte, che quando si parla del deserto c’è sempre chi la tira fuori, perché a me sembra di vivere in un forno ventilato. Solo che di notte qualcuno spegne la luce, come se per un po’ non gli interessasse controllare la cottura.
Ma niente, perfino senza auto e con il bagaglio andato – a parte il mio zainetto con la guida dell’Arizona, il cellulare, tabacco, cartine e passaporto – sono abbastanza soddisfatto, che poi nella tasca posteriore dei jeans ho i miei 100 dollari per stare a Sedona uno o due giorni, non so ancora, perché tutto dipende da due schifi messicani che ce l’hanno con me, ma appena posso riparto verso Flagstaff facendo autostop.
Forse dirò una delle mie frasi preferite, che è “mi piace viaggiare leggero”, magari con una strizzatina d’occhio a quella Emily o Jill o Addison, insomma a quella bionda che di sicuro beccherò e che mi darà un passaggio, tanto lei – sì, la vera lei, quella che è così lei che non riesco nemmeno a chiamarla per nome – è rimasta a Why, Arizona, e io posso scorrazzare per tutto il deserto in assoluta libertà, peccato solo per il senso di vuoto che mi ha preso allo stomaco trasformandosi in nausea e pesantezza, come se avessi ingoiato qualcosa di vivo.
Che poi alla fine, dopo una sosta a un baracchino per un po’ d’ombra e una birra tiepida, l’ho trovato il motel che fa per me, a 25 dollari a notte; all’inizio il tipo della reception ne voleva 30, ma poi vedendo la mia faccia davanti a quella camera in cui non c’era nulla di intero – la tappezzeria sfregiata, il letto incidentato, il comodino azzoppato, la moquette arata – mi ha detto di non preoccuparmi.
– No sweat, mi ha detto, come se il sudore in un posto simile potesse indicare una qualsiasi emozione e non essere la nostra condizione naturale, poi si è preso tutto contento 50 dollari per due notti, così ne ho altrettanti per sfamarmi e svagarmi un po’, se possono essere considerati svaghi sfumacchiare quando se ne ha voglia e concedersi di tanto in tanto una birra gelata.
Mi sono disteso sul letto cercando di diventare leggero e ho cominciato a pensare ai messicani, no, non tutti, solo a quei due, che da quasi un mese mi stanno addosso. Adesso che la roba è al sicuro, vorranno i soldi. Ma faccio così: mi convinco di non sapere dove sono, cazzo a costo di ipnotizzarmi da solo faccio così, e se mi prendono glielo dico: ragazzi, gli dico, non ne ho idea, mi sono obbligato a dimenticarlo. Chissà se funziona. Mah, vedo già il primo cazzotto partire».
Adam, che in corrispondenza della ginocchiata di Juliette aveva avuto un sussulto e si era versato un po’ di birra addosso, vedendo il cliente della camera 3 perdere i sensi e adagiarsi sotto il pelo dell’acqua, si fece pensieroso.
Aspettò qualche minuto, poi si avviò controvoglia verso la piscina; l’ampia schiena di Todd, rossa per il sole, affiorava appena. Adam si accese una sigaretta e lo guardò con un’espressione di muto rimprovero. Spense la cicca in un posacenere e rientrò per fare la telefonata.
Eddie lo stava aspettando.
– Ho il pegno.
– Fammi vedere.
Eddie tirò fuori dalla tasca un orologio gigante – cronografi li chiamano, venduti a peso d’oro da quei brand svizzeri che s’illudono ancora di scandire il tempo.
– Ok. Domattina i soldi, se no te lo scordi.
Eddie prese le chiavi e se ne andò.
Un’ora dopo Juliette, uscita dalla reception, si dirigeva verso il drugstore con l’espressione corrucciata, seguita dallo sguardo del poliziotto rimasto vicino alla volante, mentre l’altro faceva entrare nella reception Adam per la deposizione.
Da quando era stata svegliata dalla sirena della polizia erano accadute troppe cose per un posto come Why, Arizona: Todd era stato trovato morto in piscina, Eddie era stato interrogato a lungo, poi era toccato a Juliette, che aveva risposto con zelo e omertà, e ora era il turno di Adam, che aveva trovato il corpo.
Quei poliziotti non le piacevano, tutte le divise, da sempre, la innervosivano, ma si sforzò di non accelerare il passo e di non sentirsi troppo colpevole.
Volete sapere come sono andate le deposizioni dei tre "compari"? Ok, ma ne potete scegliere solo una.
- La deposizione di Eddie. (20%)
- La deposizione di Adam. (60%)
- La deposizione di Juliette. (20%)

09/08/2026 at 21:21
Abbiamo visto poco Killian: voto lui.
Ciao! E quindi abbiamo un tipo che a quanto pare ha sciolto Juliette (o l’ha fatta imbestialire nei confronti di Killian, non lo sa nemmeno lei). Mi chiedo tutte queste anime dove andranno a parere nel finale…
Ciao 🙂